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Ukiyoe, il mondo fluttuante
di Alessandro Milani















Un dittico di notevoli dimensioni raffigurante la vita all'interno di una casa di piacere di Tokio accoglie nella prima stanza i visitatori di "Ukiyoe - il mondo fluttuante", mentre i pannelli esplicativi e le guide cercano anzitutto di far capire che il percorso che si sta per iniziare condurrà all'interno di un vero e proprio mondo, il Mondo Fluttuante. Ukiyoe deriva infatti da ukiyo, termine quasi impossibile da tradurre in italiano, che indica tutto ciò che è riconducibile a uno stile di vita fatto di piaceri sfuggenti, "fluttuanti" quali le feste, i giochi, la moda, il sesso a pagamento, il teatro… in pratica tutto ciò che la dottrina buddista definiva come effimero e che invitava a evitare. Questo stile di vita, certo lontano dalla visione stereotipata del Giappone giunta in Occidente lungo il corso dei secoli, si affermò, tra la fine del Seicento e l'inizio del Settecento, nella Tokio dei commerci e degli uffici governativi, da poco capitale dell'impero e ancora chiamata Edo.

L'Ukiyoe fu rappresentato in quegli anni da numerosi artisti, tra i più grandi che il Giappone abbia mai conosciuto, i quali descrissero in modo nuovo e originale (non sappiamo quanto realistico) il loro tempo. Molto spazio, nella produzione artistica e all'interno della mostra, viene dato alla raffigurazione del mondo del teatro, il kabuki, quella forma particolare di teatro giapponese che tende a coinvolgere emotivamente lo spettatore, e dove l'attore riveste un ruolo di primaria importanza, fino a diventare un divo. A questi divi - nell'accezione più vicina possibile a quella di divinità - gli artisti dedicano centinaia di opere, soprattutto ritratti, che vengono affiancati ai ritratti degli eroi e dei personaggi delle leggende e della tradizione, anch'essi recuperati e rivisti all'interno dell'ottica dell'Ukiyoe. Allo stesso tempo l'attenzione degli incisori si sposta anche sulla natura e sul paesaggio, ambiti nei quali si muovono due tra gli autori giapponesi più conosciuti di tutti i tempi: Hiroshige e Hokusai.
Le opere presenti in queste sezioni, se da un lato sono senza dubbio dei capolavori, apprezzabili anche da un occhio non avvezzo ai canoni della pittura giapponese, dall'altro hanno - prima di questa mostra - in qualche modo monopolizzato l'attenzione dei meno esperti portando, a livello di diffusione popolare in Occidente, all'equazione tra pittura giapponese, fiori e vedute del monte Fuji.
Le sezioni finali della mostra rendono giustizia e soprattutto aprono gli occhi sulla complessità tematica della produzione dell'Ukiyoe raccogliendo opere relative alla descrizione della vita all'interno delle città e spiegando come anche il concetto di beltà femminile, grazie ai numerosi ritratti di donna realizzati in quegli anni, si sia modificato, passando dall'esaltazione del carattere etereo della donna alla scoperta dei suoi aspetti più sensuali, reali.

Tra queste ultime sezioni, però, seguendo il percorso consigliato della mostra, può accadere di perdersi una parte decisamente interessante: quella relativa alla produzione di tavole esplicitamente erotiche da parte di molti artisti dell'Ukiyoe. L'ingresso a essa non è ampio come gli altri, ma è angusto e la sua presenza è segnalata solo dal titolo della sezione in giapponese, su quella che potrebbe sembrare una parete mobile. Quella che a prima vista può sembrare un piccolo artificio moralista per non sponsorizzare troppo una sezione contenente opere che si possono ritenere hard solo se non si è mai visto un qualunque film hollywoodiano in prima serata (fatto salvo per una sola tavola dove sono ben visibili i genitali maschili), all'interno di una mostra come questa diventa invece teoricamente inaccettabile.
La mostra, che presenta opere giunte a Milano da musei e collezioni di tutto il mondo, molte delle quali visibili per la prima volta in Europa, si snoda, come detto, lungo un percorso che è un percorso teorico. Un percorso evidente che aiuta molto bene a rendere comprensibile il concetto di Ukiyoe che sta alla base di tutta la produzione esposta e questo è un pregio raro, soprattutto se si tratta di far comprendere, anche ai meno esperti, un prodotto culturale diverso da quelli cui siamo abituati. Ma il percorso teorico, che si apre, come detto, con la raffigurazione di una casa di piacere e che ci spiega come gli artisti frequentassero queste case (dette anche case verdi), che anche poeti e samurai non si scandalizzavano del sesso mercenario praticato al loro interno, può trascurare di mostrare le opere realizzate direttamente all'interno di esse? Può la vita delle cortigiane giapponesi del Seicento scandalizzare il visitatore di una mostra allestita nella Milano del 2004, abituato agli show televisivi della domenica pomeriggio dove se non si vedono ballerine meno vestite di Tarzan si può assistere all'intervista di finte maghe e serial killer? Forse, però, anche questa scelta è invece funzionale allo svolgimento del tema della mostra, nel senso che ora, paragonandolo a quello attuale, oltre a conoscerlo, potremmo anche cominciare a invidiarlo, il mondo fluttuante dell'Ukiyoe.



Utagawa Hiroshige
Veduta notturna di Saruwakacho (Saruwakacho yoru no kei)
Serie Cento vedute celebri di Edo, (Meisho Edo hyakkei) 1856
silografia policroma
Honolulu Academy of Arts


 







Kitagawa Utamaro
“Yamauba e Kintaro”, 1796-1804
silografia policroma
Ginevra, Collections Baur


















Ukiyoe- il mondo fluttuante è visibile a Milano presso il Palazzo Reale fino al 30 maggio.
Per informazioni:
www.ukiyoe.it