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Libertà
di provocare o autocensura? Un nuovo puritanesimo si affaccia nel
mondo delle arti negli USA.
Poco
dopo l'attacco terrorista alle torri del World Trade Center è
iniziato sui giornali statunitensi un dibattito su quali fossero
le responsabilità del cinema nell'accaduto.
Poi, sull'onda
dell'affermazione comune a tutti i commentatori che nulla sarà
più
come prima, si è posto il problema di come le arti -
in particolare le arti visive e la musica - reagiranno all'ondata
di emozione che è seguita all'attacco.
La discussione,
dopo aver puntato l'indice su Hollywood, ora tocca punti più sostanziali e sensibili, come
l'autocensura da parte
degli artisti opposta alla loro libertà di provocare e di
affrontare apertamente temi scabrosi come la morte e la violenza.
Raccogliamo qui
la segnalazione di alcuni degli articoli che discutono la questione.
Solo
arte che non offenda il comune senso americano della decenza
Il National Endowment for the Arts è l'agenzia governativa
statunitense per il finanziamento delle arti e della cultura.
Il governo repubblicano ha stabilito che l'agenzia muti il suo indirizzo
verso il sostegno della conservazione, della formazione e dello sviluppo
della comunità, tagliando invece i fondi per la creazione artistica
fine a sé stessa. Concretamente, questo vuole dire niente fondi per
l'arte d'avanguardia e innovativa, come la clausola voluta dal Congresso
- e più tardi confermata dalla corte suprema - che obbliga l'agenzia a
sostenere progetti che "corrispondano agli standard di decenza e
rispetto delle diverse credenze e valori del pubblico americano."
Di conseguenza, le organizzazioni culturali più sperimentali hanno
addolcito i loro progetti in modo da adeguarsi ai nuovi principi, o
hanno deciso di non rivolgersi al governo federale per ottenere un
sostegno finanziario, ma si sono invece indirizzate ai governi locali, a
fondazioni o a privati.
The
New York Times 22.12.2001 (*)
Nessuno
spazio per punti di vista differenti
L'opera La morte di Klinghoffer di John Adams racconta il
dirottamento della Achille Lauro condotto da terroristi palestinesi nel
1991, e la morte dell'ebreo americano Leon Klinghoffer avvenuta sulla
nave.
L'opera è stata accusata di dare una interpretazione romantica del
terrorismo e di essere antiamericana, antisemita, antiborghese in un
articolo sul New York Times da Richard Taruskin della University of
California, e a settembre la sua messa in scena a Boston
cancellata.
Un mese dopo, Adams ha commentato: "In questo paese, non c'è una
opinione che rappresenti l'altra parte, nessuno spazio per presentare il
punto di vista dei Palestinesi in un'opera d'arte. Susan Sontag ha detto
recentemente che trova ci sia un clima che non ha precedenti negli
ultimi 40 anni: sono d'accordo."
Guardian 15.12.2001
John
Adams censurato
Adducendo ragioni di opportunità, la Boston Symphony Orchestra
ha chiesto al compositore John Adams di non eseguire come preannunciato
brani e cori tratti dalla sua opera The Death of Klinghoffer,
ispirata ad un attacco terroristico avvenuto nel 1985, sostituendola con
Harmonium, un brano per coro basato si testi di Emily Dickinson.
Adams è andato su tutte le furie.
Los Angeles Times 20.11.2001
Negli
USA dissidenti messi all'indice
L'organizzazione di destra americana American Council of
Trustees and Alumni, il cui scopo è di controllare le tendenze
progressiste e dissidenti nelle università, ha compilato una lista di
117 affermazioni antiamericane pronunciate dopo l'11 settembre 2001. Tra
i personaggi messi all'indice figurano oltre al reverendo Jesse Jackson
- forse la figura più nota anche fuori dagli USA - professori
universitari e esponenti della intellighenzia islamica, tutti accusati
di anti-patriottismo. La lista fa parte di un più corposo rapporto
intitolato Defending Civilization: How Our Universities Are Failing
America and What Can Be Done About It che è il risultato di una
puntigliosa rassegna di stampa e siti web.
The New York Times 24.11.2001 (*)
Leggi
il rapporto
pubblicato nel sito dell'American
Council of Trustees and Alumni.
L'ironia,
una strategia di sopravvivenza
Contrariamente a quanto previsto da molti commentatori, ad un
mese dall'attacco al WTC si deve constatare che l'ironia non è -
fortunatamente - stata seppellita dalle macerie. Come era già successo
dopo momenti di forte crisi - la Depressione, la Seconda guerra
mondiale, la Guerra fredda o, per andare più indietro nel tempo,
l'Inghilterra giacobina del 1600 - essa è ritornata negli
spettacoli e sulla stampa, smentendo le previsioni più fosche.
