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| MILANO | |||||||
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La Pinacoteca di Brera Caterina Bon Valsassina, sovrintendente ai beni culturali di Milano, si presenta "Sono appena arrivata e non conosco
Milano. Considero uno dei miei obiettivi prioritari la Grande Brera, per
la quale ci sono i 16 miliardi e mezzo del Lotto. Per quanto riguarda il
presente della pinacoteca milanese, credo che per far vivere un museo si
debbano creare sempre nuove occasioni. Anche piccole mostre, per
esempio, da realizzare a costi quasi zero con le opere della collezione
e impegnando le energie fresche dei funzionari. Ci sono tante cose che
si possono fare senza grossa spesa e che rientrano in un ambito più
tradizionale di uso del museo."
La stagione delle inaugurazioni Fervore elettorale o rinascita culturale? Stamane la Scala apre i suoi laboratori
all’exAnsaldo; domani, in via Procaccini la Fabbrica del Vapore si
presenta (per una parte) al pubblico. A marzo aprirà l’atteso
auditorium Dal Verme in piazza Castello che per 18 anni abbiamo visto
impacchettato dentro un cantiere. Lavori in corso ci sono al Castello
Sforzesco, alla Chiesa di S. Teresa in via Moscova che diventerà la
Mediateca. Sempre l’exAnsaldo aspetta il progetto dell’architetto di
fama Chipperfield per i due musei che troveranno posto nei suoi spazi.
Un Museo del Presente si sta realizzando alla Bovisa, un auditorium alla
Bicocca; un altro teatro, la nuova sede di Teatridithalia, partirà (si
dice entro un anno), in corso Buenos Aires dove c’era il cinema
Puccini; in via Mac Mahon, l’exEolo verrà trasformato nel nuovo
teatro Out Off e a Porta Vittoria sorgerà la Biblioteca Europea...
La Fabbrica del Vapore Inaugurata la Fabbrica del vapore che sarà finita nel 2004 Fabbrica del Vapore, arrivederci al
2004. La grande avventura della nuova cittadella di via Procaccini
dedicata a giovani, nuove tendenze e creatività è partita ieri e si
concluderà fra tre anni. Quando giungeranno al termine tutti i lavori
di ristrutturazione. Il disegno finale prevede che la Fabbrica del
Vapore ospiti, oltre a tutte le iniziative espositive
dell’assessorato ai Giovani, diciassette progetti firmati da
società o gruppi di giovani che hanno superato un bando di gara (302
i partecipanti) per «l’innovazione culturale». I 17 vincitori
(dallo Studio Azzurro al Centro Studio Holden, per citare realtà già
conosciute) entreranno nei padiglioni già ristrutturati a partire dal
prossimo ottobre. All'esterno, controinaugurazione organizzata sera
dai centri sociali che con musica e volantini hanno voluto segnalare
al Comune che l’apertura della nuova cittadella "non può e non
deve diventare una scusa per sgomberare i centri sociali." La Fabbrica del vapore assomiglia a un centro sociale istituzionalizzato Lasciamo perdere il ritardo. Resta il
fatto che La Fabbrica del Vapore è una realtà. E adesso?
Adesso un problema si pone per l'ala creativa dei centri sociali (e a
prescindere dal fatto che in quello spazio già lavorano alcune
persone vicine a quel variegato mondo). Perché La Fabbrica del
Vapore è stata creata anche come sorta di antidoto ai centri
sociali, e l'operazione per ora è stata portata a termine piuttosto
brillantemente. Diciamo che il buon Scalpelli è riuscito a
"copiare" alcune esperienze dei centri (perfino di Berlino)
facendole proprie e frullandole in quello che potrebbe diventare un
allettante contenitore di produzioni giovanili d'avanguardia. "Se
il riconoscimento del nostro lavoro c'è stato - spiegano alcuni
giovinastri determinati a non farsi confondere dal vapore - che almeno
venga esteso". Come dire, tenetevi la vostra fabbrica ma almeno
lasciateci in pace.
