Politiche culturali

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19 intellettuali inglesi a sostegno di Mario Fortunato, direttore dell'Istituto di cultura italiano a Londra
Su iniziativa di Colin Firth, 19 intellettuali inglesi - tra cui Ken Loach, Harold Pinter, Doris Lessing, Nick Hornby, Hanif Kureishi, Tom Stoppard, Rupert Everett, Salman Rushdie, Elizabeth Mastrantonio - hanno scritto a Silvio Berlusconi per chiedere assicurazioni circa la sorte del contratto di Mario Fortunato, direttore dell'Istituto di cultura italiano a Londra.
I firmatari della lettera, pubblicata da La Repubblica e da The Independent, paventano il fatto che Fortunato sia rimosso dal suo incarico: lo stile frizzante di Fortunato, la sua omosessualità dichiarata, non sembrano essere apprezzati dal governo italiano.
Liberation 26.2.2002

Attori e scrittori in soccorso del direttore dell'Istituto di cultura italiano
Independent 23.2.2002

Il difficile compito di Kate D. Levin
In termini italiani, Kate D. Levin sarebbe l'assessore alla cultura del comune di New York. A lei spetta un compito ingrato: il nuovo sindaco, Michael R. Bloomberg, ha diminuito del 15% il budget dell'assessorato destinato alla promozione culturale, e del 20% quello destinato agli investimenti "in conto capitale."
Tutto il mondo artistico e culturale newyorchese l'aspetta al varco per vedere come gestirà questa difficile situazione.
Quelli dalla memoria più lunga, come Norma P. Munn, presidente dello New York City Arts Coalition, ricorda che l'ultimo drastico taglio al budget della cultura, avvenuto nel 1992, richiese sei anni per essere recuperato.
The New York Times 26.2.2002

Più soldi alle organizzazioni culturali minori di New York
Kate D. Levin, responsabile per la cultura del governo municipale di New York, ha intenzione di riformare la distribuzione di fondi alle organizzazioni culturali della città. Al momento, l'85% dei fondi vanno a un gruppo di solo 35 organizzazioni, tra cui Metropolitan Museum of Art, Carnegie Hall e Lincoln Center.
Secondo uno studio preparato da Alliance for the Arts, la mancanza di un tessuto di organizzazioni culturali vivaci potrebbe causare la "diminuzione di importanza di New York come centro culturale di importanza primaria."
Sulla base di questa considerazione, Levin ha intenzione di adottare uno scema di budget più flessibile per distribuire più fondi alle piccole organizzazioni culturali. 
Levin ha anche annunciato altre misure, come l'intenzione di creare spazi per gli artisti a costi ridotti, un programma di sostegno del mercato dell'arte, e un piano per la raccolta di statistiche di base sull'impatto economico delle istituzioni culturali sulla città.
The New York Times 16.2.2002

Sgarbi protettore del patrimonio
Dice Vittorio Sgarbi : "In Italia vige una tradizione iperconservatrice quando si tratta di restauri archeologici o di dipinti. Per contro, in architettura e nella gestione del territorio, vige la deregolamentazione più completa. Questo deve cambiare. Io interpreto nel modo più radicale le posizioni dei protettori del patrimonio. Mi allineo con le posizioni più intransigenti degli ecologisti in questo campo."
Le contestazioni all'operato del governo? Rispondono tutte alla logica della battaglia politica, che prescinde dai contenuti effettivi dei provvedimenti, risponde il sottosegretario.
Qualche esempio? Le proteste degli artisti - in particolare di quelli facenti capo alla corrente dell'Arte povera - sono motivate dalla difesa della loro posizione di privilegio rispetto alle avanguardie sorte successivamente. Privatizzazione dei musei? Niente affatto: si tratta di un trasferimento a regioni e comuni delle competenze riguardo alla loro gestione e valorizzazione. Le nomine alla testa degli enti culturali? Alberoni alla scuola di cinema di Roma ha suscitato perplessità perché è un sociologo, ma ma sarà aiutato dal consiglio di amministrazione formato da tecnici di prim'ordine. I precedenti membri erano perfetti sconosciuti.
Le Figaro 19.2.2002

Severino Salvemini nominato dal governo nel consiglio di amministrazione della Biennale di Venezia
Salvemini è ordinario di organizzazione del lavoro alla Bocconi di Milano nonché consigliere di amministrazione dell'Ente Cinema e di Cinecittà Holding. Egli si aggiunge al presidente Franco Bernabè e al sindaco di Venezia Paolo Costa, vicepresidente di diritto. Restano da nominare i rappresentanti della Regione Veneto e della Provincia di Venezia.
Kw Art 18.2.2002

