Politica culturale italiana

Indice speciali

 

 Approfondimenti

Leggi l'articolo 33 della legge finanziaria 2001 intitolato Servizi dei beni culturali.

Leggi l'articolo 11 della legge finanziaria 2002 che modifica i settori di intervento delle fondazioni bancarie e la composizione delle commissioni che si occupano della distribuzione dei finanziamenti.

Biennale: la telenovela vista dalla perfida Albione
Articolone sul Times  per riassumere la politica del governo Berlusconi riguardo a cultura e alla Biennale di Venezia, in particolare. Facile l'ironia sulla lunga lista di candidati che hanno rifiutato la direzione della sezione cinema e arti visive.
In parte il problema è dovuto al Presidente Bernabé che"condivide la filosofia di Berlusconi che affronta l'arte come un prodotto per il mercato di massa e guardando al guadagno che se ne può ricavare in rapporto all'investimento, un tipo di approccio che a suscitare l'orrore degli artisti, registi e scrittori compresi."
The Times 20.3.2002

La mostra di Venezia diventa una farsa
The Guardian 18.3.2002

Fuori i nomi
Il Ministero per i Beni e le Attività culturali ha comunicato i nomi dei Soprintendenti che si insedieranno negli uffici rimasti vacanti.
Nel comunicato emanato dal Ministero si specifica che sono state scelte le professionalità più elevate esistenti nei ruoli statali integrate da esperti esterni nella misura prevista dalla legge.
Comitato degli architetti del Ministero per i Beni e le Attività culturali e UIL hanno protestato per la nomina di persone esterne.
Una delle nomine più contestate è quella di Liana Lippi alla soprintendenza per i beni architettonici ed il paesaggio di Ancona. 58 anni, già professoressa di lettere alle scuole medie, ora in pensione, la Lippi è stata "segretaria del Partito socialista italiano per Sanseverino, ha curato per Sgarbi il coordinamento delle mostre sui fratelli Salimbeni e i maestri del Rinascimento; si è candidata in varie elezioni insieme al critico d’arte ed è stata assessore alla cultura del paese marchigiano quando il sottosegretario ne era sindaco. Alle ultime regionali ha coordinato la lista Liberal Sgarbi."
Kw Art 8.3.2002

Sgarbi protettore del patrimonio
Dice Vittorio Sgarbi : "In Italia vige una tradizione iperconservatrice quando si tratta di restauri archeologici o di dipinti. Per contro, in architettura e nella gestione del territorio, vige la deregolamentazione più completa. Questo deve cambiare. Io interpreto nel modo più radicale le posizioni dei protettori del patrimonio. Mi allineo con le posizioni più intransigenti degli ecologisti in questo campo."
Le contestazioni all'operato del governo? Rispondono tutte alla logica della battaglia politica, che prescinde dai contenuti effettivi dei provvedimenti, risponde il sottosegretario.
Qualche esempio? Le proteste degli artisti - in particolare di quelli facenti capo alla corrente dell'arte povera - sono motivate dalla difesa della loro posizione di privilegio rispetto alle avanguardie sorte successivamente. Privatizzazione dei musei? Niente affatto: si tratta di un trasferimento a regioni e comuni delle competenze riguardo alla loro gestione e valorizzazione. Le nomine alla testa degli enti culturali? Alberoni alla scuola di cinema di Roma ha suscitato perplessità perché è un sociologo, ma ma sarà aiutato dal consiglio di amministrazione formato da tecnici di prim'ordine. I precedenti membri erano perfetti sconosciuti.
Le Figaro 19.2.2002

Due nuove proposte di legge per rinnovare i modelli gestionali dello spettacolo
La prima viene dall’on. Guglielmo Rositani, deputato di An e vicepresidente della Commissione Cultura della Camera, riguarda la musica sia classica che leggera. 
Essa prevede l'istituzione di un ufficio di garanzia di nomina parlamentare, il cui scopo è di razionalizzare l’utilizzazione delle risorse, conferendo o revocando il titolo per l’accesso al finanziamento pubblico, stabilendo la "suddivisione del finanziamento e delle risorse da destinare alla partecipazione dello Stato alle attività delle Regioni, coordinando anche i programmi di attività degli enti produttivi."
La nuova proposta prevede inoltre un premio economico per gli organismi che rispetteranno i criteri indicati dalla legge, con sanzioni in caso contrario.
Per le fondazioni liriche e sinfoniche è prevista la scomparsa della figura del sovrintendente. Al suo posto, un direttore artistico e un direttore amministrativo, nominati dal consiglio di amministrazione che ha potere di definire obiettivi e approvare bilancio e programma.
Previsto l’inserimento delle erogazioni liberali tra gli oneri deducibili per stimolare l’arrivo di finanziamenti da privati, e la creazione di un fondo per il sostegno delle attività musicali nelle scuole e per il sostegno della musica italiana all'estero.
La seconda è proposta dall’on. Gabriella Carlucci, responsabile dello spettacolo di Forza Italia, ha "la finalità principale di semplificare e razionalizzare la legislazione esistente nei vari settori della musica, della prosa, della danza e del cinema."
"La presente proposta di legge - ha detto la presentatrice televisiva - rappresenta un organico e snello strumento normativo, che pone al centro dell’attenzione non più gli operatori culturali, bensì la collettività, unica destinataria dell’intervento pubblico".
Elemento fondamentale della proposta di legge è la sussidiarietà orizzontale, ovvero la capacità di attrarre fondi privati o la creazione di incentivi fiscali, per evitare che alcuni settori dello spettacolo siano sostenuti integralmente dal finanziamento pubblico.
Il Sole 24 Ore febbraio 2002

