Politiche culturali

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Jacques Chirac: rinforzare il ruolo dello stato nella cultura
La proposta di politica culturale di Chirac punta in tre direzioni: definizione dei rapporti con gli enti locali, riservando allo stato il compito di fare rispettare la normativa nazionale - con particolare riferimento alla classificazione dei beni culturali, oggi decentrata - e come garante delle possibilità di accesso alla cultura da parte dei cittadini; sostegno alle industrie culturali, attraverso la definizione delle questioni pendenti per quanto riguarda gli aspetti normativi e fiscali; sviluppo della presenza della cultura francese all'estero a sostegno della specificità culturale francese.
Le Monde 24.4.2002

Il ministro promette l'assunzione dei precari del MBCA
Il ministro Urbani si è impegnato a risolvere il problema della assunzione dei 2.272 precari che lavorano per il Ministero dei beni e attività culturali - MBCA. La questione ruota intorno alla possibilità di trovare i 55 milioni di euro necessari a finanziare la loro assunzione in ruolo: la commissione bilancio del Senato dovrà approvare la spesa, e poi si tratterà di verificare la disponibilità effettiva della somma in bilancio.
I precari sono utilizzati per l'apertura di musei e luoghi d'arte nelle ore serali e in occasione delle iniziative straordinarie.
I sindacati hanno revocato lo sciopero previsto a sostegno della vertenza.
Il Sole 24 Ore 19.4.2002

Un disegno di legge riapre la possibilità di affidare i musei ai privati?
La domanda allarmata viene da Italia nostra che ha organizzato a Roma un convegno con il titolo Può il museo diventare una impresa? Secondo la presidente dell'associazione Desideria Pasolini dall'Onda, dopo che l'articolo 33 della finanziaria aveva scongiurato la possibilità di affidamento dei musei ai privati, una legge delega, ora in discussione, sul riassetto e la codificazione in materia di beni culturali e ambientali farebbe rientrare dalla finestra ciò che è uscito dalla porta. 
L'articolo 10 della legge recita della "riorganizzare i servizi offerti anche attraverso la concessione ai privati", una formulazione la cui vaghezza secondo la presidente di Italia Nostra "è tale da permettere di ridisegnare tutto il settore delle politiche culturali del nostro paese. E l'assenza di criteri ha suscitato proteste perfino dal presidente della Commissione affari costituzionali del Senato, Franco Asciutti di Forza Italia".
KW Art 18.4.2002

Banche e arte: un connubio produttivo
Cosa può fare una banca per migliorare la qualità della città? Una risposta viene dalla Spagna, dove la Fondazione la Caixa di Barcellona ha aperto in febbraio il centro culturale CaixaForum, il cui ruolo si affianca a quello dei musei dando vita ad uno spazio culturale per la promozione dell'arte contemporanea.
"Cosa può fare una Fondazione bancaria per migliorare la qualità della vita in una città, per creare occasioni di lavoro e di crescita intellettuale e civile per i cittadini? Investire in cultura è la risposta della Fondazione la Caixa di Barcellona, che il 25 febbraio ha inaugurato il nuovo CaixaForum: uno spazio di 12mila mq per mostre, per attività culturali e per la propria collezione di arte contemporanea. Questa risposta non è nata dalle preferenze di un Consiglio di amministrazione o di un Presidente illuminati; la decisione di costruire (fisicamente e intellettualmente) un nuovo istituto di cultura a Barcellona, che di musei e istituzioni culturali è già molto ricca, è nata da una indagine che ha confermato questo tipo di investimento come in assoluto il più coerente e produttivo per una città moderna."
Il Giornale dell'arte 12.4.2002