Il mondo italiano delle arti e della cultura in agitazione per la politica culturale governativa
Attacchi all'arte contemporanea, fondi in diminuzione, tendenze alla privatizzazione secondo un modello americano: il frastornato mondo dell'arte italiano esprime il proprio disappunto di fronte alla politica della destra al governo, che sembra privilegiare conservazione e teatro d'opera, a discapito del sostegno alla creazione artistica contemporanea.
"Apparentemente, il governo pensa che il ruolo di un ministro della cultura sia di attaccare gli artisti del suo paese. Questo mi ricorda i momenti più tristi della nostra storia" dice Pier Paolo Calzolari che attualmente espone alla Galerie de France, Parigi.
Anche gli artisti di destra sembrano non vedere di buon occhio la politica governativa. Dice Luca Barbareschi, uomo di destra, direttore del Teatro Eliseo di Roma, deplorando il fatto che il governo cerchi di seguire un modello americano: "Pretendere che le banche investano nell'arte: questa è pura stupidità."
Le Monde 13.2.2002

Niente arte a scuola è cosa buona e giusta
Non si può insegnare e imparare l'amore per l'arte. Questo in sintesi il pensiero del sottosegretario ai beni culturali Vittorio Sgarbi riguardo alla assenza dell'insegnamento della storia dell'arte nella riforma della scuola proposta dal ministro Moratti.
"Ma quel che sembra ancor più grave è che in proposito e in questi termini (confondendo la storia dell'arte con il godimento estetico) si esprima non un semplice esperto bensì quello che presto potrebbe diventare il principale responsabile della tutela del nostro patrimonio artistico nazionale. Come è noto, il primo obiettivo della "tutela" è la trasmissione di questo patrimonio che lo stato ha in consegna e deve curare ed amministrare al meglio: trasmissione che, con ogni evidenza, deve passare anche attraverso l'educazione delle generazioni più giovani che devono imparare a conoscere e frequentare la storia artistica del nostro territorio. Perché, dunque, smettere di insegnare questa disciplina a scuola?"
Il Manifesto 13.2.2002

"La norma non è affatto cattiva, dipende dagli uomini che la applicano"
I Poli museali, l'istituto che ha preso il posto delle Soprintendenze per i Beni Artistici e Storici di Roma, Firenze, Napoli e Venezia, sono uffici che coordinano "l’attività amministrativa, culturale, espositiva dei musei" gestendo i fondi a disposizione - di provenienza sia pubblica che privata - autonomamente attraverso l'attività di un consiglio di amministrazione.
Questa è la valutazione di questa riforma espressa da Claudio Strinati, soprintendente di Roma.
"Io tutto sommato ne penso bene. Le polemiche che si sono fatte sono in realtà per lo più dettate dall’ignoranza. Molti hanno reagito sostenendo la tesi che questa norma avrebbe consegnato i musei dello stato ai privati, ma la formazione delle Soprintendenze speciali dimostra il contrario: il ministero ha rafforzato i poteri dei soprintendenti - quindi dello stato - però mette i soprintendenti in condizione, dove hanno bisogno di collaborazione, di poterla avere e di non essere bloccati dalle pastoie della legge che lo impedisce.
In realtà questa legge dà maggiori poteri, ma non impone niente: non impone al soprintendente di privatizzare però gli permette di fruire di strutture private quando ne ha bisogno, che è una cosa ben diversa. Quindi io personalmente penso che la norma non sia affatto cattiva, dipende dagli uomini che la applicano.
Exibart 11.2.2002

Il ministero della cultura è uscito massacrato dall'ultima Finanziaria 
Scrive Giovanna Melandri (Ds) in una nota: "Tagliati 100 miliardi del Lotto e molte leggi che prevedevano interventi di restauro. Ma segnali ancora più allarmanti riguardano i progetti di restauro già finanziati all'inizio del 2001 dal governo dell'Ulivo e che sono da mesi bloccati. Progetti per un valore di quasi 1.000 miliardi." Fermi secondo la Melandri i progetti dei Grandi Uffizi, della Pinacoteca di Brera a Milano, del Centro per le arti contemporanee di Roma e del Museo dell'Audiovisivo all'Eur.
KW Art 11.2.2002

Il Francia la nuova legge sugli scavi archeologici centralizza le decisioni nelle mani dello stato
La norma riguardante gli scavi archeologici è lo spauracchio dei grandi costruttori di opere come la società delle ferrovie, delle autostrade, i comuni. 
Nel corso degli ultimi 30 anni, attraverso una progressiva estensione delle leggi sulla protezione del patrimonio, è stato stabilito che, qualora dorante i lavori  siano trovati reperti archeologici, il sito debba essere scavato da archeologi a spese del costruttore. Questo avviava una poco trasparente negoziazione economica tra costruttore e autorità, il cui valore complessivo annuale raggiunge la cospicua cifra di 500 milioni di franchi (76 milioni di euro circa). 
Tutto ciò avveniva senza una base giuridica certa fino alla promulgazione della legge del 1 febbraio che riordina la materia creando l'Institut national de recherches archéologiques préventives - INRAP -, dal quale dipenderanno gli archeologi, e al quale è demandata l'intera responsabilità del processo, salvo la trattativa economica, che è in capo ai prefetti, quindi allo stato.
Tuttavia, viene fatto osservare, la legge non supera il problema del mercanteggiamento economico, offrendo, inoltre, allo stato una potente arma di ricatto perché essa non pone alcun limite temporale certo alla sospensione dei lavori, fattore critico per il costruttore.
Inoltre, la legge mette i 1476 archeologi dell'INRAP in una posizione di monopolio, a discapito dei 2.500 loro colleghi dipendenti dalle università, dal CNRS e dagli enti locali.
Infine, c'è una contraddizione tra questa legge, accentratrice nello spirito e nei fatti, e quella approvata il 5 febbraio, che decentra agli enti locali parte delle competenze riguardo alla conservazione del patrimonio.
Le Figaro 11.2.2002

