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Alle lingue, cittadini d'Europa!
Siamo tutti nati poliglotti di Alfred A. Tomatis
di Federico Gobbo















Quanti di noi si trovano comodi nel parlare una lingua straniera, magari studiata faticosamente per anni a scuola? Quanti invece, parlando un'altra lingua, si sentono come indossassero i vestiti di qualcun altro? Queste sensazioni non sono cose immaginarie: un corpo che parla una lingua risuona in maniera diversa dal corpo che ne parla un'altra, e se un corpo parla una lingua con la quale non entra in risonanza per quanto la si studi non la si padroneggerà davvero. È questa la tematica di Siamo tutti nati poliglotti, pubblicato per la prima volta in italiano a due anni dalla scomparsa dell'autore, Alfred A. Tomatis. La tematica è di particolare interesse nel momento storico che stiamo vivendo in Europa, dove la confusio linguarum ha raggiunto livelli esponenziali. L'entrata di dieci nuovi Paesi nell'Unione, infatti, ha innalzato il numero delle lingue ufficiali a venti, e la necessità di padroneggiare altre lingue parlate nell'Unione oltre a quella nativa è un'evidenza e un'urgenza non più prorogabile. Preso atto che le politiche di strategia linguistiche attuate finora nella maggior parte dei casi non hanno ottenuto i risultati sperati, Tomatis in questo libro indica una strada che rendere possibile un effettivo multilinguismo dei cittadini d'Europa, una strada fondata sull'ascolto.

Alfred Tomatis fu immerso fin dall'infanzia in un variegato mondo sonoro: i nonni erano italiani e parlavano nizzardo, un dialetto francese ricco di influenze dal piemontese, il padre era un cantante lirico noto all'epoca, era infatti basso all'Opera di Parigi. Queste esperienze unite alla vocazione per la medicina lo portarono ad approfondire i rapporti tra l'orecchio, la voce, e la salute dell'essere umano. Sarebbe riduttivo definire Tomatis un otorinolaringoiatra, piuttosto lo si potrebbe chiamare un "professore dell'orecchio". Nelle prime pagine del libro Tomatis racconta l'episodio che avviò la ricerca che lo ha portato a definire quello che lui stesso ha chiamato 'metodo Tomatis': l'osservazione delle sordità professionalidegli operai che lavoravano negli arsenali dell'aeronautica negli anni Cinquanta, anni in cui definisce scientificamente la sua ricerca. Dal 1957 al 1960 pubblica degli articoli all'Accademia delle Scienze e all'Accademia di Medicina di Parigi che confermano sperimentalmente le tre leggi dell'effetto Tomatis: la voce esprime solo ciò che l'orecchio può sentire; se l'ascolto si modifica, immediatamente e inconsciamente si modifica anche la voce; è possibile trasformare durevolmente la fonazione se la stimolazione acustica viene mantenuta per un certo tempo (legge della rimanenza). A partire dagli anni Sessanta Alfred Tomatis impiega tutte le sue energie per applicare questa scoperta mediante un apparecchio da lui inventato, l'Orecchio Elettronico, per risolvere i problemi di ascolto e di fonazione di ogni ordine e grado, e migliorare la qualità della vita. Oggi il metodo Tomatis viene applicato in circa 160 centri autorizzati in più di 30 Paesi.

A differenza di altre, in quest'opera Tomatis affronta in maniera sistematica la tematica dell'apprendimento delle lingue seconde, sia da bambini che da adulti, mosso dall'emergenza - intesa sia come emersione che come allarme - della nuova Europa Unita, multilingue per vocazione e natura, ma i cui cittadini faticano a considerarsi e ad essere pienamente poliglotti. Sbarazzatosi un po' troppo rapidamente delle possibilità dell'esperanto come lingua veicolare europea, con schietto pragmatismo Tomatis affronta il problema dell'insegnamento dell'inglese come lingua seconda, in particolare per i parlanti di lingua francese. L'esperienza decennale mostra che l'inglese è una lingua particolarmente ostica per i parlanti francesi, nonostante numerosi anni di apprendimento scolastico. Il motivo, secondo Tomatis, sta nell'orecchio: l'orecchio francese è sordo ai suoni della lingua inglese. In termini più tecnici, la banda passante del francese (100-300,1000-2000 Herz) e la banda passante dell'inglese (2000-12000 Herz) non condividono alcun suono: mediante l'Orecchio Elettronico si può esporre un parlante francese all'ascolto dell'inglese filtrati come li ascolta il nascituro di madre inglese. È il motivo per cui i parlanti lingue slave sono avvantaggiati, poiché hanno una banda passante molto larga (2000-8000 Herz). L'italiano non se la cava male tutto sommato, 'confina' con il francese a un estremo e ha una certa sovrapposizione con l'inglese all'altro estremo (2000-4000 Herz). L'approccio di Tomatis è netto: la lingua nativa è proprio la lingua materna appresa durante l'ascolto intrauterino, e le altre lingue le si apprendono allo stesso modo, indipendentemente dall'età del parlante. Contrariamente alla maggior parte dei linguisti contemporanei, i quali accettano l'ipotesi dell'età critica, la quale - semplificando molto - sostiene che si imparano le lingue più facilmente da ragazzini che da adulti, Tomatis individua nei suoni, nei ritmi delle lingue il loro vero fondamento. Ascoltare bene per pronunciare bene dunque, il lessico e la grammatica vengono dopo.

