Politiche culturali

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  Gennaio - Marzo 03

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Good vibrations
La vita intellettuale di Los Angeles pullula delle più diverse e stravaganti occasioni: musei, biblioteche, gallerie e luoghi pubblici offrono una scelta di incontri, dibattiti, conferenze che spazia dalla letteratura erotica alla interpretazione delle partiture di musica classica.
In lotta con New York, capitale culturale USA per definizione, Los Angeles sta rinsaldando la sua posizione nel panorama culturale americano cercando di uscire dal suo, vero o presunto, provincialismo.
Los Angles Times 13.3.2003

Non solo Londra: a Bristol, per esempio...
Con una spesa pro capite ridicola se paragonata a quella della capitale, le città di provincia inglesi si stanno prendendo la loro rivincita.
A Bristol, David Farr e Simon Reade, la coppia di direttori artistici dell'Old Vic, stanno dimostrando che i giovani registi, cresciuti durante il governo della Tatcher, sono capaci non solo di proposte artistiche di prim'ordine, ma anche di fare quadrare il bilancio.
Un bello schiaffo all'ubriacatura manageriale degli anni '90, quando direttori amministrativi attenti soprattutto alle politiche di marketing e ai dati quantitativi del botteghino hanno fatto perdere di vista che il compito  dei teatri era di allestire spettacoli, con conseguente sacrificio del lato  creativo.
Independent 13.3.2003

It's a wealthy wasteland
Il fenomeno è ormai noto: dove arrivano gli artisti, là si alzano le rendite immobiliari. Di conseguenza, gli artisti e molta della popolazione che viveva nel quartiere se ne va perché non ha i quattrini per pagare gli affitti al nuovo prezzo.
In tutto questo una nuova tendenza si sta facendo avanti a New York: le organizzazioni artistiche stanno iniziando a comperare gli immobili nei quali lavorano. E nel frattempo a Soho si sprecano gli spazi sfitti. Un deserto per ricchi.
Village Voice 12.3.2003

Gli agi della ricchezza non stimolano la creatività
Se rapportato alla popolazione, il budget del governo olandese per la cultura è equivalente a quello del governo americano per la difesa.
La spesa dell'Olanda per ogni cittadino è di 23 euro per abitante, mentre anche la più generosa stima riguardo ai finanziamenti per la cultura negli USA arriva ad un massimo di circa 6 euro pro capite.
A livello di città, le cose sono simili. Il budget per la cultura della città di Amsterdam  - popolazione 720.000 abitanti - è 3,5 volte quello dello stato della California - popolazione 35 milioni di abitanti. New York spende per la cultura un terzo di quanto spende Amsterdam.
L'orientamento della politica culturale più recente sembra essere di introdurre un sistema di finanziamento della cultura misto pubblico-privato, manco a dirlo sul modello americano. Tuttavia la vecchia attitudine a considerare lo stato il garante della libertà di creazione sembra resiste a cedere il passo alla nuova filosofia.
Resta da capire come mai, nonostante tanta ricchezza, non si possa certo affermare che l'Olanda sia una superpotenza culturale.
The New York Times 9.3.2003

200 anni a Villa Medici
L'Académie de France a Roma fu voluta da Luigi XIV per offrire agli artisti francesi la possibilità di studiare l'arte antica e del Rinascimento. Colbert la realizzò nel 1666.
Dal 1803 l'accademia si trova ospitata a Villa Medici, avendo avuto tra i suoi direttori Ingres e Balthus.
In occasione del bicentenario, l'Accademia di Francia ospita una ventina di artisti di tutte le nazionalità impegnati in progetti delle durata da sei mesi a due anni.
Liberation 6.3.2003

La dolce vita secondo tre degli eletti
Liberation 6.3.2003

Lo stato non ha più il monopolio dell'intervento nel campo culturale
Con queste significative parole il primo ministro francese Jean-Pierre Raffarin ha commentato il finanziamento da parte di PGA Holding, società del campo automobilistico, dell'acquisizione dell'opera di Jean-Baptiste Oudry Divertissements champêtres, vincolata nel 1999.
Pierre Guénant, dirigente di PGA Holding e ex compagno di studi di Raffarin, ha dichiarato: "Tengo a convincere i miei colleghi imprenditori della convenienza di questo tipo di interventi e non è mia intenzione fermarmi a questo primo."
La legge francese concede alle aziende di scontare dalle imposte il 90% dell'importo investito.
Non è noto quanto PGA Holding abbia pagato per l'opera di Oudry, ma si valuta che la cifra si intorno ai 3 milioni di euro.
ArtAujourdhui 6.3.2003

PGA Holding compra nove tele di Jean-Baptiste Oudry per il Louvre
La società PGA Holding, avvalendosi dei vantaggi fiscali introdotti dalla legge francese sui musei del 2002, ha acquistato nove tele di Jean-Baptiste Oudry (1686-1744) che entreranno a fare parte delle collezioni del Louvre.
Le Monde 19.2.2003

