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MILANO

Indice degli speciali

 

La Pinacoteca di Brera

Caterina Bon Valsassina, sovrintendente ai beni culturali di Milano, si presenta

"Sono appena arrivata e non conosco Milano. Considero uno dei miei obiettivi prioritari la Grande Brera, per la quale ci sono i 16 miliardi e mezzo del Lotto. Per quanto riguarda il presente della pinacoteca milanese, credo che per far vivere un museo si debbano creare sempre nuove occasioni. Anche piccole mostre, per esempio, da realizzare a costi quasi zero con le opere della collezione e impegnando le energie fresche dei funzionari. Ci sono tante cose che si possono fare senza grossa spesa e che rientrano in un ambito più tradizionale di uso del museo."
La Repubblica 24.2.2001

 

La stagione delle inaugurazioni

Fervore elettorale o rinascita culturale?

Stamane la Scala apre i suoi laboratori all’exAnsaldo; domani, in via Procaccini la Fabbrica del Vapore si presenta (per una parte) al pubblico. A marzo aprirà l’atteso auditorium Dal Verme in piazza Castello che per 18 anni abbiamo visto impacchettato dentro un cantiere. Lavori in corso ci sono al Castello Sforzesco, alla Chiesa di S. Teresa in via Moscova che diventerà la Mediateca. Sempre l’exAnsaldo aspetta il progetto dell’architetto di fama Chipperfield per i due musei che troveranno posto nei suoi spazi. Un Museo del Presente si sta realizzando alla Bovisa, un auditorium alla Bicocca; un altro teatro, la nuova sede di Teatridithalia, partirà (si dice entro un anno), in corso Buenos Aires dove c’era il cinema Puccini; in via Mac Mahon, l’exEolo verrà trasformato nel nuovo teatro Out Off e a Porta Vittoria sorgerà la Biblioteca Europea...
La Repubblica 20.2.2001

 

La Fabbrica del Vapore

Inaugurata la Fabbrica del vapore che sarà finita nel 2004

Fabbrica del Vapore, arrivederci al 2004. La grande avventura della nuova cittadella di via Procaccini dedicata a giovani, nuove tendenze e creatività è partita ieri e si concluderà fra tre anni. Quando giungeranno al termine tutti i lavori di ristrutturazione. Il disegno finale prevede che la Fabbrica del Vapore ospiti, oltre a tutte le iniziative espositive dell’assessorato ai Giovani, diciassette progetti firmati da società o gruppi di giovani che hanno superato un bando di gara (302 i partecipanti) per «l’innovazione culturale». I 17 vincitori (dallo Studio Azzurro al Centro Studio Holden, per citare realtà già conosciute) entreranno nei padiglioni già ristrutturati a partire dal prossimo ottobre. All'esterno, controinaugurazione organizzata sera dai centri sociali che con musica e volantini hanno voluto segnalare al Comune che l’apertura della nuova cittadella "non può e non deve diventare una scusa per sgomberare i centri sociali."
La Repubblica 22.2.2001

La Fabbrica del vapore assomiglia a un centro sociale istituzionalizzato

Lasciamo perdere il ritardo. Resta il fatto che La Fabbrica del Vapore è una realtà. E adesso? Adesso un problema si pone per l'ala creativa dei centri sociali (e a prescindere dal fatto che in quello spazio già lavorano alcune persone vicine a quel variegato mondo). Perché La Fabbrica del Vapore è stata creata anche come sorta di antidoto ai centri sociali, e l'operazione per ora è stata portata a termine piuttosto brillantemente. Diciamo che il buon Scalpelli è riuscito a "copiare" alcune esperienze dei centri (perfino di Berlino) facendole proprie e frullandole in quello che potrebbe diventare un allettante contenitore di produzioni giovanili d'avanguardia. "Se il riconoscimento del nostro lavoro c'è stato - spiegano alcuni giovinastri determinati a non farsi confondere dal vapore - che almeno venga esteso". Come dire, tenetevi la vostra fabbrica ma almeno lasciateci in pace.
Il Manifesto 21.2.2001