"Il modello americano non ha mai ipotizzato che il museo possa essere una fonte di reddito"
Lo scrive Anna Coliva, direttrice della Galleria Borghese, la quale, dopo aver constatato che "l'affidamento dei beni culturali del Paese a soggetti genericamente definiti privati" è una ipotesi trasversale agli schieramenti politici e in discussione da almeno 20 anni," ipotizza due possibili scenari futuri.
Il primo estende ai musei "l'esperienza del sistema di gestione delle mostre affermatosi negli ultimi tempi" Esso "può suggerire che si pensi a qualcosa di analogo, con i gestori impegnati sì a fornire i servizi, ma anche a procacciare sponsorizzazioni da cui trarre naturalmente un utile. Trasferito a un grande museo tale sistema, si verrebbero a creare degli intermediari stabili tra l’Istituzione - di cui possono spendere l’autorevole nome - e il capitale privato che desiderasse identificarsi con essa, con il conseguente, abnorme aumento dei costi per il proprio mantenimento.
Il secondo nasce dalla proposta di seguire non tanto il - supposto - modello di gestione profit statunitense, ma di mutuare la normativa là in vigore.
"Se si lavorasse, invece, in sede legislativa ad una normativa che regoli elargizioni liberali o il trust di scopo, i musei sarebbero in grado di procurarsi da sé le proprie risorse. Il problema dei mezzi di sostentamento alla cultura si risolverebbe in piena normalità ed efficacia, il concetto di privato avrebbe immediatamente il suo ruolo etico e sociale, lo Stato riceverebbe sostanziosi finanziamenti senza dover ricorrere a figure estranee e da retribuire per procacciare denaro."
Corriere della sera 17.2.2002

Il mondo italiano delle arti e della cultura in agitazione per la politica culturale governativa
Attacchi all'arte contemporanea, fondi in diminuzione, tendenze alla privatizzazione secondo un modello americano: il frastornato mondo dell'arte italiano esprime il proprio disappunto di fronte alla politica della destra al governo, che sembra privilegiare conservazione e teatro d'opera, a discapito del sostegno alla creazione artistica contemporanea.
"Apparentemente, il governo pensa che il ruolo di un ministro della cultura sia di attaccare gli artisti del suo paese. Questo mi ricorda i momenti più tristi della nostra storia" dice Pier Paolo Calzolari che attualmente espone alla Galerie de France, Parigi.
Anche gli artisti di destra sembrano non vedere di buon occhio la politica governativa. Dice Luca Barbareschi, uomo di destra, direttore del Teatro Eliseo di Roma, deplorando il fatto che il governo cerchi di seguire un modello americano: "Pretendere che le banche investano nell'arte: questa è pura stupidità."
Le Monde 13.2.2002

"La norma non è affatto cattiva, dipende dagli uomini che la applicano"
I Poli museali, l'istituto che ha preso il posto delle Soprintendenze per i Beni Artistici e Storici di Roma, Firenze, Napoli e Venezia, sono uffici che coordinano "l’attività amministrativa, culturale, espositiva dei musei" gestendo i fondi a disposizione - di provenienza sia pubblica che privata - autonomamente attraverso l'attività di un consiglio di amministrazione.
Questa è la valutazione di questa riforma espressa da Claudio Strinati, soprintendente di Roma.
"Io tutto sommato ne penso bene. Le polemiche che si sono fatte sono in realtà per lo più dettate dall’ignoranza. Molti hanno reagito sostenendo la tesi che questa norma avrebbe consegnato i musei dello stato ai privati, ma la formazione delle Soprintendenze speciali dimostra il contrario: il ministero ha rafforzato i poteri dei soprintendenti - quindi dello stato - però mette i soprintendenti in condizione, dove hanno bisogno di collaborazione, di poterla avere e di non essere bloccati dalle pastoie della legge che lo impedisce.
In realtà questa legge dà maggiori poteri, ma non impone niente: non impone al soprintendente di privatizzare però gli permette di fruire di strutture private quando ne ha bisogno, che è una cosa ben diversa. Quindi io personalmente penso che la norma non sia affatto cattiva, dipende dagli uomini che la applicano.
Exibart 11.2.2002

Il ministero della cultura è uscito massacrato dall'ultima Finanziaria 
Scrive Giovanna Melandri (Ds) in una nota: "Tagliati 100 miliardi del Lotto e molte leggi che prevedevano interventi di restauro. Ma segnali ancora più allarmanti riguardano i progetti di restauro già finanziati all'inizio del 2001 dal governo dell'Ulivo e che sono da mesi bloccati. Progetti per un valore di quasi 1.000 miliardi." Fermi secondo la Melandri i progetti dei Grandi Uffizi, della Pinacoteca di Brera a Milano, del Centro per le arti contemporanee di Roma e del Museo dell'Audiovisivo all'Eur.
KW Art 11.2.2002

Finanziamenti alla cultura messi in forse dalla riforma delle fondazioni bancarie prevista dalla Finanziaria 2002
Maria Crespi, presidente del Fondo per l'ambiente italiano, lancia l'allarme per la riforma delle fondazioni bancarie introdotta della legge finanziaria 2002, il cui scopo è di indirizzare i loro finanziamenti verso settori diversi dalla cultura e solitamente di competenza dello Stato, come la prevenzione della criminalità e sicurezza pubblica, o dei Comuni, come l’edilizia popolare locale. Scrive la Crespi: "La posta in gioco è altissima. Dire fondazioni di origine bancaria significa parlare di decine di miliardi di euro." Curioso, conclude, che, proprio nel momento in cui il governo vorrebbe affidare ai privati - come anche il FAI - la gestione del patrimonio culturale, si tolga loro una fonte di finanziamento strategica.
Corriere della sera 1.2.2002