Un dettaglio dell'opera di Jean-Baptiste Oudry

 

Académie italienne
Ora è la volta d'un disegno di legge all'esame del Senato, che si propone d'introdurre il Csli, ovvero il Consiglio superiore della lingua italiana. E con quali funzioni? Quella di valorizzare l'italiano nel mondo, ponendo riparo a un colpevole abbandono. Di promuoverne la conoscenza nelle scuole, nei media, nella pubblicità: intenzione anch'essa sacrosanta, specie in un'epoca d'immigrazione, che impone d'integrare gli extracomunitari nella nostra cultura. Ma siccome di buone intenzioni è lastricata la via dell'inferno, quel testo si spinge tre passi più in là: e assegna al Csli il compito di forgiare una «grammatica ufficiale» della lingua italiana, nonché un «dizionario dell'uso».
Chi sbaglia pagherà una multa?
La Stampa 27.2.2003

Pochi soldi per la cultura, turismo a rischio
L'affermazione è di Eddie Friel, già parte dello staff che nel 1990 aveva diretto con grande successo le iniziative legate a Glasgow capitale europea della cultura, ora capo del Glasgow and Clyde Valley Tourist Board. Essa segue i tagli ai fondi per la cultura proposto dal governo scozzese.
"Le ragioni che spingono la gente verso le città sono le arti, la cultura, i musei e le gallerie d'arte, gli spettacoli dal vivo" ha detto Friel, aggiungendo: "Il governo deve identificare la cultura come una componente importante di ciò che siamo in quanto esseri umani: la vita della comunità ha grandi benefici dalla cultura, e essa incoraggia ulteriori investimenti."
The Scotsman 26.2.2003

Quanto sono i finanziamenti statali USA alla cultura?
Secondo Kimber Craine, portavoce di National Assembly of State Arts Agencies, nell'anno fiscale 2002 - 2003 42 stati hanno tagliato i fondi per la cultura del 13.4%, con in testa la California e il Massachusetts che hanno dimezzato i fondi destinati alle arti.
Ma quanto contano i finanziamenti statali nel budget delle organizzazioni culturali? Non molto in verità.
Ad esempio, in California grosse organizzazioni come la Los Angeles Philharmonic Orchestra, la San Francisco Opera e il Los Angeles County Museum of Art riceveranno dallo stato tra i  40,000 e i 50,000 euro invece dei 140.000 di due anni fa. Il contributo statale medi a una piccola organizzazione come un teatro, una compagnia di danza, un museo o un gruppo musicale si aggira sui 4.000 euro.
Los Angeles Times 26.2.2003

La lingua del nemico
Nonostante l'arabo sia una delle due lingue ufficiali in Israele, solo 3.400 liceali israeliani su 95.000 hanno scelto di studiare arabo moderno.
"L'arabo dovrebbe essere una materia obbligatoria al liceo" dice Shlomo Alon, dirigente del ministero dell'educazione, "ma perché questo accada è necessario che la società israeliana nutra una apertura verso la cultura araba".
Tuttavia, in Israele c'è una tendenza a vedere la lingua araba solo come la lingua del nemico, e la cultura araba è considerata inferiore e minacciosa e non radice culturale comune.
Ha'aretz 26.2.2003

Il Massachusetts taglia del 32% i fondi per la cultura
Il governatore dello stato del Massachusetts Mitt Romney ha annunciato la sua intenzione di diminuire da 19.1 milioni di dollari a 7.3 milioni i fondi per la cultura nell'anno fiscale 2004.
Questo comporterà il licenziamento del 27% dello staff, la cancellazione di 8 dei 13 piani di finanziamento e la riduzione del 62% dei fondi distribuiti dai rimanenti.
Insieme ai fondi per la cultura, lo stato del Massachusetts sta decidendo di tagliare anche i finanziamenti per la salute, l'istruzione e le abitazioni allo scopo di ripianare un debito di 3,2 miliardi di dollari.
Boston Herald 25.2.2003

Affitto troppo caro: chiude l'ultimo locale jazz di San Francisco
Contrariamente a quanto si potrebbe credere, il pubblico di San Francisco non sembra amare il jazz.
Jazz at Pearl's, l'ultimo locale che offriva concerti sei sere alla settimana, non è in grado idi affrontare i costi del contratto di affitto e chiuderà il 30 aprile.
Nella stessa area hanno già chiuso Jazz Workshop, El Matador, Basin Street West,  Keystone Korner, dove grandi del jazz del calibro di Miles Davis, John Coltrane, Sonny Rollins, Oscar Peterson e Thelonious Monk suonavano regolarmente. Oggi nemmeno le ballerine in topless vi richiamerebbero le folle.
San Francisco Chronicle 25.2.2003

