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Le preparazioni del romanzo: le ultime lezioni di Barthes
di Marco Maggi















Tra l'autunno 2002 e l'autunno 2003, l'IMEC (Institut Mémoires de l'édition contemporaine) e le edizioni Seuil di Parigi hanno pubblicato le note predisposte da Roland Barthes per i suoi corsi al Collège de France.
Si tratta delle tracce per quattro corsi, uno per anno, l'ultimo interrotto dalla morte dell'autore nel 1980. Nel "Résumé" del Corso 1976-1977, Barthes accomuna i primi due corsi in un progetto di " éthique de la vie sociale " [etica della vita sociale] (p. 222); il terzo e il quarto hanno per tema La préparation du roman [La preparazione del romanzo], ma tra gli uni e gli altri, tra progetto di comunità e preparazione della letteratura, è possibile cogliere una continuità.
Il primo corso, Comment vivre ensemble [Come vivere insieme], si snoda sulle tracce di un concetto elaborato nella tradizione monastica dei Padri del Deserto e dell'Oriente cristiano: idiorrhitmia.
Idiorrhitmia è la "vita comune" che rispetta i ritmi del singolo, è la felicità del soggetto unico e insieme solidale.

Nella sua Lezione inaugurale al Collège, Barthes scriveva che all'origine di ogni insegnamento bisogna accettare di porre un "fantasma", variabile di corso in corso, di anno in anno.
Sul "fantasma" all'origine del corso sull'idiorrhitmia vorrei avere più dubbi, ma uno mi si impone con un'insistenza che fatìco a fiaccare: la "vita comune" con la madre: ... en un sens, je ne lui ai jamais "parlé", je n'ai jamais "discouru" devant elle, pour elle ; nous pensions sans nous le dire que l'insignifiance légère du langage, la suspension des images devait être l'espace même de l'amour, sa musique. [in un certo senso, non le [scil.: la madre] ho mai "parlato", non ho mai "tenuto un discorso" davanti a lei, per lei ; pensavamo, senza dircelo, che l'insignificanza leggera del linguaggio, la sospensione delle immagini doveva essere lo spazio stesso dell'amore, la sua musica].
Di questo testo, tratto dall'ultimo libro di Barthes, La Chambre claire [La camera chiara], potrebbe essere mostrata l'aria di famiglia con l'estasi di Ostia descritta nelle Confessioni (IX 10, 23-24); qui basti tuttavia rilevare come anche i primi due corsi al Collège siano intessuti di riferimenti alla tradizione mistica. Nelle tavole di "Intertexte" del secondo corso, intitolato Le Neutre [Il neutro], compaiono "ANGELUS SILESIUS ... BOEHME ... DENYS L'ARÉOPAGITE ... ECKHART (Maître) ... PASCAL ... SWEDENBORG ... TAO" (pp. 25-27).
È dunque il silenzio (dei mistici) il segreto dell'idiorrhitmia, come pare indicare il testo citato prima? Ancora dal corso sul neutro: "le mystique : celui qui tend à stopper le langage, à arrêter sa perpetuité" (p. 57) [il mistico : colui che tende a stoppare il linguaggio, ad arrestare la sua perpetuità].
Nell'ultimo Barthes, tuttavia, il ricorso alla tradizione mistica pare assumere anche un'altra valenza, oltre a quella "silenziaria": il linguaggio dei mistici.
Con Carlo Ossola, che citando traduco, "il ricorso al simbolo sacro non è soltanto dalla parte della rinuncia; quando Barthes pensa al linguaggio come a una liberazione, a una giubilazione, ancora una volta lo esprime risalendo (con un paragone di grande efficacia) alla gioia polifonica della Pentecoste [...] Come nella parabola linguistica di Dante, quella che lo conduce dal De vulgari eloquentia al canto di Adamo nel Paradiso, anche Barthes abbandona il mito dell'unità originaria, dell'idioma puro di Adamo, per consegnarsi al tempo, alla "Pentecoste delle lingue plurali".
La morte della madre (Barthes ne parla nel corso sul neutro, poi nella Chambre Claire) interrompe il silenzio pieno d'amore dell'idiorrhitmia. E tuttavia, essa riconsegna Barthes alla parola. Abbiamo una sua pagina di diario dell'agosto 1977, durante l'ultima malattia della madre: Continuant Guerre et paix, j'ai une émotion violente en lisant la mort du vieux Bolkonski, ses derniers mots de tendresse à sa fille ("Ma chère, mon amie"), les scrupules de la princesse à ne pas le déranger la nuit précédente, alors qu'en fait il l'appelait, le sentiment de culpabilité de Marie parce qu'elle a souhaité un instant que son père meure, escomptant qu'elle y trouverait sa liberté. [Continuando Guerra e pace, ho un'emozione violenta leggendo la morte del vecchio Bolkonski, le sue ultime parole di tenerezza alla figlia ( "Mia cara, amica mia" ), gli scrupoli della principessa di non disturbarlo la notte precedente, mentre in effetti lui la chiamava, il senso di colpa di Marie perché ha desiderato per un istante la morte di suo padre, pregustando che vi avrebbe trovato la libertà].
Poche righe sotto, Barthes si riferisce a questa emozione violenta - ancora un'estasi, ma di linguaggio, ora, perché innescata dal testo letterario - come a un " effetto di verità ". Ricorrendo a espressioni simili ("momento di verità", "trascendenza"), ne parla l'anno successivo in una conferenza, la madre ormai morta: Je ne parle pas ici d'une œuvre, mais d'un bouleversement ; ce bouleversement a pour moi son sommet à la mort du vieux prince Bolkonski, aux derniers mots qu'il adresse à sa fille Marie, à l'explosion de tendresse qui, sous l'instance de la mort, déchire ces deux êtres qui s'amaient sans jamais tenir le discours (le verbiage) de l'amour. [Non voglio parlare qui di un'opera, ma di uno sconvolgimento ; questo sconvolgimento ha per me il suo culmine alla morte del vecchio principe Bolkonski, alle ultime parole che indirizza alla figlia Maria, all'esplosione di tenerezza che, nell'incombere della morte, lacera questi due esseri che si amavano senza mai tenere il discorso (le verbosità) dell'amore] Sans jamais tenir le discours (le verbiage) de l'amour: possiamo ora rileggere il passo della Camera chiara come un'aemulatio della morte del principe Bolkonski in Guerra e pace.
Nella letteratura, nel linguaggio che permette di scoprire altri silenzi amorosi, così simili ai propri, Barthes si scopre unico e insieme solidale: ritrova un idiorrhitmia.

 

 

 

 


 

 

 

 









 

 

 

 

 

 

 

 

 







Per saperne di più su Roland Barthes


The Roland Barthes web page:
http://we.got.net/~tuttle/

Roland Barthes su Pop cultures:
www.popcultures.com/theorists/
barthes.html

Sui corsi tenuti al Collège de France:
www.roland-
barthes.com/qesseuil/welcome.html