Sergio Scalpelli (FI), assessore ai giovani di Milano, si scusa con la città per il ritardo nella costruzione della Fabbrica del vapore. Sullo sfondo non solo lungaggini burocratiche, ma anche il contrasto con il sindaco Albertini. Le tappe di un progetto nato nel 1989.
La Repubblica 20.2.2001

Apre la Fabbrica del vapore

L’Assessorato allo Sport e Giovani del Comune di Milano, con la collaborazione di una commissione internazionale coordinata da Maria Grazia Mattei, ha creato un polo di produzione culturale giovanile dal carattere estremamente innovativo. Il 21 febbraio inaugureranno le prime parti restaurate, affacciate sulla vastissima piazza interna, con una serie di performance di artisti e con un concerto; saranno inoltre esposti gli elaborati del concorso grafico per il marchio La Fabbrica del Vapore e sarà premiato il vincitore. Il 15 marzo aprirà poi la mostra di giovani artisti internazionali intitolata Short Stories, a cura di Roberto Pinto.
Il Giornale dell'arte febbraio 2001

 

I lavori per il Teatro alla Scala

108 miliardi per il rinnovo della Scala di Milano

Con una spesa di 108 miliardi verranno rimessi a nuovo palchi, foyer e sala principale. L'intervento contestato riguarderà invece il palcoscenico: verrà completamente distrutto quello che per molti è un "patrimonio da difendere."
La Repubblica 27.3.2001

In difesa del palcoscenico
La Repubblica 27.3.2001

La Scala trasferisce i laboratori negli edifici dell'ex Ansaldo

Inaugurazione in grande stile dei laboratori della Scala all’Ansaldo: 19 mila metri quadri suddivisi in tre padiglioni, che nel giro di qualche mese ospiteranno la maggior parte delle lavorazioni artigianali degli allestimenti scenici, le prove di regia, i costumi. Il tutto con un investimento di circa 20 miliardi.
La Repubblica 21.2.2001

Intanto fervono i lavori per la costruzione del Teatro degli Arcimboldi, nell'area della Bicocca a nord di Milano, che saranno inaugurati nel gennaio 2002. Seguirà il rinnovo della sede storica del Teatro alla Scala.
La Repubblica 21.2.2001

 

Il teatro Dal Verme

Il teatro Dal Verme quasi pronto

Dopo vent’anni di lavori e di traversie il Teatro Dal Verme (di proprietà al 50% del comune e della provincia di Milano) è vicino alla sua riapertura. La Rai avrà la gestione del 30% delle attività. Per la restante parte saranno i Pomeriggi Musicali a gestirlo  e a coordinare la programmazione per due anni. Ma altri candidati si fanno avanti: la Filarmonica della Scala, la Società dei Concerti, la Società del Quartetto. Inaugurazione prevista per aprile.
La Repubblica 25.2.2001

 

 

Il caso dell'Orchestra Verdi

Dal 97 al 99 l'86% dei fondi pubblici pubblici alle istituzioni musicali milanesi è stato assorbito dalla Scala

Lo ha affermato Luigi Corbani, manager dell'Orchestra Verdi di Milano. Per fare fronte alla difficile situazione economica e constata la esiguità dei fondi pubblici, l'Orchestra Verdi chiede ai milanesi di aderire all'Albo d'oro, iniziativa legata al decennale della Verdi che si festeggerà nel 2003 che ha già raccolto 800 milioni.
La Repubblica 19.4.2001

La concorrenza (artistica) tra Scala e Orchestra Verdi fa bene al mercato e il pubblico ci guadagna

