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Lo stile paranoico
di giuseppe pipitone

















La storia dell’America è una storia di libertà: un circolo in espansione continua nel tentativo di ingrandirsi e includere sempre più paesi. L’impegno preso dai fondatori è ancora il nostro obiettivo principale: nel mondo e nella nostra madre patria allargheremo le frontiere della libertà. […] il saggio uso della potenza americana deve servire per costruire libertà. [1]


George W. Bush, durante il discorso di accettazione della candidatura presidenziale alla Convention repubblicana dello scorso agosto, ha individuato nell'invidia per la libertà americana l'elemento decisivo alla nascita dell'odio nei confronti degli Stati Uniti, nonché dell'attacco subito l'11 settembre e della "conseguente" risposta militare intrapresa con l’obiettivo di distruggere il “network del terrore”. Già nel primo discorso televisivo dopo quei tragici eventi, Bush si espresse in questo senso in termini mistificanti arricchendo le sue ragioni di un pesante richiamo religioso:

L'America è stata presa di mira perché noi siamo il faro più luminoso del mondo per la libertà e le opportunità. Nessuno impedirà a quella luce di risplendere. [2]


La religione è presente nella retorica politica di George W. Bush più che in quella di ogni altro precedente presidente americano: il suo è "un fondamentalismo cristiano protestante, «assoluto» e flessibile: non pregiudizialmente diretto contro un nemico totale (come era stato il comunismo), ma «libero» di indirizzarsi contro chiunque venga individuato come antagonista alla sua visione e alla politica che da quella discende. In questa sua flessibilità, il fondamentalismo di Bush rivela l'intreccio tra religione e pragmatismo (entrambi i termini da intendersi nel loro senso comune): i modi dell'intransigenza morale-religiosa sono adottati per giustificare la difesa non solo dei valori ma anche degli interessi materiali degli Stati Uniti" [3]. Inevitabilmente, la strategia di Bush giovane non fa che assolutizzare la missione degli Stati Uniti.

Per comprendere la politica estera e la forte componente religiosa negli Stati Uniti, seguiamo il suggerimento di Francesco Dragosei e facciamo un disegno… Un cerchio e due frecce:

Il cerchio rappresenta uno spazio chiuso, separato. La superficie è delimitata, ordinata, differenziata, protetta dall’esterno, dal caos accerchiante. Il cerchio rappresenta gli Stati Uniti. Ma vediamo ora le due frecce. La prima, con la punta rivolta verso il ventre è il nemico, il fantasma che minaccia il cerchio e desidera entrare, che vuole portare disordine, che vuol spargere tenebre e caos al suo interno. Mentre la seconda, all’interno del cerchio e con la punta rivolta verso l’esterno, è l’eroe, l’eroina, l’ira, l’idea che scaturisce dal ventre, dalla casa, dalla nuova chiesa.

“Insomma, quel cerchio con due frecce potrebbe essere lo schema complessivo, il riassunto, il diagramma, il compendio di gran parte (tutta? Non esageriamo) della storia americana. Dall’esule distacco dall’Europa, avvenuto un secolo dopo la metà del secondo millennio, all’irradiazione nell’intero pianeta, compiutasi nei quattro secoli che hanno portato al terzo millennio. Gran parte della storia, della politica delle guerre, del pensiero, della cultura, dell’arte, dell’immaginazione potrebbe essere iscritta in quel cerchio. Potrebbe essere determinata dall’orrore di quello spazio vuoto che lo circonda. […] Se radiografassimo rapidamente la storia americana del Ventesimo secolo, potremmo scoprire che essa è scandita da una serie di grandi configurazioni (durata ognuna per un certo periodo di anni) del cerchio minacciato […] E ancora quella configurazione sembrerebbe annunciarci il nuovo secolo, il ventunesimo, con l’apocalisse delle Torri Gemelle” [4].