In Francia legge-sorpresa riconosce agli enti locali un ruolo nella tutela dei beni culturali
Deputati e senatori hanno raggiunto un accordo per inserire all'interno della legge sul decentramento amministrativo una norma che consegna nelle mani degli enti locali la gestione dell'inventario dei beni culturali, la gestione delle procedure per la loro classificazione - in pratica, una procedura simile al vincolo delle soprintendenze italiane. La norma, inoltre, stabilisce la partecipazione degli enti locali al mantenimento dei beni.
Il testo della legge dice: "Nei 12 mesi successivi alla promulgazione della presente legge, è iniziata una sperimentazione al fine di permettere alle collettività locali di esercitare le competenze dello stato in materia di compilazione dell'Inventario dei monumenti e delle ricchezze della Francia; di istruzione delle procedure per la classificazione dei monumenti storici; di iscrizione degli immobili nell'Inventario supplementare dei monumenti storici; di partecipazione ai lavori di manutenzione e riparazione in ordine alla conservazione degli immobili iscritti e di autorizzazione dei lavori sugli immobili o nei siti nel loro territorio."
La norma, un vero scossone tellurico all'ordine delle attuali competenze in materia, è stata male accolta al Ministero della cultura.
Le Monde 8.1.2002

La Biennale di Venezia verso una separazione dei ruoli di direttore e curatore
Di concerto con Franco Barnabé, nuovo presidente della Biennale di Venezia, il ministero della cultura, con il sottosegretario Vittorio Sgarbi in prima linea, si appresta a sciogliere il nodo delle nomine dei direttori delle quattro sezioni dell'ente.
Se per danza - con la conferma di Carolyn Carson - e architettura - Deyan Sudjic curatore della mostra 2002 e, a seguire, incarico a Mario Botta - i giochi sembrano fatti, più complessa è la situazione per arti visive e cinema. In questi due casi, sembra che la soluzione possa essere trovata nella separazione della figura del direttore di sezione - da individuarsi in una personalità di grande rilievo - da quella di curatore della mostra - figura con un ruolo più esecutivo, per svolgere la quale occorre disponibilità di tempo e conoscenza del mercato. 
"Un binomio alla testa del cinema e delle arti visive sarebbe però soluzione abbastanza drastica, forse il sintomo della difficoltà di operare quelle scelte di prestigio che si volevano a tutti i costi per dare un segno forte da parte del governo."
Ancora in alto mare le nomine dei componenti il consiglio di amministrazione.
Il Manifesto 9.2.2002

"I beni culturali non possono essere considerati come i beni economici"
Le parole sono del ministro della cultura tedesco Julian Nida-Rümelin, che precisa in questo modo il suo pensiero: "Il loro ruolo primario è di esprimere l'identità culturale del paese e la sua diversità culturale su scala europea e mondiale. Solo questa loro missione ci legittima a finanziare opera, cinema e teatro con i soldi dei contribuenti. 
La posizione francese sulla diversità culturale mi sembra ragionevole, ma dovrebbe essere precisata: non c'è solamente una cultura francese o una cultura italiana da difendere, ma anche una diversità culturale in seno a ciascun paese."
Continua Nida-Rümelin: "Sosteniamo la Commissione europea nella sua riflessione sugli aiuti alla produzione cinematografica, soprattutto per quanto riguarda il loro limite  al 50% del budget dei film. Teatro e opera non ha questo limite e non si capisce perché ci debba essere per il cinema. 
Più in generale, nel quadro della Organizzazione mondiale del commercio, noi vogliamo difendere la fondatezza degli aiuti alla cultura."
Liberation 8.2.2002

