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La specificità culturale è morta: verso una cultura solo a stelle e strisce?
La cultura è una merce? L'affermazione di Jean-Marie Messier sulla fine della specificità culturale francese ha riaperto la discussione sull'egemonia delle industrie culturali USA.

Il dossier di Le Monde sulla morte della specificità culturale francese affermata da Jean-Marie Messier

La storia in pillole di Vivendi Universal sotto la presidenza di Jean-Marie Messier, secondo la ricostruzione di Le Figaro.

Catherine Tasca riafferma il suo impegno a salvaguardia della diversità culturale
Dice il ministro della cultura del governo francese: "La diversità culturale non è un arcaismo francese, ma una necessità per l'insieme delle culture del mondo. Gli interessi delle imprese sono sempre degli interessi particolari e non tocca a loro, per quanto importanti ed innovatrici, definire le frontiere della libertà di creazione. La logica delle grandi imprese consiste nel limitare la concorrenza attraverso la concentrazione. La responsabilità dello stato è di vigilare affinché questo non vada a detrimento della diversità e della pluralità dei creatori e del pluralismo dei centri di decisione."
Le Monde 9.1.2002 

Massier orgoglioso di poter lanciare negli USA la prima catena europea di cinema
Il presidente di Vivendi Universal difende la sua vocazione al sostegno della diversità culturale chiedendo siano riportate nella versione integrale le sue frasi che hanno suscitato la polemica. Eccole.
"La specificità culturale francese è morta: siano oggigiorno un un periodo di diversità culturale. Che cosa vuole dire questo? Vuole dire essere al tempo stesso mondiali e nazionali. L'interesse di Vivendi Universal è di essere, da un lato, un protagonista molto dinamico negli USA, dall'altro di essere attraverso Canal + e StudioCanal sostegno principale dell'industria del cinema francese, ma anche sostegno del cinema polacco in Polonia, del cinema italiano in Italia."
Le Figaro 4.1.2002

Finita la specificità culturale francese? Molte reazioni critiche
Operatori nel settore cinema e lo stesso ministro della cultura francese Catherine Tasca hanno stigmatizzato le affermazioni del presidente di Vivendi Jean-Marie Messier riguardo alla arcaicità della difesa della specificità culturale francese. "Se il mondo di domani è un mondo dove i grandi gruppi proprietari dei media sono i soli a determinare le frontiere e la libertà delle creazioni, questo sarà un mondo dove pochi  popoli si riconosceranno" ha commentato la Tasca.
Liberation 20.12.2001

Messier: "Avevo detto: La specificità culturale in una visione francocentrica è morta, viva la diversità culturale
Reazione stizzita di Messier che difende la sua posizione dicendo di essere stato male inteso. In questa intervista, egli assicura dell'impegno di Canal + a sostegno del cinema francese, chiarendo che Vivendi Universal Etertainment agirà solo sul mercato americano, senza condizionare la politica del gruppo in altre nazioni. La cosa è curiosa perché la nuova società creata negli USA è membro della Motion Picture Association of America, la lobby delle major del cinema da sempre contraria alla politica di sostegno pubblico al cinema perché perturberebbe la libera concorrenza. Al contrario, secondo Messier essa servirà come cavallo di Troia per proporre con maggiore penetrazione i prodotti europei negli USA.
Liberation 20.12.2001

La difesa della specificità culturale nata nel 1993
In quell'anno, al momento delle trattative per l'accordo GATT - General Agreement on Tariffs and Trade, precursore dell'Organizzazione mondiale del commercio - in seguito alle pressioni dell'Unione europea e della Francia fu riconosciuta la specificità della cultura. Questo ha consentito di stabilire per essa uno statuto differente dalle altre merci, il che permette di mettere in atto politiche di sostegno a difesa dei prodotti nazionali senza violare il trattato.
Liberation 20.12.2001

