Politiche culturali

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  Settembre - Dicembre 02

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I sette comandamenti
Il Consiglio interministeriale per la programmazione economica - CIPE - ha emanato una direttiva in 7 punti che stabilisce gli indirizzi strategici della Patrimonio Spa.
Il punto 3 recita: "Beni di particolare valore storico, artistico, culturale ed ambientale: il loro trasferimento alla società non modificherà in alcun modo i vincoli gravanti su di essi. La loro alienazione potrà avvenire esclusivamente se (e nelle modalità in cui) la legge vigente lo consente e in ogni caso previa autorizzazione del ministero per i beni e le attività culturali o del ministero per l'ambiente e la tutela del territorio." E al successivo punto 4 si legge: "Tutela del patrimonio: patrimonio Spa osserverà tutte le forme di tutela previste per la difesa del demanio e del patrimonio indisponibile, rispettando in materia il ruolo di ogni amministrazione competente. In particolare porrà particolare attenzione alla tutela dei beni di valore artistico, storico, paesistico ed ambientale, rispettando i ruoli e collaborando con i due ministeri competenti, ai quali fornirà periodiche relazioni dettagliate."
La Repubblica of the Arts 20.12.2002

Cambia il vento
Le recenti elezioni amministrative in Francia hanno visto vincitori numerosi candidati alla carica di sindaco di destra.
Le ripercussioni sulle istituzioni culturali municipali non si sono fatte attendere.
In particolare per i luoghi dello spettacolo dal vivo, le sovvenzioni sono diminuite drasticamente e i direttori artistici, nominati dalle precedenti giunte di sinistra si sono trovati con l'acqua alla gola.
La cosa è degenerata in ovvie polemiche che hanno coinvolto gli opposti schieramenti, gli uni a difendere le ragioni della creazione artistica, gli altri a sostenere quelle del pubblico e della cultura popolare. Su tutto, poi, domina la necessità di fare quadrare il bilancio.
Le Monde 20.12.2002

Servizio completo
Secondo il senatore dei Verdi Sauro Turroni un emendamento del relatore alla Finanziaria Lamberto Grillotti  potrebbe passare ai privati la gestione dei beni culturali. 
Il ministro della cultura Giuliano Urbani si è affrettato a precisare: "Dispiace che si sia potuto scambiare la gestione dei musei secondo il modello del global service dato in concessione, con la messa in discussione del ruolo dei soprintendenti che sono e rimangono tutori e garanti del patrimonio artistico. In ogni caso per evitare ulteriori polemiche, tanto immotivate quanto spesso strumentali, ho chiesto ai colleghi del Senato di precisare attraverso una integrazione all'emendamento contestato che si tratta esclusivamente della gestione dei servizi relativi ai beni culturali".
La Repubblica of the Arts 19.12.2002

I primi della classe
Il ministro per i Beni culturali Giuliano Urbani ha ricevuto i rappresentanti di Italia Nostra, Wwf, Fai con i quali ha discusso delle attività che dovrà svolgere Patrimonio Spa. All'incontro non ha però partecipato Legambiente, probabilmente a causa di una polemica che in queste ore sta dividendo le associazioni ambientaliste. In particolare Legambiente è accusata di muoversi da sola nella campagna contro la Patrimonio Spa e, quel che è peggio, di fornire elenchi puramente ricognitivi di beni culturali e ambientali dati come già vendibili.
Il Manifesto 14.12.2002

Ministro ombra
Chi è il ministro della cultura del governo italiano? Vittorio Sgarbi chiarisce a Nuovaecologia, mensile di Legambiente, il suo pensiero sulla vicenda di Patrimonio Spa e la vendita dei beni dello stato. Spiega l'ex sottosegretario: "Io non parto dall'idea che non si debba vendere nulla, ma semplicemente che non si deve vendere ciò che qualifica lo stato in quanto tale, e che ciò che si vende deve essere venduto con la garanzia di opportuni vincoli. Ma a chi pensa di rassicurarmi dicendo figurati se vendiamo il Colosseo, non lo vogliamo mica vendere rispondo d'accordo, ma la legge dove sta? In questo caso ha avuto ragione la Melandri a dire che il vero ministro dei beni culturali è Tremonti".
Leggi l'intervista di Ermete Realacci a Vittorio Sgarbi.
Lanuovaecologia.it 13.12.2002

