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Completely disappeared:
il mistero di Richey Edwards

di michele primi

















Sono passati dieci anni da quando Richey Edwards è sparito.
Richey, intellettuale prestato al rock, era il chitarrista e il songwriter dei Manic Street Preachers, uno dei gruppi di maggior successo della scena rock inglese dei primi anni '90. Un giorno, semplicemente, Richey è sparito.
Nessuno, né la sua famiglia né i suoi amici e compagni – James Bradley, Sean Moore e Nicky Wire – ha mai più saputo nulla di lui, se è vivo, se è morto o se si è nascosto al mondo perché ne aveva abbastanza.

La sua è una delle tante storie maledette di cui è costellata la storia del rock, esistenze consumate dalla creatività potente e feroce che nasce dal tormento interiore, vite di ragazzi inquieti che diventano leggende.
È anche la storia del disagio esistenziale dei giovani degli anni '90, troppo sbrigativamente etichettati con la generazione X descritta da Douglas Copland.
Ne fanno parte anche i musicisti che non trovano nemmeno nel successo una via di uscita dai propri drammi e dal senso di non appartenenza che li affligge.
Richey Edwards è uno di questi ragazzi arrabbiati e confusi.

Meno nichilisti e disperati dei Nirvana e dei gruppi grunge americani, i Manic Street Preachers non sono comunque mai stati una band comune.
Arrivati al successo nel pieno della stagione brit-pop dai quartieri popolari di Blackwood nel Galles, i Manic sono la coscienza inquieta di quella stagione di orgoglio britannico. Molto vicini alla tradizione agit-rock dei Clash, alimentano la loro musica con la rabbia, sparando a zero contro ingiustizie sociali e danni del capitalismo, come se avessero sempre davanti agli occhi le facce dei minatori in sciopero negli anni duri della Thatcher che vedevano ogni giorno da ragazzini.
Solitamente in Inghilterra i musicisti che vengono da famiglie proletarie diventano mods arrabbiati e senza valori se non quelli dell'orgoglio britannico e della vita da strada. Quelli che invece vedono la musica come ideale e lanciano messaggi politici sono i cosiddetti ragazzi della “public school”, figli colti di famiglie progressiste e agiate, abituati a ragionare fuori dagli schemi delle classi. Così erano i Clash negli anni ‘70, così sono oggi i Blur, i Coldplay e i Radiohead.
I Manic Street Preachers sono qualcosa di nuovo: proletari gallesi, figli di minatori che suonano rock, leggono Mishima, Kerouac e Malcolm Lowry, studiano Marx, Nietzsche e la storia contemporanea e riempiono le canzoni di messaggi sociali e citazioni dai discorsi di Nixon e Martin Luther King.
Unendo musica pop, attitudine punk e impostazione politica marxista i Manic Street Preachers diventano una delle band più politicizzate degli anni ‘90, raccogliendo l'eredità lasciata nei due decenni precedenti da Clash e Public Enemy.

Richey Edwards all'inizio è solo quello che guida il furgone della band. Poi diventa il secondo chitarrista, anche se la sua chitarra, come il basso di Sid Vicious nei Sex Pistols, raramente è collegata agli amplificatori durante i concerti.
Lui è l'immagine, il simbolo e la coscienza della band, e soprattutto scrive insieme a Nicky Wire le parole delle canzoni. Dietro alla sua aria mite e all'aspetto fragile, c'è una determinazione feroce, un'attitudine artistica radicale e un fuoco creativo che comincia molto presto a consumarlo. Richey dice da subito che i Manic Street Preachers sono destinati a irrompere sulla scena rock, lasciare un segno e poi implodere.
Tra il 1991 e il 1995 la band pubblica tre album intensi, aspri e molto poco accattivanti: il doppio Generation Terrorists , poi Gold Against the Soul e infine The Holy Bible, considerato il loro capolavoro.
La loro musica suona come una sveglia nella coscienza addormentata dei giovani inglesi annichiliti dalla Thatcher e da John Major. In quegli anni la scena di Manchester sta iniziando il suo declino e la promessa di una via di uscita regalata dalla diffusione di massa dell'ecstasy e dei rave (prima accettata e poi repressa dal potere) si è già trasformata per molti in un incubo. I Manic Street Preachers fanno uscire fuori una nuova generazione di consumatori di musica, che vogliono intelligenza, cultura e valori in quello che ascoltano. Le ragazze, di cui è composta gran parte di questa nuova generazione, rimangono affascinate da Richey Edwards, che con la sua aria spaventata e inquieta da intellettuale disperato diventa l'eroe rock che tutti aspettavano.