Dall'archivio di DiArte
Un emendamento Tremonti alla legge finanziaria 2002 limita le attività delle Fondazioni bancarie nel campo culturale
"La legge finanziaria 2002 introduce importanti e favorevoli aperture sulle possibilità di intervento delle fondazioni anche nel capitale di aziende che non siano strettamente «strumentali» in senso tipico, ma capaci di indurre sviluppo sul territorio. Non vengono invece toccati i settori tradizionali di intervento, inclusi i beni e le attività culturali.
Si tratta quindi di un processo positivo nella determinazione della operatività delle fondazioni. Dove invece l’intervento del ministro Giulio Tremonti sembra preludere a situazioni complesse, e quindi portatrici di ritardi operativi, è nel progetto di riforma degli statuti che apre maggiormente gli organi decisionali a nomine di carattere locale. Il ministro ha ritenuto che le forze politiche dovessero trovare espressione anche nei consigli delle fondazioni e dispone quindi una riforma delle relative norme statutarie. Ciò naturalmente non ha nulla a che fare con il buon funzionamento delle fondazioni.
Inoltre e purtroppo, questa determinazione si accompagna anche alla messa in normale amministrazione delle attività decisionali delle fondazioni, interrompendo la loro progettualità o attività di fornitori di servizi alla collettività nella quale insistono. In alcuni casi questa funzione ha fornito finora importanti iniziative, specie appunto nelle attività di produzione o di valorizzazione dei beni culturali - basti pensare alle iniziative di gestione culturale o a favore delle fondazioni liriche - ed è documentata in questo senso. Anche il ministro Giuliano Urbani, da un altro ufficio del governo, dichiara di pensare molto alle fondazioni bancarie per innervare la sua proposta di gestione allargata dei siti storici statali. L’emendamento Tremonti abbatte queste attività verso la normale amministrazione: uno stop assai pericoloso." Questo è il parere di Giuliano Segre, presidente della Fondazione cassa di risparmio di Venezia.
Il giornale dell'arte 19.1.2002

Il consiglio di amministrazione è la novità della soprintendenza di Pompei
Questo il parere del soprintendente Pietro Giovanni Guzzo. "Sostanzialmente l'autonomia di Pompei consiste nel fatto che la soprintendenza incassa direttamente gli introiti dei biglietti e le royalty dei servizi aggiuntivi della Ronchey. Questo denaro entra a far parte di un bilancio autonomo gestito dal consiglio di amministrazione, formato dal sovrintendente, dal direttore amministrativo e dal funzionario tecnico più anziano per servizio. Il direttore è una figura del tutto nuova nell'organico del ministero: ha la qualifica di dirigente, è pari grado del sovrintendente, viene nominato dal ministro e può essere scelto al di fuori del ministero.
Il consiglio di amministrazione: questa è vera la conquista. Le sovrintendenze erano poteri teocratici dove imperava (e impera) il verticismo più assoluto, che corrisponde ad una conduzione generale della pubblica amministrazione.
La vera volata di ingegno di questa legge è che la decisione è diventata collegiale. Ora, recenti proposte vorrebbero portare nel consiglio di amministrazione di questa soprintendenza anche rappresentanti dei comuni, dei sindacati: aprendo il patrimonio storico alle forze che in esso vivono e producono, ma portando al suo interno altre istanze, legittime e condivisibili, ma estranee allo scopo istituzionale della soprintendenza."
Il Manifesto 29.1.2002

Zeffirelli: niente soldi pubblici al teatro
Lo Stato, afferma Franco Zeffirelli in veste di consigliere speciale del Ministro per i Beni e le attività culturali Giuliano Urbani, non deve dare soldi alla prosa che deve mantenersi da sola. Tuttavia, continua il regista, si deve fare una eccezione per il teatro d'opera, a causa degli elevati costi dei suoi allestimenti. L'uscita di Zeffirelli ha suscitato un coro di reazioni negative degli addetti ai lavori.
Il Sole 24 Ore gennaio 2002

L’ente culturale pubblico può avere finalità non puramente commerciali e  puntare alla ricerca
Carlo Fuortes, docente di economia dei beni e delle attività culturali all’università di Viterbo commenta la proposta di Zeffirelli, ampliando la discussione alla nuova polita culturale del governo italiano. "Non credo che sia una buona soluzione. Del resto, nel caso dei teatri stabili, il finanziamento statale copre appena il 20 o il 25% del bilancio dell’istituzione, mentre il resto è coperto dagli enti locali. Quello che si avverte è il desiderio del governo di mettere in moto una strategia. Il progetto è quello di scaricare su Regioni e Fondazioni il sostentamento del teatro. A mio parere, l’appoggio di questi soggetti dovrebbe aggiungersi e non sostituirsi all’intervento statale. Sarebbe curioso veder un Paese che diventa sempre più ricco come l’Italia ma diminuisce gli investimenti a favore della cultura anziché aumentarli." Se meccanismo del finanziamento a pioggia non ha dato buona prova di sé, "il problema è allora quello ritrovare nuove regole di finanziamento. L’ente culturale pubblico può avere altre finalità non puramente commerciali, può puntare alla ricerca, alla sperimentazione, alla creazione di un nuovo pubblico, può attuare una politica dei prezzi che avvicini i giovani."
Il Sole 24 Ore gennaio 2002