Pssst! Wanna buy a palazzo?
Sotto questo titolo, che fa il verso alla natura trafficona dell'italica arte di arrangiarsi con commerci più o meno legali, il Times rende conto ai suoi lettori della intenzione del governo italiano di fare cassa vendendo il patrimonio culturale.
L'articolo riporta, tra gli altri, i parere di Salvatore Settis: "Settis sostiene che sia la Destra che la Sinistra si sono comportate come Talebani, minando la base delle leggi che per anni hanno preservato il patrimonio culturale italiano per le generazioni future. 
Ciò che è successo nell'Inghilterra del dopoguerra, dice Settis, con la demolizione di imponenti edifici di grande valore architettonico sarebbe stato assolutamente impossibile in Italia. Ora questo tipo di protezione è in discussione. Non è un problema di Destra o sinistra. Ciò che è minacciato è una cultura che è stata conservata per generazioni, che costituisce le radici profonde della identità e della coscienza nazionali. questo non può essere messo in vendita".
The Times 3.12.2002

C'è un garbuglio in Inghilterra
Se il cancelliere dello scacchiere Gordon Brown volesse prendere esempio da Berlusconi e vendere, diciamo, Stonehenge, si troverebbe di fronte ad un intrigo giuridico tanto inestricabile da spingerlo a rinunciare al suo intento.
Il genio inglese è stato di porre la proprietà del patrimonio culturale nelle mani di un così alto numero di istituzioni da rendere ardua la definizione della loro titolarità.
The Times 3.12.2002

Non in vendita, per ora
L'Economist racconta la strategia economica del governo italiano per utilizzare i beni culturali come garanzia per i prestiti concessi allo stato e, eventualmente, per realizzare il loro valore sul mercato.
"La Patrimonio dello stato - scrive il settimanale - avrà bisogno ancora di un altro anno prima di iniziare a privatizzare la cultura dell'Italia. Il governo spera che la Patrimonio renda milioni, se non miliardi di euro. Esso spera anche che una parte di questi soldi possa essere utilizzata per il progetto che tanto sta a cuore di Berlusconi: la costruzione di un gigantesco ponte sullo stretto di Messina. Ma per i milioni di turisti che accorrono ogni anno in Italia, la grande domanda è se gli Uffizi avranno i soldi per pagare la bolletta della luce".
The Economist 2.12.2002

New Orleans
Nel Warehouse-Arts District nella città della Louisiana vita culturale e tradizione gastronomica vanno a braccetto.
Musei, gallerie d'arte, locali, cabaret e spettacoli, vita notturna e intrattenimento per le famiglie, conservazione dell'architettura tradizionale, trovano spazi per convivere senza conflitti nell'atmosfera rilassata del Sud. 
Un dettaglio: il mercato domenicale degli agricoltori, dove è d'obbligo assaggiare il gumbo, la locale zuppa di pesce e carne.
The New York Times 1.12.2002

