Architettura

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  Gennaio - Marzo 03

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Pei: una lumaca dopo la piramide
L'architetto cino-americano Ieoh Ming Pei ha terminato l'ampliamento del Museo di storia tedesca a Berlino, per la quale ha progettato una lumaca di vetro.
La nuova ala, collocata a fianco dell'edificio in stile prussiano, serve a contenere le scale di accesso al museo.
Liberation 4.3.2003

Qui puoi vedere un video di presentazione del progetto.

Daniel Libeskind ricostruirà le Twin Towers a Manhattan
Selezionato da un gruppo di sei architetti insieme al team Think - formato da Frederic Schwartz, Rafael Viñoly e Ken Smith di New York, e da Shigeru Ban di Tokyo - lo studio berlinese di Daniel Libeskind è stato scelto per preparare il progetto dei grattacieli che sorgeranno sul luogo occupato dalle torri gemelle crollate l'11 settembre 2001.
Nella definizione del progetto restano tuttavia ancora molti punti strategici da decidere. Tra questi la costruzione di un parcheggio sotterrane, l'altezza delle torri, l'ammontare dello spazio commerciale, chi pagherà il monumento sotterraneo in memoria dei morti nel crollo delle torri. Non è nemmeno certo se l'aspetto degli edifici sarà quello proposto dal Libeskind.
La scelta è stata compiuta da un grupo di lavoro composta da Lower Manhattan Development Corporation, Port Authority of New York and New Jersey, dal governatore dello stato di New York. George E. Pataki e dal sindaco della città  Michael R. Bloomberg.
The New York Times 27.2.2003
La visualizzazione del progetto proposta dallo Studio Libeskind

 

Biblioteca con multiplex 
Jean-Michel Wilmotte ha progettato un multiplex da 14 sale situato nei pressi della Biblioteca nazionale francese, una zona morta che spera di guadagnare vitalità dal nuovo insediamento finanziato da Marin Karmitz, produttore e distributore cinematografico.
Le Monde 19.2.2003

Un muro con un'aura
Il 1 marzo 2003 aprirà al Whitney Museum of American Art una grande retrospettiva della estrosa coppia di architetti americani, proprio nel momento in cui a Boston inizieranno i lavori per la costruzione dell'Institute of Contemporary Art, il loro primo lavoro di grande respiro.
Per l'esposizione newyorchese, Elizabeth Diller e Ricardo Scofidio, 48 anni l'una, 67 l'altro, hanno pensato di portare alcune esempi di pareti su cui sono state appese importanti opere d'are, nella convinzione che l'energia di queste si trapassata e rimasta nel muro.
I due architetti hanno a questo scopo strappato la parete del Museum of Modern Art sulla quale Duchamp aveva per la prima volta esposto il noto orinatoio. Per portare a termine l'operazione, essi si sono recati nel museo, attualmente chiuso per i lavori di ampliamento e ristrutturazione, e hanno staccato dal muro la sezione di parete dove l'opera era stata appesa.
The New York Times Magazine 16.2.2003 

Elizabeth Diller e Ricardo Scofidio

 

Libeskind e Think team scelti per il progetto finale del nuovo WTC
Lo Studio Daniel Libeskind e il pool di architetti facente capo a Frederic Schwartz, Rafael Viñoly e Ken Smith di New York, e a Shigeru Ban di Tokyo, presentatosi con il nome di Think Team sono stati selezionati per presentare il progetto finale per la ricostruzione delle torri gemelle a Manhattan.
The New York Times 5.2.2003

Quali architetture nelle città globali?
Sebbene l'espansione delle telecomunicazioni e dei network abbiano fatto pensare che la localizzazione delle attività economiche non fosse più un fattore critico, è invece un fatto che la creatività - artistica, economica e sociale - prospera solo negli ambienti densamente abitati. Solo nelle 40 città globali - prima fra tutte New York, poi Londra, Tokyo, Parigi, Francoforte - si crea quella chimica che consente non solo la circolazione delle idee ma anche la creazione di nuove.
Come questo ha influenzato il progetto delle architetture urbane, in particolare i progetti per la ricostruzione delle Twin Towers?
Un concetto che è stato sviluppato da tutti gli architetti è il tentativo di integrare la verticalità dei grattacieli con lo sviluppo di spazi orizzontali che sembrano essere più adatti a modalità di lavoro e di rapporto sociale sempre meno organizzati secondo strutture gerarchiche.
The New York Times 27.1.2003

Mies van der Rohe tutto d'un pezzo
Carattere duro, forza di volontà indomabile tanto da sconfinare in manifestazioni patologiche, Ludwig Mies van der Rohe non esitò a chiudere la Bauhaus di fronte alla prepotenza nazista pur di non piegarsi ai dettami della ideologia nazional socialista.
"Mies Van der Rohe credeva in qualcosa di più nobile della politica, l'impietosa ricerca dell'edificio moderno perfetto, vero erede dei templi greci e delle cattedrali gotiche - edifici costruiti sulla terra per potersene allontanare."
The Guardian 1.12.2002