Il cacciatore buono
La Massachusetts Advocates for the Arts, Sciences and Humanities è una associazione che da 10 anni si occupa di combattere contro la diminuzione dei finanziamenti pubblici alla cultura.
L'associazione è nata per controbattere la drastica contrazione dei finanziamenti che lo stato del Massachusetts ha operato tra gli anni '80, quando il budget era di 20 milioni di dollari, e il 1992, quando esso è stato  ridotto a 3,5 milioni.
MAASH si finanzia attraverso le quote associative delle organizzazioni culturali che pagano in proporzione al loro bilancio una quota che può variare tra i 20 e i 7.500 dollari all'anno.
Punto di forza della sua azione in favore della cultura è il reddito che le industrie creative del New England producono. 
Una ricerca commissionata lo scorso anno dal New England Council ha valutato in 4,3 miliardi di dollari il monte salari prodotto da questo settore che occupa il 3,5% della forza lavoro. La stessa ricerca ha valutato in 6,6 miliardi di dollari il reddito generato dall'indotto nel settore del turismo culturale.
Viste queste cifre, MAASH ritiene che non ci sia ragione perché il governo non finanzi la cultura adottando le misure fiscali opportune perché una parte della ricchezza generata grazie cultura e alle arti possa ritornare ad esse sottoforma di sovvenzioni pubbliche.
Disponendo di un budget di 135.000 dollari - 50mila dei quali dati dalla sola Boston Foundation - MAASH ha assunto per 50mila dollari Daniel R. Hunter come direttore part time. Hunter - tra l'altro, un nome una garanzia, visto che il suo cognome significa cacciatore - è direttore del Boston Playwrights' Theatre e ha 17 anni di esperienza nel campo delle politiche culturali. Il suo compito sarà di pianificare l'attacco alle pubbliche istituzioni per sostenere le buone ragioni della cultura.
Boston Globe 11.4.2002

Niente più soldi dalla città di Berlino alla Stiftung Preußischer Kulturbesitz
Il sistema di finanziamento della cultura tedesco, basato su fondi elargiti tanto dallo stato federale quanto dalle singole regioni, è stato messo in discussione dalla decisione di Berlino, che sotto il profilo amministrativo è un città-stato, di ritirare il suo sostegno dalla Stiftung Preußischer Kulturbesitz, la biblioteca statale berlinese.
La cosa ha messo a soqquadro il mondo tedesco della cultura perché si teme essa possa essere la prima mossa di un progressivo disimpegno dei governi locali dal finanziamento della cultura.
Frankfurter Allgemeine Zeitung 8.4.2002

Minore indipendenza per i centri culturali
I sindaci di almeno 15 città francesi chiedono di avere maggiore voce in merito alla programmazione di teatri e centri per la danza e le arti contemporanee. Per farlo, essi esercitano pressioni sui direttori artistici, diminuendo contemporaneamente i finanziamenti comunali. 
Foix, Saint-Gaudens, Montauban, Châteauroux, Strasbourg, Nîmes, Mâcon, Fresnes, Hérouville-Saint-Clair, Saint-Priest-en-Jarrez sono alcuni casi dove il fatto è ormai evidente. 
Il Syndeac - Syndicat national des entreprises artistiques et culturelles, che raccoglie circa 300 direttori di centri culturali - ha fatto notare che le difficoltà sono iniziate dopo le ultime elezioni amministrative.
In effetti, i sindaci coinvolti nei casi più clamorosi - Montauban, Mâcon, e Strasburgo - sono stati eletti nelle file dei partiti di destra RPR e UDF, succedendo a dei sindaci socialisti.
Le Monde 4.4.2002

I primi saranno gli ultimi e gli ultimi saranno i primi
Brusco cambio di rotta per la politica culturale dello Scottish Arts Council - SAC.
L'istituto governativo scozzese preposto al finanziamento delle arti e della cultura ha deciso di rivedere radicalmente i criteri di assegnazione dei finanziamenti alla musica.
Invertendo una tradizione consolidata negli anni, lo SAC ha deciso che tutte le organizzazioni musicali saranno ora considerate sullo stesso livello, a prescindere dalla loro tradizione storica o peso sulla scena musicale scozzese.
In pratica, d'ora in avanti i finanziamenti andranno tanto a chi produce musica tradizionale, jazz, contemporanea, etnica o pop, senza riguardo alla dimensione del gruppo o al luogo dove esso nasce, quanto alle tre blasonate e storiche istituzioni musicali scozzesi: la Scottish Opera, la Royal Scottish National Orchestra, e la Scottish Chamber Orchestra.
Ovviamente, mentre la moltitudine dei piccoli complessi sparsi per la regione gioisce, le tre nobildonne sentono la terra franare sotto i piedi.
A detta dello SAC, il mutamento di indirizzo non vuole dire che il finanziamento alle tre orchestra sarà eliminato, ma sicuramente queste dovranno sudare di più per mantenerlo.
Tanto per cominciare, lo SAC ha loro preannunciato una maggiore attenzione a come spenderanno i soldi e a che cosa otterranno con il denaro speso. Inoltre è stata data loro una consegna definita in tre punti: esse dovranno dimostrare un approccio imprenditoriale, fare causa comune con altri settori musicali, essere una risorsa per altri produttori di musica.
Un bel terremoto, dunque, dal quale sembra più di tutte danneggiata la Scottish Opera, tra le tre la più debole sul piano organizzativo e finanziario, quindi la più dipendente dal sostegno pubblico e la meno capace di fare fronte al nuovo.
The Herald 3.4.2002

