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| MARIO MARTONE Vs TEATRO DI ROMA | |||||||
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Al
Teatro di Roma il bilancio è in pareggio Direzione artistica balneare al Teatro di Roma Soluzione interlocutoria per il dopo
Martone al Teatro di Roma. Non essendoci un artista in grado d'ottenerne
la fiducia, il Consiglio d'Amministrazione (il cui mandato scade a
settembre) ha adottato una soluzione tecnica, affidando sino al 31
dicembre 2001 la direzione dello Stabile ad Antonietta Gironi Rame, già
responsabile di Programmazione, Produzione e Decentramento dell'ente.
Nomina del nuovo direttore artistico del Teatro di Roma: tutto tace Il dopo Martone deve ancora cominciare.
Sabato è indetto un consiglio d’amministrazione dello Stabile e non
s’esclude che si provveda a una nomina tecnica, interna. Si vocifera
che le redini verrebbero temporaneamente affidate ad Antonietta Rame,
responsabile delle produzioni. Sandro Curzi nominato nel CdA del Teatro di Roma Sandro Curzi, la cui nomina era stata
proposta già lo scorso dicembre dal sindaco Francesco Rutelli e poi
rinviata per l’opposizione dei membri del consiglio, si è detto
contento del
voto dell’assemblea dei soci che ha superato le differenze politiche e
le incomprensioni. Domani l'Assemblea dei soci del Teatro di Roma dovrebbe decidere il successore di Martone E’ fissata per domani
mattina, all’Argentina, l’assemblea dei Soci del Teatro di Roma. I
soci - Comune, Regione e Provincia - sono, oltre allo Stato, i
finanziatori del nostro Stabile pubblico. Che in questo momento, essendo
stata accolta dal Consiglio d’amministrazione la proroga (fino al 13
dicembre) richiesta da Mario Martone, «irrevocabilmente»
dimissionario, attende che lo stesso Cda, cui la legge assegna questo
compito, designi il nuovo direttore. Cosa nascondono gli inviti a
Martone perché ci ripensi? E come potrebbe ripensarci? Perché il Cda
non dovrebbe far fronte al compito di designare il successore? E ancora:
perché alcuni appellanti parlano di cifre false che il presidente
Pedullà avrebbe diffuso (sul cattivo andamento dell’afflusso del
pubblico e degli incassi dello Stabile) quando lo stesso Pedullà ha
invitato chiunque voglia farlo a esaminare i tabulati amministrativi?
C’è proprio bisogno di chiarezza. Lettera aperta di intellettuali romani a Rutelli in sostegno di Martone Nella lettera, i
firmatari, tutti intellettuali della sinistra, chiedono che venga posto
fine a una poco comprensibile guerra di cifre truccate, a liti speciose
che cercano solo di avvolgere in una cortina fumogena le novità
sostanziali e positive che la direzione di Martone ha portato nel teatro
e al pubblico romano, al silenzio ormai quasi omertoso che pubblicamente
hanno voluto assumere coloro che della faccenda portano, a vario titolo,
responsabilità politica. In attesa di risposte. Gigi Proietti, più
volte tirato in ballo dai pronostici del totodirettore, chiama a
raccolta i cittadini "che amano il teatro". "Riuniamoci,
formiamo un’associazione di liberi interlocutori che chiedano conto di
come vanno le cose". Idea, questa, che l’attore e regista aveva
già espresso in passato. "Quanto a me - ribadisce - non voglio più
sentir parlare di candidature. Ho già detto che coloro cui spetta di
parlare e chiamare, non mi hanno mai interpellato. Mi importa invece
capire bene cosa è successo e dove stiamo andando." I membri DS del cda del
Teatro di Roma fanno autocritica. Intanto a chiedere le dimissioni del
cda infatti sono in tanti. Dentro al teatro i lavoratori, ma anche in
casa Ds dai consiglieri hanno preso le distanze. "Siamo pronti ad
andarcene se chiedono le nostre dimissioni per il vuoto che si è
creato" dicono. Il vero mistero resta la famosa pianta organica.
Questa pianta è in realtà una gabbia strettissima, nella quale il
direttore artistico che per statuto del teatro dovrebbe essere anche
direttore dell'organico, è marcato stretto dagli amministratori e dal
presidente. Come può a questo punto avere libertà di scelte
artistiche? A questo punto è evidente che la palla passa a Francesco
Rutelli e più in generale al centrosinistra che deve offrire, e con
urgenza, proposte. Sul cda e su un presidente che fa coincidere il
"bene" del suo
teatro con la sua rovina artistica e di progetto. Non è che le valigie
dovrebbe farle lui? Caso Martone: il pubblico si esprime Artisti, attori,
registi, pubblico hanno occupato ieri sera il teatro Argentina di Roma.