Fuori i mercanti dal tempio
Il ministro della cultura Giuliano Urbani ha annunciato che "potrebbero essere in arrivo circa cinque miliardi di euro nei prossimi otto anni per i nostri Beni culturali grazie ad un provvedimento contenuto nella finanziaria e che mi auguro sia approvato." Questa disponibilità, ha spiegato, "deriva dal fatto che il 3% degli stanziamenti per le infrastrutture saranno destinati in favore dei beni culturali ed è proprio un salto qualitativo siderale. È, infatti, la prima volta nella storia del nostro paese che la spesa per le infrastrutture è legata a questo settore." E sulle privatizzazioni è bene ricordare che "la collaborazione tra pubblico e privato è sempre più importante anche nel campo della gestione dei Beni culturali. Però sarebbe intollerabile la loro gestione con una logica mercantile. Non è pensabile che i privati entrino in questo settore solo per fare affari. Lo dico in maniera brutale: fuori i mercanti dal tempio! Non c’interessa una logica tutta mercantile."
Nel frattempo, tre i fronti sui quali il ministro è impegnato: regolamento attuativo per le soprintendenze speciali, fondi straordinari per fare fronte alle spese più urgenti delle soprintendenze speciali di Roma, Firenze, Venezia e Napoli, e Commissione che dovrà predisporre il Codice dei beni culturali.
Quest'ultimo si baserà su tre pilastri: inalienabilità dei beni storici, definizione del rapporto Stato Enti locali in materia di beni culturali alla luce della modifica in senso federalista del titolo V della Costituzione, nuova disciplina sulle forme di coinvolgimento dei soggetti privati nella gestione dei beni culturali, al fine di esaltarne le potenzialità, ferma restando l’autorità dello Stato nel far rispettare i vincoli di conservazione e protezione del patrimonio.
La Repubblica of the Arts 25.11.2002

Il troppo stroppia?
Inclusione sociale e libero accesso alle arti sono due mantra della politica culturale New Labour. Viene da chiedersi se le due parole d'ordine non siano state spese fino all'eccesso.
Un esempio: la Royal Opera House sta conducendo un programma di educazione all'opera rivolto agli alunni delle scuole elementari: in un anno si prevede di coinvolgere 50.000 bambini in nome della costruzione dell'audience del futuro.
Dove sta il trucco? Che così facendo si finisce per sostenere solo attività i cui risultati sono misurabili quantitativamente, e la quantità non sempre va d'accordo con la qualità, soprattutto nell'arte e nella cultura.
The Guadian 22.11.2002

Artisti? No, grazie!
Uno studio commissionato da Deutsche Bank, Andy Warhol Foundation for the Arts e Rockefeller Foundation e condotto nei quartieri di New York dal gruppo di ricercatori indipendenti Center for an Urban Future, ha rivelato che gli abitanti dei distretti metropolitani non desiderano affatto che gli artisti si stabiliscano nella loro area.
La ragione sta nella paura dell'aumento dei prezzi, in particolare degli affitti, prassi ormai comune dopo che un quartiere diventa un centro di produzione artistica.
Paradossalmente, le prime vittime di questo processo sono gli artisti stessi, costretti ad abbandonare l'area perché non possono pagare gli alti prezzi che essi stessi hanno contribuito a far crescere.
The New York Times 11.11.2002

Bordeaux spumeggiante
La scena culturale di Bordeaux è tra le più vivaci della Francia: non solo le strutture culturali permanenti mettono in campo un dinamismo di tutto rispetto, ma durante il mese di novembre la città, insieme alle comunità territoriali locali e a sponsor privati, finanzia con 1,2 milioni di euro Sigma, una  manifestazione dedicata a presentare le più interessanti realizzazioni culturali del momento e a promuovere le avanguardie artistiche nei più  differenti campi, dalle arti plastiche allo spettacolo dal vivo.
Senza dimenticare il vino, ovviamente.
Le Figaro 5.11.2002

And the winner is...
Birmingham, Bristol, Cardiff, Liverpool, Newcastle/Gateshead e Oxford sono state selezionate come le città finaliste scelte tra le 12 che hanno partecipato alla competizione per essere la Capitale europea della cultura nel 2008.
BBC News 30.10.2002

Le università USA finanziano la cultura
Calano i fondi per le organizzazioni culturali? La crisi economica ha diminuito brutalmente i finanziamenti privati sui quali si regge la produzione artistica USA? Fortunatamente nuovi finanziatori si affacciano.
Un gruppo piccolo ma in crescita di università si sta proponendo per finanziare la cultura, non solo offrendo spazi per le prove e conoscenze tecniche, ma anche fondi per la creazione artistica.
Un college può contribuire con una cifra limitata - 5.000 o 10.000 euro - ma questa, unita ai finanziamenti di altri, concorre a mettere insieme cifre ben più consistenti, fino a 50.000 euro.
Un esempio: la University of Michigan commissiona annualmente da 3 a 4 lavori, generalmente in partnership con altre università.
The New York Times 30.10.2002

