la rivista di 










Il tesoro della Statale
di Antonello Negri















La redazione di Erewhon ha chiesto ad Antonello Negri, docente di Storia dell'Arte contemporanea all'Università Statale di Milano, di introdurci alla mostra Il tesoro della Statale, di cui è uno dei curatori.


È stata inaugurata (il 22 novembre) e rimarrà aperta al pubblico sino al 13 febbraio 2005 la mostra Il tesoro della Statale, organizzata dall'Università degli studi di Milano in occasione degli ottant'anni della sua fondazione, avvenuta appunto nel 1924. Quel tesoro, portato alla luce dell'attenzione pubblica dopo una lunga ricerca nei Dipartimenti e negli Istituti della Statale, in armadi chiusi da decenni, in scantinati e sottotetti, è effettivamente sorprendente, costituito com'è da un'imprevedibile varietà di materiali, reperti, strumenti, preparati e volumi non solo di speciale interesse storico e documentario ma anche, spesso, di gran bellezza.
Lo spazio della Rotonda di via Besana, dove la mostra è allestita, è diventato una moderna Wunderkammer, sorta di stanza delle meraviglie, di memoria rinascimentale e manieristica, dove si succedono e mescolano artificialia e naturalia, cioè cose create sia dall'ingegno degli uomini sia dalla natura, corrispondenti ad altrettanti tasselli che concorrono a progetti di descrizione e comprensione del mondo reale. L'universalità del sapere vi è in qualche misura rispecchiata; e la distanza temporale riesce non di rado a trasformare la pura utilitarietà e didascalicità di un tempo in qualità estetica, specchio di un saper fare carico di pensiero e, non di rado, di un acuto senso del bello.
La mostra è scandita da una serie di quadri di Eugenio Ferretti caratterizzati da parole di evidenza lapidaria: Natura, Psyche, Reflexio e così via. Essi introducono le sezioni, suggerendo possibilità d'incontro e dialogo tra i diversi modi del sapere: la stessa ricerca artistica, d'altronde, è una forma di conoscenza, in questo caso basata su un controllo virtuosisticamente artigianale dei materiali usati dall'artista, naturali e sintetici, trasfigurati in veicoli di pensiero del tutto concreti ma radicalmente concettualizzati.

Il percorso inizia sotto il segno della Natura: la prima sezione presenta i materiali storici dell'Istituto di Entomologia agraria e la “Pomona artificiale” di Francesco Garnier Valletti, straordinaria raccolta di modelli di centinaia di varietà di frutta, molte delle quali ormai scomparse. Tra le collezioni della Facoltà di Medicina e Chirurgia – Psyche ne è la parola chiave – spicca l'armadio delle cere dermatologiche, trionfo catalogatorio di tradizione positivista in sorprendente sintonia con tendenze artistiche d'attualità. Il silenzio di fossili, minerali e gemme ci parla di una storia che nasce prima della storia e continua a muovere il mondo: nella sezione Muto, all'acquario fossile del Museo di Paleontologia succedono materiali delle collezioni mineralogiche, gemmologiche, petrografiche e giacimentologiche del Dipartimento di Scienze della Terra. La Reflexio di chimica, fisica e matematica è reale – quando si tratta di strumenti d'osservazione del cielo e di misurazione di distanze – e concettuale quando si riflette nella solidificazione di pensieri, come nei modelli geometrico-matematici tridimensionali, in gesso e in metallo e filo. Le tracce di civiltà perdute si rincorrono nella sezione – Abstractio Mors – dedicata all'Egittologia e alla Papirologia, tra lacerti di papiri, ostraka, tavolette lignee e cerate e ossi con iscrizioni in greco, ieratico e demotico, copto e arabo, da un lato, e gli splendidi acquerelli di geroglifici di un maestro dell'archeologia egizia come Loret e le prime fotografie aeree dei monumenti dell'Egitto. I pezzi più monumentali e meglio conservati del Museo anatomico della Facoltà di Medicina veterinaria – le statue miologiche di un toro, un mastino e un uomo – sono, letteralmente, Carne, ancorchè cristallizzata, mentre è il soffio della vita, il Pneuma, quanto un tempo ha animato i materiali dei Musei didattici del Dipartimento di Biologia: diorami ed erbari, oltre alle tavole parietali che dalla seconda metà dell'Ottocento insegnavano l'anatomia degli esseri viventi. La Solitudo dello studio, infine, è il Leitmotiv delle collezioni di libri antichi e moderni – dalla Biblioteca del Senato al Fondo Cantù e ai fondi del Centro Apice – che, collocate nel cuore della mostra, danno conto dello strumento primo e più emblematico da cui s'irradiano studi e ricerca universitari: il libro, appunto.

Ciascun settore è contraddistinto da variazioni tonali di un colore di fondo e da scarti nell'“orientamento” del percorso – anche generati dalla dinamica collocazione delle vetrine – secondo un'organizzazione spaziale disegnata da Mario Bellini, che ha chiesto a un altro artista di contribuire al progetto con uno dei suoi inconfondibili assemblaggi cromatici. I colori del percorso sono infatti appositamente pensati da David Tremlett, artista inglese che si è presentato sulla scena internazionale nel 1973 con la mostra The Spring Recordings al Museum of Modern Art di New York, incentrata su registrazioni dei rumori di un bosco in primavera, e ha poi sviluppato una ricerca formale basata sull'incontro del presente con la storia e il passato: sono ben noti ai cultori dell'arte contemporanea i suoi wall drawings, disegni e pitture eseguiti stendendo con le mani polvere di colori direttamente sulle pareti di musei, gallerie, chiese, muri antichi e storici e case diroccate.
Anche grazie alla sua invenzione, l’armonica risonanza che si determina, in questa occasione, tra i colori del luogo e del passato (il cotto della tradizione architettonica lombarda), i mirabilia esposti e la loro percezione attuale riesce a determinare un ideale corto circuito tra passato e presente, nel nome di valori e sensibilità estetiche fuori dal tempo.





Modelli di cervelli di vertebrati






Radici di vite attaccata dalla fillossera




Frutti artificiali
dalla collezione Garnier Valletti







A. Vesalio, De umani corporis fabrica, 1555






Tavola parietale del museo di zoologia

 

 

per vistare la mostra:

Il tesoro della Statale

Milano, Rotonda della Besana
dal 23 novembre 2004 al 13 febbraio 2005
tutti i giorni dalle 9.30 alle 17.30, chiuso il lunedì
ingresso gratuito
per informazioni 02.5455047/236