Tentare di comprendere la politica dell’amministrazione Bush e di predire le sue possibili conseguenze non è operazione semplice ma sembra qui interessante riproporre l’analisi di un testo quale Lo stile paranoico di Richard Hofstadter, pubblicato nella prima metà degli anni Sessanta ma ancora estremamente utile per contestualizzare la Guerra al Terrore ed evidenziare la teoria politica che la giustifica. Il ricorso allo stile paranoico può fornire tutti gli strumenti utili alla comprensione delle dinamiche capaci di ridurre la guerra allo scontro tra bene e male e delle scelte strategiche operate dall’amministrazione statunitense all’indomani degli attacchi dell’11 settembre.

Ma cosa intendiamo per stile paranoico?

Lo storico Richard Hofstadter individuava le origini dello stile paranoico in una convinzione apparentemente “inestirpabile” di numerosi americani: "l’esistenza di un vasto e insidioso network internazionale, di efficacia soprannaturale, creato con lo scopo di perpetrare le azioni più diaboliche" [5].
Nella visione paranoica della lotta politica, sottolinea Hofstadter,

Ciò che è in gioco è sempre un conflitto tra il bene assoluto e il male assoluto e le qualità richieste sono non una volontà di compromesso ma la determinazione di combattere fino alla fine. Poiché si ritiene che il nemico sia totalmente maligno [...] esso deve essere totalmente eliminato. [6]


Lo scontro di interessi viene rivestito dei panni dello scontro di valori.

Come suggerisce lo stesso Bush,

Gli Stati uniti hanno già fatto questo lavoro nel passato. […] Quella forza guidò i fondatori durante un viaggio pericoloso, ha ispirato colonie alla ribellione, ha fatto sì che la schiavitù terminasse, ha fatto sì che la nostra nazione affrontasse e sconfiggesse la tirannia per tutto il ventesimo secolo. […] Credo in tutto ciò poiché la libertà non è un regalo dell’America al mondo, bensì un dono di Dio a tutti gli esseri viventi di questo mondo. [7]


Hofstadter, nell’introdurre il concetto di stile paranoico, scriveva che il portavoce di quest’ultimo considera il mondo ostile e minaccioso nei confronti della nazione, della cultura, del modo di vivere a cui appartiene. Questa è precisamente la visione del mondo che avevano i puritani, fuggiti dall’Europa per costruire la “città sulla collina” e attendere il secondo avvento di Cristo in America. Solo il demonio poteva opporsi a un tale progetto. La visione cospirativa del mondo è inestricabilmente legata alla matrice religiosa della nazione, a ciò che Robert Bellah chiama la “dimensione religiosa dell’intera trama della vita americana, compresa la sfera politica” [8].

E se il primo “complotto” della storia del nuovo continente è considerato quello delle streghe di Salem del 1692, la paura di un diffuso network internazionale pronto ad attaccare gli Stati Uniti ha caratterizzato tutto il ventesimo secolo. Fu il governo federale durante la prima guerra mondiale a scatenare la repressione contro la comunità tedesco-americana parlando di “complotti” per avvelenare gli acquedotti e di altri atti di sabotaggio. Fu l’Attorney General Palmer a creare la cosiddetta Red Scare del 1919-20 in cui la paura di “complotti” anarchici e bolscevichi fu funzionale all’arresto e alla deportazione di centinaia di migliaia di individui e alla repressione del movimento operaio. E ancora il governo federale, in particolare il presidente Truman, diede il via ai “test di lealtà” per gli impiegati pubblici parlando incessantemente di possibile “complotto sovietico”, creando le premesse per la nascita del maccartismo. Fu Edgar Hoover, per mezzo secolo a capo dell’FBI, ad instillare negli americani l’idea che il paese fosse in costante pericolo per opera di “sovversivi” e di “cospiratori” che si nascondevano tra i comuni cittadini. Furono il Pentagono e la CIA a condurre attività illegali e a destabilizzare governi legittimamente eletti in tutto il mondo per gli ultimi trent’anni paventando un possibile network comunista internazionale.

E’ evidente che nell’ultimo trentennio, l’espansione commerciale degli Stati Uniti ha subito un rigonfiamento ipertrofico tale da estendere gli interessi americani in tutto il globo; interessi che l’amministrazione Bush intende difendere, indipendentemente da quello che il resto del globo ritenga giusto o opportuno.

Preso atto di ciò, appare alquanto paradossale che il più grande fomentatore di violenza al mondo si stupisca dell’odio riservatogli…