"L'ironia diventerà un elemento inseparabile della visione comune
della guerra nel nostro tempo. Essa permeerà la consapevolezza moderna
e l'arte, riconosciuta non solo come un atteggiamento di distacco
beffardo e sopra le righe, ma anche come una potente arma per
tratteggiare un mondo sconvolto ed impaurito. Almeno fino al mese
scorso, quando i commentatori in modo sommario e prematuro ne anno
annunciato la messa al bando."
The
New York Times 9.10.2001 (*)
Tutto
sarà come prima?
Dopo l'ondata di emozione iniziale, ad un mese circa
dall'attacco al WTC la gente sembra essere ritornata a consumare cultura
come prima. "Gli spettatori sembrano essere motivati, come sempre,
dall'offerta del mercato piuttosto che da altri fattori esterni."
dice Paul Dergarabedian, di Exhibitor Relations di Los Angeles che
sorveglia gli andamenti del consumo di cinema. Durante l'ultimo weekend
gli spettatori si sono riversati come d'uso nelle sale dove erano
proiettate le poche novità. Lo stesso sta succedendo per la
televisione, dove i programmi tradizionali ritornano ad essere i più
seguiti. Anche il videonologgio, che aveva registrato una impennata dopo
l'11 settembre, è ora sui consueti livelli di domanda. L'unico settore
che sembra essere stato toccato dai postumi dell'attentato è quello
dell'editoria: nella lista dei 100 libri più venduti da Amazon, almeno
13 trattano soggetti ad esso connessi.
The
New York Times 4.10.2001 (*)
La
morte dell'ironia
Riderci su è diventato impossibile. Su molti periodici - Vanity
Fair, Time, Newsweek, New York Observer - si è celebrato il funerale
dell'ironia. "Per alcuni degli esperti che interpretano i fatti di
questo tempo di guerra, ironia è diventato un sinonimo di tutti
gli ora improponibili artifici comici, nonché dei paradigmi culturali
degli ultimi lustri."
Washington Post 27.9.2001
The
Times Are A-Changin': musicisti per la pace? Non tutti
Mentre i musicisti mainstrem - ad esempio Whitney Houston
- hanno prontamente cavalcato l'onda del patriottismo, altri artisti,
soprattutto quelli più legati alla college-rock community -
cioè quelli la cui musica è trasmessa dalle radio dei campus - hanno
iniziato a manifestare le loro opinioni pacifiste. Questo riprende una
tradizione che, dopo i movimenti degli anni'60, si era diluita nella
musica apolitica dei due decenni successivi. Tra i più attivi, Thurston
Moore, cantante e chitarrista del gruppo Sonic Youth, folgorato
dall'attentato, sta cercando di diffondere informazioni contro la
violenza, mentre Damon and Naomi hanno iniziato ad organizzare un raduno
di musicisti pacifisti a Washington per sabato pomeriggio.
"Io credo che la mia responsabilità in quanto musicista sia di
dire la ovvia verità che non è detta in un contesto politico. Anche un
concetto semplice come la pace è meglio della guerra. Non è
complicato, ma ci sono momenti in cui deve essere detto, e questo è uno
di quelli" ha detto Damon Krukowski. Laurie Anderson ha affermato:
"Mai come ora sento la mancanza di controcultura."
The
New York Times 27.9.2001 (*)
2001
allarme a Hollywood
Come se le immagini dei film avessero avuto un ruolo di
previsione o di causa degli accadimenti, la colpevolizzazione masochista
e l'autocensura che sta prevalendo nel mondo del cinema hollywoodiano è
allarmante. Quello a cui si assiste oggi in conseguenza del trauma
visivo dell'11 settembre è una restaurazione di antiche prassi
clericali: da una parte lo stabilirsi di una nuova forma di indice,
dall'altra la costituzione di un nuovo canone scenico, estetico,
simbolico. A causa della supposta analogia degli eventi con certe scene
del cinema d'azione, tutte le immagini simili già prodotte o in corso
di produzione sono state marchiate come illegittime. Si è creato dunque
un registro delle immagini improponibili. Passati al setaccio di questo
nuovo criterio del "politicamente corretto" i film saranno
edulcorati e rispettosi, ma continueranno a rispettare il loro obiettivo
di fondo: fare quattrini.