Contestata a Zurigo, la collezione Flick trova casa a Berlino
La collezione di arte contemporanea di Friedrich Christian "Mick" Flick sarà messa in mostra a Berlino grazie ad un accordo tra il magnate tedesco e il governo locale.
Flick è il nipote di Friedrich Flick, il maggiore produttore di armi per Hitler, accusato di aver fatto ricorso al lavoro forzato dei deportati.
L'erede si è sempre rifiutato di accettare le richieste di risarcimento: per questo motivo, un suo precedente tentativo di costruire a Zurigo una galleria d'arte per la propria collezione non era andato in porto per l'opposizione della comunità ebraica e delle organizzazioni culturali della città.
A Berlino le proteste sono state modeste, e la città, alla bancarotta e bisognosa di integrare la propria offerta culturale nel campo dell'arte contemporanea, ha acconsentito ad ospitare la collezione Flick.
Il Giornale dell'arte 24.2003

Prendere posizione: cosa non facile per gli artisti del centro Europa
In mezzo a sentimenti contrapposti, gli artisti dell'Europa centrale e dell'est faticano a digerire la posizione antiamericana espressa dal Jacques Chirac: nei loro ragionamenti  pesano il ruolo che gli USA hanno avito nella caduta dei regimi comunisti e le conseguenze delle scelte politiche dell'Europa occidentale  negli anni di Yalta.
The New York Times 22.2.2003
Il premio Nobel ungherese Imre Kertesz

Copyright sì, copyright no
La difesa del diritto d'autore è uno dei temi caldi del momento. Questo articolo propone un riassunto della questione facendo una rassegna delle posizioni che la affrontano nelle sue implicazioni economiche.
Reason on line marzo 2003

Quando la finzione diventa realtà
Dopo che il romanzo The life of Pi del canadese Yann Martel ha visto il Booker Prize, il più importante premio letterario inglese, l'ufficio turismo della città indiana di Pondicherry ha deciso di costruire uno zoo.
La ragione è semplice: nel romanzo si narrano le vicende del figlio del custode dello zoo locale. Il fatto è che, a memoria d'uomo, a Pondicherry non è mai esistito uno zoo.
Sicché i politici locali hanno pensato di sfruttare l'improvvisa notorietà della città correndo ai ripari: uno zoo sarà costruito nella speranza di attrarre turisti.
The New York Times 20.2.2003

Ecco i 60 donatori più generosi d'America
Slate pubblica la lista dei 60 più generosi donatori d'America nel 2002.
Alcuni dati: il totale delle somme donate o promesse è di 4,6 miliardi di dollari - circa 4,3 miliardi di euro -, meno della metà di quanto era stato donato nel 2001, quando le donazioni hanno totalizzato 12,7 miliardi di dollari.
L'afflosciarsi della bolla speculativa della new economy ha scalzato dai primi posti della classifica gli imprenditori di questo settore: Paul Allen, co-fondatore di Microsoft, è sceso dal secondo al 14esimo posto; Gordon e Betty Moore della Intel hanno tagliato sostanziosamente le loro donazioni e Bill Gates è scomparso dalla lista.
Da notate che molte della generosità si rivolge a fondazioni che portano lo stesso nome dei donatori.
Slate 18.2.2003

Autonomi ma non troppo
Dopo un'attesa di oltre un anno il consiglio dei ministri ha finalmente promulgato, nella seduta di venerdì scorso, il primo regolamento della legge di riforma dei conservatori. La questione è complessa. La legge in questione trasforma i conservatori di musica, l'accademia nazionale di danza e gli istituti musicali pareggiati in Istituti superiori di studi musicali e coreutici. Sulle modalità di questa trasformazione la legge rimanda al  regolamento emanato dal ministero competente. 
La legge è esplicita su un numero molto ridotto di punti, il principale dei quali riguarda l'autonomia dei nuovi istituti dotati di personalità giuridica e godono di autonomia statutaria, didattica, scientifica, amministrativa, finanziaria e contabile,
A parte questo imprescindibile punto, di fatto la vera riforma dei conservatori deve ancora avvenire
Sennonché le indiscrezioni sulla bozza del primo regolamento della legge, relativo proprio ai criteri generali per l'adozione degli statuti di autonomia, nonché per l'esercizio dell'autonomia regolamentare, hanno gettato nel panico il mondo musicale.
In particolare, i direttori di conservatorio hanno denunciato come la bozza del regolamento vanificasse la legge negando il diritto all'autonomia.
Le reazioni, singolarmente accese, hanno costretto il ministro dell'Università e della Ricerca a una parziale marcia indietro rispetto alle primitive intenzioni. Tuttavia, anche nella versione del regolamento emendata a furor di popolo, appare evidente la scelta di porre alla guida dei nuovi istituti una figura esterna e indicata dal ministro. Dunque: controllo centralizzato e burocratico, invece di decentramento e autonomia.
Il Manifesto 16.2.2003

