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Troy, ovvero Omero a Hollywood
di Victor Roccio















Paride, principe di Troia, rapisce la bella Elena, moglie di Menelao, Re di Sparta. Infuriato e appoggiato dal fratello Agamennone, Re dei Greci, Menelao dichiara guerra a Troia…
Questa è l'Iliade di Omero e da oggi è anche la trama di Troy, di W. Petersen, blockbuster hollywoodiano con Brad Pitt nel ruolo del guerriero Achille.
Hollywood ha da sempre messo mani su testi classici e non. Dopotutto un film è una storia e, quando manca un buon soggetto, bisogna rimediarlo, magari rifacendosi ad un testo antico, pieno di miti ed eroi. Magari utilizzando fatti e persone che tutti già conoscono, perché lo spettatore, si sa, è pigro e per farlo correre nei cinema (devono aver pensato) bisogna dargli una storia risaputa (ma non troppo) che permetta di godersi lo spettacolo senza troppo sforzo.
Visto il successo al botteghino di Troy, ad Hollywood devono aver pensato bene.
L'Iliade di Omero, d'altronde, aveva tutti gli ingredienti per creare il film evento. C'era la guerra, che per i registi, spesso, sembra essere una vera e propria musa ispiratrice (vedi il Salvate il soldato Ryan di Spielberg), c'era la vicenda di due giovani innamorati (che appassiona sempre) e c'era l'eroe senza macchia e senza paura, per di più arrabbiato e ribelle.
Ma soprattutto, c'era una massiccia quantità di filosofia e riflessioni sulla condizione dell'essere umano che, rimaneggiata dagli scaltri sceneggiatori della Mecca del cinema, diventa l'elemento chiave, quello autocelebrativo, che permette di dare un tocco di profondità (?!) ad un prodotto altrimenti fine a sé stesso e che, senza questa dichiarata profondità, non avrebbe alcuna speranza di concorrere a qualche Academy Awards (che poi sia un oscar per gli effetti speciali che nulla hanno a che fare con la sceneggiatura poco importa)…
Detto questo, Troy è esattamente quello che ci si può aspettare: un filmone pomposo e d'intrattenimento (con le due ore e mezza abbondanti che scorrono alla velocità della luce), non privo di ottime scene (l'arrivo e lo sbarco dei greci sulle spiagge d'Ilio è gran cinema e bisogna dire che Petersen nelle eclatanti scene d'azione se la cava bene, come aveva già dimostrato in The perfect storm), perfetto da guardare sgranocchiando popcorn e bevendo Coca Cola...
Tuttavia Troy è anche uno di quei film che rispecchiano il modo di lavorare oggi delle major americane di Hollywood, che dallo script al casting fino alla promozione del film, non rischiano e non azzardano più niente sfruttando quella che ritengono essere la ricetta perfetta (storia semplice e chiara, meglio se corposa; qualche star vecchia, qualche star giovane e tanta pubblicità) a dispetto del quoziente intellettivo e del potenziale carisma del film stesso.
A livello di script, il cambiamento più lampante e vergognoso, rispetto ad Omero è che se nel testo la guerra durava ben dieci anni nel film la troviamo ridotta si e no ad un paio di settimane… Sarebbe bello se ciò fosse una specie d'invito ai politici odierni di concludere al più presto le guerre che stanno affliggendo il nostro periodo storico, ma il motivo è da legarsi alle necessità della scrittura. Perché è molto più facile e comodo gestire una storia di pochi giorni piuttosto che una vicenda che prosegue per svariati anni. Il risultato è che il film è si sorretto da una sceneggiatura robusta e priva di buchi, ma perde completamente qualsiasi senso epico (e trattandosi dell'antica Grecia il senso epico e mitico era indispensabile)!
Per il resto abbiamo un'Elena (interpretata da una modella tedesca, Diana Krueger, fisicamente bella, molto bella … quanto insulsa e scialba nell'animo e negli occhi e, si sa … come Cleopatra insegna, lo charme di una donna non dipende solo dal fisico) che rimane a Troia (in realtà tornava a Sparta) anche quando questa è in fiamme, dimostrandosi anche lei eroina (per quanto passi tutto il tempo a piagnucolare sul latte versato, incolpandosi senza crederci più di tanto di aver causato la guerra). Patroclo diventa cugino di Achille, anziché fidato amico, glissando così la presunta ambiguità sessuale dell'eroe, che (siamo nell'Occidente del ventunesimo secolo!) non deve assolutamente macchiarsi di tale macchia.
Menelao viene ucciso da Ettore, figlio del Re Priamo, all'inizio della guerra (a livello drammaturgico probabilmente, gli sceneggiatori non sapevano più come gestirlo)… Ed una serie di altri più o meno piccoli cambiamenti utili solo alla scorrevolezza del film, piuttosto che al senso della storia. Quanto a Brad Pitt, da un punto di vista di mercato, era l'attore perfetto per interpretare Achille: una star di prim'ordine che da un po' di anni non recitava ruoli di spicco o personaggi importanti… Peccato che il suo Achille è totalmente sbagliato e sembra, con i capelli biondi perennemente mossi dal vento e il corpo seminudo abbronzato, uno scarto del casting di Point Break, piuttosto che un guerriero dell'antichità. Inoltre sul suo viso non vi è mai neanche l'ombra della famosa ira di Achille, e nemmeno traccia del suo supposto carattere sanguigno. Sembra più un Jim Morrison (ma concediamogli il beneficio del dubbio, dopottutto un cattivo doppiaggio ha rovinato anche la Meg Ryan di In the cut) insoddisfatto e petulante. E, siccome deve esserci stato il timore che il messaggio non arrivasse chiaro, gli hanno fatto ripetere per tre quarti del film le motivazioni del suo "complesso" personaggio: "Lotto per la gloria e per guadagnarmi l'immortalità. Il mio nome sarà ricordato etc. etc…".
E così tutti, dal Paride di Orlando Bloom (fighetto e codardo) al buon Ettore di Eric Bana (eroico e coraggioso) fino al ridicolo Ulisse di Sean Bean (che si aggira per la storia con eterno sorriso a trentadue denti doverosamente sbiancati) diventano la caricatura di se stessi...
Si salva giusto il Priamo ben interpretato dall'invecchiato, ma pur sempre grande attore, Peter O'Toole, che risulta l'unico personaggio a tutto tondo: Re buono e saggio, ma non immune da errori umani e responsabilità durante lo svolgersi della guerra.
Nel circuito dei film ad alto budget (filone a cui appartiene Troy) non sono mancate pellicole in grado di bucare lo schermo e dar vita ad immagini e personaggi da antologia del cinema (si pensi a Guerre Stellari, piuttosto che a Lo squalo).
Troy non è uno di questi perchè, troppo attento a seguire la famosa ricetta sopra citata del successo garantito, ricopre tutti i suoi personaggi di un alone di stupidità e la storia, che nelle varie promozioni pubblicitarie veniva descritta come verosimile e realistica - gli dei non appaiono mai - perde fascino e spessore.
Probabilmente bisognerà aspettare che la ricetta non riscuota più successo prima che Hollywood decida di provarne una nuova, magari più interessante
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Troy - 2004 - di W. Petersen con Brad Pitt, Orlando Bloom, Eric Bana, Peter O'Toole, Diana Krueger, Sean Bean

 

 

 




















 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 














Tutto su Troy:
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