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Fino alla desolazione totale:
gli Aforismi di Zürau di Franz Kafka
di martino negri

















È ridicolo come ti sei bardato per questo mondo. [1]


Fine. Una frase soltanto: nitida, secca, essenziale, eppure d'una densità straordinaria. Un mondo di possibilità interpretative che si apre allo sguardo di ogni lettore che abbia tempo: tempo di leggere, senza fretta, e riflettere sulle parole, cercando di ritrovarne il peso, di conquistarne il senso, o, per lo meno, di fissarne uno fra i tanti possibili.

È uno degli Aforismi di Zürau di Franz Kafka, opera singolare recentemente ripubblicata da Adelphi a cura di Roberto Calasso, al quale si deve anche la scelta del titolo [2]. Edita per la prima volta nel 1953, a cura dell’amico Max Brod, con il nome di Considerazioni sul peccato, il dolore, la speranza e la vera via [3], l’opera si compone di 117 frammenti in prosa, di natura prevalentemente aforistica, scritti per lo più tra il settembre del 1917 e l’aprile del 1918 a Zürau, un paesino sperduto nella campagna boema, dove Kafka – che aveva appena scoperto d’essere malato di tubercolosi – trascorse il periodo forse più sereno della sua breve e angosciata esistenza [4].
Ospite a casa della sorella Ottla e protetto, in un certo senso, dalla malattia – come ebbe egli stesso, più volte, occasione di dire – Kafka trascorse a Zürau un periodo di intimo ripiegamento, lontano dai quotidiani assilli del lavoro, lontano da Felice – la fidanzata che non avrebbe mai sposato – e da Praga, lontano dal resto della famiglia, libero da ogni vincolo o dovere, disposto ad ascoltare con orecchio attento la voce una e molteplice del mondo. Il piccolo paese boemo, nel quale la presenza umana pare rarefarsi e il tempo rallentare, gli si mostra come «un quadro condensato del vivere e del morire» [5],l’emblema stesso della condizione umana.

Ed è così che, poco alla volta, prendono forma le scarne prose di Zürau, tanto difficili da definire in modo univoco, eppure fra loro intimamente, sottilmente collegate: aforismi in senso lato, forse, spesso privi del caratteristico tono sentenzioso che ne contraddistingue la forma più classica, pure ampiamente presente.

Accanto ad aforismi veri e propri

C’è una meta, ma non una via; ciò che chiamiamo via è un indugiare. [6]


troviamo infatti micronarrazioni e apologhi

Venne data loro la possibilità di scegliere fra diventare re o corrieri del re. Come bambini vollero tutti essere corrieri. Per questo ci sono soltanto corrieri, scorrazzano per il mondo e, poiché di re non ce ne sono, gridano i messaggi ormai privi di senso l’uno all’altro. Volentieri porrebbero fine alla loro miserevole vita, ma non osano farlo per via del giuramento che hanno prestato. [7].


riflessioni di sapore paradossale

Prima non capivo perché la mia domanda non ottenesse risposta, oggi non capisco come potessi credere di poter domandare. Ma io non credevo affatto, domandavo soltanto. [8]


immagini isolate d’una nitidezza vagamente orientale

Come un sentiero d’autunno: appena è tutto spazzato, si copre nuovamente di foglie secche. [9]


parabole

Le cornacchie affermano che una sola cornacchia potrebbe distruggere il cielo. Questo è indubbio, ma non prova nulla contro il cielo, poiché i cieli significano appunto: impossibilità di cornacchie. [10]


stati dell'anima

Questa sensazione: «Qui non getto l’ancora» e subito sentirsi trascinati dai flutti ondeggianti. [11]


Annotati in un paio di quadernetti in ottavo insieme a tanti altri di natura analoga [12], quelli raccolti nel volumetto della Piccola Biblioteca Adelphi sono gli stessi che Kafka aveva successivamente selezionato, ricopiato e numerato su 103 foglietti sciolti [13] che, disposti in sequenza, suggeriscono l’idea di un libro immaginario nel quale a ogni pagina corrisponda una prosa. Roberto Calasso, che per l’edizione Adelphi ha deciso di seguire proprio questa via – discostandosi da tutte le precedenti edizioni italiane [14] – osserva come solo in questo caso Kafka si sia «preoccupato di dare una forma visivamente e spazialmente perspicua a un suo testo, quasi preordinandone la disposizione tipografica» [15]; notando al medesimo tempo che sebbene non vi sia alcuna prova, neppure indiretta, che egli volesse pubblicarli, tuttavia «il loro modo di presentarsi induce a immaginare un libro di un centinaio di pagine dove ogni pagina corrisponderebbe a uno dei foglietti in carta sottile» [16].
Ed è una scelta editoriale di non poco conto, dato che in tal modo, circondati dal vuoto della pagina bianca, preceduti e seguiti da una pausa di silenzio, questi piccoli poemi in prosa trovano forse la loro dimensione ideale, costringendo a un tipo di lettura alla quale ormai non siamo più abituati: una lettura lenta, a tratti onestamente faticosa, che chiede tempo e spazio per la digestione delle parole, e dei pensieri, ma che è, alla fine, prodiga di doni.

