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Bruno Munari a Cantù
inventore artista scrittore designer architetto grafico gioca con i bambini
di Ilaria Bruno















"Occorre far capire che finché l'arte resta estranea ai problemi della vita interessa solo a poche persone. È necessario oggi, in una civiltà che sta diventando di massa, che l'artista scenda dal suo piedistallo e si degni di progettare l'insegna del macellaio (se lo sa fare)".

Questa frase, tratta da Arte come mestiere (1966) di Bruno Munari (1907-1998), condensa in poche righe le idee e l'attività dell'artista; a lui la città di Cantù dedica la mostra Collezione Bruno Munari inventore artista scrittore designer architetto grafico gioca con i bambini, allestita presso la Galleria del Design e dell'Arredamento di Cantù. Una grande sala ospita un'esposizione permanente di oggetti e riproduzioni fotografiche legati alla storia del Premio Compasso d'Oro; fino alla fine di luglio questo spazio accoglie anche una selezione di opere che permettono di seguire un lungo percorso di ricerca ed innovazione che in più occasioni ha portato Munari a collaborare con il CLAC, Centro Legno Arredo Cantù, e la Galleria del Design.

Ad accoglierci nello spazio espositivo è Zizì, la celebre scimmietta in gommapiuma armata premiata nel 1954 col Compasso d'Oro e riedita recentemente su iniziativa del CLAC. È qui che ci rendiamo conto che non stiamo per vedere una mostra "qualunque": pochi artisti infatti annoverano tra le loro opere-simbolo un giocattolo (per quanto qui ne venga sviscerato anche l'aspetto esecutivo, essendo presentate in successione tutte le sue fasi di realizzazione). Zizì sembra invitarci ad abbandonare ogni preconcetto, a lasciarci alle spalle tutti gli interrogativi su cosa possa o non possa definirsi arte, e ci proietta in un mondo di semplici idee. Idee bizzarre, curiose, accattivanti, che, nutrendosi di una continua e mai ovvia osservazione della natura e del mondo, si manifestano nelle Macchine Aeree, nelle Macchine Inutili e nelle Sculture da viaggio, opere d'arte che, influenzate dall'adesione giovanile di Munari al Futurismo, scardinano la nostra percezione della funzione degli oggetti (perché costruire un marchingegno che non serve a nulla? Perché qualcuno dovrebbe sentire il bisogno di viaggiare con una scultura in valigia?).
Da questa riflessione sull'utilità degli oggetti nascono due filoni progettuali che l'artista coltiva parallelamente: uno più razionale e pragmatico, che dà origine a prodotti destinati alla pura fruizione come divani, sedie, lampade (Falkland in filanca bianca, 1964), portacenere, scaffali; l'altro, che però spesso si intreccia col primo, è quello della fantasia (Spiffero paravento, 1988), del design al servizio dei bambini, coi quali Munari ha sempre avuto un rapporto privilegiato, come dimostrano le lezioni che teneva nelle scuole negli anni Settanta e di cui in mostra sono proiettati alcuni filmati. Oltre ad Abitacolo (1971), uno spazio pensato proprio per i giochi dei ragazzi, spicca il Libro Letto (1993), un grande libro con le pagine di stoffa imbottita e con una fiaba stampata lungo i bordi che, sfruttando con una bella intuizione un'omografia/omofonia, assolve contemporaneamente due funzioni: essere letto ed essere un letto. Forse poco utile, ma geniale.
Ai bambini sono rivolti anche vari giochi didattici, tutti esposti per quest'occasione (Abc con fantasia, Più e Meno, Orologiaio), e libri (Nella notte buia, i Prelibri). A fare da filo conduttore tra le varie esperienze di Munari è la riflessione non solo sul posto che ogni oggetto occupa nel nostro quotidiano, ma anche sul valore della comunicazione, intesa in varie maniere, e che l'uomo moderno troppo spesso dà per scontato. Comunicazione per Munari è insieme arte, didattica rivolta ai giovani, ma anche negazione delle nostre convenzioni linguistiche (Scrittura illeggibile di un popolo sconosciuto, 1969).
E infine, strettamente collegata a quest'ultimo tema, un'intensa attività di grafico in campo editoriale, rappresentata ad esempio da un lungo sodalizio con Einaudi che ha generato numerose copertine di libri e celebri collane, di cui qui sono proposte molte testimonianze. Alla fine del nostro percorso, quando incrociamo di nuovo Zizì, che ci ha accolti all'arrivo, abbiamo sicuramente meno certezze su come funziona il mondo (Munari in questa mezz'ora ci ha fatto sorgere molti dubbi), ma al tempo stesso sappiamo di poter guardare alla fantasia con meno sospetto. Convinti anzi che la fantasia, applicata alle cose concrete, le trasforma in una realtà più umana.


Bruno Munari


Lampada Falkland (1964)


Giocattolo in gommapiuma armata Zizì (1952)

La mostra sarà aperta fino al 31 luglio presso la Galleria del Design e dell'Arredamento Cantù Piazza Garibaldi, 5 Cantù (CO)
Orari: da martedì a
venerdì 10.30-12.30 /
14.30-18.00 sabato e
domenica 11.00-13.00 /
15.00 19.00. Ingresso gratuito.
Catalogo 5 euro.

Per saperne
di più su Bruno Munari:
www.educational.rai.it/
lezionididesign/
designers/MUNARIB.htm


www.arengario.it/mostre/
munari/idxmunar.htm


www.sapere.it/tca/minisite/
arte/nonsolomostre/
munari_bio.html

Su questa mostra e sul CLAC:
www.clacsrl.it

Sul premio Compasso d'Oro:
www.adi-design.org/cdo/cdo.html