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Big Fish: il grosso pesce della fantasia
di Cristiana Moroni















Dice Tim Burton: "L'unica cosa che sapevo - e penso di averla saputa fin da subito, fin dalle prime esperienze con l'animazione - era che, qualunque cosa facessi, dentro dovevo esserci io. Semplicemente, non posso 'impegnarmi' se la posta in gioco non mi interessa, non sono abbastanza bravo per simulare" (da M. Spanu, Tim Burton, Il Castoro Cinema, Milano, 1998).

Dopo aver visto Big Fish verrebbe da dire che in questo caso la "posta in gioco" interessava, e molto, al regista. Il film sembra porsi come una pietra miliare fra le opere del regista, arriva dopo il flop di Il pianeta delle scimmie e torna a raccontare (nel vero senso della parola) ciò che a Burton sta più a cuore: il diverso, il meraviglioso, il fiabesco, il tutto con un tocco di ingenuità fanciullesca.
Big Fish, tratto da un romanzo di David Fallace (ed. Tropea), è la summa di tutti i suoi film precedenti, è come se tutti i personaggi creati dal regista (sorta di suoi alter ego) dal Pinguino a Edward (mani di forbice), da Catwoman a Ed Wood si ritrovassero sia nel fantastico circo, quasi una corte dei miracoli, che popolano i racconti di Edward Bloom (ben interpretato "da giovane" da Ewan McGregor e "da vecchio" da Albert Finney) sia nel protagonista stesso.

Girando questo film Burton ha reso un chiaro omaggio a uno dei suoi mentori cinematografici: Federico Fellini (grande regista della fantasia), in tutta l'opera si possono trovare le atmosfere surreali e oniriche di stampa felliniana ma il regista diventa esplicito nella sua citazione del maestro nel finale del film che richiama senza ombra di dubbio il finale di 8 ½. Bigh Fish si può sintetizzare molto brevemente dicendo che è la storia di una vita, ma dietro queste poche parole quanti fatti si nascondono!

Gli avvenimenti che Edward Bloom racconta per tutto il film danno vita a bellissimi flashback nei quali si viene catapultati in un mondo altro, dove le cose più strane sono possibili e dove si incontrano giganti alti 6 metri, streghe con un occhio solo (e in quello nascosto dalla benda è possibile vedere il modo in cui si morirà), gemelle siamesi cantanti, direttori di circo che si trasformano in lupi nelle notti di luna piena… E ancora ci si può trovare in un villaggio dove tutti sono felici, dove splende sempre il sole e le scarpe non sono necessarie o in una banca squattrinata ad aiutare un amico a portare a termine una rapina.
E' un mondo fantastico, magico, che ha le luci calde dell'Alabama, con la sua cultura meticcia, la sua calura estiva che ottunde un po' i sensi, con i suoi colori brillanti, dove tutto sembra farsi confuso e i confini tra immaginazione e realtà, tra verità e menzogna si fanno sempre più sfumati e ambigui.
I racconti di Edward/Tim Burton potrebbero proseguire all'infinito riportandoci a quella dimensione dell'infanzia quando si chiedeva: "Mi racconti una favola?". Il regista ci racconta più di una favola, ci racconta il sogno di una vita "diversa", dove tutto appare più bello, ma senza che si sconfini della fuga dalla realtà o nel patologico. Edward non mente, semplicemente rende più affascinante ciò che gli è accaduto, trasforma la sua esistenza, senza rinnegare nulla, trovando il lato positivo di ogni situazione, facendo appunto della sua vita una favola, un racconto da tramandare alle future generazione, di padre in figlio per non soggiacere al grigio del quotidiano e dell'abitudine.

Big Fish più di ogni altra cosa è un film sul potere salvifico della fantasia e della narrazione, non a caso lo stesso Edward, ormai giunto alla fine della sua avventura, si farà raccontare proprio dal figlio (l'unico che l'ha sempre contestato per la sua abitudine di narrare storie "non vere" sulla sua vita, ma che cosa è poi vero?) il modo in cui se ne andrà per sempre. Ed è proprio di fronte al mistero più oscuro per noi esseri umani, la morte, che il figlio capisce (e noi con lui) quanto sia grande e importante il potere dell'immaginazione, perché la fantasia è indispensabile per vivere (e anche per morire), per poter sognare l'insensato e affrontare la quotidianità con uno sguardo diverso. Uno sguardo che ci permetta di andare oltre le apparenze e trovare mille nuovi aspetti impensati e impensabili.


Big Fish - 2004 - di Tim Burton con Ewan McGregor, Albert Finney, Jessica Lange, Danny DeVito, Helena Bonham Carter, Steve Buscemi

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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