Privati e separazione delle carriere nei piani del presidente della Biennale Bernabè
L’assenza dei privati è uno dei nodi da sciogliere, per il presidente della Biennale. Lo statuto, così com’è, non può attirarli, osserva: “Oggi la Biennale è una società di cultura. È un ente anomalo: non è una società, non è una fondazione, non è un ente pubblico. È difficile trovare soggetti disposti a entrare in una cosa dove non è chiara la gestione delle risorse”. Quindi, aggiunge Bernabè, occorre “modificare la natura dell’ente”. Senza far diventare le nomine dei responsabili di settore dall’essere valide per un mandato, com’è oggi, a quadriennali. “Non possiamo irrigidirci con scelte quadriennali che rischiano di fermare la ricerca, l’innovazione, la sperimentazione, che è congeniale alla natura stessa della Biennale”, dice il presidente. Che intende intervenire secondo questa linea: “A mio giudizio, il nuovo statuto dovrà prevedere da un lato i curatori delle attività permanenti che aiutano a sviluppare le attività di informazione e diffusione sul territorio, i programmi, gli danno una logica; dall’altro i direttori artistici da scegliere di anno in anno o per singola manifestazione. A mio parere bisogna dividere queste competenze.”
Kw Art 28.3.2002

Cambia la Giunta municipale e il Centre d'art contemporain di Hérouville-Saint-Clair perde i finanziamenti
La nuova Giunta municipale di Hérouville-Saint-Clair a maggioranza UDF ha stabilito di diminuire i suoi finanziamento al Centre d'art contemporain de Basse-Normandie del 66%.
La riduzione del finanziamento mette in forse l'organizzazione delle attività del centro tra le quali spicca Rencontres vidéo art plastique, una delle manifestazioni più importanti della Francia nel settore video.
La decisione ha suscitato le proteste degli artisti.
Le Monde 28.3.2002

Erogazioni liberali: 17 milioni di euro dai privati
Secondo il ministro della cultura Giuliano Urbani in sei mesi dalla piena applicabilità dell'articolo 38 delle legge 342/2000, che consente ai mecenati di dedurre integralmente dall'imponibile Irpeg le somme erogate, "il totale delle erogazioni è rimasto ampiamente sotto la soglia prevista dalla legge, e cioè 139 milioni di euro. Il totale delle richieste di deduzione Irpeg ha raggiunto una cifra di poco inferiore ai 17 milioni di euro." Ai beni culturali è andato il 37,4% del totale (6 milioni e 358 mila euro), afferma il ministero, mentre lo spettacolo ha ricevuto il 62,6% dei finanziamenti.
KwArt 26.3.2002

Quattro assi piglia tutto
Bibliothèque nationale de France - BNF -, il Musée du Louvre, l'Opéra de Paris e il  Centre Pompidou assorbono il 22% del budget del ministero della cultura francese.
Le quattro grandi istituzioni rischiano il collasso. Molto costose - forse troppo costose - sono vittima della loro mole elefantiaca: gran parte del budget loro destinato è assorbito dai costi fissi e poco rimane per finanziare l'attività di ricerca artistica. 
Le possibili soluzioni potrebbero andare verso quattro direzioni: l'aumento del budget a carico dello stato; la riduzione dei costi; una maggiore autonomia gestionale delle istituzioni; l'aumento delle risorse proprie, cioè mecenatismo, sponsorizzazioni e attività commerciali.
La ricerca di una soluzione è indispensabile. Secondo il modello dell'economista Baumol l'aumento dei costi di gestione a scapito di quelli dedicati alla produzione porta le istitizioni all'asfissia in 25 anni. Jack Lang ha lanciato i grands travaux nel 1981. Se il modello è veritiero siamo dunque nei pressi del fine corsa.
Nessuno dei candidati alla presidenza della Repubblica ha espresso alcunché riguardo alla politica culturale, e a questi problemi in particolare.
Le Monde 24.3.2002

Ma l'Opéra de Paris funziona egregiamente
I due teatri gestiti dall'Opéra de Paris - Palais Garnier e Opéra Bastille - lavorano a pieno ritmo. La prima ha 1.673 posti e mette in scena da 160 a 170 serate all'anno; la seconda ha 2.702 posti e produce annualmente 200 serate. Inutile dire che le sale sono sempre piene.
La ragione del successo sta nella formula di gestione autonoma dell'Opéra, che ha responsabilità tanto sul personale che sul budget.
Le Monde 24.3.2002

In dettaglio la situazione della BNF, del Louvre, e del Centre Pompidou.

