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L'ombra del vento
di Caterina Di Noto















Non so voi, ma io non l'avevo mai sentito nominare, questo Carlos Ruiz Zaf˛n. Un illustre sconosciuto il cui libro, tuttavia, mi si Ŕ parato davanti occupando una fila intera della sezione best sellers di una nota libreria cittadina. Era lÓ, accattivante nella sua copertina rigida in bianco e nero, con la striscetta gialla applicata sopra, che diceva: "1 milione di copie vendute in Europa" e "Una Barcellona misteriosa e spettrale. Il fenomeno editoriale degli ultimi due anni."
Una parata di buoni motivi per spendere 18 euro.
Pur sospettando che si trattasse dell'ennesimo specchietto per le allodole, da brava allodola, l'ho comprato subito. Mi sono detta: se non conosci Zaf˛n, questa Ŕ un'ottima occasione per stringergli la mano. Diciotto euro, grazie, arrivederci.
L'ho acquistato di martedý. Giovedý notte l'avevo giÓ finito. E chiudendo l'ultima pagina, ho dovuto bere un po' d'acqua per ritrovarmi la saliva in bocca. L'immagine non Ŕ delle migliori, ma il libro sý. Entusiasta come una scolaretta uscita da Gardaland, guardo il mio bel tomo succoso e stringo vigorosamente la mano al Signor Zaf˛n. E' stato un vero piacere!

Che dire di Mister Zaf˛n?
E' uno che fino a ieri ha scritto libri per ragazzi, e questo Ŕ un dato piuttosto significativo, perchÚ di fantasia ne ha da vendere. Ha quarant'anni esatti, una carriera da sceneggiatore e collaboratore di "El Pais" e "La Vanguardia", e ha scritto questo romanzo d'esordio nella narrativa per adulti che Ŕ potente come una tequila bum bum.
Il suo primo romanzo ubriaca di lettura.


E ora mi rivolgo a voi.
Pensateci: quand'Ŕ stata l'ultima volta che vi siete ubriacati di un romanzo? Forse vi Ŕ capitato recentemente che vi piacesse un libro, che vi appassionasse una storia, ma che vi siate letteralmente ubriacati? Da essere instabili sulle gambe, incapaci di uscire dall'ebbrezza? Non Ŕ cosa da tutti i giorni. A me non capitava da un paio d'anni di correre da una parte all'altra della mia giornata lavorativa per ritagliare qualche minutino da dedicare alla lettura.
Non mi succedeva da un pezzo di fare la spesa o preparare la cena in trance, di sentirmi stregata senza speranza, di non riuscire a staccare la testa dall'ultima parola letta, di tenere necessariamente spalancata la porta sulla lettura come un processo vitale. L'ombra del vento, se non l'aveste capito, Ŕ un libro pi¨-che-magnetico: Ŕ magico, nel senso etimologico del termine.
Tu ci entri dentro e dentro ci rimani finchÚ non ti sputa fuori lui. Incantesimo finito, tutti a casa. Forse, se proprio vogliamo trovare un difetto a questo libro ammaliante, c'Ŕ che ti sputa fuori un tantino troppo in lÓ, ti tiene arrotolato nelle spire della narrazione un filino troppo a lungo. Come a dire che qualche pagina in meno non avrebbe guastato. Ma Ŕ pura opinione.

Quanto alla storia.
Tutto verte intorno a un libro, che Ŕ un oggetto fisico presente nella storia e il cui titolo Ŕ proprio L'ombra del vento. Considerato che nel romanzo L'ombra del vento Ŕ opera di un misterioso autore che si chiama JuliÓn Carax, in qualche modo il nostro romanzo Ŕ un libro senza titolo, un "meta-libro," un libro dentro a un libro. Ma non pensiate ad una programmatica riflessione sulla letteratura, seppur riuscitissima come Se una notte d'inverno un viaggiatore. Niente di tutto ci˛. Il libro attorno al quale verte la storia Ŕ semplicemente il perno che fa muovere tre generazioni di persone. E' l'emblema di una passione struggente che lega, in modo diretto ma anche magico, i destini dei protagonisti. JuliÓn Carax Ŕ a tutti gli effetti uno dei personaggi principali: un uomo presente dall'inizio della storia, ma invisibile e sfuggente, un uomo che dialoga con la voce narrante seminando tracce della propria storia, che si svela via via in un vortice di colpi di scena.
La voce narrante Ŕ Daniel, che conosciamo bambino e seguiamo fino alla vita adulta: un ragazzino curioso e appassionato che non pu˛ fare a meno di lasciarsi invischiare nella vita e nel destino di un altro uomo fino a pagarne le estreme conseguenze. Il nodo centrale della storia Ŕ un complesso gioco di coincidenze e misteri inquietanti, di personalitÓ nascoste e di amori tragici. Alla fine, uno struggente confronto fra due alter ego.

L'Ombra del Vento Ŕ prima di tutto un romanzo ben scritto: scorrevole, interessante, ben oliato in ogni sua parte, perfettamente bilanciato fra rapidi avanzamenti e pause di attesa. Zaf˛n Ŕ certamente un ottimo romanziere. Tecnicamente e per talento.
Poi il libro Ŕ potente, Ŕ una miscela esplosiva di ingredienti piacevolissimi: c'Ŕ un po' di malinconica introspezione, un pizzico di horror, un clima da giallo, e poi inquietudine e passione quanto basta, avventura e magia in quantitÓ, persino un po' di romanzo d'appendice e un gustoso umorismo che ci regala la magistrale e indimenticabile figura di Fermýn Romero de Torres. Mica male, per un libro solo.
Anche qui. Se vogliamo proprio trovare un difettuccio, nel panorama ben riuscito dei personaggi, lamentiamo la presenza di un individuo un po' troppo malvagio, uno di quei cattivoni spietati e mostruosi che ricordano tanto il fumetto. Ma se il male rischia di diventare un tantino ridicolo e caricaturale, Ŕ solo perchÚ la mano di Zaf˛n tradisce l'esperienza di scrittore per ragazzi e per questo tutto sommato lo assolve, sebbene disturbi un po' la maturitÓ del romanzo.

Dunque dunque. Tirando le somme, regaliamo volentieri a questo scrittore spagnolo un bel dieci. Poco ci importa che la letteratura "nobile" sia quella che passa attraverso fatiche maggiori e passaggi sottili. Questo Ŕ un ottimo libro, che fa onore all'arte dello scrivere e riconcilia con il desiderio di leggere per evadere, leggere per lasciarsi "possedere" da altre vite, da altri modi, da altri mondi.


L'ombra del vento di Carlos Ruiz Zafòn
Mondadori, 438 pagine,
euro 18