Un punto di vista veramente diverso da tutti gli altri approcci alle lingue, sostenuto da una ricerca fatta con alcune classi di scolari in Belgio, e un imponente esperimento fatto con persone adulte in Canada. Nel Belgio del 1976-7, Tomatis fa un esperimento: divide una classe in due, un gruppo ascolta delle lezioni di inglese in cuffia con i suoni filtrati (gruppo sperimentale), l'altro segue le lezioni normali di lingua (gruppo di controllo). Questo per tre mesi. Alla ripresa dell'attività comune, i genitori del gruppo sperimentale hanno il timore che i loro bambini siano in ritardo rispetto agli altri: il preside convoca degli ispettori che esaminano le competenze linguistiche degli alunni, e il gruppo sperimentale parla più fluidamente e appropriatamente, pur non avendo studiato la grammatica. Di contro, l'esperienza canadese, di apprendimento per 'immersione', perpetrato da insigni linguisti del calibro di Chomsky e Harris, si prefiggeva di insegnare l'inglese ai francofoni e il francese agli anglofoni esponendoli tutti i giorni all'altra lingua. Fu un fiasco per l'amministrazione canadese: le persone "restarono chiuse nelle loro abitudini".

Ma il libro non è solo un vademecum metodologico per l'apprendimento linguistico: è anche un'immersione nelle sensazioni suscitate dalla molteplicità linguistica, un inno alla gioia delle lingue. Bellissimo il viaggio, a metà del libro, nelle regioni di Francia: una Guide Routard nelle risonanze delle regioni francesi, dal "modo di parlare veloce, cantante, molto vivace" di Tolosa alle vibrazioni di Lille in cui "il corpo è completamente coinvolto nel linguaggio... su una serie di appoggi molto marcati sulle consonanti" fino alle pianure della Beuce, dove la gente parla come il Quebec. Altrettanto interessante è l'osservazione che l'ambiente, inteso in senso proprio come aria, profumi, sole, modifica una lingua che venga trapiantata da un posto all'altro. Come un vigneto di buon vino francese piantato in California dà vino magari altrettanto buono ma comunque diverso, così l'inglese e il francese, lingue europee trapiantate in America, modificano fortemente le loro bande passanti e risuonano come le lingue amerindie. Tomatis considera inutili le riforme ortografiche di lingue come il francese o l'inglese, in cui la corrispondenza tra ciò che si dice e ciò si legge non esiste proprio: è una chimera, perché le risonanze sono comunque diverse da regione a regione. Meno interessanti, a parere di chi scrive, le descrizioni del metodo Tomatis, già esposto in altri testi più teorici come l'Orecchio e la Voce.

Il modello canadese di multilinguismo sembra essere il migliore possibile, per Tomatis: a Toronto, per esempio vivono 500.000 italiani (vedi corriere.com) bilingui francese: a seconda dell'area di stanziamento, i nuovi arrivati seguono corsi di cultura e norme sociali canadesi in francese o inglese, mentre viene rispettato la lingua d'origine, al punto tale che 'allofono' in Canada significa canadese di madrelingua né inglese né francese.

L'unica nota negativa del libro, a mio parere, è proprio riguardo la politica linguistica europea. Da un punto di vista pratico, il modello canadese sembra poco praticabile nell'Europa dei 25. La mobilità permanente dei cittadini dell'Unione diminuisce invece che aumentare con l'allargamento (si è già visto quando siamo passati da 12 a 15), aumenta invece la mobilità temporanea: periodi di studio, stage di avviamento lavorativo, corsi di formazione.

Ma Tomatis non è mai stato un politico o un politologo, ma un professore dell'orecchio, e ci propone una strada per apprendere le lingue non più come 'lingue straniere', ma più semplicemente e gradevolmente 'lingue seconde'.



Brueghel, Pieter (il Vecchio), La Torre di Babele, 1563, Vienna, Kunsthistorisches Museum

















Alfred A. Tomatis (1920 - 2001)

 

 

 

 



















Siamo tutti nati poliglotti di Alfred A. Tomatis, Ibis edizioni, 2004
Traduzione di Laura Merletti
188 pp. € 15,50

 

 

 

 




















































Il sito della Ibis edizioni:
http://ibisedizioni.it

Il sito ufficiale del metodo Tomatis (inglese, francese, tedesco):
www.tomatis-group.com

Il metodo Tomatis in Italia:
www.tomatis.com/Italiano/