Liberation 26.9.2001
Il
vero problema a Hollywood non è la violenza ma la superficialità della
sua rappresentazione
La rappresentazione della violenza e del terrorismo nei film di
Hollywood ha grande importanza non in sé, ma in quanto contribuisce a
formare le reazioni della gente dopo gli atti dell'11 settembre. La
superficialità con la quale le sue cause e il suo contesto sono
analizzate e raffigurate nei film mostra come si preferisca puntare alla
semplicità piuttosto che alla complessità, facendo leva sulle le
emozioni piuttosto che sulla esposizione delle idee. Per chiarire questo
concetto, nell'articolo si confrontano due film. Il primo è Rules of
Engagement, dove Tommy Lee Jones interpreta un avvocato che difende
un ufficiale di marina accusato ingiustamente della morte di dimostranti
yemeniti mostrati come una massa di fanatici che protestano per non si
capisce cosa. Il secondo è La Battaglia di Algeri di Gillo
Pontecorvo, dove entrambi i contendenti sono ritratti in modo molto
umano e sensibile: né i francesi né gli algerini sono rappresentati
come dei mostri, sebbene entrambi commettano atti mostruosi.
The Christian Science Monitor 26.9.2001
Censurata
la musica che non è mainstream
Il patriottismo imperante negli Stati Uniti ha soffocato gli
spazi di espressione del dissenso. Dai luoghi - reali o sul web - ove
fino a ieri si manifestava la cultura alternativa è scomparso ogni
segno di dissenso. Gli artisti apertamente critici nei confronti degli
USA sono al bando: ad esempio l'intera produzione dei Rage against the
Machine - gruppo apertamente anticapitalista -, così come le
canzoni pacifiste di Bob Dylan, Peter Paul and Mary - Blowin' in the
Wind -, John Lennon - Imagine - compongono la lista delle canzoni non
adatte alla trasmissione radio. Una delle poche voci fuori dal coro è
quella di Machael Franti: "Invece di cercare chi ha fatto questo,
dovremmo capire perché è successo. All'etero l'America è nel migliore
dei casi il paese più temuto, nel peggiore il più odiato."
San Francisco Chronicle 25.9.2001
Give
peace a chance
Un portavoce ha confermato che è stata Yoko Ono a pagare la
pagina del New York Times sulla quale era stampata soltanto la frase
"Imagine all the people living life in peace" tratta da Imagine
di John Lennon. La stessa Yoko Ono ha fatto affiggere i manifesti che
sono apparsi in Times Sqare con la scritta "Give peace a
chance."
Salon 26.9.2001
"Noi
non siamo altro che contesto, e il contesto può cambiare tutto"
Come si può parlare di arte in un momento come questo? L'arte
può apparire insignificante quando il mondo impazzisce.
L'autocompiacimento degli artisti è fino tra le macerie, il narcisismo
è andato in fumo. Se parliamo di arte cose fatte in un certo momento e
in certe circostanze sembreranno del tutto differenti in un altre
condizioni. L'11 settembre il contesto è cambiato. Un film sul
terrorismo come The Face non sembra più frutto
dell'immaginazione. Dati i recenti eventi come verranno rappresentati i
personaggi maschili, la violenza, il governo? Come è cambiato
l'audience dell'arte? Il vecchio tratto puritano dell'America sta già
riemergendo: alcuni chiedono che l'arte di dia una ripulita, altri
condannano l'arte degli anni '90 come superficiale ed inutile, come se
il mondo dell'arte fosse il Grande Stana. Potremmo essere sull'orlo di
una ondata di arte didascalica, melensa, moralista ispirata da un
realismo socialista volgare. I recenti avvenimenti sono l'occasione per
la rivalsa chi non ha mai digerito l'arte degli ultimi anni.
The Village Voice 25.9.2001
Come
cambierà l'arte contemporanea dopo il disastro del WTC?
Immaginiamo cosa avrebbe detto Andy Warhol di fronte al crollo
delle torri del WTC. Avrebbe esclamato: "Wow!" La sua
espressione - con le sue implicazioni ironiche, satiriche e kitsch -
sarebbe stata una intelligente reazione alla cultura del denaro e della
celebrità e alle sue seduzioni. Ma la sua assenza di emozioni non può
adeguatamente fare i conti della morte. La scala del disastro può
spingere gli artisti ad avere una più ampia visione del mondo - e una
minore considerazione di sé stessi. In tempi di pace e prosperità, gli
artisti hanno meno ragioni per resistere ai grandiosi sogni narcisistici
del loro ego. Considerato il massacro, la stessa storia può apparire
fin troppo reale, qualcosa di troppo pesante e viscerale della quale di
si può appropriare con distacco ironico. Un atteggiamento
apocalittico, ma non sincero, potrebbe causare nel pubblico sentimenti
di repulsione.