Catherine Tasca: i mezzi a disposizione sono sufficienti. La loro gestione è il problema
"La buona gestione è una regola di tutte le imprese pubbliche, anche di quelle culturali. Bisogna essere capaci di distribuire i mezzi in funzione delle priorità programmate." Questo l'indicazione  del ministro della cultura francese di fronte alle richieste di maggiori finanziamenti dei direttori di BNF, Louvre e Centre Pompidou.
Le Monde 24.3.2002

Moritz de Hadeln ex direttore del Festival di Berlino dirigerà la Mostra del cinema di Venezia. Alle Arti visive Francesco Bonami
"Il vero colpo di scena è che il nuovo consiglio di amministrazione non ha nominato in realtà i direttori dei diversi settori. Si è limitato a chiedere agli attuali direttori di musica, teatro, danza e architettura di continuare per un anno. Ed ha chiesto a Moritz de Hadeln di guidare anche lui solo per un anno la Mostra del Cinema, come a Francesco Bonami di preparare la Mostra di Arti Visive del 2003. Tutto qui, in attesa di decisioni più a lungo termine."
Il Manifesto 22.3.2002

Biennale: la telenovela vista dalla perfida Albione
Articolone sul Times  per riassumere la politica del governo Berlusconi riguardo a cultura e alla Biennale di Venezia, in particolare. Facile l'ironia sulla lunga lista di candidati che hanno rifiutato la direzione della sezione cinema e arti visive.
In parte il problema è dovuto al Presidente Bernabé che "condivide la filosofia di Berlusconi che affronta l'arte come un prodotto per il mercato di massa e guardando al guadagno che se ne può ricavare in rapporto all'investimento fatto, un tipo di approccio che suscita l'orrore degli artisti, registi e scrittori compresi."
The Times 20.3.2002

La mostra di Venezia diventa una farsa
The Guardian 18.3.2002

Un festival non fa primavera
Colonia non ha mai avuto una tradizione letteraria, nel senso che gli scrittori non hanno mai amato abitarci, tanto che non si è mai radicata una cultura letteraria localme.
La città è stata il luogo di elezione per artisti, musicisti, compositori, mercanti d'arte, ma non può vantare una tradizione letteraria se non a partire da dopo la Seconda guerra mondiale. Come nel 1977 ha puntualizzato Heinrich Böll, è stata l'industria culturale - reti televisive e case editrici - ad attrarre gli scrittori. Ma a parte Böll e il suo entourage la città non può vantare molto altro nel campo letterario.
A partire 1999, da quando è stato aperto il Literaturhaus nel Media Park, la letteratura ha iniziato ad essere soggetto di maggiore attenzione, tanto che nel 2001 è stato iniziato lit.Cologne, un festival letterario internazionale sostenuto da sponsor privati.
Lit.Cologne porta in città i grandi nomi della letteratura internazionale e costruisce un evento attorno a loro, ignorando gli scrittori locali. 
Ma "nessuno più guarda alla letteratura come ad una entità totalmente indipendente. Chiusa nello schema di un talk show, messa sotto i riflettori in un ring da pugilato, la letteratura può vendere. Il successo di pubblico - il 94% dei biglietti sono stati venduti - può dimostrare la riuscita della manifestazione. Tuttavia, Colonia sarà un vero centro letterario quando la letteratura caratterizzerà la città contando sulle proprie forze."
Frankfurter Allgemeine Zeitung 19.3.2002

Il sito della Literaturhaus.

Cattedrali nel deserto
La prossima inaugurazione di un nuovo acquario a Hull - Yorkshire - pone una volta di più la domanda sulla capacità di questo tipo interventi di attrarre turismo e di aiutare la rinascita economica di un'area.
L'acquario in questione è un edificio dalla architettura molto particolare, costato 45 milioni di sterline (76 milioni di euro), capace di offrire al pubblico una esperienza di visita inusuale attraverso macchine interattive che lo conducono alla scoperta della fauna sottomarina.
Tuttavia tanta innovazione museografica non è supportata né dalla capacità di accoglienza turistica della zona né da altri musei o attrazioni culturali che ad esso si possano collegare creando un pacchetto turistico coordinato.
Telegraph 19.3.2002

L'acquario di Hull

 