Cronaca di un disastro che viene da lontano
La riforma dei Conservatori un merito l'ha: quello di compattare un vasto fronte di oppositori.
Il Manifesto 16.2.2003

Vivere sotto i ponti
Non si tratta di clochard parigini, ma delle attività economiche legate ad artisti e immigrati cinesi a New York.
I luoghi dove il Manhattan Bridge si attesta godono di nuova vitalità: sul lato di Brooklyn, nel quartiere di Dumbo, si sono addensati gli artisti alla ricerca di spazi a basso costo; sul lato opposto, quello verso Manhattan, sono fiorite attività commerciali e ristoranti condotti da immigrati dalla provincia cinese di Fujian.
The New York Times 16.2.2003
Sotto il Manhattan Bridge prosperano le attività economiche

 

La strategia culturale di Ken Livingstone
Il sindaco della grande Londra ha svelato in un documento di 170 la sua strategia culturale per la capitale inglese. Quattro i principi in esso espressi: eccellenza, creatività, accesso e valore; ed un unico obiettivo: la diversità.
Se le parole d'ordine sono quelle scontate del vocabolario politically correct, l'aspetto positivo del rapporto è che esso presenta una grossa mole di dati sul settore culturale londinese.
Su tutti spicca che il prodotto annuale lordo del settore culturale e delle industrie creative è pari a 37,4 miliardi di euro, e esso genera 500.000 posti di lavoro.
Resta da vedere che cosa possa veramente fare Livingstone, dato il budget estremamente limitato che ha a disposizione: probabilmente il ruolo che meglio più giocare è quello di essere il coordinatore dei numerosissimi attori del settore attivi a Londra.
The Art Newspaper 15.2.2003

Nel 2001 330 milioni di euro dalle Fondazioni bancarie alla cultura
Il dato è stato fornito da Stefano Marchettini, direttore generale dell'Acri alla commissione cultura al Senato.
Gli interventi sono stati 8 mila. Il 43% delle erogazioni è andato alla conservazione e valorizzazione dei beni architettonici e archeologici, il 17% alla produzione di manifestazioni artistiche e letterarie, il 12,5% ai musei, il resto ha riguardato attività culturali, biblioteche, archivi, arti visive ed editoria.
Gli enti locali sono i destinatari del 31% delle erogazioni destinate al settore arte e cultura, mentre gli enti pubblici locali non territoriali (musei, enti lirici pubblici) ricevono il 10%.
La Repubblica of the arts 14.2.2003

Leggi i dati di sintesi sull'attività delle Fondazioni bancarie del 2001 (in formato pdf).

Arts Council of England si rinnova
Il presidente Gerry Robinson ha annunciato i nuovi programmi di Arts Council of England, l'agenzia pubblica inglese che finanzia le arti e la cultura.
Grazie ad un processo di razionalizzazione durato diversi mesi, che ha comportato la chiusura delle sedi regionali e la riorganizzazione interna, la struttura ha economizzato 30 milioni di euro.
Contemporaneamente, l'istituzione ha cercato di migliorare i rapporti con i propri interlocutori: le procedure di richiesta di fondi sono state semplificate - i più di 100 modelli di richiesta sono stati ridotti a 5 - e è stata iniziata una campagna di comunicazione per riposizionale l'istituto che ha anche accorciato il suo nome in Arts Council England (ACE).
Robinson ha annunciato che i finanziamenti a singoli artisti saranno raddoppiati nei prossimi anni fino all'ammontare di 37,5 milioni di euro, mentre i fondi per le organizzazioni saranno aumentati di 105 milioni di euro all'anno, fino ad arrivare a 450 milioni di euro nel 2006.
ACE sta anche lanciando un programma per avvicinare gli studenti alle arti investendo 67,5 milioni di euro.
"La nostra ambizione - ha detto Robinson - è di fare in modo che l'arte sia al cuore della vita della nazione." Per questo, ha aggiunto, la composizione del personale di ACE dovrà essere culturalmente eterogenea per riflettere le diversità che caratterizzano l'Inghilterra.
BBC News 12.2.2003

Leggi il reportage speciale di The Guardian sul finanziamento alle arti in cui sono raccolti articoli pubblicati tra il 28 ottobre 2002 e il 13 febbraio 2003.
The Guardian 13.2.2003