Due commissioni governative al lavoro per la riforma della legge sulla tutela dei beni culturali. Quali le questioni calde?
La prima commissione è impegnata nella revisione del provvedimento di dichiarazione di interesse storico artistico, la tanto temuta notifica, uno dei punti chiave della protettiva legge del 1939 che regola la tutela dei beni culturali; la seconda ha il compito di riscrivere le leggi 1089 sulle cose di interesse storico artistico e 1497 sulle di bellezze naturali, che già erano state riorganizzate, senza grosse modifiche, in un testo unico nel 1999. 
Uno dei punti controversi è la divisione tra tutela e valorizzazione, se queste due attività possono essere separate e, se sì, a chi debba spettare la tutela: allo stato o può essere decentrata localmente? 
Commenta il giurista Tommaso Alibrandi: "Il vero problema è la distanza dal territorio. Tra un interesse puramente culturale e morale e un interesse economico, prevale l'interesse economico. E allora la vicinanza al territorio della sede decidente è pericolosa. La sede locale è fortemente condizionata dagli interessi locali. Sono sempre stato fautore della tesi che per tutelare ci volesse una certa distanza. Ma questo limitatamente al nucleo forte della tutela: all'imposizione del vincolo, alla titolarità degli uffici di soprintendenza. Non c'è solo il rischio dello speculatore, c'è anche il problema, tanto per fare un esempio, della costruzione di un'autostrada... Per tutto il resto, chiunque possa contribuire è bene che contribuisca..."
Il Manifesto 15.1.2002

Pompei pronto al decollo: un generale dell'aeronautica nominato city manager del sito archeologico
Il ministro per i beni e le attività culturali Giuliano Urbani ha nominato come city manager per la soprintendenza di Pompei un militare: è Giovanni Lombardi, generale dell’aeronautica militare. L’alto ufficiale, che non vanta precedenti esperienze nel campo dei beni culturali, sostituisce Gherpelli, che si è dimesso.
“La nomina – afferma in una nota il ministro – è un segnale preciso che il governo intende affrontare i problemi connessi alla gestione e alla valorizzazione di Pompei con la massima determinazione”.
KwArt 14.1.2002

Francesco Alberoni nominato presidente della Scuola di cinema
Lino Miccichè, attuale presidente, defenestrato senza complimenti ha appreso della sua sostituzione dalla stampa, sei ore dopo aver inaugurato il nuovo anno accademico. "Al ministero mi hanno detto che è stato un errore dell'ufficio stampa. Si sono sbagliati, hanno reso il nome pubblico prima del tempo" è il secco commento di Miccichè. "Cosa dire? Certo è singolare che la mattina si inaugura il nuovo anno accademico e la sera il ministro Urbani nomina il nuovo presidente. Me lo aspettavo, la mia nomina scade in aprile ma non oggi. Ho avuto le scuse ufficiali del ministero, è stato uno sbaglio. In effetti di singolare c'è ben poco. Il ministro Urbani ha semplicemente ripetuto il copione già collaudato con la Biennale di Venezia e la nomina anticipata di Bernabè al posto di Paolo Baratta, silurato senza neanche un grazie.
Il Manifesto 10.1.2202

"Siamo in presenza di una cultura che, in un modo o in un altro, cercherà comunque di privatizzare"
Questo è il parere dell'economista Paolo Leon, direttore della rivista Economia della cultura: "L'articolo 26 della finanziaria rende possibile affidare la gestione dei musei nazionali a "soggetti diversi da quelli statali": non solo a soggetti pubblici come sarebbero gli enti locali, ma anche a qualsiasi soggetto privato, non necessariamente senza fini di lucro. Il nuovo articolo ha una formulazione vaga, secondo la quale la gestione potrà essere concessa a chiunque, basta che abbia alcuni requisiti non ancora indicati che saranno precisati dal regolamento. Per il regolamento non sarà votato dal parlamento, ma frutto di una decisione dell'esecutivo: a seconda delle volontà più o meno privatistiche del governo potrà aprire le porte a ogni invenzione. Ho l'impressione che, nonostante sia migliorata la forma, il pericolo della privatizzazione dei musei ci sia ancora."
Due sono le possibili ipotesi che potrebbero essere alla base della politica del governo.
"La prima: si pensa di poter vendere, prima o poi, il patrimonio museale italiano ai privati. In questo modo il museo avrebbe piena autonomia e se per caso non ricevesse i soldi pubblici nella misura necessaria, poniamo per difficoltà di bilancio, potrebbe vendere un quadro o chiudere una parte del museo e licenziare il personale.
La seconda possibilità è: lo stato dà in concessione (come si dice nell'articolo 26) i beni culturali al soggetto privato, permettendogli di fare numerose operazioni come: dare i beni in prestito, metterli in mostra, cambiare il fronte espositivo. Insomma, movimentare i beni senza necessariamente venderli. In questo modo potrebbe fare tranquillamente il suo (modesto) profitto."
Una alternativa? "Credo ci siano delle forze private che potrebbero prendere in carico un museo mettendo in pratica forme di gestione diverse da quella statale. Penso che, in questo campo, si debba sperimentare e non solo dare in concessione. Scegliendo, però, delle istituzioni senza fini di lucro e non qualcuno che desideri guadagnare. Farei in modo che regioni, province e comuni, con l'aiuto dello stato, si esercitassero a determinare una situazione esemplare di museo gestito da una società no profit.
Il Manifesto 8.1.2002

Il valzer dei soprintendenti
Enrico Guglielmo è il nuovo responsabile della soprintendenza per i Beni architettonici e il paesaggio e per il patrimonio storico-artistico di Napoli. Mario Augusto Lolli Ghetti l'incarico di soprintendente regionale per la Toscana. Alla guida della soprintendenza ai Beni ambientali e architettonici di Firenze, torna Domenico Valentino.
Il ministero ha inoltre ufficializzato le nomine delle soprintendenze speciali autonome: oltre a Paolucci, soprintendente speciale per il polo museale fiorentino, sono Adriano La Regina per i beni archeologici e Claudio Strinati per i musei a Roma, Nicola Spinosa a Napoli. Non è stata ancora ufficializzata la nomina del soprintendente speciale per Venezia.
KwArt 3.1.2002

