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This Revolution (Intervista con Stephen Marshall , gnn.tv)
di giuseppe pipitone

















Incontro Stephen Marshall in un ristorante tailandese in Union Square, New York, in una gelida giornata d'inverno.

Nel 2000 Stephen ha creato il collettivo di video attivisti Guerrilla News Network dopo il successo della sua esperienza personale con Channel Zero, la prima video-fanzine statunitense. Gli attivisti che sono parte del collettivo sfruttano il loro genio creativo e la loro abilità tecnica nell'uso delle nuove tecnologie realizzando video musicali per famosi artisti rap, come Eminem, 50cents e i Beastie Boys, i cui profitti permetteranno loro di auto-finanziare documentari investigativi e di forte denuncia politica.

Non è il primo incontro con il regista; ci siamo conosciuti a Milano in occasione di un evento contro la censura, PUN, tenutosi presso il centro sociale COX18 nel giugno del 2003. In quell'occasione Stephen Marshall presentò 9/11 The Aftermath (parte1 parte2 parte3), un documentario investigativo sugli attacchi portati all'America nel settembre del 2001: è nata una collaborazione che ha permesso al collettivo del centro sociale di proiettare buona parte della produzione di gnn.

Incontro Stephen Marshall qualche giorno prima della sua partenza per il Sundance Film Festival, il più grande festival di cinema indipendente statunitense. Marshall ha vinto con Crack The CIA (guarda il video) il Sundance nel 2000 con il miglior documentario online. Questa volta, però, la situazione è completamente diversa… Marshall è piuttosto agitato poiché tra qualche giorno presenterà il suo primo lungometraggio, This Revolution (guarda il promo). Cerco di metterlo a suo agio iniziando con alcune domande su Guerrilla News Network prima di chiedergli di Immortal Technique, il rapper protagonista del suo film. Il poster è molto accattivante: il volto di un black block in azione attraversato da una scritta a caratteri cubitali; sfondo e immagini in bianco e nero, testo rosso fuoco.

u_net: Con le produzioni di GNN hai analizzato diversi problemi che affliggono la comunità nera negli Stati Uniti, qual è la tua impressione sulle condizioni di vita degli afro-americani che vivono nei grandi centri urbani?

Stephen Marshall: Vivendo a Berkeley, vivo praticamente al confine con un grande centro urbano che ha una popolazione a larga maggioranza nera: Oakland. Questa città è tristemente famosa per l'altissima percentuale di casi di brutalità poliziesca. Per analizzare questo problema abbiamo deciso di realizzare un documentario, Cop Watch (guarda il video), nel quale raccontavamo la storia di un gruppo di attivisti che lavora nelle comunità più povere istruendo i giovani di colore sui loro diritti costituzionali e su come comportarsi in caso d'abuso.
Un lavoro estremamente importante per la sopravvivenza stessa di questi giovani, un lavoro inesistente per la stragrande maggioranza della gente. Per quanto ci riguardava, l'obiettivo era di denunciare il problema ma anche di rilanciare le pratiche dirette attuate e lodare il lavoro svolto dagli attivisti. Abbiamo realizzato questo documentario con Paris; in questa produzione alla bellezza delle immagini e della musica si è aggiunto un forte contenuto politico-sociale. Abbiamo cercato di far circolare quanto più possibile, soprattutto nelle comunità di colore.

Una produzione più recente, Drug War Reality Tour (parte 1 - parte 2), analizza una delle piaghe più gravi per la comunità afro-americana: la droga. Per questa produzione ci siamo trasferiti a Philadelphia e abbiamo seguito il lavoro del Kensigton Welfare Right Union, una organizzazione composta per lo più di poveri e senza tetto, la maggior parte dei quali di colore. Questo gruppo sta lavorando per vedere i diritti umani fondamentali garantiti per i poveri in America. Per comprendere il loro lavoro dovete capire che la povertà è considerata uno dei crimini più gravi negli Stati Uniti. La povertà in questo paese è nascosta e per questo invisibile perché l'America è la terra del benessere e delle opportunità nell'immaginario a livello mondiale. “Nella Terra del Latte e del Miele” non c'è posto per la povertà.
Questo gruppo ha organizzato un viaggio organizzato con tanto di pullman turistico e accompagnatore per portare i propri ospiti attraverso i quartieri più depressi, pericolosi e poveri di Philadelphia per spiegare alla gente la realtà della vita in America. Il KWRU ci porta direttamente in scene da film; è come essere scaraventati all'improvviso in qualche produzione di Spike Lee. Drug War Reality Tour non racconta solo la storia e l'impegno di questi attivisti ma anche di come la comunità afro-americana si stia organizzando insieme ad altre minoranze per ribellarsi all'ordine di cose vigente e cercare una soluzione. Anche in questo caso la musica di DJ Treck è una componente fondamentale dell'efficacia del documentario.
Per non essere danneggiati dalla pesantezza ideologica associata al messaggio politico, il lavoro di GNN si concentra sull'utilizzo delle tecniche di comunicazione e di marketing sfruttate dall'industria dell'intrattenimento e dalla cultura mainstream nel tentativo di educare e radicalizzare un numero crescente di giovani.

u_net: Com'è accolto il tuo lavoro all'interno della comunità nera?