Sergio
Scalpelli
(FI), assessore ai giovani di Milano, si scusa con
la città per il ritardo nella costruzione della Fabbrica del vapore.
Sullo sfondo non solo lungaggini burocratiche, ma anche il contrasto
con il sindaco Albertini. Le tappe
di un progetto nato nel 1989. L’Assessorato allo Sport e Giovani del
Comune di Milano, con la collaborazione di una commissione
internazionale coordinata da Maria Grazia Mattei, ha creato un polo di
produzione culturale giovanile dal carattere estremamente innovativo. Il
21 febbraio inaugureranno le prime parti restaurate, affacciate sulla
vastissima piazza interna, con una serie di performance di
artisti e con un concerto; saranno inoltre esposti gli elaborati del
concorso grafico per il marchio La Fabbrica del Vapore e sarà
premiato il vincitore. Il 15 marzo aprirà poi la mostra di giovani
artisti internazionali intitolata Short Stories, a cura di
Roberto Pinto.
I lavori per il Teatro alla Scala 108 miliardi per il rinnovo della Scala di Milano Con una spesa di 108 miliardi verranno
rimessi a nuovo palchi, foyer e sala principale. L'intervento contestato
riguarderà invece il palcoscenico: verrà completamente distrutto
quello che per molti è un "patrimonio da difendere."
La Scala trasferisce i laboratori negli edifici dell'ex Ansaldo Inaugurazione in grande stile dei
laboratori della Scala all’Ansaldo: 19 mila metri quadri suddivisi in
tre padiglioni, che nel giro di qualche mese ospiteranno la maggior
parte delle lavorazioni artigianali degli allestimenti scenici, le prove
di regia, i costumi. Il tutto con un investimento di circa 20 miliardi.
Il teatro Dal Verme Il teatro Dal Verme quasi pronto Dopo vent’anni di lavori e di traversie
il Teatro Dal Verme (di proprietà al 50% del comune e della provincia
di Milano) è vicino alla sua riapertura. La Rai avrà la gestione del
30% delle attività. Per la restante parte saranno i Pomeriggi Musicali
a gestirlo e a coordinare la programmazione per due anni. Ma
altri candidati si fanno avanti: la Filarmonica della Scala, la Società
dei Concerti, la Società del Quartetto. Inaugurazione prevista per
aprile.
Il caso dell'Orchestra Verdi Lo ha affermato Luigi Corbani, manager dell'Orchestra Verdi di
Milano. Per fare fronte alla difficile situazione economica e constata
la esiguità dei fondi pubblici, l'Orchestra Verdi chiede ai milanesi di
aderire all'Albo d'oro, iniziativa legata al decennale della Verdi che
si festeggerà nel 2003 che ha già raccolto 800 milioni. La concorrenza (artistica) tra Scala e Orchestra Verdi fa bene al mercato e il pubblico ci guadagna Angelo Foletto interviene sulla questione
aperta da Luigi Corbani e proseguita da Salvatore Carrubba riguardo al
finanziamento dell'orchestra Verdi di Milano. Foletto sostiene che da
quando l'Orchestra Verdi s’è dotata di un direttore di richiamo e ha
trovato una sede prestigiosa ha notevolmente aumentato la sua idoneità
a competere con la Scala nella caccia allo sponsor. Di questi tempi, con
Milano a portafogli chiusi, l’antagonista artistico
innervosisce La Scala. Milano più il territorio lombardo (da cui viene
il 70% degli spettatori), ha potenzialità per assorbire molta più
offerta musicale dell’attuale. Nessuno, tranne la Scala quando sul
c’è podio Riccardo Muti, è insostituibile. Basta con il vittimismo
nei confronti dell’avarizia delle istituzioni (pubbliche e private) -