Più mercato, meno ricerca. L'Italia  arranca
"È la prima volta, dagli anni `60 del secolo passato, che due categorie tradizionalmente restie a scendere in lotta come i ricercatori e i docenti universitari si aggregano in un vero e proprio movimento.
Durante gli ultimi dieci anni, nonostante che inizialmente in termini di Pil abbia retto, l'Italia ha iniziato a perdere la battaglia della innovazione e della competitività per qualità del prodotto. 
Le piccole e medie imprese italiane (oltre il 99% di queste ha meno di cinquanta addetti) sono ben lontane dal poter investire da sole in ricerca e sviluppo. Quelle ad alta densità di innovazione scendono sotto l'8 per cento mentre in Francia, Germania e in altri paesi salgono oltre il 25%. Perdiamo il passo soprattutto nelle zone di più forte innovazione.
In questa situazione il governo sancisce ufficialmente la nostra bocciatura, punta alla distruzione ulteriore del sistema, si appropria di quel poco che resta. Lo dice di fatto lo stesso ministro Moratti quando nel Piano nazionale della ricerca propone come nostro competitore la Cina abdicando in partenza ad un nostro ruolo fra i paesi più sviluppati.
La distruzione comincia dalla finanziaria, in cui si propone un taglio tale da far chiudere le università e gli enti di ricerca. La protesta cresce e impedisce in parte che questo avvenga ma il danno resta e l'Italia scende ancora nella quota di spesa e nella capacità di partecipare alle competizioni internazionali.
Contemporaneamente una serie di enti vengono commissariati, vengono sciolti i comitati scientifici. Negli istituti riformati scompare ogni selezione sul merito e viene ufficializzata l'occupazione politica della dirigenza e dei comitati scientifici. I presidenti e i consigli di amministrazione di Consiglio nazionale delle ricerche, Agenzia spaziale italiana, Istituto nazionale di astrofisica vengono designati dal ministro e dal governo.
Il Manifesto 11.2.2003

Se una città taglia i finanziamenti alla cultura significa che non è in salute
Tempi duri per la cultura a New York. Nel 2003, la città e lo stato di New York hanno ridotto i finanziamenti alle organizzazione culturali di quasi il 20%.
Il Metropolitan Museum of Art ha chiuso il 2002 con un deficit di 5 milioni di euro, e si prevede che lo stesso accadrà quest'anno.
Di conseguenza il Met ha chiuso temporaneamente alcune sale, ha aumentato il contributo minimo per l'ingresso a 12 euro, ridotto il personale di 40 unità su 2.300 e creato un nuovo biglietto a 50 euro per visitare le esposizioni di maggiore richiamo di lunedì, quando normalmente il museo è chiuso. 
Se il Met è relativamente poco colpito dalla diminuzione dei finanziamenti pubblici perché essi non rappresentano che il 10% delle sue entrate - erano il 30% negli anni '80 - altre istituzioni culturali cittadine sono in grande difficoltà. 
Dice Karen Brooks Hopkins, presidentessa di Cultural Institutions Group che raccoglie 34 istituzioni finanziate da denaro pubblico: "Siamo sul punto di cadere a pezzi."
Randall Bourscheidt, presidente della Alliance for the Arts, è preoccupato: "Se leggi sul giornale che una città sta tagliando sui finanziamenti alla cultura - dice - non pensi che quello sarà un buon posto da visitare l'anno venturo."
I tagli dei finanziamenti pubblici, insieme alla diminuzione del turismo dopo l'11 settembre 2001 e alla caduta delle donazioni di privati, soprattutto di quelle più consistenti, dovuta alla crisi economica, stanno causando una diminuzione della vivacità culturale della città americana. Tutto ciò si traduce in un danno economico considerevole che si traduce in una spirale perversa: meno soldi, meno iniziative; meno iniziative, meno turisti; meno turisti, meno soldi. Eil cerchio si chiude ricominciando da capo.
Un aspetto positivo in tutto ciò: se il turismo cala, i cittadini americani si muovono meno e hanno aumentato la loro propensione a visitare e ad associarsi alle istituzioni culturali, contribuendo in questo modo alla loro esistenza. Ma occorrono 16.600 soci a 60 euro l'anno per rimpiazzare una donazione di un milione di euro!
The New York Times 11.2.2003

Il ministro della cultura scozzese adotta il bastone e la carota
Lord Watson ha trovato il modo di far quadrare il dissestato bilancio della cultura scozzese. Da una parte ha promesso che la promessa di creare il teatro nazionale scozzese sarà onorata, ma ha anche annunciato che non saranno trovati ulteriori finanziamenti per la cultura, disattendendo le richieste dello Scottish Arts Council, a corto di fondi.
Scotsman 9.2.203

