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Ispettore
delle finanze analizza impietosamente le debolezze della gestione dei
musei francesi
Un rapporto datato novembre 2001 preparato dall'ispettore delle
finanze Guillaume Cerutti, sul tavolo di Catherine Tasca e mai reso
pubblico ufficialmente, mette impietosamente alla luce le debolezze
della gestione dei 33 musei statali francesi.
Il meccanismo si basa su un triangolo tra musei, Direction des
musées de France (DMF) e Réunion des musées nationaux (RMN).
La RNM gestisce le biglietterie, i negozi, le mostre e gli acquisti dei
musei. Nell'espletare questa attività, la RNM ha accumulato nel 2000 un
passivo di 6,6 milioni di euro per il settore esposizioni e di 3,75 per
quello editoriale. Il bilancio 2001 si preannuncia anche peggiore.
I 33 musei sono posti sotto la tutela della DMF e sono vincolati ad un
sistema mutualistico nel quale l'attore principale è la RMN. Questa
raccoglie le entrate e le distribuisce finanziando gli acquisti. Il
Louvre e Versailles, versano solo una quota delle loro entrate. In
questo modo i grandi musei, in attivo, contribuiscono alla vita di
quelli minori, in passivo.
Il rapporto di Cerutti chiarisce che questo sistema non è trasparente,
che l'aspetto mutualistico è marginale e serve a mascherare il cospicuo
debito della RMN. Questa ha ricevuto nel 2000 13,43 milioni di euro
dalla biglietteria del Louvre e Versailles, e 10,09 milioni da quella
degli altri musei. La RNM ha restituito ai primi due 4,01 milioni e 5,66
agli altri, ricevendo, al contempo, 3,34 milioni di sovvenzione diretta
dallo stato per finanziare gli acquisti. L'inefficienza del sistema è
evidente: la RNM è strutturalmente deficitaria.
La soluzione proposta dal rapporto Cerutti è di trasformare i grandi
musei - Louvre, Versailles e Orsay - in istituzioni pubbliche autonome
che incasseranno la totalità delle entrate dalla biglietteria, mentre
il finanziamento statale sarà diminuito di una uguale cifra.
Il rapporto propone di riconoscere una maggiore autonomia ai musei medi
come Guimet, Picasso, Cluny, Fontainebleau, Compiègne; i minori
dovranno appoggiarsi o ai grandi o alle collettività locali.
La RMN continuerà a gestire la biglietteria dei musei medi e minori, e
non avrà alcun ruolo nel contribuire alle acquisizioni dei musei
grandi, che saranno direttamente finanziate dal DMF. Questo meccanismo
dovrebbe essere a costo zero per lo stato, permettendo
contemporaneamente una chiarificazione nella contabilità della RMN.
Le acquisizioni, per le quali le risorse statali sono insufficienti,
dovranno essere finanziate sia dalle comunità locali che dai privati.
Per le prime, varrà la regola che gli acquisti finanziati dallo stato
non potranno eccedere quelli finanziati localmente. Per i secondi,
dovranno essere moltiplicati gli incentivi fiscali.
Le Monde 30.1.2002
Se
il Louvre ha dei problemi per la maggior parte sono legati alla tutela
esercitata dalla Direction des musées de France
Questo il lapidario giudizio di Pierre Rosenberg, direttore del Louvre
fino allo scorso anno.
"Il responsabile della Direction des musées de France",
scrive Rosenberg, "è al tempo stesso presidente della Réunion des
musées nationaux. In caso di controversia tra Louvre e RMN, egli è un
giudice di parte. La RNM esercita una pressione insopportabile in un
momento difficile come il presente - riduzione del turismo, conflitti
sindacali, etc - sulle risorse del museo per assolvere la sua missione:
l'acquisto di opere d'arte. Questo è quanto puntualizza la Corte dei
conti, particolarmente severa con il DMF e la RMN. Henri Loyrette, con
una combattività che suscita la mia ammirazione, tenta di dare delle
risposte, supportato in questo dal personale del Louvre.
Le Monde 29.1.2002
La
paradossale situazione dei musei francesi
I rilievi della Corte dei conti alla gestione del Louvre e le
reazioni che ne sono seguite mette in luce la paradossale situazione dei
musei francesi, che hanno conosciuto una straordinaria stagione di
sviluppo che, però, non è supportata da un adeguamento dei budget per
la loro gestione.