Angelo Foletto interviene sulla questione aperta da Luigi Corbani e proseguita da Salvatore Carrubba riguardo al finanziamento dell'orchestra Verdi di Milano. Foletto sostiene che da quando l'Orchestra Verdi s’è dotata di un direttore di richiamo e ha trovato una sede prestigiosa ha notevolmente aumentato la sua idoneità a competere con la Scala nella caccia allo sponsor. Di questi tempi, con Milano a portafogli chiusi, l’antagonista artistico innervosisce La Scala. Milano più il territorio lombardo (da cui viene il 70% degli spettatori), ha potenzialità per assorbire molta più offerta musicale dell’attuale. Nessuno, tranne la Scala quando sul c’è podio Riccardo Muti, è insostituibile. Basta con il vittimismo nei confronti dell’avarizia delle istituzioni (pubbliche e private) - prosegue Foletto - Se l’Orchestra Verdi intende effettivamente diventare allettante partner per il neghittoso mecenatismo lombardo, bisogna che agisca sul serio; quindi, per prima cosa, raccontare con chiarezza cosa può e deve fare, non solo cosa vorrebbe fare, in primo luogo rendendo trasparenti e pubblici oltre ai cartelloni anche i bilanci.
La Repubblica 26.1.2001

Luigi Corbani: L'Orchestra Verdi non sono una impresa privata e non chiedono di diventare una istituzione pubblica

La seconda parte dell'articolo

Scrive il direttore generale dell'Orchestra Verdi di Milano: "L'operazione dell'Auditorium e la costituzione dell'Orchestra Verdi non sono una "impresa privata". Vi è un'enorme differenza tra impresa privata e iniziativa civile con finalità pubbliche senza fini di lucro. Un gruppo di cittadini milanesi, non "i privati", hanno dato vita e sostengono l'attività dell'Orchestra Verdi da sette anni: non sono stati prodighi di belle parole, ma hanno fatto. Ben altri si sono dileguati o sono stati distratti: enti pubblici e privati, aziende anche famose. Beninteso, saremmo felici se il Comune volesse partecipare a questa iniziativa attivamente, anche con una significativa presenza nel nostro Consiglio direttivo. Ma non abbiamo chiesto che la Verdi diventi un'istituzione a prevalente partecipazione pubblica: abbiamo semplicemente chiesto che gli enti pubblici nel loro complesso e quindi anche il Comune partecipino in modo adeguato al suo sostegno. In realtà, i contributi pubblici all'Orchestra Verdi sono di gran lunga inferiori ai costi e agli oneri determinati dallo Stato."
La Repubblica 23.1.2001

Trasformiamo l'Orchestra Verdi da privata a pubblica

La proposta viene da Salvatore Carrubba, assessore alla cultura del comune di Milano. Dice: "Mi pare che il problema che ora si pone sia quello di trasformare un soggetto privato in un'istituzione a prevalente partecipazione pubblica, con tutte le doverose conseguenze cui ciò necessariamente porterà in termini di gestione. Parlo di compatibilità tra attività programmabili e risorse complessive disponibili; di coerenza con le altre, altrettanto meritevoli, attività musicali che i soggetti pubblici già finanziano e con la programmazione delle altre, nuove sale musicali che i soggetti pubblici stanno aprendo in città, dal Dal Verme all’Auditorium degli Arcimboldi. Non nascondo certo che trasformare un soggetto privato in pubblico sarebbe motivo di grande delusione per me che ho anzi tentato fortemente in questi anni, talora riuscendoci, di allargare la partecipazione dei privati alla gestione della vita culturale della città."
La Repubblica 13.1.2001

L'Orchestra Verdi di Milano batte cassa

Nonostante l'alto e riconosciuto valore artistico dell'orchestra, i finanziamenti pubblici e privati stentano ad arrivare. Di conseguenza il programma è stato ridimensionato. Dice Luigi Corbani, manager dell'orchestra: "Mi posso rimproverare solo di aver sopravvalutato le possibilità della città in termini di apporti finanziari. Ci è mancato il sostegno degli sponsor: si sono fatti avanti, ma poi le cifre si sono rivelate magre . Se si escludono la Fondazione Cariplo, che ci dà 700 milioni l’anno, e l’Ambroveneto (250 milioni), la cosiddetta borghesia illuminata milanese non ha risposto. In questa città vige una logica monocentrica. Noi abbiamo cercato di dotare Milano di un’altra realtà sinfonica di livello internazionale: non per becera concorrenza, per contrapporci alla Scala. Solo il pubblico può decidere chi premiare. E qui invece si pensa solo al "castello". Non basta, per quanto sia affascinante e abbia un passato glorioso."
La Repubblica 12.1.2001