Scip-pare
Scip sta per Società Cartolarizzazione Immobili Pubblici, una srl dello stato creata dalla legge 351 del 25 settembre 2001. La Scip riceve dallo Stato i beni immobiliare che a questo appartengono anticipando le somme che si presume saranno ricavate dalla vendita, operazione che la Scip in seguito mette in atto. 
Il tutto nasconde un trucco. Quale? Eccolo spiegato: anche se un po' complicato, vale la pena di leggere.
"Il passaggio dei beni al patrimonio vendibile si effettua mediante la sola formulazione degli elenchi, escludendo il Consiglio di Stato dall’iter che porta alla dismissione, ridimensionando i poteri di Soprintendenze e Ministero dei Beni culturali (recita la legge 351, art. 3 comma 17: «I trasferimenti di cui al comma 1 [ndr.: cioè il trasferimento delle proprietà immobiliari nelle liste Scip] e le successive rivendite non sono soggetti alle autorizzazioni previste dal decreto legislativo 29 ottobre 1999 n. 490 [ndr.: la legge sulla tutela dei beni culturali])». 
Quindi non solo le proprietà, anche quelle vincolate, possono essere vendute, ma anche le successive rivendite non possono essere bloccate dal Ministero dei Beni culturali. 
Non solo, lo stesso comma 17 esclude alle amministrazioni dello Stato, agli enti pubblici territoriali, e agli altri soggetti pubblici la possibilità di rendersi acquirenti dei beni immobili di cui al presente decreto, annullando quindi anche un eventuale diritto di prelazione da parte del Ministero dei Beni culturali. 
La perla della legge 351 si trova nel comma successivo (18), che recita: «Lo Stato e gli altri enti pubblici sono esonerati dalla consegna dei documenti relativi alla proprietà dei beni ed alla regolarità urbanistica-edilizia e fiscale». Lo Stato condona se stesso!
Si tratta di fatti di una gravità assoluta, inspiegabilmente passati sotto silenzio a livello di Soprintendenze, oltre che di opinione pubblica."
Risultato: 35 proprietà vincolate - tra i quali Palazzo Correr a Venezia - su un portafoglio di 259 immobili sono stati messi in vendita nella prima fase delle aste Scip.
Ed infine la ciliegia sulla torta: alcune proprietà vincolate non sono state vendute. Niente paura, verranno riproposte una prima volta con il 25% di sconto, se necessario una seconda con lo sconto del 35%, e, nel caso anche questa asta andasse deserta, saranno battute a prezzo libero. Insomma: saldi di fine stagione.
Il giornale dell'arte 8.2.2003

Mailand über alles
Intervista a Salvatore Carrubba, assessore alla cultura del comune di Milano dal 1997, nella quale passa in rassegna i cantieri aperti nei musei di Milano, dal Castello sforzesco al Museo di storia naturale e a quello archeologico dove, nessuno escluso, fervono lavori e ristrutturazioni.
Conclude l'assessore:  "Quali altre città, del resto, si sono impegnate in un restauro poderoso come quello del Castello sforzesco (e senza mai chiudere i musei)? Quali hanno realizzato in 27 mesi un teatro lirico come l’Arcimboldi, che è il più grande d’Europa? Abbiamo progettato, finanziato e realizzato tutte queste opere, con un impegno finanziario, dal 1997 al 2002, di 107,28 milioni di euro per i musei, 13,7 per le biblioteche e 98 per i teatri. I tagli hanno riguardato la sola attività corrente: sono dell’opinione che una città senza grandi progetti non possa essere una città culturale."
Cinque anni spese bene.
Il giornale dell'arte 8.2.2003

Provence-Alpes-Côte d'Azur chiede l'autonomia nella gestione dei beni culturali
Michel Vauzelle, presidente socialista della regione Provence-Alpes-Côte d'Azur ha chiesto al ministro della cultura del governo francese il trasferimento alla regione non solo della gestione dell'inventario del patrimonio, delle scelte riguardo alla politica di valorizzazione, della gestione della protezione, della supervisione dei restauri e delle risorse finanziarie loro destinate, ma anche la gestione delle proprietà dipendenti dal Centre des monuments nationaux.
La proposta di Vauzelle prevede la creazione di una agenzia regionale per il patrimonio che riunisca beni attualmente di diversa titolarità allo scopo di coordinarne protezione e gestione.
Liberation 4.2.2003

Jacques Chirac celebra la diversità culturale
Il presidente della Repubblica francese ha sollecitato l'Unesco a la definizione entro il 2005 di una convenzione che sancisca la pari dignità di tutte le culture.
In questo modo, Chirac si è nuovamente schierato a sostegno della protezione della cultura europea contro la mercificazione del prodotto culturale e l'applicazione anche in questo campo delle norme sulla libertà di commercio.
Le Monde 3.2.2003

L'Europa cerca di proteggersi
Il ricco mercato europeo dell'audiovisivo fa gola a tanti. In primo luogo agli USA, ma anche Cina, India, Brasile Corea del Sud, Taiwan, Hong Kong, l'Uruguay, Messico. Tutti cercano di vendere le proprie produzioni in Europa, oppure di produrre in Europa o, ancora, di investire in Europa.
L'Europa per ora resiste. Fino a quando?
Liberation 3.2.2003

