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RAI - SERRA CREATIVA

Indice degli speciali

 

La RAI allo sbando senza linea editoriale tra sviluppo della professionalità interna e outsourcing

La bufera sulla RAI ha origine nella ristrutturazione voluta dal direttore generale Celli che questa estate ha varato un piano di selezione interna per l'istituzione delle figure professionali di producer e di account. Questo ha scatenato la reazione del personale. I lavoratori accusano il sindacato di subalternità a Celli, di non dire nulla sui criteri di una ristrutturazione che dimentica la peculiarità di un'azienda che dovrebbe fare programmi e non pneumatici, in sostanza di avallare un'organizzazione del lavoro che mentre non riesce a utilizzare appieno le forze che ha, vuole introdurre nuove figure professionali senza che a nessuno venga spiegato per quale nuova linea editoriale (ammesso che ce ne sia una), per quale prodotto. Del resto qualcuno sa capire perché per mettere in cantiere nuove idee di programmi si sia fatto ricorso a una struttura come "Serra Creativa" dove sono stati chiamati a lavorare solo esterni?
Il Manifesto 19.12.2000

Programmisti registi spiegano le ragioni della loro mobilitazione

In una lettera al direttore generale le rivendicazioni per la valorizzazione della professionalità interna. "Per quanto riguarda le mansioni più autoriali questa attività è addirittura scomparsa. La struttura Serra creativa, impegnata specificamente nella ricerca sui nuovi linguaggi, costituisce un mondo a sé, impermeabile al lavoro di chi opera nelle reti e autisticamente privo di ogni ricaduta sulla produzione ordinaria. In realtà l'azienda continua a vivere il suo apparato produttivo come una zavorra accumulata nel tempo, a cui dare una scrollata per riuscire a raccattare, nel migliore dei casi, qualche buon funzionario da riciclare, senza preoccuparsi di dare spazio all'intelligenza interna."
Il Manifesto 19.12.2000

La RAI decida il destino di Serra creativa?

Valeria Benatti, direttore di Serra creativa, dice: "Una volta chi voleva proporre un’idea alla Rai doveva cercarsi qualche santo in Paradiso. Ora, grazie a noi, anche autori sconosciuti possono ricevere ascolto e sostegno. Mettere a punto quattro nuovi programmi in un anno è un successo. Riceviamo progetti artigianali: trasformarli in idee compiute è un lavoro immane. Poca originalità? Quiz, candidcamera e fiction? Dobbiamo restare con i piedi per terra e costruire qualcosa che la tv di oggi, ansiosa di fare ascolti, possa comprare e trasmettere."
La Repubblica 19.12.2000

RAI e creatività: che fa Serra creativa?

Pier Luigi Celli, che giusto lunedì scorso ha lodato la capacità di Mediaset di proporre nuove trasmissioni, per contrastare la temibile concorrente, aveva creato già dal ’99 il laboratorio "Serra Creativa", con il compito di cercare e progettare programmi innovativi da immettere sul mercato. Serra Creativa finora ha valutato oltre 1210 progetti. A ottobre, però, solo 45 avevano superato l’esame, e appena 4 erano stati venduti, tutti a strutture della Rai. Delle altre 14 trattative in piedi, una sola era intavolata con una realtà esterna a viale Mazzini, Telepiù.
La Repubblica 18.12.2000

Programmi nuovi? Macché: clonati!

"Si tratta di decidere se in tv è ancora possibile inventare qualcosa. Qualcosa, cioè, che non sia comprato all’estero, nei format nati nella mente di tipi geniali. La missione di Serra Creativa è — paradossalmente — anche il suo limite: se c’è bisogno di lanciare appelli pletorici per scovare nuove idee, vuol dire che il meccanismo naturale è inceppato. Tolti un paio di spunti ragguardevoli, i progetti nascono dalla cattiva fama che la tv si è costruita negli ultimi tempi. Ovvero che i programmi si debbano clonare a pezzetti e da ogni piccola costola ne debbano nascere altri che ne sfruttano le linee guida in altre direzioni. Per la tv commerciale questo è uno stile di vita. Per la Rai, in teoria, no."
La Repubblica 18.12.2000

Bufera alla RAI

Lunedì sera, a Milano, mentre il presidente di Mediaset Confalonieri si fregava le mani, Celli ha criticato la sinistra, che avrebbe silurato Lerner dal Tg1 perché troppo indipendente. Attacchi anche alla commissione parlamentare di Vigilanza, un organismo "sfibrante"; e alla stessa Rai, incapace di guizzi creativi. Giulietti, DS: "Celli cerca solo un pretesto per andar via. Curioso che critichi partiti che lo hanno scelto e lasciato libero di fare quello che voleva. Questo manager è un ingrato."
La Repubblica 14.12.2000

Celli si spiega in una intervista

"Da un discorso di due ore, i giornali hanno estrapolato poche battute, travisandolo. La realtà è che io ho lavorato perché la Rai non fosse costretta a svendere una rete o a licenziare centinaia di persone."
La Repubblica 14.12.2000

Giorgio Celli all’attacco: “Le uniche novità nel mondo della tv ormai arrivano da Mediaset.”

Il direttore generale della RAI ammetta il fallimento del tentativo di rinnovo dell’emittente pubblica. Il motivo: la RAI è troppo dipendente dalla politica. Dice: “Non auguro a nessuno di lavorare a contatto con la Commissione come ho fatto io in questi mesi: se ne esce disfatti, tanto che mi sono chiesto se in questo paese ci sia davvero democrazia.”
La Repubblica 13.12.2000

 

Mediaset vara Cross Media Factory, incubatore creativo per il gruppo

"La fabbrica dei media incrociati al momento è un laboratorio, un incubatore di idee, di progetti multimediali in grado di generare quella «catena del valore» prodotta dai contenuti attraverso i diversi mezzi del gruppo (tv, editoria, Internet, cinema) e dello sfruttamento dei loro diritti. Sarà tra non molto una vera e propria società, partecipata da Mondadori, Mediaset, Medusa e Jumpy". Spiega Maurizio Costanzo: "Non si tratta solo di fare sinergie di gruppo, ma di sviluppare un’unica idea forte in un "prodotto lungo", declinabile sulle diverse piattaforme che possediamo."
Il Sole 24 Ore 6.10.2000