la rivista di 










San Chagall, clown e martire
di Marco Maggi















L'immaginario popolare di tante tele di Marc Chagall non basta a giustificare la frequente riduzione della sua opera a una sorta di pendant figurativo della Morfologia della fiaba (1928) del folklorista Vladimir Propp, suo contemporaneo e compatriota. Storicizzando Marc Chagall, presentandolo come "un maestro del Novecento", l'esposizione alla GAM di Torino lo sottrae all'indeterminatezza del "c'era una volta", riconsegnandolo al tempo. I clown dei Circhi presenti in mostra potrebbero senz'altro ancora evocare un certo "realismo onirico", ma, più ancora che a quelli di Rouault, essi fanno pensare ai clown di Picasso, i cui volti evocano quelli pieni di orrore dei bombardati di Guernica. Perché è la storia, non l'intemporalità del sogno, che si affaccia dai quadri di Chagall, esule e testimone di due Guerre Mondiali, dei lager e dei pogrom.

In una tela del 1911, e poi ancora in una gouache del 1917, Chagall si autoritrae con il nimbo (l'aureola dei santi). Non si tratta di un'iconografia originale, né esclusivamente novecentesca: Mark Jarzombek l'ha rintracciata, ad esempio, in un autoritratto di mano di Leon Battista Alberti. L'originalità di Chagall sta piuttosto nel fare del nimbo il segno del martirio (si veda, in mostra, la poesia del 1950 intitolata Per gli artisti martiri). Nonostante la partecipazione di Chagall alle Avanguardie, il martirio non va inteso nel senso dell'artista "suicidato della società" (il Van Gogh di Artaud); piuttosto in senso etimologico: da mártyr, testimone.
La testimonianza di Chagall è affidata, naturalmente, all'occhio della mente - o, meglio, dello spirito, di fronte al quale la storia cessa, seppur misteriosamente, di essere "a tale told by an idiot". Chagall non è un testimone disperato. Il suo punto di vista sulla storia è quello di Gerusalemme, la città ove Cielo e Terra si toccano. Tra i dipinti degli Anni Trenta in mostra, uno rappresenta il Muro del Pianto. In primo piano, di proporzioni maggiori rispetto alle figurine degli oranti disposte lungo la superficie di pietra bianca, si scorgono, appena contornate con l'azzurro, le sagome di una madre e il suo bambino. Chi sono? A quale tempo appartengono?
La giustapposizione, in tante opere chagalliane, di microscene come questa, è stata spesso letta come "anticipazione" del fotomontaggio e della pop-art, o avvicinata alla struttura delle iconostasi dell'Oriente cristiano; nella mandorla di luce dell'icona è tuttavia l'eterno a rivelarsi, in Chagall è la storia, il mistero della storia. Chagall rappresenta quella che il Credo di Nicea chiama la communio sanctorum, il misterioso legame che vincola i martiri di ogni tempo. Le sue "figurine", lungi dal ridursi a bonari popolani bruegheliani, sono testimoni del mistero.


 

 



























Marc Chagall. Un maestro del '900 fino al 4 luglio 2004 GAM - Torino

www.marcchagall.it