Scozia: cultura e devoluzione sono in contrasto?
Nella devoluta Scozia il budget per la cultura è in diminuzione. Il governo locale ha deciso di decurtare le risorse per lo Scottish Arts Council, dovendo fare fronte all'incremento delle spese per il sistema sanitario e la scuola, ma anche a investimenti molto controversi come la costruzione dell'edificio per il parlamento locale, che si è rivelato un pozzo senza fondo capace di inghiottire fiumi di denaro.
Questo stato delle cose sembra essere la conferma della tesi sostenuta da Mary Cosh nel suo libro Edinburgh: The Golden Age sulla vita culturale a Edimburgo tra il 1760 e il 1832. La Cosh sostiene che la dipendenza politica da Westminster ha liberato energie per la produzione culturale.
Secondo Andrew Hook, già professore di letteratura inglese alla Glasgow University, oggi assistiamo al processo inverso: concentrata sull'aspetto politico, nonostante la cultura scozzese stia vivendo un momento alto, sembra che i politici locali perseguano il suicidio della propria cultura .
Observer 2.2.2003

Prendono corpo le iniziative culturali per le Olimpiadi invernali 2006
Una task force di 12 persone guidata dallo storico Giovanni de Luna e composta dallo scrittore Alessandro Baricco, dagli artisti Michelangelo Pistoletto ed Enrica Borghi, dal compositore Nicola Campogrande, dal semiologo Ugo Volli, e ancora da Stefano Della Casa, Michela Cescon, Enrico Camanni, Luigi Cristoforetti, Giulia Staccioli, Andrea Zorzi, è al lavoro per preparare l'aspetto culturale e artistico delle Olimpiadi invernali che si terranno a Torino nel 2006 .
L´immagine che i dodici hanno ritenuto più pregnante è quella del «cantiere diffuso»: per esempio cinque - come i cerchi olimpici - narratori, e cinque musicisti, che installano i propri luoghi di produzione in altrettanti quartieri della città, e che lavorano sul concetto di corpo che, attraverso lo sport, acquisisce il massimo di visibilità.
La Stampa 31.1.2003

L'immagine non basta
Negli ultimi 30 anni, la Exxon Mobil ha sponsorizzato la PBS - il network americano composto da 349 televisioni pubbliche non commerciali - con 250 milioni di dollari.
Ora basta. La società ha deciso di indirizzare le proprie sponsorizzazioni verso i temi ambientali perché essi sono relazionati in modo più diretto con la propria attività. Dunque le produzioni televisive - in particolare quelle con indirizzo culturale che caratterizzano i programmi della PBS -  non sono tra i suoi obiettivi.
La vicenda è esemplare dell'attuale atteggiamento delle imprese verso la sponsorizzazione culturale.
Se alcune società - tra di esse la Volkswagen - sono entrate nel settore della televisione pubblica per la prima volta, molte hanno ritirato il loro sostegno sostenendo che, in momenti di crisi economica, non ci sono soldi per prodotti di immagine non direttamente finalizzati a aumentare le vendite.
Los Angeles Times 31.1.2003

Anche il Louvre e Versailles si aprono agli sponsor
Grandi novità nella gestione della cultura in Francia, dove l'intervento del settore privato è da sempre guardato con sospetto.
Per la prima volta i due grandi musei francesi si rivolgono al contributo dei privati per finanziare non solo le esposizioni, ma anche programmi di investimento a lungo termine.
Il Louvre, ad esempio, ha un appannaggio di 150 milioni di euro all'anno per il suo funzionamento, e deve trovare quanto serve per avviare i nuovi progetti rivolgendosi al settore privato. Così, la rete televisiva giapponese NTV finanzia non solo gran parte - 4,42 milioni di euro su un totale di 5,18 milioni di euro - del restauro della salle des Etats nella quale sarà esposta la Gioconda, ma anche il totale dei 1,67 milioni di euro necessari per la pulizia della Venere di Milo; mentre la Total-Fina-Elf ha contribuito con 4,5 milioni di euro su un totale di 6 milioni di euro al restauro della galerie d'Apollon.
In cambio della loro munificenza, gli sponsor ricevono contropartite modeste: il nome in calce al manifesto, o per i più generosi, la citazione tra i benefattori del museo il cui nome è inciso su una lapide sotto la piramide; i dipendenti delle aziende sponsor godono dell'ingresso gratuito per un periodo di tempo proporzionale all'importo versato, oppure all'interno del museo sono organizzate serate speciali di promozione dello sponsor.
Le Monde 30.1.2003

L'angelo custode
Il duro avvertimento dato da Peter B. Lewis, presidente del consiglio di amministrazione del Guggenheim Museum, a Thomas Krens, su direttore è stato un esempio lampante di muscolare manifestazione del potere del denaro su quello dell'arte.
In pratica, Lewis, dall'alto della sua posizione resa forte da 50 milioni di euro di donazioni al museo, ha intimato a Krens di adottare un severo piano di tagli alle ambizioni sue e del museo, pena la perdita della poltrona.
Se questo caso è un estremo, una lunga serie di esempi ormai dimostra che in tempi di crisi economica la potenza, o la prepotenza, del denaro prevale sulle ragioni artistiche.
The New York Times 28.1.2003