In Israele cambia l'organismo per la distribuzione dei finanziamenti alla cultura
Matan Vilnai, ministro della cultura del governo israeliano, ha insediato il nuovo consiglio che si occupa del sostegno alle arti e alla cultura: questo compito spetta ora ad organismo di 18 persone, in sostituzione del precedente composto da 180 membri.
La diminuzione del numero dei componenti era stata fatta per dare maggiore efficacia all'azione del consiglio, in precedenza solo consultivo ma ora dotato di maggiore potere nell'influenzare le scelte di politica culturale del ministro. Tuttavia, dato che i suoi membri sono nominati dal ministro, è difficile immaginare che egli decida di avvalersi dell'opera di oppositori alla sua parte politica.
In effetti, la scelta dei 18 membri attuali ha suscitato perplessità sulla trasparenza dei criteri con i quali essa è stata effettuata.
Ha'aretz 7.2.2002

Finanziamenti alla cultura messi in forse dalla riforma delle fondazioni bancarie prevista dalla Finanziaria 2002
Maria Crespi, presidente del Fondo per l'ambiente italiano, lancia l'allarme per la riforma delle fondazioni bancarie introdotta della legge finanziaria 2002, il cui scopo è di indirizzare i loro finanziamenti verso settori diversi dalla cultura e solitamente di competenza dello Stato, come la prevenzione della criminalità e sicurezza pubblica, o dei Comuni, come l’edilizia popolare locale. Scrive la Crespi: "La posta in gioco è altissima. Dire fondazioni di origine bancaria significa parlare di decine di miliardi di euro." Curioso, conclude, che, proprio nel momento in cui il governo vorrebbe affidare ai privati - come il FAI - la gestione del patrimonio culturale, si tolga loro una fonte di finanziamento strategica.
Corriere della sera 1.2.2002

Dall'archivio di DiArte
Un emendamento Tremonti alla legge finanziaria 2002 limita le attività delle Fondazioni bancarie nel campo culturale
"La legge finanziaria 2002 introduce importanti e favorevoli aperture sulle possibilità di intervento delle fondazioni anche nel capitale di aziende che non siano strettamente «strumentali» in senso tipico, ma capaci di indurre sviluppo sul territorio. Non vengono invece toccati i settori tradizionali di intervento, inclusi i beni e le attività culturali.
Si tratta quindi di un processo positivo nella determinazione della operatività delle fondazioni. Dove invece l’intervento del ministro Giulio Tremonti sembra preludere a situazioni complesse, e quindi portatrici di ritardi operativi, è nel progetto di riforma degli statuti che apre maggiormente gli organi decisionali a nomine di carattere locale. Il ministro ha ritenuto che le forze politiche dovessero trovare espressione anche nei consigli delle fondazioni e dispone quindi una riforma delle relative norme statutarie. Ciò naturalmente non ha nulla a che fare con il buon funzionamento delle fondazioni.
Inoltre e purtroppo, questa determinazione si accompagna anche alla messa in normale amministrazione delle attività decisionali delle fondazioni, interrompendo la loro progettualità o attività di fornitori di servizi alla collettività nella quale insistono. In alcuni casi questa funzione ha fornito finora importanti iniziative, specie appunto nelle attività di produzione o di valorizzazione dei beni culturali - basti pensare alle iniziative di gestione culturale o a favore delle fondazioni liriche - ed è documentata in questo senso. Anche il ministro Giuliano Urbani, da un altro ufficio del governo, dichiara di pensare molto alle fondazioni bancarie per innervare la sua proposta di gestione allargata dei siti storici statali. L’emendamento Tremonti abbatte queste attività verso la normale amministrazione: uno stop assai pericoloso." Questo è il parere di Giuliano Segre, presidente della Fondazione cassa di risparmio di Venezia.
Il giornale dell'arte 19.1.2002

Leggi l'articolo 11 della legge finanziaria 2002 che modifica i settori di intervento delle fondazioni bancarie e la composizione delle commissioni che si occupano della distribuzione dei finanziamenti.

Si dimette il CdA della Biennale di Venezia
Il consiglio di amministrazione della Biennale di Venezia si è dimesso al termine della riunione dell'organismo, che ha approvato all'unanimità il bilancio 2001 dell'ente culturale.
"Il bilancio conferma i positivi risultati conseguiti tanto sul piano della produzione artistica come nel governo delle risorse, con margini di gestione che hanno consentito di anticipare oneri futuri," dice il CdA nel suo atto conclusivo, "acquisendo anticipatamente prestazioni utili per lo sviluppo delle attività di danza, musica e teatro per i mesi di febbraio e marzo 2002" di 160 mila euro (325 milioni di lire). Sono stati inoltre effettuati ammortamenti anticipati per circa 547 milioni di lire, pari a 282 mila euro.
KwArt 31.1.2002

