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Borderline: un altro successo per i "comodi invisibili"
di Caterina Di Noto















Borderline, più che un libro, è soprattutto due cose.
La prima: un taglio. Un taglio praticato con esattezza e rigore chirurgico, che apre in un punto e chiude altrove, con mano ferma e senza anestesia.
La seconda: una terapia, un flusso di coscienza che punta ad esaurirsi e trovare la propria salvezza.
Un libro, insomma, che dei virtuosismi letterari ha ben poco: mantiene senz'altro una forma scorrevole, ma allo stesso tempo assume l'aspetto sincopato di una seduta psicoanalitica. Valentina racconta la sua verità senza pudore, ma anche (per fortuna) senza alcun compiacimento. Così la storia scorre ferma e controllata. Pur essendo un taglio, non ferisce. Pur essendo un flusso di coscienza, racconta l'inferno ma non scotta mai.

Dice la protagonista di se stessa: "Borderline è il nome della mia malattia. La malattia che mi porta a raccontare balle, a essere autolesionista e promiscua sessualmente. Io sono Borderline. O pazza. O una stronza scandalosamente viziata. La mia malattia è l'impossibilità di essere normale.

E questa è la mia storia." La sua storia. Una storia. La storia di una diciassettenne già stonata da alcol, pasticche, abbuffate bestiali, coca e freebase. La storia di una madre strafatta che va alla deriva sul letto guardando la TV. La storia di un padre ricco e inutilmente affettuoso. La storia di un malessere divorante che prosegue tra dilapidazione di denaro, viaggi all'estero ed esperienze affettive casuali e distruttive.
Alla base del racconto c'è dunque una patologia, il cui elemento dominante è il tragico senso di instabilità: instabilità come incertezza circa la propria identità, instabilità come paura cronica di essere abbandonati, instabilità come incapacità di costruire una vita affettiva normale. Instabilità, infine, come incontrollabile impulso verso l'autodistruzione.

Fin qui, l'analisi medica e il "caso" biografico. Ma la cosa che ci interessa è un'altra. Capire perché Borderline sia in cima alle classifiche di vendita. Una prima facile risposta è: perché trasmette emozioni. Pur senza ferire, coinvolge. Pur senza drammatizzare, comunica. E la gente è sempre affamata di romanzi intensi che sappiano avvincere. Ma può essere che la risposta sia anche un'altra. Ed è la stessa che spiega il perché del successo televisivo dei Grandi Fratelli, gli Amici di giorno e di sera, Le Isole e Le Fattorie varie. Forse perché il "taglio" biografico di un libro, una telecamera nascosta, una lacrima in TV sembrano promettere di farci vedere qualcosa che, altrimenti, non vedremmo mai. Forse perché libri e trasmissioni frugano nell'intimo, squadernano i passaggi più delicati e meno convenienti della verità. O, almeno, questo è quello che ci fanno credere.
Mai promessa fu più allettante: quella di mostrarci il privato, di dire il mai-detto o l'indicibile e di mostrarci la "pornografia del visibile" (citando i semiotici) lasciandoci nella posizione migliore: quella degli Invisibili. Dei Comodi Invisibili. Quelli che aprono i libri e leggono senza essere interrogati. Quelli che vedono le cose scabrose senza essere visti. Il vecchio buco della serratura, insomma. Un voyeurismo non necessariamente morboso, ma di certo drammatico, che racconta l'inconfessabile desiderio di liberarci di noi stessi senza avere il coraggio o la capacità di farlo in prima persona.
Ecco perché "La vita sessuale di Catherine M." ha stravenduto, ecco perché la Lolita di "
Cento colpi (di spazzola) prima di andare a dormire" ha infestato i Costanzi Show. Ecco perché "Borderline" è già un successo. Perché molto dell'entusiastico ritorno alla lettura forse si deve a questa "latente impotenza" e molta della nuova letteratura (italiana e non) deve la sua rinascita a questo prepotente bisogno di biografia come unica espressione di verità.
Ma dobbiamo salvare dalla forsennata produzione di piccoli casi pseudoletterari la nostra Valentina Colombani. Pur rientrando suo malgrado in questa non-letteratura, Borderline è pur sempre un libro onesto, scritto per necessità, vissuto con sincerità e che non potrebbe essere più lontano dalle logiche esibizioniste del mercato, e che per questo possiede una sua autentica personalità.
Tuttavia è un grido di allarme quello che vogliamo lanciare: il panorama letterario (italiano) sta attraversando un periodo di sofferenza, sulla bancarella nazionale (e internazionale) si avverte troppo spesso un certo disagio. Senza dover portare Dostoevskij a termine di paragone, possiamo pur dire che si sente una forte carenza di contenuti. Ci perdoni la coraggiosa Valentina Colombani.



"Borderline" di Valentina Colombani
Einaudi 119 pagine
euro 12,50