prosegue Foletto -
Se l’Orchestra Verdi intende effettivamente diventare allettante
partner per il neghittoso mecenatismo lombardo, bisogna che agisca sul
serio; quindi, per prima cosa, raccontare con chiarezza cosa può e deve
fare, non solo cosa vorrebbe fare, in primo luogo rendendo trasparenti e pubblici
oltre ai cartelloni anche i bilanci. La seconda parte dell'articolo Scrive il direttore generale dell'Orchestra Verdi di Milano: "L'operazione dell'Auditorium e la costituzione dell'Orchestra Verdi non sono una "impresa privata". Vi è un'enorme differenza tra impresa privata e iniziativa civile con finalità pubbliche senza fini di lucro. Un gruppo di cittadini milanesi, non "i privati", hanno dato vita e sostengono l'attività dell'Orchestra Verdi da sette anni: non sono stati prodighi di belle parole, ma hanno fatto. Ben altri si sono dileguati o sono stati distratti: enti pubblici e privati, aziende anche famose. Beninteso, saremmo felici se il Comune volesse partecipare a questa iniziativa attivamente, anche con una significativa presenza nel nostro Consiglio direttivo. Ma non abbiamo chiesto che la Verdi diventi un'istituzione a prevalente partecipazione pubblica: abbiamo semplicemente chiesto che gli enti pubblici nel loro complesso e quindi anche il Comune partecipino in modo adeguato al suo sostegno. In realtà, i contributi pubblici all'Orchestra Verdi sono di gran lunga inferiori ai costi e agli oneri determinati dallo Stato." Trasformiamo l'Orchestra Verdi da privata a pubblica La proposta viene da
Salvatore Carrubba, assessore alla cultura del comune di Milano. Dice:
"Mi pare che il problema che ora si pone sia quello di trasformare
un soggetto privato in un'istituzione a prevalente partecipazione
pubblica, con tutte le doverose conseguenze cui ciò necessariamente
porterà in termini di gestione. Parlo di compatibilità tra attività
programmabili e risorse complessive disponibili; di coerenza con le
altre, altrettanto meritevoli, attività musicali che i soggetti
pubblici già finanziano e con la programmazione delle altre, nuove sale
musicali che i soggetti pubblici stanno aprendo in città, dal Dal Verme
all’Auditorium degli Arcimboldi. Non nascondo certo che trasformare un
soggetto privato in pubblico sarebbe motivo di grande delusione per me
che ho anzi tentato fortemente in questi anni, talora riuscendoci, di
allargare la partecipazione dei privati alla gestione della vita
culturale della città." L'Orchestra Verdi di Milano batte cassa Nonostante l'alto e
riconosciuto valore artistico dell'orchestra, i finanziamenti pubblici
e privati stentano ad arrivare. Di conseguenza il programma è stato
ridimensionato. Dice Luigi Corbani, manager dell'orchestra: "Mi
posso rimproverare solo di aver sopravvalutato le possibilità della
città in termini di apporti finanziari. Ci è mancato il sostegno
degli sponsor: si sono fatti avanti, ma poi le cifre si sono rivelate
magre . Se si escludono la Fondazione Cariplo, che ci dà 700 milioni
l’anno, e l’Ambroveneto (250 milioni), la cosiddetta borghesia
illuminata milanese non ha risposto. In questa città vige una logica
monocentrica. Noi abbiamo cercato di dotare Milano di un’altra realtà
sinfonica di livello internazionale: non per becera concorrenza, per
contrapporci alla Scala. Solo il pubblico può decidere chi premiare.