Il consiglio di amministrazione è la novità della soprintendenza di Pompei
Questo il parere del soprintendente Pietro Giovanni Guzzo. "Sostanzialmente l'autonomia di Pompei consiste nel fatto che la soprintendenza incassa direttamente gli introiti dei biglietti e le royalty dei servizi aggiuntivi della Ronchey. Questo denaro entra a far parte di un bilancio autonomo gestito dal consiglio di amministrazione, formato dal sovrintendente, dal direttore amministrativo e dal funzionario tecnico più anziano per servizio. Il direttore è una figura del tutto nuova nell'organico del ministero: ha la qualifica di dirigente, è pari grado del sovrintendente, viene nominato dal ministro e può essere scelto al di fuori del ministero.
Il consiglio di amministrazione: questa è vera la conquista. Le sovrintendenze erano poteri teocratici dove imperava (e impera) il verticismo più assoluto, che corrisponde ad una conduzione generale della pubblica amministrazione.
La vera volata di ingegno di questa legge è che la decisione è diventata collegiale. Ora, recenti proposte vorrebbero portare nel consiglio di amministrazione di questa soprintendenza anche rappresentanti dei comuni, dei sindacati: aprendo il patrimonio storico alle forze che in esso vivono e producono, ma portando al suo interno altre istanze, legittime e condivisibili, ma estranee allo scopo istituzionale della soprintendenza."
Il Manifesto 29.1.2002

Barcellona usa la cultura per rafforzarsi nella competizione con le altre città spagnole
Una politica culturale molto determinata nel sostenere l'identità culturale catalana è la scelta alla base delle strategie di Barcellona per rafforzare la propria posizione nella competizione con le altre città spagnole.
Barcellona si è vista sottrarre la leadership di città più di tendenza della Spagna dal dinamismo di Madrid, disprezzata per lungo tempo come capitale provinciale del regime franchista, e dal prepotente sviluppo di Valencia.
Barcellona, invece, dopo lo sviluppo legato alle Olimpiadi del 1992 è sembrata dormire sugli allori. Tuttavia la creatività in Catalogna resta a livelli più alti che in tutto il resto della Spagna, per lo meno nei settori della danza, del teatro, del design, e nella maggior parte dei generi musicali.
Sembrerebbe quindi più logico che Barcellona si confrontasse con città come Milano, Parigi o Berlino, sue concorrenti a livello internazionale.
Liberation 28.1.2002

Madrid monopolizza cinema e tv
Nel settore cultura e intrattenimento, la crescita di Madrid è stata del 18,6%, contro il'11,8% di Barcellona. In un decennio, le industrie culturali hanno progressivamente lasciato Barcellona per Madrid: con una dozzina di film all'anno, il cinema catalano non è che l'ombra di sé stesso, e l'essenziale del settore è concentrato nella capitale. Uguale discorso per il settore della pubblicità, l'industria del disco e l'audiovisivo. Barcellona resta la capitale dell'editoria per la presenza del gruppo Planeta, ma anche in questo settore la crescita di Madrid è sensibile.
Liberation 28.1.2002

Argentina: crollo della sponsorizzazione
La grave crisi economica che attanaglia l'Argentina ha avuto anche conseguenze sul mondo della cultura. Durante gli ultimi anni, lo stato aveva mezzi insufficienti anche per la sola apertura dei musei. Sponsor privati, principalmente le società che hanno rilevato le aziende pubbliche privatizzate - energia, telefoni, gas -, si sono fatti carico dei costi delle esposizioni. Quando la crisi ha diminuito i profitti e ristretto i mercato, il loro appoggio è venuto meno.
Tuttavia, nonostante la situazione drammatica, alcune gallerie specializzate in arte argentina hanno confermato i programmi per la stagione, che inizierà a marzo.
The Art Newspaper 28.1.2002

Parigi intende limitare il disturbo visivo della pubblicità
La pubblicità è visivamente disturbante? Sì, almeno per il consiglio comunale di Parigi, secondo il quale la pubblicità offende la sensibilità estetica dei cittadini. Di conseguenza ha votato all'unanimità una proposta per riconsiderarne la presenza invadente nelle strade della città.
The Art Newspaper 21.1.2002

Catherine Tasca a tutto campo sulla politica culturale francese
In occasione dell'inaugurazione del Palais de Tokyo, il ministro della cultura del governo francese Catherine Tasca ha risposto alle domande dei giornalisti di Le Monde.
Qual è il posto delle arti plastiche nella politica culturale del governo?
Da una parte abbiamo creato i Fonds régionaux d'art contemporain, dall'altro spingiamo per creare spazi alle nuove forme di espressioni non legate al mercato. L'azione pubblica non può ignorare il mercato, il suo ruolo nella formazione del gusto e nella gerarchizzazione delle opere, ma abbiamo il dovere e la possibilità di offrire un contrappeso, degli spazi di libertà.
La nuova legge sui musei apre ai privati: quali le prospettive?
Cerchiamo una complementarietà accettabile. Non immagino che i grandi musei possano vivere solo di contributi privati. Collaborazioni pubblico-pivato sono augurabili, ma non si può in alcun caso pensare ad una sostituzione. D'altro canto, lo stato non ha i mezzi per costituire una collezione di arte contemporanea a causa dei prezzi di mercato. Per questo la Fondation Pinault, che non ha come obiettivo l'arricchimento delle collezioni pubbliche, è una buona cosa. Inoltre è positivo l'incentivo fiscale contenuto nella legge che spinge le aziende a contribuire all'acquisto dei tesori nazionali.
Come avvicinare il pubblico all'arte?
Intendiamo, con il piano lanciato in collaborazione con il ministero dell'educazione, rafforzare il ruolo dell'educazione all'immagine nell'insegnamento. C'è inoltre bisogno di luoghi come Plateau o il Palais de Tokyo dove il pubblico entra in contatto diretto con gli artisti.
Le Monde 19.1.2002