Sul palco, scandendo il nome del direttore Mario Martone, hanno
protestato contro le sue dimissioni forzate e il colpo di mano del
consiglio d'amministrazione che, riunito di gran carriera dal presidente
Walter Pedullà, le ha ufficializzate. Tutto ciò ancor prima di una
risposta ufficiale del sindaco di Roma, Francesco Rutelli, al quale per
primo Martone aveva comunicato la sua decisione. Dice Pedullà: “Dallo
scorso giugno accusiamo una pesante, preoccupante flessione delle
presenze e degli incassi. Siamo già a circa 350 milioni in meno
rispetto alle pur non ottimistiche previsioni di introito annotate in
bilancio. Martone è un eccellente regista, un bravo direttore
artistico. Ma come direttore del Teatro di Roma ha funzionato molto meno
bene di quanto ci aspettassimo. Esiste anche, ad esempio, la cosiddetta
gestione interna. Ci sono furti frequenti di oggetti tecnici di alto
valore; la rissosità fra i dipendenti è ormai incontrollabile. La
pianta organica – sulla quale si è aperta la crisi con il direttore
artistico - fissa un modello organizzativo. E noi volevamo, con il nuovo
assetto, tener conto dell’acquisizione dell’India e degli sviluppi
avviati dallo stesso Martone. Per questo essa prevede la creazione,
all’interno del Teatro, di un ufficio preposto al reperimento di
sponsor e finanziatori. Ci servono soldi, altri soldi, per far fronte
agli impegni del cartellone, per dare compimento ai programmi e alla
linea culturale del direttore.” Martone: “ Non posso accettare un teatro che appartenga agli amministratori” Mario Martone parla
esplicitamente di un "dissidio" tra presidenza e direzione.
"Sono problemi di politica teatrale che vanno al di là delle
contrapposizioni tra destra e sinistra.“ È chiaro che lo scontro si
è consumato su una visione complessiva del teatro, Martone che
privilegia un'organizzazione orizzontale, di collaborazione, il CdA che
vuole un sistema verticale. "Io sono un uomo libero, sono un
artista" ripete molte volte accalorandosi. Il consiglio
d'amministrazione è composto da rappresentanti del centrodestra e del
centrosinistra. Come mai Mario Martone, la cui nomina è stata
fortemente appoggia dall'attuale assessore alla cultura del comune di
Roma (Ds) Gianni Borgna, si trova solo contro tutti? Martone viene
stritolato dalla cultura di "sinistra", l'Espresso,
per esempio, spara a zero. Franco Cordelli sfodera una violenza
inspiegabile (sul Corriere della
sera) come Gigi Proietti (oggi tra i nomi che circolano per il
dopo-Martone). Vogliono tutti andare al suo posto? Mario Martone ha
rivelato "un piglio organizzativo che l’ha portato nel giro di
due anni a raddoppiare le sale e a farsi acquistare dal Comune uno
spazio anomalo, in linea con le caratteristiche dei maggiori teatri
stranieri, dalla Schaubühne creata da Stein a Berlino al Dramaten di
Bergman a Stoccolma. Di più, il nuovo direttore ha allungato le
stagioni, ha cancellato un sistema d’abbonamenti ammuffito, è
riuscito nell’operazione ricambio portandosi dietro un altro pubblico.
Ha rischiato sugli spettacoli? Benissimo, è l’unico modo possibile
per uscire dal tunnel di un repertorio morto da teatro lirico e di
sottrarsi all’atrofia produttiva regalataci dai nostri storici
ministeri. Ma a irritare maggiormente è stata la grande abilità
manageriale di Martone, proprio nello Stabile più presidenzialista
d’Italia, dove da sempre i manovratori dei cda hanno contato più di
quel che gli consentiva lo statuto." Mario Martone lasciala direzione artistica del Teatro di Roma Scrive Martone nella
lettera di dimissioni a Rutelli: "Sin dall’inizio la mia
direzione è stata oggetto di fortissimi attacchi. Il sistema teatrale
si è coalizzato accusandomi di scarso pluralismo culturale: in realtà,
offrendo finalmente al grande pubblico un teatro tenuto da sempre ai
margini, è stata proprio la nostra programmazione a rompere il cerchio
che, tranne sporadici casi, domina incontrastato i cartelloni dei teatri
italiani, impedendo che aria nuova vi entri a modificare e a evolvere
gli stili di recitazione, le ragioni della regia, le modalità
produttive. Sono stato attaccato per aver aperto il teatro ai cosiddetti
extracomunitari, si è gridato allo scandalo per i progetti dedicati
all’Islam nell’anno del Giubileo. Dopo la vittoria della destra alla
Regione nello scorso aprile le difficoltà sono aumentate a dismisura. E
sono stati mesi di estenuanti battaglie su tutto. Ho dovuto presentare
ben 14 volte il bilancio, e l’approvazione, che normalmente è a
maggio, è arrivata ad agosto. Ciò avrebbe messo in ginocchio qualunque
teatro, e la nostra stagione cominciava all’inizio di settembre!"
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