L'idea di un privato che gestisce i musei guadagnandoci è un'illusione pericolosa
SIn riferimento all'articolo 26 della legge finanziaria per il 2002 - che prevede l'affidamento in gestione ai privati dei beni culturali - Salvatore Settis, direttore della Scuola Normale Superiore di Pisa e professore di Storia dell'Archeologia, già direttore dell'Istituto di ricerche storico-artistiche del Getty Center: "Visitando i musei americani è facile vedere un dinamismo ignoto ai musei italiani: si viene, poi, a sapere che i musei americani sono privati, si attribuisce il dinamismo a questo fatto e si deduce che, con l'ingresso del privato, anche i nostri musei possono diventare altrettanto dinamici. 
In che senso sono privati i musei americani? Sono privati perché originano da un accumulo di collezioni fatte da privati. Ma questo è solo un aspetto. I privati che hanno trasformato le loro collezioni in musei aperti al pubblico, li hanno anche dotati di capitale iniziale a volte molto vasto. Alcune cifre. Il Getty ha oggi un capitale di oltre 7 miliardi di dollari. Questo capitale viene investito ogni anno dai trustees che hanno una politica molto efficace dalla quale risultano, ogni anno, introiti che si aggirano tra i 500 e i 600 milioni di dollari, diciamo che 300 li rinvestono e 200 li usano per il museo (cifre del bilancio '99). In quell'anno il Getty ha speso in cultura e investimenti per il museo 204 milioni di dollari mentre ha una serie di attività di vendita e diritti d'autore dai quali ha incassato circa 15 milioni di dollari. Ovvero il Getty è in passivo di 190 milioni di dollari... Ma questo "passivo" non è un fallimento bensì aderenza al proprio fine istituzionale. Proprio così. Il privato americano funziona con un enorme passivo ripianato da sostanziose donazioni.
L'idea che dai musei si possa ricavare un utile è il contrario della filosofia dei musei americani. I musei americani sono fatti per non avere un utile. Sono costruiti per essere costantemente in passivo nonostante abbiano un grande capitale iniziale. E noi, vogliamo dare da gestire gli Uffizi, con capitale iniziale zero, a qualcuno che con i biglietti riesce a fare cosa? Con le magliette e i manifesti?
Perché i musei americani sono dinamici? Perché hanno dei capitali di cui dispongono e quindi da un lato investono e dall'altro lato spendono: lo stesso consiglio di amministrazione fa entrambe le cose e questo mette in circolo le idee in un'altra maniera. Vogliamo rendere più dinamici i nostri musei? Io sono d'accordo. Si possono seguire varie strade. Una potrebbe essere quella di mantenere una situazione per cui i musei restano dello stato che dà loro un'enorme autonomia, creando direzioni che possano avviare una politica più "vivace". Direzioni che devono essere scientifiche e non meramente manageriali."
Il Manifesto 29.12.2001

Largo ai giovani
Giorgio Albertazzi - nato 77 anni anni or sono - succede a Mario Martone alla direzione del Teatro di Roma. Intanto Oberdan Forlenza, presidente del teatro, da la linea: apertura al teatro privato e presenza più incisiva delle produzione romane in Italia e in Europa.
La Stampa 22.12.2001

"La breve primavera del Teatro di Roma nell'Italia attuale sarebbe impossibile"
Lo afferma Mario Martone. "C'è troppa diversità di valori - spiega Martone - tra cosa è ora la realtà e cosa volevamo trasmettere, sono due mondi incomunicabili. Il punto poi non mi sembra, nel caso specifico Albertazzi. E' piuttosto un problema della sinistra, che non è capace di difendere i valori che le appartengono contro una destra che invece lo sa fare benissimo. Sapendo cosa sarebbe accaduto alla Biennale o all'Eti, non riesco a capire come mai Veltroni, in veste di sindaco della città, non ha valutato il Teatro di Roma come l'ultimo possibile e importante palcoscenico istituzionale per dare visibilità al nuovo teatro.
Il Manifesto 22.12.2001

Creati i poli museali di Firenze, Roma, Napoli e Venezia
Le soprintendenze ai beni artisti e storici di Roma, Firenze, Napoli e Venezia vengono trasformate in poli museali del tutto autonomi: perdono il territorio (per esempio tutto ciò che è in chiese e palazzi) e si concentrano su musei e gallerie.
Quello che perdono le soprintendenze storico-artistiche è inserito in grandi soprintendenze cosiddette miste perché si interessano non solo dei beni artistici e storici, ma dei beni architettonici e del paesaggio. La perdita del territorio e il fatto che queste soprintendenze miste avranno a capo un architetto ha gettato nel panico gli storici dell’arte.
I cambiamenti avverranno senza aumentare il numero delle Sovrintendenze, che per legge non può superare le attuali 70, e a costo zero. Quindi per ogni soprintendenza nuova qualcuna dovrà essere accorpata e bisognerà chiarire finanziamenti e organici.
KwArt 17.12.2001