Le prose di Zürau si presentano come vere e proprie “lessie”, unità di significato autonome all’interno di un discorso più ampio: un discorso frammentato, ma non frammentario, sulla condizione dell’uomo, conteso dalla terra e dal cielo, e sul desiderio inappagabile che lo anima, di comprendere la propria condizione e il senso ultimo delle cose.

Egli è un cittadino libero e sicuro della terra, poiché è legato a una catena che è lunga quanto basta per dargli libero accesso a tutti gli spazi della terra, però è di una lunghezza tale per cui nulla può trascinarlo oltre i confini della terra. Ma al tempo stesso egli è anche un cittadino libero e sicuro del cielo, poiché è legato anche a una catena celeste, regolata in modo simile. Così, se vuole scendere sulla terra lo strozza il collare del cielo, se vuole salire in cielo quello della terra. E ciò non ostante egli ha tutte le possibilità e lo sente, anzi si rifiuta di ricondurre il tutto a un errore commesso all’inizio nell’incatenarlo. [17]


Frammentato, dicevamo, ma non frammentario, perché Kafka costruisce una fitta tessitura di temi e immagini, che vengono ripresi e precisati, oppure colti da un diverso punto di vista: ogni prosa dunque, pur avendo una vita propria e autonoma, entra in relazione con quelle che la precedono e quelle che la seguono, acquisendo sfumature e significati ulteriori. È il caso, ad esempio, degli aforismi 69 e 70

In teoria vi è una perfetta possibilità di felicità: credere all’indistruttibile in noi e non aspirare a raggiungerlo. [18]:


L’indistruttibile è uno; ogni singolo uomo lo è e al tempo stesso è comune a tutti, da qui il legame fra gli uomini, indissolubile come nessun altro. [19]


i quali, oltretutto, palesano quella tensione religiosa che spinge al riconoscimento, nell’uomo, di alcunché d’imperituro – e in questo senso di divino – e che percorre, sotterraneamente e non, l’intero volume [20].

È tuttavia nella forma assunta, più che nella sostanza, che la riflessione kafkiana rivela i suoi aspetti più singolari e interessanti: in primo luogo perché la struttura ipertestuale dell’opera pare concepita esplicitamente per suggerire letture multidirezionali e ripetute delle tessere che ne compongono il disegno complessivo; in secondo luogo perché tali tessere “narrative” presentano un grado altissimo di condensazione linguistica e semantica: in esse il mondo è colto attraverso immagini isolate ed emblematiche che il lettore è chiamato a decifrare, nonché riempire di significato; e la parola ritrova, intero, il suo potere ambiguo e allusivo.
Quello di Kafka è uno sguardo che sfronda il multiforme apparire del mondo e della vita umana, raggiungendone l’osso e traducendolo in immagini d’una nitidezza abbagliante:

La nostra arte è un essere abbagliati dalla verità: vera è la luce sul volto che arretra con una smorfia, nient’altro. [21]


Eppure, alla fine di tanto cercare, non rimane che un grande senso di solitudine ed estraneità nei confronti della vita stessa e il viaggio si rivela, in realtà, un percorso circolare, che si chiude nel punto esatto dal quale, idealmente, aveva preso le mosse:

Non è necessario che tu esca di casa. Rimani al tuo tavolo e ascolta. Non ascoltare neppure, aspetta soltanto. Non aspettare neppure, resta in perfetto silenzio e solitudine. Il mondo ti si offrirà per essere smascherato, non ne può fare a meno, estasiato si torcerà davanti a te. [22]








F. Kafka, Aforismi di Zürau,
Milano, Adelphi, 2004






La chiesa di Zürau (foto d'epoca)





Veduta di Zürau (foto d'epoca)










































Franz Kafka intorno al 1917