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MARIO MARTONE Vs TEATRO DI ROMA

Indice degli speciali

 

Al Teatro di Roma il bilancio è in pareggio
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Non risulta dunque a questo punto il paventato deficit che accese tante polemiche nei giorni delle dimissioni di Mario Martone e del consigliere d'amministrazione Carlo Fuortes, lo scorso novembre. Proprio sul bilancio si era bloccata l'attività di gestione del teatro che portò poi alla scelta del regista napoletano di lasciare con anticipo la direzione artistica dello stabile."
La Repubblica 21.4.2001

Direzione artistica balneare al Teatro di Roma

Soluzione interlocutoria per il dopo Martone al Teatro di Roma. Non essendoci un artista in grado d'ottenerne la fiducia, il Consiglio d'Amministrazione (il cui mandato scade a settembre) ha adottato una soluzione tecnica, affidando sino al 31 dicembre 2001 la direzione dello Stabile ad Antonietta Gironi Rame, già responsabile di Programmazione, Produzione e Decentramento dell'ente.
La Repubblica 4.3.2001

Primo: recuperare il lavoro rimasto indietro

Il nuovo direttore artistico del Teatro di Roma, Antonietta Gironi Rame, nominata ieri, è una tecnica di formidabile esperienza, una professionista rigorosa e umana che da quarant'anni lavora quasi soltanto in strutture pubbliche. Dice: "C'è il cartellone futuro da mettere in piedi prima possibile. L'India da gestire a partire da aprile, ormai munito di riscaldamento e ventilazione. Il calendario degli impegni già stabiliti da Martone. L'attività produttiva da riprendere e portare avanti. Il rapporto da ricucire con la città dopo tre mesi di silenzio ufficiale."
La Repubblica 4.3.2001

Nomina del nuovo direttore artistico del Teatro di Roma: tutto tace

Il dopo Martone deve ancora cominciare. Sabato è indetto un consiglio d’amministrazione dello Stabile e non s’esclude che si provveda a una nomina tecnica, interna. Si vocifera che le redini verrebbero temporaneamente affidate ad Antonietta Rame, responsabile delle produzioni.
La Repubblica 1.3.2001

Sandro Curzi nominato nel CdA del Teatro di Roma

Sandro Curzi, la cui nomina era stata proposta già lo scorso dicembre dal sindaco Francesco Rutelli e poi rinviata per l’opposizione dei membri del consiglio, si è detto contento del voto dell’assemblea dei soci che ha superato le differenze politiche e le incomprensioni.
La Repubblica 26.1.2001

Domani l'Assemblea dei soci del Teatro di Roma dovrebbe decidere il successore di Martone

E’ fissata per domani mattina, all’Argentina, l’assemblea dei Soci del Teatro di Roma. I soci - Comune, Regione e Provincia - sono, oltre allo Stato, i finanziatori del nostro Stabile pubblico. Che in questo momento, essendo stata accolta dal Consiglio d’amministrazione la proroga (fino al 13 dicembre) richiesta da Mario Martone, «irrevocabilmente» dimissionario, attende che lo stesso Cda, cui la legge assegna questo compito, designi il nuovo direttore. Cosa nascondono gli inviti a Martone perché ci ripensi? E come potrebbe ripensarci? Perché il Cda non dovrebbe far fronte al compito di designare il successore? E ancora: perché alcuni appellanti parlano di cifre false che il presidente Pedullà avrebbe diffuso (sul cattivo andamento dell’afflusso del pubblico e degli incassi dello Stabile) quando lo stesso Pedullà ha invitato chiunque voglia farlo a esaminare i tabulati amministrativi? C’è proprio bisogno di chiarezza.
Il Messaggero 23.11.2000

Lettera aperta di intellettuali romani a Rutelli in sostegno di Martone

Nella lettera, i firmatari, tutti intellettuali della sinistra, chiedono che venga posto fine a una poco comprensibile guerra di cifre truccate, a liti speciose che cercano solo di avvolgere in una cortina fumogena le novità sostanziali e positive che la direzione di Martone ha portato nel teatro e al pubblico romano, al silenzio ormai quasi omertoso che pubblicamente hanno voluto assumere coloro che della faccenda portano, a vario titolo, responsabilità politica. In attesa di risposte.
Il Manifesto 21.11.2000

La terza via di Proietti 

Gigi Proietti, più volte tirato in ballo dai pronostici del totodirettore, chiama a raccolta i cittadini "che amano il teatro". "Riuniamoci, formiamo un’associazione di liberi interlocutori che chiedano conto di come vanno le cose". Idea, questa, che l’attore e regista aveva già espresso in passato. "Quanto a me - ribadisce - non voglio più sentir parlare di candidature. Ho già detto che coloro cui spetta di parlare e chiamare, non mi hanno mai interpellato. Mi importa invece capire bene cosa è successo e dove stiamo andando."
Il Messaggero 8.11.2000

Contrordine compagni!