Sponsor parsimoniosi, in forse i concerti jazz all'Auditorum Verdi di Milano

Luigi Corbani, general manager dell’Auditorium Verdi, ripete da tempo che i finanziamenti pubblici sono insufficienti a tenere in vita l’attività dell’istituzione, che costa circa 13 miliardi a stagione. Dagli enti pubblici (Stato, Comune, Provincia, Regione) l’Orchestra riceve 880 milioni all’anno (circa l’8% del bilancio di spesa), ma in tasse e contributi versa 2 miliardi e mezzo. Segni positivi ce ne sono: lo Stato avrebbe portato le sovvenzioni da 400 a 560 milioni, il Comune da 200 a 400. Il problema principale in questo momento pare dovuto al mancato reperimento di sponsor per i concerti jazz. Qualcuno si era fatto avanti, ma alla fin fine le cifre offerte si sono rivelate più magre del previsto.
La Repubblica 6.1.2001

 

Il caso dei musei del comune di Milano

Nuova gestione per i musei milanesi: ancora poca chiarezza sulle modalità

Alla discussione organizzata dalla CGIL sul modello di gestione dei musei milanesi è mancata la presenza dei rappresentanti del comune di Milano a spiegare in dettaglio i loro piani. Molti degli oratori hanno sollevato domande che sono dunque rimaste senza risposta. "In una storia pubblicata qualche anno fa su Topolino, il sindaco si indignava di fronte alla privatizzazione del Castello Sforzesco, operata da un Paperon de' Paperoni trasformatosi in scaltro imprenditore culturale, pronto addirittura a trasformare in pizzeria la sezione dei mobili antichi. Vero è che Carrubba e Mottola respingono decisamente il concetto di privatizzazione. Ma forse varrebbe la pena spendere un po' di tempo per spiegarlo alla città, magari anche partecipando a dibattiti come questo che, pur in odore di elezioni, sono aperti al confronto."
La Repubblica 7.4.2001

La CGIL contesta il modello di gestione dei musei milanesi

Il convegno Musei civici e biblioteche specializzate. Quali problemi, quali prospettive,  organizzato dalla Cgil milanese per oggi, contesta il modello di gestione proposto per i musei milanesi, che prevede la creazione di una fondazione con la partecipazione di privati. A giudizio del sindacato esso darebbe troppo potere ai privati, e propone una soluzione alternativa, l'Istituzione, che non esclude e anzi auspica la partecipazione dei privati ma difende la proprietà pubblica del patrimonio civico.
La Repubblica 6.4.2001

Cercasi sponsor per la Fondazione dei musei di Milano

Salvatore Carrubba, assessore alla cultura del comune di Milano, ha in più di un’occasione sottolineato "una certa ritrosia dei privati milanesi a collaborare con le iniziative culturali promosse dal comune." Non è granché come premesse neppure per la costituenda Fondazione dei musei civici milanesi, che troverà una delle sue ragioni d’essere proprio nel coinvolgimento di nuovi soggetti, privati e pubblici, alla gestione. La realtà imprenditoriale milanese in materia di sponsorizzazioni segue da molti anni tracciati già ben delineati, dai quali dovrà necessariamente deviare qualora volesse partecipare anche alla gestione dei musei civici o contribuire a progetti che li riguardino
La Repubblica 25.1.2001.

