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I musei di New York recuperano visitatori ma non ritornano ai livelli precedenti l'11 settembre
Meno 15 milioni di dollari per il Natural History Museum, meno 9 milioni per il Metropolitan Museum. Queste cifre danno la dimensione delle perdite che i musei di New York stanno subendo a causa del calo dei turisti verso la città statunitense dopo l'attentato alle torri gemelle dell'11 settembre 2001.
A più di sei mesi dall'attacco terroristico, nonostante i musei abbiano ripreso ad essere affollati di visitatori giornalieri soprattutto durante i weekend, la diminuzione dei turisti europei ed asiatici, passati da 6,8 milioni del 2000 a 5,7 milioni del 2001, continua a farsi sentire. Secondo le proiezioni dei maggiori musei della metropoli, si prevede che la perdita di visitatori nel 2002 sarà di circa 20%, che si traduce nella perdita di 1 milione di ingressi per musei più frequentati che normalmente staccano 5 milioni di biglietti all'anno.
Come prevedibile, sono i musei che più dipendono dal turismo a soffrire maggiormente la situazione, mentre ad esempio quelli più legati alla comunità locale o che hanno in corso esposizioni particolarmente attraenti, come New Museum for Contemporary Art a SoHo e il Brooklyn Museum of Art, godono di un livello di pubblico analogo a quello dello scorso anno.
The New York Times 24.4.2002

Boom dei musei di arte contemporanea in Missouri
Difficile scoprire come esattamente sia successo, ma sta di fatto che nel Missouri - stato nel cuore degli Stati uniti - si è sviluppata una sensibilità particolare per l'arte contemporanea. Forse essa è stata una conseguenza della Fiera mondiale di St. Louis del 1904, nella quale furono esposte molte opere di artisti d'avanguardia europei, forse è stata la direzione artistica di Leonard Slatkin della St. Louis Symphony Orchestra che ha privilegiato la musica contemporanea, forse la presenza a St. Louis del quartiere generale della Hallmark Cards che ha portato con sé un grande numero di grafici, fatto sta che nello stato è cresciuto un ambiente favorevole all'arte contemporanea che ha dato luogo ad una competizione tra istituzioni per primeggiare nel settore.
Due di queste sono nate a partire dalla collezioni di due facoltosi personaggi, Harold F. Daum, radiologo milionario di Sedalia, e Emily S. Rauh Pulitzer. Grazie alla loro passione e ai loro milioni sono nati il Daum Museum of Contemporary Art e la Pulitzer Foundation a St. Louis. 
Mentre la prima è situata in una piccola città di 20.000 abitanti, ma ciò nonostante attira un significativo numero di visitatori e di donatori, la seconda, ospitata in un edificio progettato dall'architetto giapponese Tadao Ando a St. Louis, per volere della sua fondatrice è aperta solo due giorni alla settimana. Pur disponendo di opere di autori quali Picasso, Braque, Matisse, Rothko e Serra, Ms Pulitzer non ha voluto creare un museo convenzionale puntando su elementi di richiamo tali da garantire grandi numeri di visitatori, ma ha invece preferito offrire ad un pubblico volutamente ridotto la possibilità di dialogare con null'altro che le opere d'arte e l'edificio, valorizzando l'aspetto esperienziale e intimistico della visita.
Del tutto opposto è il concept che ha guidato la progettazione del nuovo Contemporary Art Museum St. Louis, in costruzione di rimpetto alla fondazione Pulitzer.
In questo caso, l'edificio ha grandi vetrate che lo mettono in comunicazione con l'esterno, permettendo a passanti ed a automobilisti di sbirciare le opere collocate all'interno, sottolineando in questo modo l'intenzione di costruire un rapporto forte tra museo, artisti e comunità locali.
The New York Times 24.4.2002