New York Magazine 25.9.2001
L'arte
respinge l'autocensura
Nell'emozione del dopo-attentato al WTC, le gallerie d'arte non
hanno rinunciato a presentare le mostre già programmate. Il mondo
dell'arte ha rifiutato a ragione l'autocensura. L'arte viene
costantemente messa sotto accusa per attegiamenti offesivi -
sotto il profilo sessuale o religioso per citarne alcuni - che il resto
della cultura americana evita. L'unico modo di affrontare questo
problema è mantenere le posizioni. Per questo, anche mostre rese
problematiche dai recenti eventi è giusto che siano mantenute secondo
gli intendimenti originari. È il caso della mostra di Christoph Draeger
aperta a Brooklyn. Draeger è un artista tedesco ossessionato dalla
distruzione, dai disastri e dalla violenza. Tra le sue opere, il video Crash
è fatto unendo spezzoni cinematografici e video di collisioni in volo.
The
New York Times 25.9.2001 (*)
Chi
oserà più proporre provocazioni in musica?
Dopo l'attacco al WTC, il mondo della pop music sta cercando di
entrare in sintonia con i sentimenti prevalenti negli USA. L'altra
settimana, in un video nel sito della rivista Rolling Stone -
chiaramente girato prima dell'11 settembre - un componente della band
System of a Down si esprimeva in questo modo: "C'è un lato di noi
che ama la pace e roba del genere, ma c'è un lato che pensa che debba
essere fatta un po' di rivoluzione. Qualcuno dovrebbe gettare una bomba
per svegliare la gente." Niente può apparire ora più
inappropriato. Di fronte alla morte di migliaia di innocenti e alla
recessione economica, sia sotto il profilo dei contenuti che sotto
quello dei comportamenti il mondo del pop sta assumendo toni più
morigerati e dimessi.
Washington Post 24.9.2001
Wim
Wenders sull'attacco al WTC
Alla domanda "Crede che i film siano in qualche modo
responsabili degli eventi?", Wenders ha risposto:
"Naturalmente cinema e realtà sono due cose differenti. Ma la
consapevolezza che ciò che stavamo vedendo non cambiala fenomenologia
della situazione: eravamo seduti a guardare la televisione. Tanto per
cominciare, entrambi erano immagini. Per molta gente, la reale divisione
tra fiction e realtà è diventata chiara solo alcuni giorni dopo.
All'inizio la separazione tra falso e vero era molto confusa. Molti si
sono trovtiin queta zona di incertezza e solo più tardi si sono
chiesti: come posso accettare, venire a capo di questa situazione ora?
La differenza era così poco chiara perché i terroristi hanno copiato
immagini che tutti noi conosciamo da tempo attraverso il cinema e i
video game. Ma in questi c'è sempre un Rambo o un James Bond che entra
in scena all'ultimo momento. Ora, tutto d'un tratto, siamo stati
obbligati a essere testimoni della realizzazione di queste fantasie.
Molti di noi non hanno mai visto qualcosa di così disturbante."
Frankfurter Allgemeine Zeitung 24.9.2001
A
Hollywood è tempo di cambiare
Hollywood è diventata una fabbrica di pop-corn senza anima, fatta
per creare spazzatura capace di fare profitti ad ogni fermata della sua
macchina da soldi globale: le sale dei cinema, le tv via cavo, i DVD. Gli
studios hanno abbandonato ogni pretesa di essere in contatto con le
questioni della vita reale nel mondo moderno. Per ogni Erin Brockovich
o Traffic, ci sono centinaia di insignificanti pellicole come Tomb
Raider o The Mummy Returns. Un film politico non è possibile
se non si ha già in tasca la partecipazione di una star di serie A. I
dirigenti di Hollywood hanno sempre detto di fare i film che la gente
vuole vedere. C'è ora una nuova coscienza morale: è tempo per indagare
il senso delle cose. Sapranno capirlo? Finora i giganti
dell'intrattenimento hanno fatto solo operazioni cosmetiche per
rendere almeno accettabili i loro prodotti: come è possibile provare
divertimento guardanto l'incenerimento di persone in una esplosione?
Los Angeles Times 18.9.2001
La
rappresentazione della violenza è il prodotto culturale americano più
esportato
"Dopo che molti hanno paragonato gli eventi di martedì con
film come Independence Day, dobbiamo affrontare la questione della
violenza in quanto uno dei pilastri della nostra cultura nazionale."
The
New York Times 18.9.2001 (*)
A
New York la gente riempie i musei alla ricerca della bellezza per
rigenerarsi
Il giorno dopo l'attacco terrorista al World Trade Center,
mentre tutti erano a casa, 300 persone hanno visitato il Brooklin Museum.