Ricompattare le responsabilità della gestione: questo è lo scopo primo della fondazione per la gestione dei musei comunali di Milano

Dice Luca Zan, docente di economia aziendale all'università di Bologna, cooptato nella primavera scorsa per elaborare il business plan triennale di questa nuova impresa: "Un direttore di museo civico oggi non è responsabile di tutte le risorse che vanno al museo, e una grossa parte delle risorse impiegate dai musei non è sotto la responsabilità di nessuno. Nel nostro progetto, invece, anche queste risorse verrebbero ricondotte all'interno della fondazione alla responsabilità di ciascun direttore di museo che risponderà di entrate e uscite. La Fondazione sarà una sorta di holding per garantire ai musei più responsabilità possibile e lo si vedrà anche in termini di bilancio che, per obblighi civilistici sarà della Fondazione, ma con un'articolazione molto forte per singoli musei. Ai privati si offre la possibilità di partecipare alla gestione: cosa ben diversa dalla semplice sponsorizzazione di una mostra. Anche se nessuno si deve aspettare grande redditività: il problema dei musei oggi non è quello di portarli in utile, ma di abbassarne l'onere e di responsabilizzarli economicamente."
La Repubblica 16.1.2001

Per la modalità di gestione dei musei del comune di Milano la decisione sembra non essere ancora chiara

I musei del comune di Milano sono un sistema già di per sé piuttosto complesso, visitato nel 2000 da oltre 1 milione e 700mila persone, che conta poco più di 400 dipendenti dai direttori ai custodi: "Quando invece in un paese europeo — avverte Alessandra Mottola Molfino, direttore centrale Cultura del Comune — un museo multiplo come il Castello Sforzesco impiegherebbe da solo almeno mille persone». Dal 1997 al 2000 il bilancio di spesa corrente è passato da 30 a 57 miliardi, che sarebbe appunto quanto (più o meno) il Comune dovrebbe mettere a disposizione della futura Fondazione. Sempre che la Fondazione sia una e non più di una, suggerisce da Londra la Mottola Molfino. "La materia — avverte — è ancora molto fluida e stiamo discutendo proprio in questi giorni se, per esempio, nel caso del progetto Bovisa, non sia più opportuno costituire una fondazione ad hoc forse più congeniale a una certa categoria di sponsor". 
La Repubblica 6.1.2001

La nascita della fondazione è l'ammissione da parte del comune della sua incapacità gestionali 

Ezio Antonini, esperto di diritto amministrativo e conoscitore del mondo delle fondazioni, è tra i più convinti detrattori del modello di Fondazione proposto per i musei civici milanesi perché, dice, "Non è cambiando una forma istituzionale che si risolvono i problemi. La previsione di una fondazione nasce dalla convinzione che oggi il comune sia un macchina che non funziona più. Non solo mi pare in contraddizione con l’odierna volontà di accrescere, attraverso il federalismo, i poteri delle amministrazioni locali, ma sono anche convinto che le amministrazioni comunali possano gestire benissimo un servizio prestigioso come quello dei musei acquisendo standard di maggiore efficienza."
La Repubblica 6.1.2001

Milano verso la privatizzazione della gestione dei musei

La città di Milano è la prima in Italia a tentare un’operazione del genere, che porterà nei fatti a una privatizzazione nella gestione di un servizio pubblico, indubbiamente zoppicante ma pur sempre di indiscusso prestigio. Vero è che Alessandra Mottola Molfino, direttore centrale Cultura del Comune, respinge decisamente il concetto di privatizzazione, a favore di "un allargamento della cosa pubblica alla partecipazione della società civile." L'operazione prevede la costituzione di una fondazione alla quale il comune di Milano parteciperà con il 60% del capitale, aperta al contributo di privati e sponsor che parteciperanno alla sua gestione con un paso proporzionale al capitale investito. Il sistema di gestione prevede un consiglio di indirizzo e un sovrintendente alla guida dell'istituto, presieduto dal sindaco. I direttori dei musei civici milanesi sono divisi tra favorevoli che vedono nella cosa la possibilità di una maggiore facilità di azione, e contrari che temono una perdita di autonomia a causa del forte potere assegnato alla figura del sovrintendente.
La Repubblica 5.1.2001

Il prossimi passi secondo l'assessore alla cultura del comune di Milano Salvatore Carrubba