Perché non ridurre la durata del copyright?
Originariamente il copyright era inteso come un incentivo alla circolazione delle idee, dando agli autori per un breve periodo una protezione contro la loro copia. Questa concezione non intendeva sancire un diritto di proprietà, come il diritto d'autore viene inteso oggi.
L'estensione del diritto a 70 anni dopo la morte dell'autore attualmente in vigore è oggettivamente un freno alla circolazione delle idee. A causa di questo limite, migliaia di opere languono nei magazzini.
L'evoluzione di Internet e la vasta disponibilità di materiale non coperto da copyright dimostra che gli autori possono essere remunerati anche da un periodo di esclusività più limitato. Per questo, potrebbe essere utile tornare alle origini, quando il periodo di copertura del diritto d'autore secondo la legge americana e inglese era di soli 14 anni.
In questo caso sarebbe ragionevole che i consumatori accettassero la presenza di sistemi di protezione dalla copia illegale a prova di scasso.
Economist 23.1.2003

Difesa del copyright: si paga l'accesso a un servizio, non l'acquisto
Questa in sostanza il nuovo atteggiamento delle corporate dell'intrattenimento per mettere definitivamente a ko i pirati del diritto d'autore.
Ogni altoparlante, cassa acustica, lettore di Cd o di Dvd, riproduttore di musica Mp3, personal computer, telefono cellulare, apparecchio radio o televisivo, dovrebbe incorporare fin dalla fabbrica un dispositivo elettronico che blocca la riproduzione di ogni filmato o brano musicale che non sia dotato di un apposito bollino elettronico, indistruttibile e non falsificabile. Esso impedirebbe anche di leggere testi elettronici come libri e saggi che non siano analogamente certificati. Il dispositivo di protezione digitale è così robusto che risulta impossibile scardinarlo.
Non solo: i titolari dei diritti di copia hanno piena libertà di scegliere le modalità e i prezzi con cui i consumatori potranno utilizzare dei contenuti digitali. Per esempio potranno consentire la libera fruizione di un Cd solo per un numero limitato di volte, dopo di che occorrerà di nuovo acquistare il diritto alla lettura, all'ascolto o alla visione. Infatti non si acquista più un bene fisico, anche quando sia tale il supporto: un libro o un disco non sono più una proprietà di cui si possa liberamente disporre, in base alla vecchia e consolidata dottrina detta del primo acquisto.
Al contrario ogni atto di lettura o di ascolto diventa simili a quello di chi partecipa da spettatore pagante a un evento o a un concerto e dunque la transazione economica (il biglietto) vale soltanto per quella performance pubblica, il che è sensato e ragionevole per gli spettacoli, ma insensato per i beni prodotti in milioni di copie, come libri e dischi.
Tutto fatto, dunque? Forse no. Produttori di contenuti e di hardware non sono riusciti per ora a mettersi d'accordo su standard e strategie, soprattutto perché questi ultimi non vogliono penalizzare troppo i propri utenti, con conseguente pericolo di contrazione del mercato.
Il Manifesto 19.1.2003

In Francia nuova legislazione sulle donazioni
Il Parlamento francese dovrebbe approvare nei prossimi 6 mesi una nuova normativa riguardo alle donazioni di privati e aziende a favore della cultura.
Le nuove regole intendono incrementare l'attuale basso valore delle elargizioni offrendo ai donatori consistenti nuovi vantaggi fiscali.
Per la stessa ragione sarà resa più flessibile la normativa sulle fondazioni con l'obiettivo di rendere più appetibile questa forma di istituzione, attualmente poco presente in Francia.
The Art Newspaper 18.1.2003

Non resta che sperare nell'imparzialità
Questa la conclusione di Joe Kraus, cofondatore di DigitalConsumer.org, una associazione che si occupa di difendere l'uso equo del diritto d'autore nel campo delle pubblicazioni digitali, dopo che la Corte suprema degli USA ha riconosciuto al Congresso il potere di estendere il diritto d'autore, offrendo la possibilità all'industria dell'intrattenimento di mettere in campo le proprie lobby parlamentari.
Wired 16.1.2003

Estensione del copyright: decisione legittima ma poco saggia
La Corte suprema ha affermato che il Congresso ha agita nei suoi poteri legiferando l'estensione di 20 anni dei diritti d'autore, portato da 70 a 90 anni. La Corte ha tuttavia messo in chiaro che tale decisione è da considerarsi poco saggia e frutto di una cattiva politica.
Secondo la Corte l'estensione del periodo del diritto d'autore limita la ricerca e la creatività, mentre è manna dal cielo per i detentori.
La questione è di fondamentale importanza per le major dell'intrattenimento, per le quali la decisione della Corte rappresenta una vittoria il cui valore è calcolabile in miliardi di dollari.
Per contro, alcuni osservatori hanno rilevato che la modalità di conclusione del caso solleva la questione di se e come sia il potere del Congresso sia controllato.
The New York Times 15.1.2003