Quale modello per finanziare la cultura in Inghilterra?
A metà tra il modello francese e tedesco da una parte, e quello USA dall'altra, in Inghilterra la cultura riceve finanziamenti sia dal pubblico che dal settore privato.
Questo sistema ha generato la necessità di giustificare le spese pubbliche nella cultura, introducendo ragioni di tipo sociale - l'inclusione sociale, la riduzione del disagio sociale - o economico. Nel tempo le giustificazioni sono diventate più importanti del contenuto stesso dell'intervento, a discapito della ricerca artistica. Non è tempo di cambiare orientamento?
The Guardian 28.10.2002

30 anni portati così così
L'Unesco si appresta a festeggiare il 30esimo anno della Convenzione internazionale del patrimonio mondiale, ratificata da 172 stati, che è di fatto lo strumento giuridico più popolare, se non il più rispettato, del mondo.
Le celebrazioni per l'occasione sono anche il momento per constatare le difficoltà che i singoli stati hanno nel mantenere fede agli impegni presi con la convenzione, in particolare nella protezione dei 730 siti inseriti nella World Heritage List.
Le Monde 16.10.2002

Destra e sinistra
Il Partito conservatore inglese non è mai stato favorevole al sostegno pubblico della cultura, anche se, con il senno di poi, alcune scelte estreme, come lo scarso sostegno alla conservazione del patrimonio, sono state giudicate come degli errori.
La sinistra invece è stata sempre più vicina agli artisti, e viceversa. Tuttavia le scelte del Partito laburista stanno affermando una nuova forma di autoritarismo. Come? Imponendo i suoi uomini nei posti di responsabilità, come sta facendo il governo italiano, abolendo il principio dell'indipendenza dell'arte.
Questo apre ai Conservatori una possibilità di colpire gli avversari politici in un punto debole, facendosi paladini della libertà dell'espressione artistica. Questo comporterebbe però, da parte dei Conservatori, l'elaborazione di una politica culturale.
London Evening Standaard 14.10.2002

In 12 anni -35% i finanziamenti per la cultura a Toronto
Tra il 1990 e il 2002 il finanziamento per le istituzioni culturali elargito dalla Città di Toronto è passato, al netto dell'inflazione, da 3,48 milioni di dollari canadesi a 2,28.
Globe and Mail 10.10.2002

Long Island City Renaissance?
Aperta il 29 giugno 2002, la nuova sede a Long Island City, a Queens, del Modern Art Museum di New York ha subito cambiato in senso positivo la percezione che i newyorchesi hanno del quartiere. Le questione diventa dunque se questo contribuirà a lanciare Long Island City come un art district, come era avvenuto tempo fa per SoHo o, più di recente, per Williamsburg, nel quale, però, è disponibile una quantità di spazi ex-industriali maggiore rispetto a Long Island City.
A Queens sono al momento aperti questi musei: l'American Museum of the Moving Image, l'Isamu Noguchi Garden Museum, l'American Museum of African Art, Sculpture Center e a Brooklin il P.S. 1 Contemporary Art Center, in attività dal 1976, aperto al pubblico dal 1981 e affiliato al MOMA dal 1999.
The New York Times 3.10.2002

Amici miei
"Nuove nomine del ministro Giuliano Urbani destinate a rendere gli organi del ministero sempre più omogenei ai dettami dell'attuale responsabile dei Beni e attività culturali. Questa volta è stato preso di mira il Consiglio nazionale dei beni culturali, il cosiddetto parlamentino dei Beni culturali, il più importante organo consultivo del ministro in tema di programmazione.
Urbani ha nominato componenti del Consiglio Susanna Agnelli, lo storico Piero Melograni e il presidente emerito della Corte Costituzionale Cesare Mirabelli. Vanno al posto dell'ex senatore dei Ds Giuseppe Chiarante, per lungo tempo vice presidente del Consiglio nazionale - il presidente è il ministro - da cui si era dimesso nel maggio scorso; di Vittorio Emiliani, presidente del Comitato per la Bellezza Antonio Cederna, già consigliere di amministrazione della Rai. Terzo sostituito Luca Odevaine, attuale vice capo di gabinetto del sindaco di Roma, Walter Veltroni, di cui è stato consigliere per l'ambiente quando Veltroni era ai Beni culturali"
La Repubblica of the Arts 30.9.2002
Giuliano Urbani