Giovedì 8.200 visitatori sono entrati nel Metropolitan Museum of Art,
sebbene non ci fosse nessuna attrazione speciale. La gente è andata nei
musei prima di tutto perché altra gente era là. In secondo luogo per
trovare consolazione, seppure per un breve momento: essere in un museo
l'ha fatta sentire sicura e in uno stato di normalità. Mentre tutto nel
mondo è cambiato, i musei danno l'impressione della continuità e
ricordano che la qualità conta. L'arte è insignificante ma
indispensabile: essa ha risposto alla necessità di bellezza.
The
New York Times 17.9.2001 (*)
Lacrime di coccodrillo a Hollywood:
ma ci sono le premesse per una nuova morale?
I genitori che martedì scorso erano preoccupati che i loro figli
fossero traumatizzati dalle immagini dell'attacco terrorista al World
Trade Center, stiano tranquilli. Quelle scene i loro ragazzi le avevano
viste già prima molte volte, visto che negli ultimi 20 anni sono stati
prodotti negli USA almeno 270 film basati su storie di terroristi,
attacchi clamorosi e disastri conseguenti. Ora, di fronte al dolore
di un disastro come quello del WTC, i dirigenti degli studios sono molto
in imbarazzo. Tuttavia, va detto che film moralmente impegnati come Salvate
il soldato Ryan di Steven Spielberg non hanno avuto un grande
successo, mentre quelli sul terrorismo, che ora sono tanto biasimati,
non solo sono stati premiati dal pubblico, ma propongono una
sofisticata propaganda pro-americana. Un paragone per ipotizzare cosa
succederà può essere fatto con quanto accadde dopo l'attacco di Pearl
Harbor nel 1941. Un anno dopo venne formato il Bureau of Motion Pictures,
un dipartimento del War Information Office. Il suo obiettivo era di fare
del cinema uno strumento di propaganda e di costringere gli studios a
domandarsi continuamente: questo film aiuterà a vincere la guerra? Può
darsi dunque che Hollywood riesca ad assorbire il colpo e a offrire al
pubblico pellicole ancora più violente, condite con un ancora più
forte messaggio patriottico.
Globe and Mail 14.9.2001
Mike
Figgis chiede un ripensamento sulla violenza nei film
Parlando dal Festival di Toronto, il regista inglese Mike Figgis
ha invocato un ripensamento dei contenuti violenti dei film di
Hollywood.
BBC News 13.9.2001
La
coda di paglia di Hollywood
La Touchstone Pictures - proprietà della Disney - ha
rinunciato a fare uscire il 21 settembre il film Big Trouble,
nel quale i personaggi sono impegnati ad evitare lo scoppio di una
bomba collocata su un aeroplano. Sony Pictures non farà uscire Spider-Man
perché contiene una scena nella quale un elicottero viene
intrappolato da una ragnatela tesa tra le torri del Worl Trade Center.
Warner Bros. sta prendendo una decisione riguardo all'uscita di Collateral
Damage con Arnold Schwarzenegger, nel quale un terrorista bombarda
un grattacielo di Los Angeles. Per quanto riguarda la televisione,
tutti i network hanno rinunciato a trasmettere film violenti. Ad
esempio ABC ha sostituito a The Peacemaker con George Clooney,
nel quale si racconta la vicenda di terroristi nucleari, Hope
Floats con Sandra Bullock. La Fox ha rinunciato a programmare Independence
Day, nel quale l'Empire State Building esplode.
Nando Times 12.9.2001
Swordfish
ritirato dagli schermi inglesi
Il film con John Travolta e Halle Berry contiene una sequenza nella
quale esplode un grattacielo.
BBC News 12.9.2001
L'estetica
della distruzione
Il un saggio del 1965 intitolato The Imagination of
Disaster, Susan Sontag aveva analizzato la moda dei
film-catastrofe. La Sontag aveva descritto una estetica della
distruzione, al centro dalla quale c'è il piacere intenso di
contemplare il disastro, di vedere i muri che si sgretolano, i crateri
che si aprono nelle strade di una metropoli. Il cinema hollywoodiano
è stato, almeno a partire dagli anni '50, un cinema della catastrofe.
La potenza delle sue produzioni, le sue conoscenze tecniche, il suo
gusto per la spettacolarità, con l'aggiunta del recente arrivo delle
tecnologie digitali, lo hanno portato a fare regolarmente la cronaca
dell'Apocalisse. Lo scenario dell'11 settembre era già stato
previsto, con solo qualche sfumatura di differenza, dal cinema.
Le Monde 12.9.2001
(*)
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