Inseriti nello stesso meccanismo pop del brit-rock, i Manic si trovano però improvvisamente a vivere in un cortocircuito molto pericoloso: nonostante siano praticamente una band di militanti politici, hanno lo stesso successo di pubblico degli Oasis, sono su tutte le prime pagine dei giornali e le ragazze impazziscono per loro. È lo stesso pericoloso cortocircuito che in quegli anni sta distruggendo la vita di Kurt Cobain. Nonostante il successo, i Manic Street Preachers continuano a considerare il rock come “edutainment” e per questo la critica li giudica presuntuosi e molti giornalisti cominciano a dubitare della loro integrità morale. Richey reagisce con ansia. Sa bene che l'autenticità della sua posizione nei confronti del mondo può essere messa in dubbio continuamente nel mondo dello showbiz, soprattutto quando la band vende dischi e le ragazze impazziscono per lui.
È disposto a fare qualsiasi cosa per mostrare a tutti che lui ci crede davvero.
Il 15 maggio del 1991 Steve Lamacq, reporter del settimanale inglese Nme, punto di riferimento di tutta la scena rock inglese e termometro dei gusti giovanili, va a vedere un concerto dei Manic Street Preachers all'Arts Center di Norwich e incontra Richey nel backstage. Steve è un profondo conoscitore degli ideali del punk rock e non accetta che vengano sfruttati per fare successo. Durante l'intervista, Richey non riesce a convincerlo sulla sincerità della sua arte. Allora decide di fare uno dei gesti rock'n'roll più sconvolgenti di sempre: mentre parla, tira fuori dalla tasca un coltello a serramanico e comincia a incidersi l'avambraccio sinistro.
Il primo taglio è il più profondo e quasi recide un'arteria, ma nonostante stia perdendo molto sangue, Richey va avanti finchè non finisce di scrivere la sua dichiarazione di intenti: “4 real” cioè “davvero”. Prima di venire trasportato in ospedale, Richey si alza in piedi e mostra il braccio al fotografo che ha accompagnato Steve, per uno scatto che rimane nella storia. Il suo sguardo di fuoco, intenso ma sereno e lucido nonostante il dolore, convince tutti.
Richey diventa l'ultima rockstar intellettuale, lancia proclami («spazzeremo via ciò che resta della cultura pop e la reclameremo come nostra») e scrive pagine e pagine di furiose parole nichiliste, che i suoi compagni di band hanno il compito di trasformare in canzoni, parole che spesso suonano come slogan per una rivoluzione generazionale:

Il rock'n'roll è la nostra epifania.
Cultura, disperazione, noia, alienazione.

(Little Baby Nothing)

Nessuno prima di lui ha mai parlato in una canzone pop di anoressia e autolesionsimo. Lui lo fa con Roses in the Hospital e 4st7lb («c'è una dignità così bella nella automutilazione»). Parla anche dell'insonnia e di come l'alcool possa aiutare nella ricerca della serenità, annuncia che si darà fuoco durante una puntata di Top of the Pops e poi va a parlare agli studenti universitari esortandoli a studiare e a non perdere tempo con le feste e la birra, rilascia interviste in cui parla della politica estera di Hitler (che ha studiato all'università) e attacca i giovani che dichiarano di non sapere cosa sia l'Olocausto.
Nella redazione di Nme cominciano ad ammassarsi le lettere dei fan. Alcune sono scritte con il sangue, altre con ritagli di pagine di bellezza e rubriche di psicologia strappate dai magazine patinati. Molti ragazzi sentono una intensa empatia con Richey. Anche loro soffrono dello stesso inspiegabile disagio interiore e apprezzano il fatto che Richey ne parli nelle canzoni, svelando pensieri finora tenuti nascosti per paura e vergogna. «Fin da quando ero bambino ho sempre avuto molta difficoltà a esprimere come mi sento – dice Richey in una intervista – è una emozione molto inglese: tenere le cose dentro, imbottigliate una sopra l'altra, schiacciate, nascoste. Alcune ogni tanto vengono fuori».