Franco Bernabè è il nuovo presidente della Biennale di Venezia
Bernabè è stato designato con un anticipo eloquentissimo rispetto alla scadenza dell’attuale consiglio di amministrazione da il ministro per i beni culturali Giuliano Urbani. Ex amministratore delegato di Telecom Italia e di Eni, ora presidente di Franco Bernabè & C nonché di Kelyan, società di servizi e prodotti internet, Barnabè è anche consigliere di amministrazione della Fiat, di Petrochina, di Tiscali. Il manager continuerà nella sua attività imprenditoriale: ritiene la Biennale un’istituzione di massimo prestigio ma il suo impegno sarà inevitabilmente part-time.
Scontata la sostituzione di Alberto Barbera alla direzione della sezione cinema, mentre per quella arti visive si parla del critico d’arte Robert Hughes.
Corriere della sera 15.12.2001

Franco Zeffirelli: Tutto sbagliato, tutto da rifare!
Dice il neoconsigliere per le arti e lo spettacolo del ministro Giuliano Urbani riguardo alla Mostra del cinema: "Sono finiti i tempi in cui era un cimento tra talenti veri e costruttivi del cinema mondiale. Ora è una vetrina sciocca e un po’ velleitaria. Si spendono soldi, si chiacchiera, si finisce con l’assegnare il Leone d’oro a un film turco o a un film pakistano." E il resto "L’unico settore che si difende sono le orchestre sinfoniche. I teatri lirici sono allo sbaraglio, il cinema ha problemi serissimi, il teatro di prosa quasi non esiste più, il balletto necessita di una riorganizzazione dalle fondamenta. Le strutture sono fatiscenti ovunque. Bisogna riportare il merito come unità di misura in tutta Italia ma soprattutto nello spettacolo."
Corriere della sera 15.12.2001

E per fortuna che la legge sulla Biennale parla di piena libertà di idee e forme espressive... 
Sgarbi del resto, puntualizza che loro mica badano alle poltrone, l'obiettivo è la politica culturale: "siamo andati in giro per il mondo a chiedere a nomi di prestigio, con Scorsese è andata male, ma ad esempio con Robert Hughes (critico d'arte di Time) ho avuto piena disponibilità per la direzione del settore arte. A questo punto i direttori dovrebbe capire che il loro lavoro è inutile". Quando si dice stile.
Peccato che tutti loro dimenticano il lavoro prezioso svolto da Baratta, la rendendo la Biennale un ente vitale, che nell'ultimo anno è riuscito a incassare di suo (sponsor, biglietti, etc) il 40% dei contributi pubblici. Soltanto la Biennale Arte di Szeemann ha avuto 2000 visitatori al giorno, un record. Cosa farà Hughes, che si definisce un conservatore che vuole concentrarsi sulla scultura e sulla pittura?
Il Manifesto 15.12.2001

"Male informati" gli stranieri critici sull'affidamento ai privati dei musei italiani
Giuliano Urbani ha definito "terrificanti" alcune critiche straniere all’articolo della Finanziaria che prevedeva l’affidamento a privati della gestione dei musei e ha ipotizzato chi le ha espresse abbia avuto "cattivi informatori italiani". Successivamente, ha aggiunto Urbani, "abbiamo visto il Parlamento francese e quello spagnolo prevedere ipotesi, quelle sì davvero di dismissione del loro patrimonio artistico".
KwArt 7.12.2001

Museo contro Museo. Le strategie, gli strumenti, i risultati
Con questo titolo l'Associazione Civita, presieduta da Antonio Maccanico, ha presentato un rapporto redatto da esperti di economia e del settore museale allo scopo di valutare le possibilità di coniugare la sfera della cultura e quella del mercato. Vi si legge: "Sembra che i musei non siano completi se non hanno a disposizione bar, negozi, ristoranti o se non padroneggiano le tecniche del marketing. Le mostre sono sempre più destinate ad accrescere le entrate e meno legate a obbiettivi di politica culturale. Gli obbiettivi dei ricavi sono messi sullo stesso piano di quelli educativi." Come esempio di ruolo preminente affidato al bene economico viene citata la Gran Bretagna, ignorando che dal mese di dicembre 2001 in Inghilterra è stato abolito il biglietto di ingresso nei musei statali.
La Stampa 7.12.2001

Musei in gestione ai privati: "Lo scopo ultimo è di salvare ciò che c'è in cantina e di esporlo al pubblico"
Parola del Ministro per i beni e le attività culturali Giuliano Urbani. "Con l'articolo 22 della legge finanziaria stiamo cercando di incrementare le risorse per far funzionare meglio le cose, me rendere accessibile il nostro immenso patrimonio agli italiani e al mondo." In più, aggiunge il ministro, libereremo i soprintendenti dall'incomodo della gestione: in questo modo essi potranno dedicarsi intermente alla conservazione.
The Art Newspaper 4.12.2001

Modificati i criteri per affidamento ai privati della gestione dei musei italiani
La Commissione cultura del Parlamento, su indicazione del sottosegretario Vittorio Sgarbi, ha accolto un maxi-emendamento dell’opposizione. Nel nuovo testo non si parla più di "intera gestione" da concedere a "soggetti privati" ma solo di "soggetti diversi da quelli statali" per "la gestione di servizi finalizzati al miglioramento della fruizione pubblica e della valorizzazione del patrimonio artistico." La nuova formulazione indica i dettagli del regolamento per la concessione: le procedure di affidamento dovranno basarsi sui criteri "dell’offerta economica più vantaggiosa» e sui servizi «qualitativamente più favorevoli dal punto di vista degli utenti e della tutela e della valorizzazione dei beni." Vengono definiti anche i "compiti dello Stato e dei concessionari" in materia di restauri, le regole per il reclutamento del personale e "i parametri di offerta e di gestione dei siti culturali" (che dovranno attenersi allo statuto dell’International Council of museum).
Corriere della sera 28.11.2001