Per saperne di più su Le Plateau e sul Palais de Tokyo, leggi le segnalazioni di DiArte del 18.1.2002 e del 21.1.2002.

Un emendamento Tremonti alla legge finanziaria 2002 limita le attività delle Fondazioni bancarie nel campo culturale
"La legge finanziaria 2002 introduce importanti e favorevoli aperture sulle possibilità di intervento delle fondazioni anche nel capitale di aziende che non siano strettamente «strumentali» in senso tipico, ma capaci di indurre sviluppo sul territorio. Non vengono invece toccati i settori tradizionali di intervento, inclusi i beni e le attività culturali.
Si tratta quindi di un processo positivo nella determinazione della operatività delle fondazioni. Dove invece l’intervento del ministro Giulio Tremonti sembra preludere a situazioni complesse, e quindi portatrici di ritardi operativi, è nel progetto di riforma degli statuti che apre maggiormente gli organi decisionali a nomine di carattere locale. Il ministro ha ritenuto che le forze politiche dovessero trovare espressione anche nei consigli delle fondazioni e dispone quindi una riforma delle relative norme statutarie. Ciò naturalmente non ha nulla a che fare con il buon funzionamento delle fondazioni.
Inoltre e purtroppo, questa determinazione si accompagna anche alla messa in normale amministrazione delle attività decisionali delle fondazioni, interrompendo la loro progettualità o attività di fornitori di servizi alla collettività nella quale insistono. In alcuni casi questa funzione ha fornito finora importanti iniziative, specie appunto nelle attività di produzione o di valorizzazione dei beni culturali - basti pensare alle iniziative di gestione culturale o a favore delle fondazioni liriche - ed è documentata in questo senso. Anche il ministro Giuliano Urbani, da un altro ufficio del governo, dichiara di pensare molto alle fondazioni bancarie per innervare la sua proposta di gestione allargata dei siti storici statali. L’emendamento Tremonti abbatte queste attività verso la normale amministrazione: uno stop assai pericoloso." Questo è il parere di Giuliano Segre, presidente della Fondazione cassa di risparmio di Venezia.
Il giornale dell'arte 19.1.2002

Una scelta di vita: le vecchie liturgie culturali di Catherine Tasca Catherine Tasca, ministre de la culture et de la communication / Photo AFP
Catherine Tasca

 

Una scelta di vita è il titolo del volume con il quale Catherine Tasca, ministro della cultura del governo francese, celebra il suo impegno nel campo dell'arte e della cultura, difendendo orgogliosamente una attività pluridecennale. 
"La lettura di questo libro pugnace lascia tuttavia un curioso senso di vacuità. Il suo svolgimento ben oliato non lascia mai spazio a un'emozione o a un dubbio. Nessuna inquietudine sembra perturbare le certezze di Catherine Tasca. Tutte le domande poste da questo inizio secolo sono appena evocate: la necessità della riforma di un ministero asfissiato da una crescita accelerata negli ultimi 20 anni, la balcanizzazione della cultura, la modifica profonda dello statuto dell'arte e dell'artista nella nostra società, il dilagare del modello americano, la messa in causa o il superamento - o meno - della cultura occidentale.
Imperturbabile, il ministro della cultura continua a celebrare le vecchie liturgie del 20esimo secolo in una lingua morta. Le sue prospettive non sono più sufficienti nemmeno per coloro che condividono la sua stessa visione del mondo."
Le Monde 16.10.2002

Due commissioni governative al lavoro per la riforma della legge sulla tutela dei beni culturali. Quali le questioni calde?
La prima commissione è impegnata nella revisione del provvedimento di dichiarazione di interesse storico artistico, la tanto temuta notifica, uno dei punti chiave della protettiva legge del 1939 che regola la tutela dei beni culturali; la seconda ha il compito di riscrivere le leggi 1089 sulle cose di interesse storico artistico e 1497 sulle di bellezze naturali, che già erano state riorganizzate, senza grosse modifiche, in un testo unico nel 1999. 
Uno dei punti controversi è la divisione tra tutela e valorizzazione, se queste due attività possono essere separate e, se sì, a chi debba spettare la tutela: allo stato o può essere decentrata localmente? 
Commenta il giurista Tommaso Alibrandi: "Il vero problema è la distanza dal territorio. Tra un interesse puramente culturale e morale e un interesse economico, prevale l'interesse economico. E allora la vicinanza al territorio della sede decidente è pericolosa. La sede locale è fortemente condizionata dagli interessi locali. Sono sempre stato fautore della tesi che per tutelare ci volesse una certa distanza. Ma questo limitatamente al nucleo forte della tutela: all'imposizione del vincolo, alla titolarità degli uffici di soprintendenza. Non c'è solo il rischio dello speculatore, c'è anche il problema, tanto per fare un esempio, della costruzione di un'autostrada... Per tutto il resto, chiunque possa contribuire è bene che contribuisca..."
Il Manifesto 15.1.2002