Quasi terminato l'Imperial War Museum North a Manchester progettato da Libeskind
I progetti dell'architetto tedesco Daniel Libeskind sono così complessi da essere essi stessi un'opera d'arte.
È il caso dell'ormai quasi terminato Imperial War Museum North di Manchester la cui apertura è prevista in luglio.
L'edificio, collocato lungo il Manchester Ship Canal a Salford Quays, si presenta come una grande vela ricoperta di alluminio le cui proporzioni e il cui aspetto sono tali da ridicolizzare gli edifici circostanti.
La sua valenza simbolica, una caratteristica che Libeskind ha già dimostrato di saper dare agli edifici con il progetto del Museo ebraico di Berlino, è così forte da disturbare e disorientare il visitatore fin dal suo ingresso. Gli spazi del museo sono progettati per spingerlo a riflettere sui pericoli, sui meccanismi e soprattutto sui costi umani della guerra.
Il nuovo museo, costato 46 milioni di euro, si propone come un landmark, segno distintivo della città, in memoria delle distruzioni subite durante la Seconda guerra mondiale.

The Guardian 22.4.2002

Herzog & de Meuron alla conquista dell'Americia
Il duo di architetti svizzeri, vincitori del Pritzker Prize e autori della Tate Modern a Londra, ricavata dalla ristrutturazione di una centrale elettrica sulla riva sud del Tamigi, hanno ottenuto l'incarico di progettare l'estensione del Walker Art Center a  Minneapolis, e per la costruzione del M.H. de Young Memorial Museum a San Francisco.
The Arts Newspaper 22.4.2002

Dalle stalle alle... spirali
Per anni Cenerentola dei musei londinesi, il Victoria & Albert Museum sta conoscendo un periodo di fulgore. 
Accusato di avere una immagine polverosa, l'apertura lo scorso anno delle British Galleries, in pratica in ammodernamento dell'esposizione accompagnato da una diversa distribuzione del materiale esposto, ha riportato il museo ai primi posti nella classifica dei più visitati di Londra.
Ora i piani del museo prevedono una radicale e costosissima opera di ammodernamento dell'edificio, con la costruzione di una nuova ala a spirale progettata dall'architetto Daniel Libeskind.
Il costo dell'operazione è stimato in 150 milioni di sterline (242 milioni di euro), 75 dei quali per la sola spirale. Questa sarebbe la cifra più cospicua spesa per un museo londinese, più alta di quanto siano costati sia la Tate Modern che la copertura del Great Court del British Museum.
Non è chiaro come un tale ammontare di denaro sarà raccolto: una parte, circa 60 milioni, potrebbe provenire dai fondi della lotteria nazionale ma, come ha chiarito il direttore del museo Mark Jones, "è stato stabilito che essi non serviranno per la spirale." Jones ipotizza che il resto sia trovato con il concorso dei privati.
London Evening Standard 18.4.2002

Nuovo padiglione per il Museo Thyssen-Bornemisza a Madrid
Il nuovo edificio, che sorgerà accostato all'attuale, sarà completato nel 2003. Esso ha una superficie di 8.000 mq e ospiterà in 16 sale una selezione di 200 opere della collezione della baronessa Carmen Thyssen-Bornemisza, che ne conta 655.
Il costo dell'estensione progettata dagli architetti Francesc Pla e Manuel Baquero è di 15 milioni di euro.
El Pais 9.4.2002

Abitare sopra un museo
Robert e Arlene Oltman tempo fa acquistarono un terreno a Pasadena con l'idea di costruirci la loro casa ed un edificio commerciale. Con il passare del tempo, hanno però ripensato al loro progetto e si sono convinti che non desideravano abitare sopra un negozio o un ristorante. Così hanno deciso di vivere al terzo piano di un edificio che avrebbe ospitato il Pasadena Museum of California Art.
L'idea ha trovato l'appoggio del sindaco della città ed è stata realizzata con una spesa di 5 milioni di dollari (6 milioni di euro).
Il Museo è dedicato all'arte, all'architettura e al design californiani dal 1850 ai giorni nostri.
Los Angeles Times 9.4.2002