Le sovrintendenze di Firenze, Roma e Napoli verso una maggiore autonomia
I comitati di settore del ministero per i Beni e le attività culturali hanno dato parere favorevole alla creazione degli istituti autonomi per i musei statali delle tre città d’arte con a capo i soprintendenti Claudio Strinati a Roma, Antonio Paolucci a Firenze, Nicola Spinosa a Napoli. Pur non avendo lo stesso gradi di autonomia della sovrintendenza di Pompei, le tre sovrintendenze speciali dovrebbero poter disporre di una maggiore indipendenza organizzativa, gestionale e decisionale, rispondendo del loro operato non dal sovrintendente regionale ma direttamente dal segretario generale del ministero. La decisione finale spetta al ministro Urbani e sarà presa entro Natale.
KwArt 27.11.2001

Sì del Senato alla possibilità di concedere ai privati la gestione di musei e beni culturali
Un regolamento ministeriale stabilirà i criteri per definire la durata della concessione, comunque non inferiore a cinque anni e il canone complessivo da corrispondere allo stato. La somma dovrà essere corrisposta dal privato allo Stato al momento della stipula della convenzione.
Il Sole 24 Ore 13.11.2001

Il ministero della cultura esternalizza i propri compiti
Giuseppe Gherpelli, soprintendente di Pompei, scrive: "L’articolo 22 della Finanziaria 2002 prevede la possibilità di concedere a soggetti privati l’intera gestione del servizio concernente la fruizione pubblica dei Beni culturali. E’ questo che lo differenzia dalle indicazioni della Ronchey. Così come è, l’articolo presenta una nebulosità densa, che rafforza decisamente la volontà di esternalizzare l’attività di gestione, senza necessariamente costringerla entro i confini della compartecipazione. Ritengo che un serio lavoro di approfondimento della proposta Urbani sia comunque indispensabile, anche perché, a tutt’oggi, la diffusa volontà di esternalizzazione, che ha le sue radici nella convinzione che l’attuale sistema gestionale dei Beni culturali deve essere radicalmente ammodernato senza chiudersi in se stesso, si è concretizzata solo nell’applicazione della legge Ronchey e nell’esperimento di autonomia in corso a Pompei."
Corriere della sera 10.11.200

Gestione economica ai privati o privatizzazione dei musei italiani: il ministro non chiarisce
L'equivoco tra intera gestione economica e privatizzazione sarebbe stato provocato da una lettura aprioristica e sospettosa dell'articolo 22 della finanziaria, ancora in discussione. Esso, tuttavia, non è stato sciolto dalle dichiarazioni del ministro Urbani, coadiuvato dal sottosegretario Sgarbi, nel corso di una conferenza stampa convocata in fretta e furia per placare gli animi degli addetti ai lavori e dei "colleghi dei musei stranieri" un po' troppo "interessati" alla questione,  Niente di nuovo sotto il sole, dice il ministro, è solo un atto un po' più coraggioso di quello compiuto nel '94 da Ronchey che aveva già concesso i cosiddetti "servizi aggiuntivi" ai privati. Ma, attenzione, anche in questo caso quella che si concede è solamente la gestione economica e dunque la valorizzazione e la promozione del bene, che resta inalienabile, non certo la sua tutela che è un dovere dello stato. La gestione economica, va da sé, è sottordinata alla tutela.
Il Manifesto 7.11.2001

La defenestrazione dei soprintendenti
Nei musei il personale sarà gestito da fondazioni private; i general manager si occuperanno del marketing dell'arte, servizi aggiuntivi, sponsorizzazioni, ai soprintendenti resterà il compito della tutela e della direzione scientifica dell'istituzione, e i privati che decideranno di gestire un bene culturale dovranno versare ogni anno un canone allo Stato. Soprintendenti, sindacati e opposizione chiedono ad Urbani di "chiarire meglio questa norma ambigua." Giuseppe Chiarante, vicepresidente del consiglio dei Beni Culturali denuncia l'esclusione degli organi del ministero dalla discussione, la Uil già minaccia uno sciopero generale. "Il personale - spiegano al ministero - non sarà più coordinato dallo Stato, ma da queste società che avranno la gestione del museo. Ci saranno degli standard qualitativi che i privati dovranno rispettare, primo fra tutti la tutela del personale che già lavora nel settore. Si pensa poi ad un uso differenziato degli spazi, che potranno ospitare molteplici iniziative, sempre però in un ambito consono al monumento".
La Repubblica.com 2.11.2001

La FIAT dagli uffici agli Uffizi
Dopo quanto stabilito dalla legge finanziaria 2002 riguardo alla possibilità che i privati gestiscano musei, siti archeologici e biblioteche, il ministro Urbani sta preparando la lista dei musei in offerta. Tra di essi si mormora ci siano la Galleria degli Uffizi e la Pinacoteca di Milano. Tra i soggetti che sembrano essere interessati ad aderire sembra ci siano delle banche e la FIAT.
Liberation 30.10.2001

I direttori dei più prestigiosi musei mondiali contro la privatizzazione di quelli italiani
Philippe de Montebello direttore del Metropolitan Museum, New York, Thomas Krens direttore del Guggenheim, New York, Henri Loyrette direttore del Louvre, Parigi, e Neil Macgregor direttore del National Gallery, Londra, sono tra coloro che hanno scritto al governo italiano per spingerlo a non approvare l'articolo della finanziaria che prevede sia concessa ai privati "l’intera gestione del servizio concernente la fruizione pubblica dei beni culturali" - in italiano nel testo della lettera. Tra l'altro, i direttori si sentono in dovere di spiegare al governo italiano che i musei dovrebbero essere gestiti per il vantaggio pubblico, e non per il conseguimento del profitto privato. E, a maggiore chiarificazione del concetto, scrivono: "Sebbene i musei negli USA siano per lo più istituzioni non governative private, essi non sono condotti come aziende private, né messi, tutti o in parte, nelle mani di imprese private, e sono strettamente gestiti come attività not-for-profit."
The Art Newspaper 22.10.2001