E qui invece si pensa solo al "castello". Non basta, per
quanto sia affascinante e abbia un passato glorioso." Sponsor parsimoniosi, in forse i concerti jazz all'Auditorum Verdi di Milano Luigi Corbani, general
manager dell’Auditorium Verdi, ripete da tempo che i finanziamenti
pubblici sono insufficienti a tenere in vita l’attività
dell’istituzione, che costa circa 13 miliardi a stagione. Dagli enti
pubblici (Stato, Comune, Provincia, Regione) l’Orchestra riceve 880
milioni all’anno (circa l’8% del bilancio di spesa), ma in tasse e
contributi versa 2 miliardi e mezzo. Segni positivi ce ne sono: lo Stato
avrebbe portato le sovvenzioni da 400 a 560 milioni, il Comune da 200 a
400. Il problema principale in questo momento pare dovuto al mancato
reperimento di sponsor per i concerti jazz. Qualcuno si era fatto
avanti, ma alla fin fine le cifre offerte si sono rivelate più magre
del previsto.
Il caso dei musei del comune di Milano Nuova gestione per i musei milanesi: ancora poca chiarezza sulle modalità Alla discussione organizzata dalla CGIL
sul modello di gestione dei musei milanesi è mancata la presenza dei
rappresentanti del comune di Milano a spiegare in dettaglio i loro
piani. Molti degli oratori hanno sollevato domande che sono dunque
rimaste senza risposta. "In una storia pubblicata qualche anno fa
su Topolino, il sindaco si indignava di fronte alla privatizzazione del
Castello Sforzesco, operata da un Paperon de' Paperoni trasformatosi in
scaltro imprenditore culturale, pronto addirittura a trasformare in
pizzeria la sezione dei mobili antichi. Vero è che Carrubba e Mottola
respingono decisamente il concetto di privatizzazione. Ma forse varrebbe
la pena spendere un po' di tempo per spiegarlo alla città, magari anche
partecipando a dibattiti come questo che, pur in odore di elezioni, sono
aperti al confronto."
Cercasi sponsor per la Fondazione dei musei di Milano Salvatore Carrubba,
assessore alla cultura del comune di Milano, ha in più di
un’occasione sottolineato "una certa ritrosia dei privati
milanesi a collaborare con le iniziative culturali promosse dal
comune." Non è granché come premesse neppure per la costituenda
Fondazione dei musei civici milanesi, che troverà una delle sue ragioni
d’essere proprio nel coinvolgimento di nuovi soggetti, privati e
pubblici, alla gestione. La realtà imprenditoriale milanese in materia
di sponsorizzazioni segue da molti anni tracciati già ben delineati,
dai quali dovrà necessariamente deviare qualora volesse partecipare
anche alla gestione dei musei civici o contribuire a progetti che li
riguardino Dice Luca Zan, docente di economia aziendale all'università di Bologna, cooptato nella primavera scorsa per elaborare il business plan triennale di questa nuova
impresa: "Un direttore di museo civico oggi non è responsabile di tutte le risorse che vanno al museo, e una grossa parte delle risorse impiegate dai musei non è sotto la responsabilità di nessuno. Nel nostro progetto, invece, anche queste risorse verrebbero ricondotte all'interno della fondazione alla responsabilità di ciascun direttore di museo che risponderà di entrate e uscite. La Fondazione sarà una sorta di holding per garantire ai musei più responsabilità possibile e lo si vedrà anche in termini di bilancio che, per obblighi civilistici sarà della Fondazione, ma con un'articolazione molto forte per singoli musei. Ai privati si offre la possibilità di partecipare alla gestione: cosa ben diversa dalla semplice sponsorizzazione di una mostra. Anche se nessuno si deve aspettare grande redditività: il problema dei musei oggi non è quello di portarli in utile, ma di abbassarne l'onere e di responsabilizzarli economicamente." I musei del comune di Milano sono un
sistema già di per sé piuttosto complesso, visitato nel 2000 da oltre
1 milione e 700mila persone, che conta poco più di 400 dipendenti dai
direttori ai custodi: "Quando invece in un paese europeo —
avverte Alessandra Mottola Molfino, direttore centrale Cultura del
Comune — un museo multiplo come il Castello