La corte suprema USA decide di riconsiderare la lunghezza del copyright
Al vaglio della Corte suprema l'ipotesi, fortemente sostenuta dalla Disney, di prolungare i termini di scadenza del copyright di 20 anni, portandoli a 95 o 70 anni rispettivamente per le opere create prima o dopo il 1977. 
Gli oppositori a tale ipotesi sostengono che la modifica è incostituzionale - la Costituzione USA garantisce il copyright per un periodo definito limitato e quello proposto non è da considerarsi tale - e viola il primo emendamento che garantisce la libertà di parola.
The Art Newspaper 16.3.2002

Valerio Riva nominato nel cda della Biennale
Riva rappresenterà la Regione Veneto.
Corriere della sera 16.3.2002

Amerigo Restucci rappresentante della Provincia di Venezia nel cda della Biennale
"La Provincia di Venezia ha designato, a maggioranza, il suo rappresentante nel consiglio di amministrazione della Biennale: è Amerigo Restucci, 57 anni, docente di storia dell'architettura alla facoltà di architettura dell'università lagunare.
Restucci ha riportato 18 voti, presumibilmente quelli della maggioranza di centrosinistra. Undici voti sono andati invece a Giandomenico Romanelli, direttore dei musei civici di Venezia, appoggiato anche dal capogruppo di Forza Italia Paolo Fontana."
Kw Art 14.3.2002

Rifarsi la faccia con l'arte
Genova è sospesa tra la cattiva immagine causata dal fallimento politico del vertice europeo (sic) e l'essere capitale della cultura nel 2004. Mentre in città fervono i lavori per valorizzare l'immagine dell città come città d'arte e meta turistica, la National Gallery espone pitture barocche genovesi, opere che, per il loro valore, dimensione e fragilità, difficilmente in un altro momento avrebbero attenuto il permesso di essere mosse dalla loro normale collocazione.
The Times 13.3.2002

La strada verso la concessione in uso del bene culturale è lastricata di incognite
Dice il ministro della cultura Giuliano Urbani: "La legge istitutiva del '99 già riconosce la necessità che per la piena valorizzazione del patrimonio artistico lo Stato chieda la collaborazione di Regioni, Enti locali e società civile (cioè dei privati), in quanto il patrimonio è troppo esteso perché possa essere sufficiente il solo intervento statale. In quest'ottica nell'ultima Finanziaria abbiamo previsto il passaggio della gestione da aggiuntivo a global service. Il cambiamento rispetto alla Ronchey, misurato in percentuale, è come dal 20 al 100 percento. Siamo passati dalla complementarietà marginale al tutto."
Ma che tipo di soggetto potrà gestire un museo? E che cosa cambia in termini di tutela? "La legge parla di fondazioni o società per azioni che rispondano al Codice civile - sintetizza Urbani -. Le esperienze vitali di Palazzo Grassi a Venezia, del Fai, della Galleria Colonna a Roma dimostrano che non esiste alcun pericolo per la gestione da parte dei privati. In termini di tutela non cambia nulla in quanto si tratta di un dovere dello Stato e viene esercitato dai soprintendenti."
Il ministro ipotizza anche la possibilità di offrire alle aziende la deducibilità fiscale del 100% dei finanziamenti per i restauri, e prevede una revisione delle fondazioni liriche, a suo parere ancora troppo legate, soprattutto al sud, ai finanziamenti pubblici del Fondo unico per lo spettacolo.
Il Sole 24 Ore 10.3.2002

Sovrastimati i ritorni economici degli investimenti in strutture culturali e sportive
Questa la conclusione di uno studio condotto in Canada dal C.D. Howe Institute.
John Palmer, il ricercatore della University of Western Ontario che ha prodotto il report, sintetizza in questo modo le conclusioni della ricerca: "La ricerca conduce inesorabilmente alla conclusione che i benefici derivanti dalle attività culturali e sportive non sono lontanamente così grandi come i loro sostenitori pretendono. L'effetto moltiplicatore è normalmente ridotto e può essere perfino negativo in alcuni casi. La creazione di posti di lavoro è minima."
Palmer sostiene che politici e cittadini sono stati indotti erroneamente a credere che stadi e teatri fossero forieri di sviluppo economico e di benefici sociali il cui valore sarebbe stato molte volte superiore al loro costo iniziale.
Riferendosi ai grandi progetti culturali in programma nell'Ontario - Royal Ontario Museum, Art Gallery of Ontario, Canadian Opera Company, Toronto Symphony Orchestra -, Palmer ha affermato: "Come amante della cultura credo che questi progetti siano fantastici. Ma se fossi un povero, mi chiederei perché i miei soldi debbano essere spesi per il divertimento dei ricchi."
National Post 6.3.2002

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