la rivista di 










La Storia di Marie e Julien, ovvero un falso film d'autore
di Victor Roccio















Julien (un bravo e convincente Jerzy Radziwilowicz) è un taciturno e solitario orologiaio che un tempo ha incontrato la bella Marie (Emmanuelle Bèart) e non è più riuscito a dimenticarla. Venuto misteriosamente in possesso di documenti compromettenti su una mercante tessile, Madame X (la brava e ricca di sfumature Anne Brochet), decide, pur non avendone motivo, di ricattarla.
Incontra una seconda volta Marie, che entrerà prepotentemente nella sua vita e diventerà sua complice e amante…

Il regista Jacques Rivette (classe 1928) è un veterano del cinema francese e “Storia di Marie e Julien” è solo l’ultima di una serie di opere che hanno come fine il tentativo di comprendere o, quantomeno, descrivere le intricate peculiarità dell’animo umano quali l’amore e tutte quelle azioni prive di logica che accompagnano la vita, impregnata, per sua stessa natura, di errori e sensi di colpa.
Con un unico fine, la morte, che Rivette sceglie di descrivere oggettivandola. Ma senza una valida ed interessante storia che corrobori questa scelta, diventa impossibile non relegare tutto ad un vago senso di superficialità. E nonostante un’ottima fotografia, in grado di cogliere il disagio che può emanare una stanza od un oggetto, degli ottimi interpreti (tra cui spicca, per le notevoli qualità recitative, un gatto!!) ed eleganti riferimenti, più o meno espliciti, a grandi del passato (da Bunuel a Poe) qualcosa non funziona.
Seguiamo Emanuelle Bèart, mai stata così bella, brava e sensuale, muoversi da una scena all’altra con quel miscuglio meraviglioso d’innocenza e ambiguità che la distingue. Bella e misteriosa conquista, oltre che il brusco Julien, anche noi seduti in sala, ma finisce poi con il deludere perché anche lei, come tutti gli altri personaggi del film, più il tempo passa, più diventa incapace di liberarsi dalla funzione che ha all’interno della storia. Una storia questa, le cui improbabili coincidenze non appaiono mai affascinanti e significative quanto scontate e fastidiose. Ed il lento scorrere del racconto, sembra più un’autocelebrativa dimostrazione di autorialità piuttosto che un ritmo degno della “profondità” delle intenzioni.

Il regista usa, fin troppo esplicitamente, Julien e Marie, come del resto Madame x, come metafore per mostrare “qualcosa” che poi decide di non spiegare. Vero che alcuni aspetti della vita “non hanno risposte”, ma anche questo concetto è di per sé una risposta e nel film non esce.

Rivette ha provato a delineare i contorni dell’amore, della vita e della morte, ma non è riuscito a trasmetterne l’essenza. Forse perché troppo attento a seguire la ricetta per fare un film d’autore (anche gli Autori ormai non si separano da schematismi predefiniti…) o forse semplicemente perché, convinto che l’arte sia intellettualismo, ha tralasciato le emozioni.
E di emozioni questo film ne lascia ben poche.
Peccato, anche perché dove invece Rivette coglie nel segno, è in due bellissime scene d’amore tra Marie e Julien. Perché, in un momento storico dove tutto viene più visto che sentito, Marie e Juelien ci ricordano quanto il sesso fra due persone sia fatto anche di parole e sia un vero e proprio mezzo di comunicazione dove far emergere i propri bisogni ed il proprio sentire.



La Storia di Marie e Julien - 2003 - di Jacques Rivette con Emmanuelle Béart e Jerzy Radziwlowicz