 

Negato il visto di ingresso negli USA a Kiarostami
Le autorità americane hanno negato il visto di ingresso al regista iraniano Abbas Kiarostami. Kiarostami avrebbe dovuto prendere parte al New York film Festival.
Il caso non è che l'ultimo di una lunga serie iniziata dopo l'attentato dell'11 settembre.
Salon 27.9.2002

In Francia meno soldi per il ministero della cultura
Scende al di sotto dell'1% del bilancio statale il budget a disposizione del ministro della cultura: nel 2003 Jean-Jacques Aillagon avrà a disposizione 2490,72 milioni di euro, con una diminuzione del 4,3 % rispetto al 2002.
Le Monde 26.9.2002
Jean-Jacques Aillagon 
L'Associazione nazionale archivistica italiana critica la sostituzione di Paola Carucci
220 archivisti dell'Associazione nazionale archivistica italiana hanno scritto al ministro della cultura Giuliano Urbani per protestate contro la sostituzione di Paola Carucci alla guida dell'Archivio centrale di Stato.
Secondo l'Associazione degli archivisti Urbani ha sostituito "un'archivista di grande esperienza e massima autorità scientifica nazionale nel campo della documentazione contemporanea, con un dirigente della carriera amministrativo-contabile, del quale non si intende porre in questione la competenza amministrativa acquisita negli uffici del ministero, ma si deve dire che non ha sicuramente la specifica competenza ed esperienza tecnico-scientifica per dirigere tale istituto culturale".
La Repubblica of the Arts 26.9.2002

 

Messa a riposo la vecchia guardia del Ministero dei beni e attività culturali
Anticipate ai sindacati le nomine da parte del ministro Giuliano Urbani dei nuovi direttori generali per il cinema e per lo spettacolo dal vivo: Giovanni Profita, docente a contratto della Luiss, responsabile di una struttura per corsi professionali nel settore audiovisivo - al posto di Rosanna Rummo - e Alfredo Giacomazzi attualmente al gabinetto del ministro in cui già si occupa di questi problemi - al posto di Antonino De Simone. C'è anche il nuovo capo dell' Archivio centrale dello Stato: Maurizio Fallace - al posto di Paola Carucci. I dirigenti non confermati avranno incarichi di studio per un anno al termine del quale saranno valutati.
La Repubblica of the Arts 20.9.2002

Mulhouse discute su come riutilizzare le aree dismesse
A Mulhouse il sindaco e le associazioni che si occupano della salvaguardia del patrimonio culturale sono in rotta di collisione. Argomento del contendere: il riutilizzo delle grandi aree ex-industriali che caratterizzano il tessuto urbano della città alsaziana.
Da una parte il sindaco, Jean-Marie Bockel, che sostiene la qualità dei suoi progetti di riutilizzo degli edifici, progetti che prevedono il loro utilizzo nel campo dei servizi culturali e come luoghi per lo spettacolo; dall'altra le associazioni riunite nell'Observatoire du patrimoine che, per bocca di Frédéric Guthmann, presidente di Connaissance du patrimoine mulhousien-Cercle Louis-Abel, segnalano la mancanza di progettazione urbanistica, e  rivendicano l'importanza di favorire, attraverso il patrimonio, un arricchimento dei nuovi venuti in una città nella quale l'immigrazione è molto forte.
Le Monde 19.9.2002

