la rivista di 










La satira al potere e la satira di potere - Mario Sironi in mostra a Milano
di Alessandro Milani















Si può fare satira stando dalla parte di chi è al potere?
Che si possa far ridere sembra palese : basta accendere la televisione e guardare un qualsiasi telegiornale.
Ma che si possa fare, scientemente, della satira politica, e strappare quindi al lettore un ghigno o un sorriso sarcastico appoggiando la politica governativa forse al giorno d’oggi sembra davvero difficile.

Durante il ventennio fascista la satira venne duramente repressa e molti oppositori, che manifestavano il proprio dissenso attraverso scritti o disegni umoristici, vennero perseguitati e spesso arrestati o condannati al confino (un nome su tutti quello di Galantara, già animatore di riviste come L’asino e Il becco giallo).
A livello di facciata, però, Mussolini, che fu anche giornalista, non volle dare l’impressione di soffocare del tutto la satira e pensò quindi di portarla dalla propria parte; si diffusero o nacquero ex novo riviste satiriche fasciste (ad esempio Il 420 a Firenze abbracciò in pieno l’ideologia fascista, Mino Maccari fondò Il selvaggio e Leo Longanesi L’italiano) e alcuni quotidiani pubblicarono vignette e disegni satirici in prima pagina.
Fu il caso questo per esempio de “Il Popolo d’Italia”, diretto dallo stesso Mussolini: il disegnatore era uno dei più affermati artisti italiani: Mario Sironi.
A lui è dedicata la mostra inaugurata il 25 novembre presso la Fondazione Piero Portaluppi di Milano.
La collaborazione tra Sironi e “Il Popolo d’Italia” iniziò nel 1921, appena prima dell’avvento del regime fascista e durò, tra periodi di maggiore o minore produttività e costanza, fino al 1942.
In modo particolare le tavole che si possono ammirare in mostra arrivano fino al 1925 e coprono il periodo più “entusiastico” del sodalizio tra l’artista e il quotidiano.

Suddivise per temi ricorrenti nella produzione di Sironi sono esposte una novantina di tavole originali, scelte dai curatori, Antonello Negri (docente di Storia dell’arte contemporanea all’Università degli Studi di Milano) e Marta Sironi (dottore di ricerca presso la medesima cattedra), seguendo due criteri: l’intera produzione artistica dell’autore e i temi principali della sua satira, contestualizzati storicamente.

Uno degli aspetti più ammirevoli della mostra è infatti la perizia e la chiarezza delle didascalie, che riescono in modo scientifico e chiaro a spiegare le vignette (spesso mute) e contemporaneamente a trasmettere il clima dell’epoca.

L’aspetto invece che lascia più sbalorditi non ha nulla a che vedere con l’allestimento della mostra ma riguarda invece il contenuto delle vignette e i messaggi che trasmettono; potrebbero infatti essere realizzate nell’Italia del 2004: dalla critica verso la Società delle Nazioni (oggi tocca alla Comunità Europea e all’Onu) al disprezzo per l’opposizione, dall’anticomunismo esasperato alla concezione partigiana della libertà di stampa.

Ma forse nell’Italia di oggi, visto lo spazio dedicato sui media alla satira, non troverebbe posto neanche la matita di Sironi…

 



Italia “libera” e quella che lavora
china colorata e biacca su carta
cm 21x28
“Il Popolo d’Italia”, 27 febbraio 1925




Alpinismo. Purché non si spezzi la corda
china, matita e collage su carta
cm 24x24
“Il Popolo d’Italia”, 9 agosto 1924










Mario Sironi. L’arte della satira
Fondazione Piero Portaluppi
Via Morozzo della Rocca, 5
Milano

dal 25 novembre al 23 gennaio 2005
tutti i giorni (tranne il lunedì) dalle 10.30 alle 18.30

Per informazioni:
www.portaluppi.org