Un russo alla corte di Thomas Krens
Vladimir Potanin, magnate russo del petrolio e del nichel, è entrato a fare parte del consiglio di amministrazione della Fondazione Guggenheim di New York, garantendosi il posto con una donazione annua di circa 1 milione di dollari.
Potanin, che ha creato la sua fortuna durante gli anni senza regole che sono seguiti alla caduta del regime comunista, siederà accanto a Gianni Agnelli, Terry Semel, capo di Yahoo, e ai discendenti di Meyer Guggenheim.
Sebbene Potanin dichiari il proprio amore per l'arte, è del tutto evidente che egli, come altri oligarchi russi, stia cercando in questo modo un riconoscimento internazionale, entrando nei salotti buoni della alta società e del mondo degli affari internazionali, e guadagnando un riconoscimento che le discutibili origini della propria fortuna non garantiscono.
Thomas Krens, interrogato ha proposito, ha affermato, in nome della real politik, che "coi tempi che corrono, non si può tanto andare per il sottile."
Tuttavia, qualcuno ha sollevato qualche dubbio sulla questione. Per esempio, Peter Reddaway, professore di scienze politiche alla George Washington University, ha commentato: "Il Guggenheim avrebbe dovuto vendere la sua reputazione con maggiore cautela. In Russia il vento può cambiare ad ogni momento. Gli oligarchi potrebbero essere accusati di crimini molto importanti."
Financial Times 8.4.2002

Lionel Jospin promette l'accesso gratuito ai musei nazionali
Seguendo le orme di Germania, Spagna e Gran Bretagna, la Francia si propone di rendere gratuito l'ingresso nei 33 musei nazionali. Lo ha affermato il candidato socialista alla presidenza della repubblica Lionel Jospin durante una conferenza stampa.
Già il sindaco socialista di Parigi Bertrand Delanoë ha adottato una simile politica, aprendo gratuitamente i 10 musei comunali della capitale: il risultato è stato un incremento dei visitatori dal 20% al 50% secondo i musei, trend che non accenna a diminuire nel tempo. 
Lo stesso risultato è stato riscontrato al Louvre, che apre gratuitamente una domenica al mese. In questo caso, gli ingressi sono passati da 17.070 di una normale domenica, a 27.450 di una con ingresso libero.
Il pubblico che si giova maggiormente di questa possibilità è quello dei parigini, che manifesta visibilmente il proprio gradimento nel visitare o nel rivedere le sale dei musei. Secondo le rilevazioni i francesi che visitano il Louvre durante le domeniche gratuite sono il 55% del pubblico, contro il 35% in un giorno normale. Contro tutte le attese, il pubblico si fidelizza e ritorna più volte al museo.
Resta da capire come potrebbe essere ripianato il mancato introito per il bilancio della cultura stimato in 30,5 milioni di euro. Per il Louvre, le perdite dovute alla domenica gratuita sono di circa 1 milioni di euro all'anno.
Le Figaro 6.4.2002 

Il British Museum ammette la vendita di opere d'arte africana e se ne pente
Circa 30 sculture in altorilievo, appartenenti ad un gruppo di 203 opere saccheggiate nel 1897 durante la spedizione punitiva organizzata dall'esercito  inglese nel del Benim e poi acquistate dal British Museum, sono state vendute dal museo tra gli anni '50 e il 1972 perché giudicate di scarso valore.
Le opere avrebbero dovuto entrare a fare parte del museo nazionale nigeriano a Lagos, ma di gran parte di esse sono state perse le tracce.
Il caso è un grave infortunio per i curatori del British, i quali hanno giudicato gli altorilievi di scarso valore perché i soggetti rappresentati erano presenti anche in altri manufatti valutati di maggior pregio. Essi avevano pensato che un solo esempio di coccodrillo, tigre o divinità valesse tutti gli altri, il che è come pensare che una Madonna vale tutte le altre rappresentazioni dello stesso soggetto.
Questi fatti, per il quali il museo inglese si è dichiarato dispiaciuto, ripropongono il problema della restituzione delle opere saccheggiate nelle colonie e oggi conservati presso il British Museum.
The Art Newspaer 29.3.2002

Aperte le nuove sale per le esposizioni temporanee del Musée d'Orsay
Con la mostra Mondrian, de 1892 à 1914, les chemins de l'abstraction sono state riaperte le sale per le esposizioni temporanee del Musée d'Orsay, rinnovate dopo anni di tentennamenti.
Le Figaro 29.3.2002