I membri DS del cda del Teatro di Roma fanno autocritica. Intanto a chiedere le dimissioni del cda infatti sono in tanti. Dentro al teatro i lavoratori, ma anche in casa Ds dai consiglieri hanno preso le distanze. "Siamo pronti ad andarcene se chiedono le nostre dimissioni per il vuoto che si è creato" dicono. Il vero mistero resta la famosa pianta organica. Questa pianta è in realtà una gabbia strettissima, nella quale il direttore artistico che per statuto del teatro dovrebbe essere anche direttore dell'organico, è marcato stretto dagli amministratori e dal presidente. Come può a questo punto avere libertà di scelte artistiche? A questo punto è evidente che la palla passa a Francesco Rutelli e più in generale al centrosinistra che deve offrire, e con urgenza, proposte. Sul cda e su un presidente che fa coincidere il "bene" del suo teatro con la sua rovina artistica e di progetto. Non è che le valigie dovrebbe farle lui?
Il Manifesto 7.11.2000

Caso Martone: il pubblico si esprime

Artisti, attori, registi, pubblico hanno occupato ieri sera il teatro Argentina di Roma. Sul palco, scandendo il nome del direttore Mario Martone, hanno protestato contro le sue dimissioni forzate e il colpo di mano del consiglio d'amministrazione che, riunito di gran carriera dal presidente Walter Pedullà, le ha ufficializzate. Tutto ciò ancor prima di una risposta ufficiale del sindaco di Roma, Francesco Rutelli, al quale per primo Martone aveva comunicato la sua decisione.
Il Manifesto 5.11.2000

Walter Pedullà, presidente del Teatro: “Se la gente non viene agli spettacoli, una parte dei programmi è da rivedere”

Dice Pedullà: “Dallo scorso giugno accusiamo una pesante, preoccupante flessione delle presenze e degli incassi. Siamo già a circa 350 milioni in meno rispetto alle pur non ottimistiche previsioni di introito annotate in bilancio. Martone è un eccellente regista, un bravo direttore artistico. Ma come direttore del Teatro di Roma ha funzionato molto meno bene di quanto ci aspettassimo. Esiste anche, ad esempio, la cosiddetta gestione interna. Ci sono furti frequenti di oggetti tecnici di alto valore; la rissosità fra i dipendenti è ormai incontrollabile. La pianta organica – sulla quale si è aperta la crisi con il direttore artistico - fissa un modello organizzativo. E noi volevamo, con il nuovo assetto, tener conto dell’acquisizione dell’India e degli sviluppi avviati dallo stesso Martone. Per questo essa prevede la creazione, all’interno del Teatro, di un ufficio preposto al reperimento di sponsor e finanziatori. Ci servono soldi, altri soldi, per far fronte agli impegni del cartellone, per dare compimento ai programmi e alla linea culturale del direttore.”
Il Messaggero 4.11.2000

Martone: “ Non posso accettare un teatro che appartenga agli amministratori”

Mario Martone parla esplicitamente di un "dissidio" tra presidenza e direzione. "Sono problemi di politica teatrale che vanno al di là delle contrapposizioni tra destra e sinistra.“ È chiaro che lo scontro si è consumato su una visione complessiva del teatro, Martone che privilegia un'organizzazione orizzontale, di collaborazione, il CdA che vuole un sistema verticale. "Io sono un uomo libero, sono un artista" ripete molte volte accalorandosi. Il consiglio d'amministrazione è composto da rappresentanti del centrodestra e del centrosinistra. Come mai Mario Martone, la cui nomina è stata fortemente appoggia dall'attuale assessore alla cultura del comune di Roma (Ds) Gianni Borgna, si trova solo contro tutti? Martone viene stritolato dalla cultura di "sinistra", l'Espresso, per esempio, spara a zero. Franco Cordelli sfodera una violenza inspiegabile (sul Corriere della sera) come Gigi Proietti (oggi tra i nomi che circolano per il dopo-Martone). Vogliono tutti andare al suo posto?
Il Manifesto 4.11.2000

Bravo e innovatore: cacciato

Mario Martone ha rivelato "un piglio organizzativo che l’ha portato nel giro di due anni a raddoppiare le sale e a farsi acquistare dal Comune uno spazio anomalo, in linea con le caratteristiche dei maggiori teatri stranieri, dalla Schaubühne creata da Stein a Berlino al Dramaten di Bergman a Stoccolma. Di più, il nuovo direttore ha allungato le stagioni, ha cancellato un sistema d’abbonamenti ammuffito, è riuscito nell’operazione ricambio portandosi dietro un altro pubblico. Ha rischiato sugli spettacoli? Benissimo, è l’unico modo possibile per uscire dal tunnel di un repertorio morto da teatro lirico e di sottrarsi all’atrofia produttiva regalataci dai nostri storici ministeri. Ma a irritare maggiormente è stata la grande abilità manageriale di Martone, proprio nello Stabile più presidenzialista d’Italia, dove da sempre i manovratori dei cda hanno contato più di quel che gli consentiva lo statuto."
La Repubblica 4.11.2000

Mario Martone lasciala direzione artistica del Teatro di Roma

Scrive Martone nella lettera di dimissioni a Rutelli: "Sin dall’inizio la mia direzione è stata oggetto di fortissimi attacchi. Il sistema teatrale si è coalizzato accusandomi di scarso pluralismo culturale: in realtà, offrendo finalmente al grande pubblico un teatro tenuto da sempre ai margini, è stata proprio la nostra programmazione a rompere il cerchio che, tranne sporadici casi, domina incontrastato i cartelloni dei teatri italiani, impedendo che aria nuova vi entri a modificare e a evolvere gli stili di recitazione, le ragioni della regia, le modalità produttive. Sono stato attaccato per aver aperto il teatro ai cosiddetti extracomunitari, si è gridato allo scandalo per i progetti dedicati all’Islam nell’anno del Giubileo. Dopo la vittoria della destra alla Regione nello scorso aprile le difficoltà sono aumentate a dismisura. E sono stati mesi di estenuanti battaglie su tutto. Ho dovuto presentare ben 14 volte il bilancio, e l’approvazione, che normalmente è a maggio, è arrivata ad agosto. Ciò avrebbe messo in ginocchio qualunque teatro, e la nostra stagione cominciava all’inizio di settembre!"
La Repubblica 3.11.2000