Musei ai privati: bell'idea, ma sarebbe meglio mettere ordine nelle norme
La tanto sbandierata possibilità di affidare ai privati la gestione dei musei - contenuta nell'articolo 22 della legge finanziaria - cozza con quanto previsto dal nel 1998 il Governo nazionale, con il Dlgs 112 (articolo 150). Scrive Pietro Petraroia, direttore cultura della Regione Lombardia: "Non mi spingo a valutare se l'offerta dell'articolo 22 sia davvero interessante per il mercato: osservo soltanto che essa non sembra ispirata a criteri di sussidiarietà e, inoltre, che presuppone possa delinearsi una demarcazione netta fra tutela e valorizzazione, ipotesi che ho sempre trovato molto astratta. Del resto, le pratiche di gestione innovativa di maggior successo in Italia e all'estero dimostrano che sono oggi vincenti gli interventi di integrazione sul territorio dei servizi culturali con quelli non culturali ma funzionali alla fruizione (accoglienza, informazione, viabilità, bigliettazione integrata o cumulativa eccetera), circostanza che presuppone una forte attivazione delle autonomie locali e di soggetti no profit. Con questo non si intende affatto escludere l'attivazione di iniziative imprenditoriali innovative nel settore della gestione dei servizi culturali e in specie museali. Ma ciò di cui si avverte il bisogno non è una iperlegificazione sulle innumerevoli soluzioni gestionali ammissibili, quanto una vera, coraggiosa riforma della normativa sulla esternalizzazione dei servizi degli Enti statali e locali.
Il Sole 24 Ore 21.10.2001

Ma i privati li vorranno veramente i musei?
Rimangono così seri dubbi sull'effettiva presenza di privati disposti ad accollarsi gli oneri dell'intera gestione, in assenza di chiare linee di policy del personale (chi si farà carico di migliaia di custodi?) e, soprattutto, di un disegno di riforma che soddisfi le annose richieste dei dirigenti statali: senza autonomia amministrativa e finanziaria, senza gli auspicati riconoscimenti professionali, senza corposi investimenti in formazione permanente sarà difficile trovare accordi duraturi e sostenibili.
Il Sole 24 Ore 21.10.2001

Musei ai privati, ma sotto tutela dei ministeri dell’Università e dei Beni culturali
Scrive Arturo Carlo Quitavalle: "Prima di tutto nel sistema delle strutture da affidare indirettamente ai privati devono essere comprese parti significative di territorio, quindi anche edifici, non soltanto i musei; in secondo luogo i musei da affidare ai privati devono essere soprattutto quelli piccoli, non tanto quelli grandi e famosi che vogliono dire immagine, pubblicità e quindi, indirettamente, un legittimo guadagno per gli sponsor; in terzo luogo resta aperto il problema di chi gestirà questi sistemi concessi al privato. I privati che si varranno delle nuove possibilità offerte dalla Finanziaria si devono dimenticare il guadagno di immagine e la pubblicità, semmai devono intendere la tutela del paesaggio, degli edifici, delle chiese o degli scavi dispersi, come un vero, civile impegno; i privati, insomma, devono sapere operare con discrezione e dedizione nell’interesse di tutti rinunziando a promuovere se stessi o la propria impresa."
Corriere della sera 2.10.2001

La rivoluzione d'ottobre: musei ai privati
"Gli Uffizi, Brera, Pompei potranno essere totalmente gestiti dai privati". Solitamente pacato, Giuliano Urbani, ministro per i Beni culturali, stavolta dà fiato alle trombe: "Nessuno se n’è accorto, ma all’interno della nuova Finanziaria c’è una norma straordinariamente innovativa che cambierà una volta per tutte il modo in cui vengono gestiti i musei, le gallerie d’arte, i beni culturali". La norma, approvata due giorni fa con la Finanziaria, è quella che di fatto trasferisce ai privati la gestione del patrimonio artistico e museale. Per la prima volta lo Stato potrà dare in concessione a una società privata, per cinque anni, la gestione di un museo. Con la legge Ronchey si stabiliva che i privati avrebbero potuto gestire i servizi aggiuntivi, come bookshop e caffetterie. Adesso potranno avere tutto il museo. Rimane però chiaro un principio: "La tutela dei beni culturali resta fermamente nelle mani dello Stato. I soprintendenti, alle dirette dipendenze del ministro, devono controllare che tutto si svolga nel più completo rispetto del patrimonio artistico e culturale. I soprintendenti devono agire come veri e propri magistrati."
Corriere della sera 1.10.2001

I Soprintendenti: chiarire le regole del gioco
L’importante è chiarire bene i compiti e le aree di intervento di ognuna delle parti in causa, dei privati come dello Stato. Sembra essere questo l’atteggiamento comune dei soprintendenti italiani davanti alla possibilità (prevista dalla nuova Finanziaria) di affidare ai privati la gestione dei musei. Per molti di loro, una possibilità da non demonizzare sia pur con una lunga serie di distinguo . Ad esempio, secondo Nicola Spinosa, sovrintendente ai Beni artistici e storici di Napoli, ad esempio "è fondamentale che i privati non decidano di investire soltanto sulle grandi mostre o sui grandi restauri di un Caravaggio, di un Giotto o di un Masaccio: veri e propri eventi destinati ad attirare rapidamente tanto pubblico e tanti soldi."
Corriere della sera 1.10.2001