I comuni in mano alla destra tagliano la cultura progressiva
Cahors, Montauban, Châteauroux, Nîmes, Strasburgo sono le principali città dove la destra, andata al potere con le elezioni del 2001, ha tagliato fondi e spazi alla cultura progressiva. 
Già dopo le elezioni del 1995, Toulon, Vitrolles, Marignane e Orange, in mano al Fronte nazionale, con iniziative populiste di carattere regionalista hanno dato una dimostrazione della concezione della cultura di quel partito. Con le elezioni successive, che hanno sancito un arretramento della sinistra, hanno confermato la tendenza: sovente assente dal dibattito pre-elettorale, la cultura non si è dimostrata essere uno dei settori nei quali le nuove amministrazioni sono interessate ad investire.
Un incontro alla Laiterie di Strasburgo, centro consacrato alle culture alternative, ha fatto il punto su questo aspetto della politica culturale francese.
Liberation 14.1.2002

La rivoluzione dei sindaci: la cultura terreno di scontro e strumento di comunicazione politica
La grande quantità di strutture culturali diffuse sul territorio francese, frutto anche della politica di decentramento messa in atto dallo governo, è finanziata principalmente dai comuni. Questo le ha messe nella condizione di essere il terreno di confronto tra destra e sinistra, dove la prima accusa l'azione della seconda di elitarismo e trova modo, chiudendo le esperienze avviate in precedenza, di rassicurare il pubblico più spaventato dalla novità artistica e di utilizzare le strutture culturali come una efficace macchina di comunicazione politica.
Liberation 14.1.2002

La Francia riconosce dignità universitaria all'insegnamento dell'arte
Jack Lang, ministro dell'educazione, e Catherine Tasca, ministro della cultura del governo francese, annunciano oggi il piano Art et Culture con il quale gli insegnamenti artistici saranno integrati nei corsi universitari. Questo non solo modificherà l'insegnamento universitario introducendo nuovi orientamenti, ma avrà anche conseguenze sui corsi delle scuole medie, che dovranno prevedere la possibilità di un piano di studi con indirizzo storico-artistico. 
L'accordo Lang-Tasca, tuttavia, non si riferisce solo alla storia dell'arte, ma comprende anche il teatro, il cinema, la danza, le arti plastiche e tutte le discipline che impiegano le nuove tecnologie per produrre arte, che avranno d'ora in poi un posto nell'insegnamento universitario. 
Il piano è finanziato con 2,6 milioni di euro per sostenere i progetti artistici e le residenze degli artisti presso le università.
Le Monde 14.1.2002

Promuove la cultura per adempimenti burocratici a vantaggio di amici e parenti
La legge 29 luglio 1949, n.717, intitolata “Norme per l'arte negli edifici pubblici”, prevede che il “2 per cento” delle somme destinate alla costruzione di “edifici pubblici”, deve essere destinato obbligatoriamente “all’abbellimento di essi mediante opere d’arte”. 
In assenza di un riconoscimento alla figura del critico d'arte - o del direttore di musei d’arte contemporanea, o ancora dei docenti universitari di arte contemporanea - all'interno delle commissioni che si occupano di ottemperare al dettato legislativo, la legge del 2 per cento diviene solo un curioso strumento normativo per la spartizione di fondi pubblici tra amici e conoscenti, favorendo clientelarismi. E, fatto ancor più grave, vengono a deturparsi piazze, cortili, corridoi, pareti et similia, - su cui il cittadino è costretto forzatamente a poggiare gli occhi ogni santo giorno - con opere generalmente di pessimo gusto e prive di qualsiasi contenuto “estetico” e “storico”. Opere prive di significato e valore - anche di mercato, e questo è molto indicativo. Esistono ovviamente delle eccezioni, ma questa è stata sinora la tendenza principale.
Exibart 11.1.2002

Italia e Afghanistan firmano un accordo di cooperazione culturale
L’intesa è stata siglata dal sottosegretario per i Beni culturali, Vittorio Sgarbi, e dal ministro della cultura afgano, Sayed Raheen. L'Italia concorrerà alla ricostruzione dell’Afghanistan e della capitale, dall'emittenza radiotelevisiva alle infrastrutture, dei musei di Kabul e delle altre città afgane e dei Buddha di Bamyan.
KwArt 10.1.2002