Sforzesco impiegherebbe da solo almeno mille persone». Dal 1997 al 2000
il bilancio di spesa corrente è passato da 30 a 57 miliardi, che
sarebbe appunto quanto (più o meno) il Comune dovrebbe mettere a
disposizione della futura Fondazione. Sempre che la Fondazione sia una e
non più di una, suggerisce da Londra la Mottola Molfino. "La materia
— avverte — è ancora molto fluida e stiamo discutendo proprio in
questi giorni se, per esempio, nel caso del progetto Bovisa, non sia
più opportuno costituire una fondazione ad hoc forse più congeniale a
una certa categoria di sponsor". La nascita della fondazione è l'ammissione da parte del comune della sua incapacità gestionali Ezio Antonini, esperto di diritto
amministrativo e conoscitore del mondo delle fondazioni, è tra i più
convinti detrattori del modello di Fondazione proposto per i musei
civici milanesi perché, dice, "Non è cambiando una forma
istituzionale che si risolvono i problemi. La previsione di una
fondazione nasce dalla convinzione che oggi il comune sia un macchina
che non funziona più. Non solo mi pare in contraddizione con
l’odierna volontà di accrescere, attraverso il federalismo, i
poteri delle amministrazioni locali, ma sono anche convinto che le
amministrazioni comunali possano gestire benissimo un servizio
prestigioso come quello dei musei acquisendo standard di maggiore
efficienza." Milano verso la privatizzazione della gestione dei musei La città di Milano è la prima in Italia
a tentare un’operazione del genere, che porterà nei fatti a una
privatizzazione nella gestione di un servizio pubblico, indubbiamente
zoppicante ma pur sempre di indiscusso prestigio. Vero è che Alessandra
Mottola Molfino, direttore centrale Cultura del Comune, respinge
decisamente il concetto di privatizzazione, a favore di "un
allargamento della cosa pubblica alla partecipazione della società
civile." L'operazione prevede la costituzione di una fondazione
alla quale il comune di Milano parteciperà con il 60% del capitale,
aperta al contributo di privati e sponsor che parteciperanno alla sua
gestione con un paso proporzionale al capitale investito. Il sistema di
gestione prevede un consiglio di indirizzo e un sovrintendente alla
guida dell'istituto, presieduto dal sindaco. I direttori dei musei
civici milanesi sono divisi tra favorevoli che vedono nella cosa la
possibilità di una maggiore facilità di azione, e contrari che temono
una perdita di autonomia a causa del forte potere assegnato alla figura
del sovrintendente. Il prossimi passi secondo l'assessore alla cultura del comune di Milano Salvatore Carrubba "Dopo aver risolto, con la redazione
dello statuto, i problemi giuridicoistituzionali, adesso stiamo
affrontando molto seriamente quelli finanziari Sono ancora convinto che
sia la soluzione migliore per l’efficienza del servizio e per dare più
autonomia scientifica ai direttori. Ma la mia non è una scelta
ideologica, non voglio imporla a tutti i costi. La Fondazione si farà
solo se verificheremo che non è soltanto utile ma anche conveniente." I privati non partecipano alla Fondazione scuole civiche di Milano La Fondazione scuole civiche è nata da
cinque mesi come fondazione di partecipazione, dunque per definizione
aperta ad altri. Ma di partecipanti privati o pubblici, di nuovi soci,
a oggi non ce ne sono. Il presidente della Fondazione civiche Bruno
Simini (passato in Publitalia e militanza in Forza Italia) ripete che
"sono in corso contatti con diverse realtà." Di fatto a
oggi nessun ingresso c’è stato. Rispetto a prima, quest’anno il
Comune di Milano spenderà di più. Tuttavia, il comune ha già deciso
che i soldi che metterà nella fondazione dovranno scendere (da 22
miliardi quest’anno a 18 e mezzo tra due anni). Ma ha anche messo un
paracadute: se risorse da altri soci non ne arriveranno, dovrà
integrare Palazzo Marino. Inoltre, far nascere la nuova fondazione è
stato un costo, perché si è dovuto dotarla di una sede, di una
struttura amministrativa e dirigenziale, di un bonus di cinque
mensilità per i 134 dipendenti che dal Comune sono passati al nuovo
ente.