Novità in vista per il sito web del Louvre
A partire dal 2003 saranno messe in linea nel sito web del museo parigino 35.000 riproduzioni delle opere esposte nelle sale e 130.000 riproduzioni dei disegni del gabinetto delle stampe. L'accesso sarà gratuito; i testi di commento saranno in francese e in inglese.
Nel 2004 saranno attivati nuovi servizi interattivi, newsletter tematiche e la biglietteria online. L'anno successivo sarà la volta degli strumenti educativi, rivolti a famiglie ed insegnanti.
Aperto dal 1995, il sito web del Louvre riceve 6 milioni di visitatori all'anno.
Le Monde 29.3.2002

La National Gallery non deve essere una alternativa alla nuova arte, ma un archivio di possibilità
La National Gallery è stata per troppo tempo un luogo alternativo alla modernità, un museo dove l'arte si è fermata a prima del cubismo, e che non ha saputo cogliere i nessi tra Maestri antichi e contemporaneo. 
Ciò di cui si sente il bisogno è una museo meno influenzato dall'approccio elitario all'arte ereditato dalla borghesia ottocentesca, che non ha saputo apprezzare la modernità artistica, e che, per la legge del contrappasso, è sfociato nel tentativo di dimenticare il passato, del quale la Tate Modern è un esempio  riuscito.
"L'incarico al populista Saumarez Smith suggerisce che il consiglio di amministrazione della National Gallery sa che deve ridefinire il proprio audience. Ma devono rivolgersi al nuovo, visualmente colto pubblico con maggiore intelligenza, non con meno."
Dunque più Goya, Van Gogh, Michelangelo, ma meno Barocco genovese, per cortesia!
The Guardian 25.3.2002

Lawrence M. Small, segretario dello Smithsonian, giustifica l'intervento dei privati
Durante una audizione di fronte ad un gruppo di deputati, Lawrence M. Small, segretario delle Smithsonian Institutions, ha difeso la sua politica di finanziamento dell'istituzione facendo sempre più ampio ricorso a finanziamenti privati.
Egli ha sostenuto che i 2,5 miliardi di dollari necessari per modernizzare l'istituzione dovranno essere trovati facendo ricorso tanto al finanziamento pubblico che a quello privato, continuando una tradizione dello Smithsonian. Samll ha affermato anche che l'istituzione non sarebbe in grado di pagare i propri costi utilizzando solo i finanziamenti pubblici.
A Small si è opposto il deputato repubblicano di New York Maurice Hinchey che, con una dura invettiva, ha messo in evidenza che solo il 30% del budget dello Smithsonian viene dai privati. "Quello che stiamo sperimentando - ha detto Hinchey - è crassa commercializzazione. Penso che sia una cattiva cosa: ci stiamo vendendo a prezzi molto, molto modici. Spero che tutto questo termini. Spero che il Congresso si assuma la sua responsabilità e finanzi tutto quello che è in progetto, così che noi non ci si debba abbassare a tanto."
Lo Smithsonian sta attraversando da tempo un periodo di difficoltà di conduzione - la direzione è stata contestata dai ricercatori - e finanziarie: i musei hanno perso circa un terzo dei loro visitatori, con una diminuzione delle  entrate pari a 12 milioni di dollari.
The Washington Post 21.3.2002

C'è un prezzo per ogni cosa
La rinnovata sala cinematografica dello Smithsonian's National Air and Space Museum ha cambiato la sua intestazione: da Samuel P. Langley, pioniere dell'aviazione, a Lockheed Martin Corp, sponsor da 10 milioni di dollari (11,5 milioni di euro).
"Il cambiamento è la prova che lo Smithsonian è entrato a pieno titolo in quella a volte controversa arena nella quale i musei si incontrano con la commercializzazione."
The Washington Post 20.3.2002

Charles Saumarez Smith nuovo direttore della national Gallery di Londra
Con l'approvazione di Tony Blair, Charles Saumarez Smith, già direttore della National Portrat Gallery, è diventato il direttore della National Gallery. Sostituisce Neil MacGregor, diventato direttore del British Museum.
BBC News 20.3.2002

Berlino passa la mano
La città di Berlino ha deciso di non pagare ulteriormente per la costituzione dell'isola dei musei, ritirando a partire dall'anno prossimo il previsto  finanziamento di 31 milioni di euro.
Il piano decennale di rinnovo dei cinque musei compresi nell'isola sarà a totale carico del bilancio dello stato federale, per un ammontare di 1 miliardo di euro.
Frankfurter Allgemeine Zeitung 19.3.2002