"Dopo aver risolto, con la redazione dello statuto, i problemi giuridicoistituzionali, adesso stiamo affrontando molto seriamente quelli finanziari Sono ancora convinto che sia la soluzione migliore per l’efficienza del servizio e per dare più autonomia scientifica ai direttori. Ma la mia non è una scelta ideologica, non voglio imporla a tutti i costi. La Fondazione si farà solo se verificheremo che non è soltanto utile ma anche conveniente."
La Repubblica 5.1.2001

I privati non partecipano alla Fondazione scuole civiche di Milano

La Fondazione scuole civiche è nata da cinque mesi come fondazione di partecipazione, dunque per definizione aperta ad altri. Ma di partecipanti privati o pubblici, di nuovi soci, a oggi non ce ne sono. Il presidente della Fondazione civiche Bruno Simini (passato in Publitalia e militanza in Forza Italia) ripete che "sono in corso contatti con diverse realtà." Di fatto a oggi nessun ingresso c’è stato. Rispetto a prima, quest’anno il Comune di Milano spenderà di più. Tuttavia, il comune ha già deciso che i soldi che metterà nella fondazione dovranno scendere (da 22 miliardi quest’anno a 18 e mezzo tra due anni). Ma ha anche messo un paracadute: se risorse da altri soci non ne arriveranno, dovrà integrare Palazzo Marino. Inoltre, far nascere la nuova fondazione è stato un costo, perché si è dovuto dotarla di una sede, di una struttura amministrativa e dirigenziale, di un bonus di cinque mensilità per i 134 dipendenti che dal Comune sono passati al nuovo ente.
La Repubblica 5.1.2001

 

Il Museo del presente alla Bovisa

Jean-Hubert Martin direttore del Museum Kunst Palast di Düsseldorf consulente del comune di Milano per il Museo del presente di Milano

Jean-Hubert Martin sarà il consulente artistico del Museo del Presente. Fino al 2004 sarà suo compito collaborare alla nascita e alla crescita del museo d'arte contemporanea che sorgerà nei gasometri del quartiere Bovisa. Organizzerà sei mostre e dovrà anche proporre mostre per altre sedi museali del comune di Milano. Dice: "L'edificio riveste un grande ruolo: i gasometri della Bovisa, per esempio, hanno un'immagine molto forte e sono edifici speciali, in cui si può creare qualcosa di davvero originale. Molto importante è poi il fatto che il Museo del Presente si trovi accanto a un'università: è un bel segno e mi sembra altrettanto significativo che si vogliano costruire altri luoghi di accoglienza, come la biblioteca e l'auditorium."
Il Giornale dell'Arte gennaio 2001

 

Il Museo del design alla Triennale

Un museo del design a Milano non serve perché c'è già, solo che nessuno se ne è accorto
Scrive Vittorio Magnago Lampugnani, preside di Architettura del Politecnico di Zurigo: "Dubito che un museo, anche gestito con grande intelligenza, possa fare di più degli allestimenti e padiglioni della fiera" del mobile. Salone del mobile, riviste di design e archivi storici delle aziende possono più e meglio di un museo mostrare, studiare e conservare il design milanese." Conclude: "Il presidente della Triennale, Augusto Morello, parla della città di Milano come un museo diffuso. Forse ha ragione, anche se i confini non vanno cercati nell'area urbana, bensì in quel hinterland che con la sua confusione e la sua genialità, con le sue capacità produttive e le sue risorse umane rappresenta il presupposto perché Milano possa essere quella che è. Forse il museo del design di cui da tanto tempo si parla c'è già: ma è talmente innovativo, talmente spregiudicato, talmente aderente alla guizzante materia che rappresenta che non ce ne siamo ancora accorti." Bene: dove andremo a vedere e studiare il design degli altri? Londra o Finlandia?
La Reppubblica 12.4.2001