Il Museo del presente alla Bovisa Jean-Hubert Martin sarà il consulente
artistico del Museo del Presente. Fino al 2004 sarà suo compito
collaborare alla nascita e alla crescita del museo d'arte contemporanea
che sorgerà nei gasometri del quartiere Bovisa. Organizzerà sei mostre
e dovrà anche proporre mostre per altre sedi museali del comune di
Milano. Dice: "L'edificio riveste un grande ruolo: i gasometri
della Bovisa, per esempio, hanno un'immagine molto forte e sono edifici speciali,
in cui si può creare qualcosa di davvero originale. Molto importante è
poi il fatto che il Museo del Presente si trovi accanto a un'università:
è un bel segno e mi sembra altrettanto significativo che si vogliano
costruire altri luoghi di accoglienza, come la biblioteca e
l'auditorium."
Il Museo del design alla Triennale Un
museo del design a Milano non serve perché c'è già, solo che nessuno
se ne è accorto
I musei Italo Rota vince il concorso per il museo di arte moderna all'Arengario di Piazza Duomo a Milano Il nuovo museo, che costerà una
cinquantina di miliardi, comprenderà spazi espositivi per circa
cinquecento opere (dipinti e sculture dalla fine dell'800 alla
Transavanguardia), mille metri quadrati di depositi, bookshop e
caffetteria. Rota promette un percorso molto semplice all'interno e un
impatto molto spettacolare all'esterno, con l'Arengario illuminato a
giorno.
Le spie dei musei danno i voti a quelli milanesi Un’equipe di ricercatori che,
fingendosi turisti (tecnica che si chiama del «mystery tourist», tanto
per dare un tocco noir alla vicenda), ha girato 36 musei cittadini,
annotandone diligentemente vizi privati e pubbliche virtù. Il 75% dei
musei è definito distratto (carente nelle strutture, nei servizi, nel
personale, nella valorizzazione delle opere), il 17% concreto (scarsa
cura del visitatore ma buone strutture), il 3% avveduto (comunica col
turista e lo accoglie bene) e solo il 5% attento (positivo sotto tutti
gli aspetti). Ovvero, due soli musei, che la ricerca non premia
citandone il nome.
Il Piccolo e gli altri Nominato due anni fa insieme
a Luca Ronconi, questo con il ruolo di direttore artistico, Escobar
dice: "Quando siamo arrivati qui Ronconi e io abbiamo subito dovuto
metterci a lavorare, senza poterci sedere a un tavolo a teorizzare.
Quando nel ‘48 Grassi e Strehler fondarono questo teatro, avevano due
vantaggi: una pagina bianca davanti e la stampella dell’ideologia. Noi
oggi abbiamo di fronte delle pagine molto scritte, e però manchiamo di
un quadro ideologico di riferimento. Questo è anche un fatto positivo,
ma il vuoto dei riferimenti è stato spesso stravolto in una specie di
ideologia del mercato. Senza dircelo Ronconi ed io abbiamo seguito dei
principi comuni. Innanzitutto sapere che ci sono i pubblici e non il
pubblico: isole non comunicanti con esigenze assai diverse. Per me è
chiarissimo che il Piccolo non può essere tutto nel teatro, come la
Scala non può essere tutta nella musica. Avere molti soggetti o uno è
la differenza fra una metropoli e una città di provincia. Noi non
vogliamo danneggiare gli altri, né eliminarli. Anzi vogliamo
collaborare e crescere assieme. Naturalmente convivere non vuol dire
essere uguali, dividere i fondi in parte uguali. Noi vogliamo puntare
all’eccellenza in campo europeo."
Il Cinema De amicis Nubi
sul futuro del cinema De Amicis di Milano, sala d'essai gestita dal
comune
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