Un museo per raccontare il valore della diversità culturale
Il nuovo museo di antropologia che sarà aperto nel 2003 sul quay Branly offrirà una nuova interpretazione della missione affidata dal 1937 al Musée de l'homme e al Musée des arts et traditions populaires
Superando l'approccio evoluzionista di questi che separava gli aspetti antropologici da quelli culturali e artistici, il nuovo museo proporrà un approccio culturalista alla presentazione delle civiltà di Asia, Oceania, Africa e America.
La diversità è sostanziale: mentre il primo punto di vista privilegiava la presentazione degli stadi evolutivi dalle civiltà primitive alla civiltà occidentale ipotizzando un progresso lineare verso la modernità e stabilendo, di conseguenza, una gerarchia di valori, il secondo si occupa dei processi di creazione culturale, mostrando la pluralità, la complessità e la diversità degli sviluppi che l'umanità ha saputo darsi.
In questa intervista, Emmanuel Désveaux, direttore del museo di quay Branly, spiega come intende realizzare questo approccio, che non a caso valorizza le espressioni artistiche come chiave di accesso alle culture altre.
Le Monde 18.3.2002

Charles Saumarez Smith papabile per la direzione della National Gallery
Charles Saumarez Smith è attualmente direttore della National Portrat Gallery. La nomina dovrebbe essere annunciata oggi.
The Guardian 18.3.2002

Prendere contatto con l'arte
Nelle sale del Museo Omero di Ancona sono in mostrai calchi di gesso delle più celebri sculture di tutti i tempi e modelli architettonici delle più famose costruzioni del mondo. I visitatori sono invitati a toccare le opere esposte. L'allestimento  e i servizi prestano particolare attenzione ai non vedenti.
Exibart 12.3.2002

I musei statali francesi chiedono più autonomia dal ministero 
Il dibattito su cause e soluzioni della crisi attraversata dal Louvre - discussione che ha assunto anche toni al calor bianco nello scambio di opinioni tra il ministro della cultura Catherine Tasca e il presidente-direttore del Louvre, Henri Loyrette - ha dato la stura alle richieste degli altri musei statali   - 33 istituzioni - per un riordino delle modalità della loro gestione.
In pratica, si tratterebbe di concedere ai musei statali - soprattutto ai maggiori - lo stesso tipo di autonomia riconosciuta a Versailles e al Louvre. Quest'ultimo ha, infatti, ottenuto la soddisfazione delle rivendicazioni avanzate: gestirà direttamente il proprio personale, e negozierà una riduzione del contributo pari al 45% delle entrate che attualmente versa alla Réunion des musées nationaux.
La questione ruota intorno non tanto alla concessione dell'autonomia, cosa ormai inevitabile, quanto alle modalità di attuazione del processo, che cancellerebbe una formula di gestione ormai giudicata inefficiente, ma profondamente radicata nell'anima centralista dello stato. Per questo esso è ostacolato dalle paure della DMF, timorosa di perdere il controllo sui gioielli della corona.
Tuttavia, come precisa Francine Mariani-Ducray direttrice della DMF, la questione ha anche degli aspetti sostanziali. "Non vorrei si arrivasse ad un punto in cui - dice - i musei perdessero di vista che sono parti permanenti di una politica nazionale di servizio al pubblico e che sono guardiani, e non proprietari, delle collezioni pubbliche."
Liberation 12.3.2002

La parola ai direttori
Henri Loyrette, presidente-direttore del Louvre, Hubert Astier, presidente di Versailles, Serge Lemoine, direttore del Musée d'Orsay, Jean-François Jarrige, direttore del Musée Guimet, Jean-Jacques Aillagon, direttore del Centre Pompidou - che insieme a Versailles ha già uno statuto di autonomia - valutano le incongruenze e le inefficienze della attuale formula organizzativa dei musei statali, a loro avviso troppo ancorata ad un modello centralista. Tutti all'unanimità si dichiarano favorevoli al riconoscimento dell'autonomia gestionale dei grandi musei.
Liberation 12.3.2002