Museo diffuso delle collezioni di design italiano, ma con un centro
"Da troppo tempo, ormai, si parla di assegnare uno spazio di qualità alle collezioni del design italiano che sono presenti a Milano e nel suo hinterland. Fino ad oggi però ciò che è stato realizzato è dipeso dalla sola volontà delle singole aziende, che hanno organizzato i loro archivi in ambienti idonei per essere visitati dal pubblico o che hanno costituito delle fondazioni per promuoverne meglio la conoscenza. Si è così composto nel territorio, naturalmente e senza un piano preordinato, un museo diffuso del quale si potrà valutare tutta l'importanza solo se verrà connesso ad un centro. La Triennale, con la sua collezione permanente, potrebbe assolvere egregiamente a questo compito." 
Il Manifesto 11.4.2001

 

I musei

Italo Rota vince il concorso per il museo di arte moderna all'Arengario di Piazza Duomo a Milano

Il nuovo museo, che costerà una cinquantina di miliardi, comprenderà spazi espositivi per circa cinquecento opere (dipinti e sculture dalla fine dell'800 alla Transavanguardia), mille metri quadrati di depositi, bookshop e caffetteria. Rota promette un percorso molto semplice all'interno e un impatto molto spettacolare all'esterno, con l'Arengario illuminato a giorno.
La Repubblica 24.3.2001

 

Le spie dei musei danno i voti a quelli milanesi

Un’equipe di ricercatori che, fingendosi turisti (tecnica che si chiama del «mystery tourist», tanto per dare un tocco noir alla vicenda), ha girato 36 musei cittadini, annotandone diligentemente vizi privati e pubbliche virtù. Il 75% dei musei è definito distratto (carente nelle strutture, nei servizi, nel personale, nella valorizzazione delle opere), il 17% concreto (scarsa cura del visitatore ma buone strutture), il 3% avveduto (comunica col turista e lo accoglie bene) e solo il 5% attento (positivo sotto tutti gli aspetti). Ovvero, due soli musei, che la ricerca non premia citandone il nome.
La Repubblica 16.2.2001

 

Il Piccolo e gli altri

Roberto Escobar, direttore generale del Piccolo Teatro di Milano: Tutti i teatri sono uguali, ma qualcuno è più uguale degli altri

Nominato due anni fa insieme a Luca Ronconi, questo con il ruolo di direttore artistico, Escobar dice: "Quando siamo arrivati qui Ronconi e io abbiamo subito dovuto metterci a lavorare, senza poterci sedere a un tavolo a teorizzare. Quando nel ‘48 Grassi e Strehler fondarono questo teatro, avevano due vantaggi: una pagina bianca davanti e la stampella dell’ideologia. Noi oggi abbiamo di fronte delle pagine molto scritte, e però manchiamo di un quadro ideologico di riferimento. Questo è anche un fatto positivo, ma il vuoto dei riferimenti è stato spesso stravolto in una specie di ideologia del mercato. Senza dircelo Ronconi ed io abbiamo seguito dei principi comuni. Innanzitutto sapere che ci sono i pubblici e non il pubblico: isole non comunicanti con esigenze assai diverse. Per me è chiarissimo che il Piccolo non può essere tutto nel teatro, come la Scala non può essere tutta nella musica. Avere molti soggetti o uno è la differenza fra una metropoli e una città di provincia. Noi non vogliamo danneggiare gli altri, né eliminarli. Anzi vogliamo collaborare e crescere assieme. Naturalmente convivere non vuol dire essere uguali, dividere i fondi in parte uguali. Noi vogliamo puntare all’eccellenza in campo europeo."
La Repubblica 11.1.2001

 

Il Cinema De amicis

Nubi sul futuro del cinema De Amicis di Milano, sala d'essai gestita dal comune
Proseguendo nella sua politica di esternalizzazione dei servizi, il comune di Milano avrebbe intenzione di diminuire il proprio impegno nella gestione della più importante sala d'essai della città. La sorte del cinema dipende dagli oneri che il proprietario della sala sarà disposto ad assumersi, che il comune vorrebbe fossero sensibilmente maggiori degli attuali.
La Repubblica 14.4.2001