Il malessere dei musei non è che il riflesso della paralisi che
minaccia una buona parte delle istituzioni di competenza del ministero
della cultura. Come fare funzionare una macchina sempre più grande e
pesante con un budget che è rimasto quello del 1993? Se Catherine Tasca
può affermare orgogliosamente di aver ottenuto per il suo ministero
l'1% del bilancio dello stato - 2,6 miliardi di euro -, obiettivo posto
ai suoi tempi da Jean Vilar (1912 - 1971), va pur detto che questo
risultato è drogato dal trasferimento alla cultura di un certo numero
di istituzioni dipendenti da altri ministeri, il che ne ha
artificialmente arricchito il bilancio di 460 milioni di euro.
Se lo stato è capace di trovare i fondi per investire, il finanziamento
del funzionamento delle nuove istituzioni è affare complesso. Ad
esempio: la vecchia biblioteca nazionale costava 69 milioni di euro, la
nuova 168; il piccolo Louvre 45 milioni, il grande 119. Da
dove vengono questi soldi?
Una soluzione potrebbe essere trovata nella diversificazione dei
finanziamenti, attraverso la costituzioni di fondazioni con la
partecipazione dei privati o di mecenati. Ma questa strada sembra
difficile perché il ministero, uso a guardare sdegnosamente a queste
possibilità, le considera alla stregua di una dismissione o
privatizzazione delle istituzioni.
Le Monde 28.1.2002
Catherine
Tasca striglia Henri Loyrette
Dopo avergli ricordato pubblicamente dalle pagine di Le Monde di essere
stata proprio lei ad averlo voluto alla direzione del Louvre, il
ministro della cultura bacchetta Henri Loyrette per essersi lamentato
dell'eccesso di tutela del ministero sul museo parigino, averne
rivendicato l'autonomia e aver messo in discussione le modalità della
distribuzione tra i musei nazionali delle entrate derivanti dai servizi
commerciali..
Tasca coglie l'occasione per chiarire che la somma persa dal Louvre a
causa del sistema di mutualità adottato dalla Réunion des musées
nationaux è di 4/5 milioni di euro, su un budget di 100 milioni, l'80%
dei quali finanziati dallo stato.
Le Monde 25.1.2002
Sale
chiuse al Louvre: colpa del personale assenteista
Al Louvre le sale chiuse sono sempre troppe: ogni giorno
almeno un quarto delle collezioni non è visitabile. Poco
personale? Sì, perché molto assenteista - le giornate non
lavorate rappresentano circa il 50 per cento - benché già
gratificato da un orario di lavoro piuttosto leggero. I
negoziati per l'applicazione delle 35 ore (che significano
ovunque riduzione del tempo di lavoro) per il Louvre
rappresentano invece un aumento: molti dipendenti lavorano oggi
una media di mille e 300 ore annuali contro le mille e 600 di
legge. L'accusa è contenuta in un rapporto della Corte di
conti.
La Stampa 18.1.2002
Henri
Loyrette prepara la difesa: la soluzione è nell'autonomia
gestionale
Il neo direttore del Louvre si prepara a reagire alle
accuse mossa la museo dalla Corte dei conti rivendicando in
primo luogo il riconoscimento di una maggiore autonomia nella
sua guida, che attualmente fa capo per la parte tutela alla
Direction des musées de France, mentre per la gestione è
pertinenza della Réunion des musées nationaux - RMN.
Loyrette imputa i problemi messi in evidenza dalla Corte dei
conti allo scarso controllo che la direzione del museo
attualmente ha sulla gestione del personale e delle entrate. Nel
primo caso, egli sottolinea che il personale non fa capo al
museo, anche se dal 2003 la situazione cambierà ed esso sara
gestito direttamente. Per quanto riguarda il secondo problema,
egli lamenta che il 45% delle entrate, pari a 10 milioni di
euro, sono versati alla RMN, che poi ridistribuisce i proventi
favorendo i musei statali meno ricchi, garantendone la
sopravvivenza. Di conseguenza il Louvre riceve meno di quello
che dà. "Il principio mutualistico - dice Loyrette -
non è messo in discussione. Si tratta solo di
aggiustarlo."
Le Monde 18.1.2002
Forte
calo dei visitatori dei musei nazionali parigini
Gli ingressi ai musei nazionali francesi nel 2001 sono stati
sensibilmente più bassi rispetto al 2000: il calo a Parigi è stato
fino al 30%. Il Louvre ha avuto circa 1 milione di visitatori in
meno, e annuncia una perdita di 2,4 milioni di euro nelle entrate dai
biglietti. La caduta degli ingressi è dovuta al crollo del turismo - in
particolare quello giapponese - e allo sciopero che ha interessato i
lavoratori dei musei in occasione dell'applicazione della riduzione
dell'orario di lavoro a 35 ore.
Il fenomeno ha interessato soprattutto Parigi, toccando solo
marginalmente città come Linone, Lille o Grenoble.
Le Monde 9.1.2002
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