Canal + non può essere la sola vacca da mungere del cinema francese
La miglior difesa è l'attacco. Dopo essere stato sommerso dalle critiche per aver affermato la morte della specificità culturale francese, Jean-Marie Messier - presidente di Vivendi Universal - mette le mani avanti. Le sue ultime dichiarazioni sembrano preparare il terreno alla negoziazione al risparmio, dopo la scadenza del 2004, dell'attuale contratto con i produttori cinematografici.
L'impegno di Canal + a sostegno del cinema francese, sostiene, non può essere mantenuto allo stesso livello, e invoca un maggiore coinvolgimento finanziario delle catene criptate satellitari concorrenti. E conclude minacciosamente: la capacità di attrarre clienti del cinema in tv va diminuendo; nuove offerte commerciali come le carte di abbonamento illimitato al cinema e il DVD stanno cambiando il mercato; la situazione finanziaria di Canal + non è così brillante; "Se Canal + va male, sarà tutto il settore a risentirne."
Le Monde 20.12.001

Vivendi comprerà il 100% di Stream
L'accordo tra i francesi e Rupert Murdoch, proprietario di Stream, si basa sulla valutazione di circa 600 dollari per ogni abbonato Stream. Un affare che si aggira intorno ai 900 miliardi di lire, se è vero che il numero di utenti del secondo polo digitale italiano oscilla sugli 800 mila abbonati. mentre Tele+ ne ha 1,8 milioni.
L'idea che Vivendi, in espansione in tutto il mondo, omologhi prodotti e contenuti alla marca francese senza possibilità di diversificazioni culturali è allarmante.
Il Manifesto 18.12.2001

Una complessa e vantaggiosa operazione finanziaria
Sotto il profilo finanziario e operativo, l'acquisizione ha richiesto un lavoro molto complesso, soprattutto perché Messier ha dovuto negoziare un nuovo ruolo per Barry Diller, il magnate dell'editoria che controllava Usa Networks, e la redistribuzione delle partecipazioni degli altri soci del gruppo americano, tra cui in particolare la Liberty Media di John Malone. Quando la fusione sarà completata, Vivendi avrà il 93% del capitale di un nuovo gruppo, chiamato Vivendi Universal Entertainment, in cui confluiranno le attività della società francese, come la Universal Pictures, e quelle appena acquisite.
Messier ha previsto un fatturato di 32 miliardi di euro nel 2002, con le attività nei media e nello spettacolo in grado di generare utili lordi aggiuntivi di oltre 600 milioni di euro, pari a un incremento del 10% su quanto stimato dagli analisti prima dell'annuncio dell'acquisto di Usa Networks. L'utile netto, infine, dovrebbe salire di 200 milioni di euro.
Il Sole 24 Ore 18.12.2001

Messier rigetta le accuse di americanizzazione del cinema francese
"La specificità culturale francese è morta - ha sentenziato - e le angosce riguardo alla peculiarità della cultura francese sono arcaiche."
Liberation 18.12.2001

Il cinema francese può fare a meno di Canal +?
La risposta è no. Canal + acquista il 90% della produzione francese per la diffusione dovendo soddisfare la condizione di legge di trasmettere almeno il 40% di prodotti nazionali. Questo accordo scade nel 2004. Cosa accadrà in seguito? Questa è la domanda che i produttori indipendenti si pongono. Con uno spostamento dell'asse degli interessi di Vivendi al di là dell'atlantico, Canal + non diventerà il cavallo di Troia per introdurre ancora più film hollywoodiani in Francia?
Liberation 18.12.2001

Lo shopping natalizio di Jean-Marie Messier
Nel giro di pochi giorni, Jean-Marie Messier, presidente di Vivendi Universal, ha acquistato la divisione Entertainment - produzione film e distribuzione audiovisiva - di USA Networks per 10,5 miliardi di dollari, e per 1,5 miliardi di dollari (3mila miliardi di lire) il 10% del gruppo appena nato dalla fusione di EchoStar con DirectTV, che ha in portafoglio 17 milioni di abbonati ai suoi canali satellitari. In questo modo Vivendi Universal rimedia alla sua debole presenza nel settore televisivo, e si appresta a combattere ad armi pari con AOL Time Warner e Viacom - quest'ultima possiede tra l'altro i marchi CBS, MTV, Paramount Pictures, Blockbuster-, colossi americani della comunicazione e dell'intrattenimento. Con questi acquisti, la distribuzione delle attività della conglomerata francese diventa per il 40% negli USA - contro il 20% attuale -, per il 40% in Francia e per il 20% in Europa.
Le Monde 17.12.2001