La storia della Réunion des musées nationaux
La Réunion des musées nationaux - RMN - fu creata nel 1895 per risolvere due problemi: in primo luogo per acquistare le opere, perché il bilancio dello stato non era abbastanza flessibile per effettuare degli acquisti quando esse si presentavano subitaneamente sul mercato; in secondo luogo per favorire i lasciti testamentari, soprattutto quando questi erano a favore di uno specifico museo.
Essa era anche incaricata della pubblicazione di cartoline e  cataloghi.
In quel momento i musei alle sue dipendenze erano quattro: Louvre, Versailles, Antiquités nationales de Saint-Germain-en-Laye e Musée du Luxembourg.
Dal 1921, quando venne introdotto il biglietto di entrata - 1 franco- al Louvre, la RMN si occupò anche delle riscossione delle entrate e dell'accoglienza dei visitatori.
A partire dal 1966, quando Malraux iniziò l'epoca delle grandi  mostre temporanee, solco seguito da Jack Lang per tutti gli anni '80, essa si occupò della loro organizzazione, attività che si è rivelata disastrosa sotto il profilo economico. Infatti, a causa di una offerta sovrabbondante nella città di Parigi, le entrate sono calate negli anni.
A partire dalla metà degli anni '90, al deficit dovuto alle mostre - in media 4 milioni di euro - si è aggiunto quello derivante dalla gestione delle attività commerciali - bookshop e boutiques - arrivando a 22 milioni di euro negli anni 1995-96, passivo oggi in parte riassorbito. Tuttavia la RMN è considerata un istituto con un debito cronico.
Oggi la Réunion gestisce 33 musei di dimensioni molto diverse - dalla casa di Napoleone ad Ajaccio fino al Louvre. Non ha alcun finanziamento, ma percepisce il 45% degli ingressi del Louvre e un fisso da Versailles, negoziato di anno in anno secondo l'andamento del pubblico. Queste entrate vengono usate per gestire i musei minori.
Liberation 12.3.2002

Primavera dei musei in Francia
Il 7 aprile, in occasione di Printemps des musées 2002, l'ingresso a tutti i musei francesi sarà gratuito. Il tema di questa edizione è Vedere, udire, toccare, fiutare, gustare: i cinque sensi. Su di essi negli 800 musei francesi coinvolti nell'iniziativa insieme a 200 di tutta Europa saranno organizzate ogni sorta di iniziative, dalle mostre tematiche ai giochi.
Le Monde 12.3.2002

Jean-Jacques Aillagon presidente del Centre Pompidou
Fedelissimo di Jacques Chirac, per il quale era già stato assessore alla cultura del comune di Parigi, Jean-Jacques Aillagon, 55 anni, è stato confermato dal consiglio dei ministri presidente del Centre Pompidou. 
Nominato alla guida del centro culturale parigino nel 1996, Aillagon è la prima persona a ricoprire questa carica per tre mandati consecutivi: grazie alla modifica del suo statuto introdotta per favorire la realizzazione di progetti di medio o lungo periodo, egli rimarrà alla guida del Centre Pompidou per 5 anni .
Parlando della situazione del Centre, Jean-Jacques Aillagon sottolinea l'insufficienza dei finanziamenti statali - 65 milioni di euro all'anno - che coprono solamente gli stipendi e i costi ordinari, lasciando scoperti i finanziamenti per l'attività espositiva e artistica, per sostenere le quali il centro deve fare ricorso a risorse proprie.
Per questo motivo, egli ritiene auspicabile che lo stato approvi dei provvedimenti fiscali che favoriscano il mecenatismo e la sponsorizzazione.
Aillagon sottolinea anche la necessità che il governo si faccia promotore di una politica chiara nei confronti delle arti contemporanee, evitando la creazione nell'area parigina di istituzioni concorrenti. Pur negando ogni riferimento a riguardo, sembra di poter leggere in questa sua affermazione la preoccupazione per la possibile sovrapposizione delle attività del Centre Pompidou con quelle del recentemente inaugurato Palais de Tokyo, della progettata Cité de l'architecture et du patrimoine e della Fondation Pinault, quest'ultima totalmente privata, ma avversario temibile nell'aggiudicarsi i  finanziamenti di aziende e mecenati, sempre più necessari, ma scarsi in questo momento a causa della recessione economica.
Liberation 8.3.2002