Stephen Marshall: Parliamo di Crack the CIA (guarda il video). Il film non ritrae molti afro-americani ma analizza le dinamiche che hanno portato all'esplosione del fenomeno crack nella Los Angeles di metà anni Ottanta, un problema che affligge profondamente la comunità nera in America. Dedon Kemate è un famoso intellettuale panafricano che vive a Los Angeles e ha collaborato entusiasticamente alla produzione del video. Dedon Kemate è la persona che nelle scene iniziali del documentario afferma:

When you think crack don't think Black; when you think crack, think CIA
(Quando pensi al crack non pensare ai neri; quando pensi al crack pensa alla CIA
)

Era talmente eccitato all'idea di poter dare il suo contributo su un tema talmente importante per la sua gente. Le prime informazioni sul ruolo svolto dalla CIA nell'utilizzo della Cocaina per sovvenzionare i contras nicaraguesi furono fornite da Gary Webb – suicidatosi poco prima di natale in circostanze molto sospette – sulle pagine del MercuryNews. Il nostro lavoro sfruttava quelle informazioni e si è concentrato sulla conseguente Guerra alla Droga lanciata dall'am--ministrazione Reagan per tentare di porre freno all'ondata di crimine e violenze generate dalla dipendenza istantanea dal crack. Era eccitato poiché la nostra produzione voleva avere sui giovani neri lo stesso effetto di quella droga devastante: video brevi, densi d'informazione e veloci a tal punto che si ha sempre voglia di guardarli!

Ti faccio un altro esempio, Aftermath (parte1 parte2 parte3), il nostro documentario sugli eventi dell'11 settembre 2001. Abbiamo fatto 11 domande di natura sempre più provocatoria e controversa a 9 persone; gli intervistati variano da avvocati governativi a quelli a difesa delle vittime degli incidenti, da professori universitari a ex componenti dell'amministrazione convinti che il governo abbia avuto un ruolo preciso negli attacchi terroristici. Abbiamo realizzato un video dinamico, veloce come nostro solito e abbiamo chiamato Paris per produrre la colonna sonora e per fare la voce narrante. In pratica, abbiamo realizzato un documentario politico e investigativo molto articolato e lo abbiamo fatto raccontare da Paris, un afro-americano, una voce della strada. Abbiamo voluto associare di proposito la credibilità della strada a un contenuto di natura politica normalmente raccontato da voci di bianchi. In America, guardare un documentario su qualsiasi stazione televisiva significa ascoltare il 95% delle volte una voce di uomo o donna bianca e, conseguentemente, nella psiche degli statunitensi quel tipo di voce è associata alla verità. Con Paris abbiamo voluto riportare queste informazioni ai giovani attraverso la voce e il beats di Paris cosicché potessero trovare un legame con la cultura Hip Hop nella quale sono cresciuti. Abbiamo presentato il film in varie scuole di Oakland parlando direttamente a giovani per lo più di colore. All'inizio non sono molto interessati e si distraggono in ogni modo ma con il procedere del film, volta dopo volta, ho visto questi ragazzi appassionarsi al tema. La qualità del montaggio, l'intensità della voce di Paris e la potenza della sua musica hanno coinvolto i ragazzi a concentrarsi sul film e poco alla volta quegli elementi scompaiono a favore dei contenuti. C'è una colonna sonora della vita di questi ragazzi e chiunque voglia attivare un dialogo con loro deve imparare a tener in debito conto questa colonna sonora.

u_net: Quando hai deciso di passare dalla produzione di video musicali e cortometraggi alla realizzazione di un vero e proprio lungometraggio?

Stephen Marshall: Il poster del nuovo film, This Revolution (guarda il promo), ritrae un giovane nero dal volto coperto con una bandana con la scritta "This Revolution" a caratteri cubitali. Credo fermamente nel potere evocativo dei film, con un lungometraggio la questione è differente, entriamo in una dimensione diversa, sospesa, dove è possibile creare dei personaggi con una forte caratterizzazione e capaci di avere un impatto reale sui giovani.
Quando guardi un video vedi una sequenza di immagini relativamente breve accompagnata da una colonna sonora ma nel giro di pochi minuti la comunicazione è necessariamente terminata. È tutto troppo limitato; uno degli obiettivi di Guerrilla News Network è stato quello di creare un'estetica rivoluzionaria o che comunque stimolasse la ricerca di una trasformazione e di profondi cambiamenti sociali. L'ispirazione per questo film è Medium Cool di Haskell Wexler, una semi-fiction ambientata durante le proteste per la Convention nazionale democratica del 1968. Wexler ha varcato il confine tra verità e finzione forzando il suo pubblico a interrogarsi sul ruolo e la responsabilità dei media nella nostra società.
Per This Revolution (guarda il promo) ho scritturato Immortal Technique che era realmente eccitato dall'idea di recitare quella parte; il perché lo scoprirai vedendo il film che sarà presentato la settimana prossima al Sundance Festival e prossimamente al Milano Film Festival.
L'Hip Hop rappresenta il primo prodotto culturale a presentare i problemi della popolazione di colore e le condizioni di vita nelle inner cities con un successo e una pervasività senza precedenti: l'Hip Hop è riuscito a influenzare profondamente la cultura popolare statunitense. Gli artisti Hip Hop impegnati nel veicolare un messaggio politico e sociale sono sempre contenti di lavorare con noi perché sono consci della nostra abilità di colpire l'immaginario giovanile a livello visivo. Per questi artisti creare musica e testi rilevanti è qualcosa di assolutamente naturale mentre avere riprese e montaggio che seguano il ritmo della loro arte è qualcosa di raro. Come ti dicevo per quanto mi riguarda ho deciso di dedicarmi ai film inserendo sempre forti elementi della cultura Hip Hop.
Credo che sia arrivato il momento per una reale trasformazione del sistema sociale negli Stati Uniti ma sono anche convinto che tutto ciò possa esser fatto in maniera dinamica, coinvolgente e sexy. Le nostre produzioni sono tutte low budget e il nostro successo risiede nell'aver applicato tecniche di comunicazione mainstream, stile MTV, a un contenuto radicalmente diverso.