Vivendi compra USA Network
Vivendi Universal ha comperato le attività di USA Network per 10,3 miliardi di dollari (circa 21 mila miliardi di lire). L'acquisto consentirà a Vivendi Universal di proporre i propri prodotti agli 85 milioni di abbonati della tv via cavo di USA Network.
BBC News 17.12.2001

Vivendi-Universal in trattativa per acquistare USA Networks
Confermata da Vivendi-Universal la trattativa per l'acquisto delle attività di USA Networks che comprendono una rete televisiva, la catena Sci-Fi, e gli studi cinematografici USA e USA Films. Sembra che le attività siano state valutate tra i 13 e i 18 miliardi di dollari (26-36 mila miliardi di lire).
Liberation 12.12.2001

Il gruppo RTL annuncia una riduzione dei profitti per il 2001 del 35% ma conferma la politica delle acquisizioni
Nonostante un calo della pubblicità mai visto precedentemente e il conseguente calo dei profitti, il gruppo RTL ha dichiarato l'intenzione di acquistare il controllo del 100% delle catene radio e TV che non possiede ancora totalmente allo scopo di rispondere, in particolare in Germania, alla concorrenza del gruppo Liberty Media e del magnate della TV australiano  Rupert Murdoch. Il gruppo RTL è nato nel 2000 dalla fusione delle attività del gruppo inglese Pearson e del gruppo CLT-UFA. Il gruppo tedesco Bertelsmann, già azionista di CLT-UFA, controlla ora completamente RTL, numero 1 europeo della televisione gratuita.
Liberation 12.12.2001

Grandi manovre di giganti per spartirsi i mercati della tv satellitare e via cavo
Gli attori sono 4: Jean-Marie Messier - Vivendi Universal con Canal + -, Rupert K. Murdoch, australiano con potenti ramificazioni in Europa e USA, Leo Kirch, tedesco, e John Malone, americano, proprietario di Liberty Media, società televisiva leader nella distribuzione via cavo e detentore del 18% di News Corp., società di Murdoch. Il giocatore più pericoloso sembra essere l'ultimo, perché sta cercando di acquistare la maggioranza della rete di cavi di Deutsche Telekom, attaccando l'impero tedesco di Kirch. A sua disposizione si è messo Messier, proponendo una alleanza tra Canal + - 15 milioni di abbonati - e Liberty - 7 milioni di abbonati. In cambio, vorrebbe il 43% che Malone possiede dell'operatore via cavo USA Network. Questo gli permetterebbe di realizzare il sogno di mettere le sue mani sulla tv degli americani.
Liberation 11.12.2001

Murdoch tenta la scalata di Kirch che arrocca in difesa
Murdoch, che detiene il 22% della televisione a pagamento di Kirch, sta cercando da tempo di sfruttare la situazione pesantemente debitoria di questo per prendere il controllo della società. Per fare fronte a questa eventualità, Kirch sta accelerando la vendita della sua partecipazione del 25% in Telecinco - della quale il 40% è di Mediaset - e di quotare in borsa la sua Kirch Media.
Il Sole 24 Ore 11.12.2001

Tele + acquista Stream: corsa contro il tempo per firmare prima del verdetto dell'Antitrust
L'obiettivo della trattativa lampo aperta da Canal Plus (Vivendi-Universal) per l'acquisizione del 100% di Stream da News Corp e Telecom, è chiaro: chiuderla prima del 13 dicembre modo da poter ritirare il precedente progetto di fusione tra le due piattaforme che l'Autorità Antitrust non autorizzerà. Un'eventuale acquisizione - sembra in contanti -, e non una fusione, cambierebbe le cose. Il primo obiettivo è la riduzione dei costi, dopo che Stream e Tele+ si sono dissanguate nel farsi concorrenza per acquistare i diritti del calcio, cosa che non ha portato i ritorni sperati a causa delle numerose schede di decodifica pirata in circolazione. La presenza di un solo operatore abbatterebbe i costi di acquisto dei diritti.
Il Sole 24 Ore 11.12.2001