Catherine Tasca riafferma il suo impegno a salvaguardia della diversità culturale
Dice il ministro della cultura del governo francese: "La diversità culturale non è un arcaismo francese, ma una necessità per l'insieme delle culture del mondo. Gli interessi delle imprese sono sempre degli interessi particolari e non tocca a loro, per quanto importanti ed innovatrici, definire le frontiere della libertà di creazione. La logica delle grandi imprese consiste nel limitare la concorrenza attraverso la concentrazione. La responsabilità dello stato è di vigilare affinché questo non vada a detrimento della diversità e della pluralità dei creatori e del pluralismo dei centri di decisione."
Le Monde 9.1.2002 

"Siamo in presenza di una cultura che, in un modo o in un altro, cercherà comunque di privatizzare"
Questo è il parere dell'economista Paolo Leon, direttore della rivista Economia della cultura: "L'articolo 26 della finanziaria rende possibile affidare la gestione dei musei nazionali a "soggetti diversi da quelli statali": non solo a soggetti pubblici come sarebbero gli enti locali, ma anche a qualsiasi soggetto privato, non necessariamente senza fini di lucro. Il nuovo articolo ha una formulazione vaga, secondo la quale la gestione potrà essere concessa a chiunque, basta che abbia alcuni requisiti non ancora indicati che saranno precisati dal regolamento. Per il regolamento non sarà votato dal parlamento, ma frutto di una decisione dell'esecutivo: a seconda delle volontà più o meno privatistiche del governo potrà aprire le porte a ogni invenzione. Ho l'impressione che, nonostante sia migliorata la forma, il pericolo della privatizzazione dei musei ci sia ancora."
Due sono le possibili ipotesi che potrebbero essere alla base della politica del governo.
"La prima: si pensa di poter vendere, prima o poi, il patrimonio museale italiano ai privati. In questo modo il museo avrebbe piena autonomia e se per caso non ricevesse i soldi pubblici nella misura necessaria, poniamo per difficoltà di bilancio, potrebbe vendere un quadro o chiudere una parte del museo e licenziare il personale.
La seconda possibilità è: lo stato dà in concessione (come si dice nell'articolo 26) i beni culturali al soggetto privato, permettendogli di fare numerose operazioni come: dare i beni in prestito, metterli in mostra, cambiare il fronte espositivo. Insomma, movimentare i beni senza necessariamente venderli. In questo modo potrebbe fare tranquillamente il suo (modesto) profitto."
Una alternativa? "Credo ci siano delle forze private che potrebbero prendere in carico un museo mettendo in pratica forme di gestione diverse da quella statale. Penso che, in questo campo, si debba sperimentare e non solo dare in concessione. Scegliendo, però, delle istituzioni senza fini di lucro e non qualcuno che desideri guadagnare. Farei in modo che regioni, province e comuni, con l'aiuto dello stato, si esercitassero a determinare una situazione esemplare di museo gestito da una società no profit.
Il Manifesto 8.1.2002

Positivo bilancio per Porto Capitale europea della cultura 2001
Nonostante all'inizio del 2001 si temesse il peggio a causa del ritardo nel completamento dei lavori di Porto Capitale europea della cultura, l'iniziativa è riuscita e la città portoghese ha grandemente beneficiato dell'evento. Ciò che ha caratterizzato il successo non sono state tanto le 450 iniziative in cartellone, ma il restauro dell'antico quartiere Baixa, situato sul lungofiume del Douro. A questo scopo è stato utilizzato il 60% dei 225 milioni di euro a disposizione.
L' intervento non ha solo collocato Porto tra le mete culturali europee, ma ha anche rafforzato nei cittadini lo spirito di appartenenza alla città, che ha sofferto in passato di una sorta di complesso di inferiorità nei confronti della capitale Lisbona.
Nota negativa in tutto questo, la scarsa collaborazione con Rotterdam, anch'essa capitale della cultura 2001, e con le due capitali del 2002, Bruges e Salamanca.
Andante 8.1.2002

Bruges e Salamanca capitali europee della cultura 2002
Centinaia di manifestazioni, mostre ed iniziative - molte delle quali saranno tenute nell'appena inaugurato Concertgebouw - caratterizzeranno Bruges capitale europea della cultura 2002. Per quest'anno l'Unione europea ha eletto capitali della cultura la cittadina belga e la spagnola Salamanca.
DW World.de 3.1.2002

Salamanca capitale europea della cultura 2002
Con un investimento in strutture di 73 milioni di euro e un costo di gestione di 26 milioni di euro - metà dei quali da sponsor privati - Salamanca si avvia ad essere per il 2002 la capitale europea della cultura. Nelle intenzioni degli organizzatori, l'iniziativa dovrebbe lanciare la città sul mercato del turismo culturale.
El Pais 2.1.2002