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| RAI - SERRA CREATIVA | |||||||
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La RAI allo sbando senza linea editoriale tra sviluppo della professionalità interna e outsourcing La bufera sulla RAI ha
origine nella ristrutturazione voluta dal direttore generale Celli che
questa estate ha varato un piano di selezione interna per l'istituzione
delle figure professionali di producer e di account.
Questo ha scatenato la reazione del personale. I lavoratori accusano il
sindacato di subalternità a Celli, di non dire nulla sui criteri di una
ristrutturazione che dimentica la peculiarità di un'azienda che
dovrebbe fare programmi e non pneumatici, in sostanza di avallare
un'organizzazione del lavoro che mentre non riesce a utilizzare appieno
le forze che ha, vuole introdurre nuove figure professionali senza che a
nessuno venga spiegato per quale nuova linea editoriale (ammesso che ce
ne sia una), per quale prodotto. Del resto qualcuno sa capire perché
per mettere in cantiere nuove idee di programmi si sia fatto ricorso a
una struttura come "Serra Creativa" dove sono stati chiamati a
lavorare solo esterni? Programmisti registi spiegano le ragioni della loro mobilitazione In una lettera al
direttore generale le rivendicazioni per la valorizzazione della
professionalità interna. "Per quanto riguarda le mansioni più autoriali
questa attività è addirittura scomparsa. La struttura Serra
creativa, impegnata specificamente nella ricerca sui nuovi
linguaggi, costituisce un mondo a sé, impermeabile al lavoro di chi
opera nelle reti e autisticamente privo di ogni ricaduta sulla
produzione ordinaria. In realtà l'azienda continua a vivere il suo
apparato produttivo come una zavorra accumulata nel tempo, a cui dare
una scrollata per riuscire a raccattare, nel migliore dei casi, qualche
buon funzionario da riciclare, senza preoccuparsi di dare spazio
all'intelligenza interna." La RAI decida il destino di Serra creativa? Valeria Benatti, direttore di Serra creativa, dice: "Una volta chi voleva proporre un’idea alla Rai doveva cercarsi qualche santo in Paradiso. Ora, grazie a noi, anche autori sconosciuti possono ricevere ascolto e sostegno. Mettere a punto quattro nuovi programmi in un anno è un successo. Riceviamo progetti artigianali: trasformarli in idee compiute è un lavoro immane. Poca originalità? Quiz, candidcamera e fiction? Dobbiamo restare con i piedi per terra e costruire qualcosa che la tv di oggi, ansiosa di fare ascolti, possa comprare e trasmettere."La Repubblica 19.12.2000 RAI e creatività: che fa Serra creativa? Pier Luigi Celli, che giusto lunedì
scorso ha lodato la capacità di Mediaset di proporre nuove
trasmissioni, per contrastare la temibile concorrente, aveva creato già
dal ’99 il laboratorio "Serra Creativa", con il compito di
cercare e progettare programmi innovativi da immettere sul mercato.
Serra Creativa finora ha valutato oltre 1210 progetti. A ottobre, però,
solo 45 avevano superato l’esame, e appena 4 erano stati venduti,
tutti a strutture della Rai. Delle altre 14 trattative in piedi, una
sola era intavolata con una realtà esterna a viale Mazzini, Telepiù. Programmi nuovi? Macché: clonati! "Si tratta di decidere se in tv è
ancora possibile inventare qualcosa. Qualcosa, cioè, che non sia
comprato all’estero, nei format nati nella mente di tipi geniali. La
missione di Serra Creativa è — paradossalmente — anche il suo
limite: se c’è bisogno di lanciare appelli pletorici per scovare
nuove idee, vuol dire che il meccanismo naturale è inceppato. Tolti
un paio di spunti ragguardevoli, i progetti nascono dalla cattiva fama
che la tv si è costruita negli ultimi tempi. Ovvero che i programmi
si debbano clonare a pezzetti e da ogni piccola costola ne debbano
nascere altri che ne sfruttano le linee guida in altre direzioni. Per
la tv commerciale questo è uno stile di vita. Per la Rai, in teoria,
no." Lunedì sera, a
Milano, mentre il presidente di Mediaset Confalonieri si fregava le
mani, Celli ha criticato la sinistra, che avrebbe silurato Lerner dal
Tg1 perché troppo indipendente. Attacchi anche alla commissione
parlamentare di Vigilanza, un organismo "sfibrante"; e alla
stessa Rai, incapace di guizzi creativi. Giulietti, DS: "Celli
cerca solo un pretesto per andar via. Curioso che critichi partiti che
lo hanno scelto e lasciato libero di fare quello che voleva. Questo
manager è un ingrato." Celli si spiega in una intervista "Da un discorso
di due ore, i giornali hanno estrapolato poche battute, travisandolo.
La realtà è che io ho lavorato perché la Rai non fosse costretta a
svendere una rete o a licenziare centinaia di persone." Giorgio Celli all’attacco: “Le uniche novità nel mondo della tv ormai arrivano da Mediaset.” Il direttore generale
della RAI ammetta il fallimento del tentativo di rinnovo
dell’emittente pubblica. Il motivo: la RAI è troppo dipendente
dalla politica. Dice: “Non auguro a nessuno di lavorare a contatto
con la Commissione come ho fatto io in questi mesi: se ne esce
disfatti, tanto che mi sono chiesto se in questo paese ci sia davvero
democrazia.”
Mediaset vara Cross Media Factory, incubatore creativo per il gruppo "La fabbrica
dei media incrociati al momento è un laboratorio, un incubatore di
idee, di progetti multimediali in grado di generare quella «catena del
valore» prodotta dai contenuti attraverso i diversi mezzi del gruppo
(tv, editoria, Internet, cinema) e dello sfruttamento dei loro diritti.
Sarà tra non molto una vera e propria società, partecipata da
Mondadori, Mediaset, Medusa e Jumpy". Spiega Maurizio Costanzo:
"Non si tratta solo di fare sinergie di gruppo, ma di sviluppare
un’unica idea forte in un "prodotto lungo", declinabile
sulle diverse piattaforme che possediamo."
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