Negli anni seguenti i Manic Street Preachers continuano a creare musica per accompagnare le sua visioni, Richey scrive Faster, il suo manifesto di autolesionismo («mi chiamano macellaio, ma sono un architetto») ma comincia a distanziarsi sempre di più dal pubblico.
La sua salute mentale comincia a degenerare e la sua angoscia si trasforma in un devastante tunnel di droga, alcool e anoressia, mentre il senso di non appartenenza e di incomprensione con il resto del mondo lo porta a nascondersi sempre più.
Comincia a pensare di non potersi identificare con nessuno se non con gli emarginati, tossici, prostitute, malati mentali.
Nel maggio del 1994 i Manic Street Preachers suonano per la prima volta in Portogallo. Un reporter ottiene una intervista con Richey e lo trova chiuso in una stanza d'albergo, sdraiato a letto completamente al buio; mentre ascolta The End dei Doors e beve una bottiglia di whisky, gli dice: «siamo l'ultima realtà marxista della storia d'Inghilterra».
Richey passa i due mesi seguenti chiuso nella sua casa di Cardiff, in preda ai suoi incubi. Nell'agosto del 1994, lo stesso mese in cui esce The Holy Bible, viene ricoverato prima al Witchurch Hospital di Cardiff e poi alla Priory Clinic di Londra. Un comunicato stampa dice che: «ha bisogno di aiuto professionale psichiatrico per risolvere alcuni problemi legati ad una malattia».
A settembre viene dimesso e raggiunge i compagni impegnati nella promozione dell'album, che diventa il loro maggiore successo.
Richey incontra di nuovo un reporter di Nme il 16 ai Bluestone Studios nel Pembrokshire, durante le prove del tour. La casa discografica dei Manic sta infatti progettando quello che rimane l'obiettivo finale di tutte le band inglesi di successo, la conquista dell'America: la band sta per partire per un tour negli Usa che dovrebbe aprirgli le porte del mercato più grande del mondo.
Richey racconta al reporter di Nme cosa gli è successo: «la mia mente non funzionava bene. Ed era diventata più forte del mio corpo. Costringeva il mio corpo a fare cose che non ero in grado di controllare. Questo voleva dire che ero malato. Allora, per la prima volta, ho avuto paura». Poi discute con lui dell'ultimo album dei Nirvana In Utero. Kurt Cobain si è suicidato da poco e quando il reporter sottolinea gli evidenti parallelismi fra i testi di In Utero e The Holy Bible, Richey nega che quelle canzoni siano il suo addio e aggiunge: «per quanto riguarda quella parola che inizia con la S non mi è mai venuta in mente. Sono più forte».

A dicembre i Manic Street Preachers suonano una serie di date al Club Astoria di Londra. Dal vivo le canzoni del nuovo album sono potenti e di grande qualità, ma il suono della band è confuso e Richey sembra svuotato e perso.
L'ultima sera, in un momento di furore ed euforia, i Manic chiudono il concerto distruggendo tutti gli strumenti. È l'ultima apparizione di Richey in pubblico.
Il 1 febbraio del 1995, Richey esce dall'Hotel Embassy di Londra a pochi giorni dall'inizio del tour americano.
La sua macchina viene ritrovata il giorno dopo nella stazione di servizio Aust sul lato est del Severn Bridge.
Secondo le ricostruzioni della polizia, Richey torna a Cardiff, entra nel suo appartamento, lascia sul tavolo passaporto e carte di credito e poi sparisce nel nulla.
Il 6 novembre del 1996 un turista inglese lo riconosce in un mercatino di Goa, in India. È il primo di una lunga serie di avvistamenti, tutti rivelatasi infondati, così come le voci che lo danno per annegato nel Liffley, il fiume che attraversa Cardiff.

Il mistero di Richey Edwards rimane come uno dei casi irrisolti più famosi d'Inghilterra. Se è morto, nessuno sa come e dove, né perché il suo cadavere non sia mai stato recuperato. Se ha deciso di scappare, si è nascosto dove nessuno riesce a trovarlo. Anche una rockstar può sparire nel nulla.
I Radiohead dedicano alla storia del ribelle Richey una canzone How to Disappear Completely:

that's there, that's not me. I go where I please. I walk through walls. I float down the Liffey. I'm not here. This isn't happening. I'm not here, I'm not there

Nicky Wire, Sean Moore e James Dean Bradley decidono di continuare come trio e pubblicano altri quattro album dei Manic Street Preachers Everything Must Go, This is My Truth Tell Me Yours, Know Your Enemy e l'ultimo Lifeblood.
Continuano a pensare che Richey sia vivo e che si sia nascosto da qualche parte per dimenticare il tormento che ha segnato la sua vita e le sue canzoni. Ancora oggi, quando sono sul palco, pronunciano il nome del loro amico presentando la formazione della band. Intanto, i soldi dei diritti d'autore delle canzoni scritte da Richey continuano a venire versati su un conto in banca a suo nome. Nessuno li ha mai toccati.

 





Generation Terrorists, 1992




 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Gold against the soul, 1993

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

The Holy Bible, 1994