Precari francesi dello spettacolo in rivolta
L'oggetto del contendere è l'assicurazione contro la disoccupazione che garantisce ai precari dello spettacolo un sussidio durante i periodi di disoccupazione.
L'associazione padronale Medef chiede una riconsiderazione dei contributi e un innalzamento da 507 a 606 della soglia minima di ore lavorate all'anno per poter accedere al sussidio in caso di disoccupazione. Questo cambiamento ridurrebbe del 70% gli aventi diritto. Le organizzazioni sindacali sono ovviamente contrarie e manifestazioni di protesta si sono tenute a Parigi e Nantes
Il governo ha promesso una mediazione, rimasta ancora senza risultati.
Liberation 19.9.2002

Arts Incubator
Aperto a Vienna Quartier 21, l'ultimo tassello di MuseumsQuartier (MQ), la cui inaugurazione è avvenuta un anno fa.
Quartier 21 è il luogo della produzione artistica del 21esimo secolo: per un prezzo modesto, 5,5 euro al mq, gli artisti possono affittare degli spazi all'interno del più prestigioso istituto culturale della città, nei quali installare il proprio studio e, contemporaneamente, esporre il proprio lavoro al pubblico.
L'apertura di Quartier 21 riequilibra verso il contemporaneo il MQ, oggetto di una aspra battaglia politica che ha accompagnato la progettazione e la creazione di MQ. Inizialmente, infatti, esso avrebbe dovuto essere consacrato all'arte contemporanea ma, in seguito alle pressioni di Hans Dichand, 82enne proprietario del diffuso quotidiano populista Kronen Zeitung, il progetto è stato ridimensionato e indirizzato anche verso l'arte moderna con l'apertura della Fondation Leopold, dal  nome dell'amico di Dichland grande collezionista di opere di Egon Schiele, consacrato all'arte austriaca della Belle Epoque. 
Quartier 21 riequilibra l'istituzione verso la sua originaria impostazione.
Liberation 13.9.2002
A Parigi il sindaco acquista e dona agli squatter il palazzo occupato
Passeggiando per rue de Rivoli, poco prima di arrivare al Louvre, incastonato fra insegne di centri commerciali e negozi di tutti i tipi, non si può fare a meno di notarlo. Quel palazzo interamente coperto di girasoli giganti e altri oggetti colorati è Electron Libre, lo squat di rue de Rivoli 59 da poco acquistato dal comune di Parigi, il quale consegnandolo agli occupanti, ne ha di fatto legalizzato l'occupazione.
All'interno del palazzo lavorano 30 artisti, che espongono gratuitamente le loro opere, opere che per la maggior parte sono esemplari curiosi di arte povera, di reciclaggio post-moderno di stili e maniere, ma che in qualche caso rappresentano prodotti originali e di notevole pregio artigianale.
Bertrand ha acquistato dal Credit Lionnais per 4,5 milioni d euro il palazzo per donarlo agli occupanti, come promesso durante la campagna elettorale. 
Il Manifesto 12.9.2002
Electron Libre

 

Tolosa mette 45 artisti in gattabuia
Un edificio della prigione Saint-Michel a Tolosa sta per essere convertito in residenza per artisti che vi saranno ospitati a spese della città.
Liberation 4.9.2002

Le piccole città creative crescono
La presenza di comunità creative e di artisti è un fattore che ha caratterizzato le grandi città come New York, Parigi e Londra. Tuttavia, negli ultimi anni, la cultura ha conosciuto un processo di decentralizzazione significativo, consentendo anche a centri minori di entrare nel novero delle città creative, godendo dei vantaggi economici che ne derivano.
Austin, Texas, Anversa, Belgio, Newcastle, Inghilterra, Tijuana, Messico, Città del Capo, Sud Africa, Marsiglia, Francia, sono tutte città che hanno trasformato la loro immagine e la loro economia grazie allo sviluppo della creatività e delle attività artistiche.
La comunità dei creativi, spinta fuori dai centri maggiori dalla crescita dei prezzi degli immobili, si trasferisce verso località meno care dove ha la possibilità di partecipare alla crescita delle avanguardie.
Newsweek 2.9.2002

Le nuove mecche della cultura
Da Kabul a Zhongguancun, le 8 città dove bohemien, artisti e creativi fanno la differenza.
Newsweek 2.9.2002

Anversa sta crescendo sulla scena della moda