Cinema

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  Settembre - Dicembre 02

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Hollywood guarda a sud
Il successo di Cidade de Deus diretto dal brasiliano Fernando Meirelles - in uscita negli USA e in Europa il mese prossimo - insieme all'ondata di nuovi registi dall'Argentina e dal Messico, ha spinto gli sudios hollywoodiani a guardare con maggiore interesse all'America meridionale.
Spiega Meirelles: "Lo stile non-Americano del mio film, senza eroi, senza un personaggio centrale, senza un inizio e una fine chiara, è uno dei marchi di fabbrica della nuova onda dei film Latino-Americani. Questo è quello che li rende così interessanti agli occhi di Hollywood".
Christian Science Monitor 13.12.2002

Venti di censura in Francia
Riforma in corso per la commissione governativa incaricata di classificare i film secondo il loro contenuto per consentire o meno la loro visione ai minori.
La riforma, ancora in discussione, prevede una maggiore presenza dei ministeri della salute e della famiglia, che potrebbero avere loro rappresentanti chiamati a rappresentare il loro punto di vista.
Liberation 12.12.2002

Vincere senza la guerra. Appello di Hollywood
Artisti uniti per vincere senza la guerra. La Hollywood pensante, ieri in una conferenza stampa al Le Deus Cafes di Los Angeles, ha presentato un appello contro la politica di Bush jr. L'appello è stato firmato da oltre cento cineasti 6tra cui: Kim Basinger, Matt Damon, Anjelica Huston, Ethan Hawke, Uma Thurman, Jessica Lange, Martin Sheen, Samuel L.Jackson, Helen Hunt, Gillian Anderson, Michael Stipe, Alfre Woodard, Ed Begley jr., Tony Shalhoub.
Il Manifesto 11.12.2002

Nativi negletti
La filmografia sui nativi americani, diretta o prodotta dai nativi americani occupa un posto del tutto marginale nel cinema USA, ma lentamente le cose stanno mutando. 
Christian Science Monitor 22.11.2002

SuperPotter
Il secondo episodio della saga di Harry Potter, intitolato La camera dei segreti, brucia tutti i record di incasso: 15,3 milioni di euro al primo weekend di programmazione in Inghilterra e Irlanda, 142 milioni di euro nel mondo.
Negli USA è stato il terzo incasso di sempre nel weekend di apertura con 88 milioni di euro, leggermente inferiore a quanto fatto dal primo episodio che aveva incassato 90 milioni. Il record di incasso rimane saldamente nelle mani di Spider Man, che ha incassato 114 milioni.
La camera dei segreti è stata proiettata in 3.682 sale negli USA - il mercato più ricco - e in 3.284 sale in 7 mercati chiave: Inghilterra, Malaysia, Singapore, Germania, Austria, Taiwan e Filippine.
Il film è prodotto dalla Warner Bros.
BBC News 18.11.2002

Il cinema salvato dal DVD?
Ce la farà l'intrattenimento casalingo privato a soppiantare quello pubblico nelle sale cinematografiche?
Annunciata dagli anni '50 a causa dell'avvento della televisione, la morte delle sale  cinematografiche è un tormentone che si ripete tutte le volte che appare sul mercato una nuova tecnologia per la distribuzione nelle case di prodotti di intrattenimento.
Tuttavia, questa volta, la cosa sembra essere diversa. Con la televisione ad alta definizione dietro l'angolo e l'ascesa del formato DVD per la distribuzione del prodotto, si crea la possibilità per i cultori del cinema di poter godere lo spettacolo nel modo in cui hanno sempre desiderato: su uno schermo di grandi dimensioni e con una immagine di alta qualità.
Il fenomeno ha degli aspetti positivi: dà una possibilità in più alle piccole case produttrici e rende economica la distribuzione dei film di repertorio.
Salon 14.11.2002

Pinocchio dei miracoli
L'incasso totale di Pinocchio - costato alla Melampo, la casa di produzione posseduta al 50% da Benigni e dalla compagna Nicoletta Braschi, circa 65 milioni di euro - è ora a 22,79 milioni di euro, una cifra che pone la pellicola in testa alla classifica degli incassi del 2002 davanti al Signore degli anelli - 21,58 milioni di euro. 
Anche se entro la fine dell'anno è previsto l'arrivo sugli schermi italiani di altre grandi produzioni che sottrarranno sale a Pinocchio - già passato dagli oltre 900 schermi dell'esordio agli attuali 338 - secondo gli analisti non è fuori luogo ipotizzare che gli introiti del film in Italia raggiungano rapidamente i 60 milioni di euro.
L'incasso italiano è solo una piccola parte del business che si svilupperà intorno al film: vanno aggiunti gli introiti sul mercato mondiale - Miramax ha versato a Melampo un minimo garantito di 20 milioni di euro -, i diritti di trasmissione e soprattutto le licenze e il merchandising. Secondo gli analisti della Venture Capital, nei sette anni di vita dell'indotto del film potrebbe concretizzarsi un utile di circa 85 milioni di euro.
Con questi risultati, Pinocchio si dimostra un blockbuster prodotto in Italia capace di competere con i film USA.
Sole 24 Ore 5.11.2002

Le inquietudini del cinema francese
Solo un anno fa ai Rencontres Cinématographiques de Beaune regnava l'ottimismo sull'onda dei successi del 2000, anno eccezionale per il cinema francese. Tutt'altra atmosfera quest'anno.
La crisi di Vivendi e della controllata Canal+ ha drasticamente tagliato i fondi alla produzione che dipendeva per il 50% dalla televisione. Si è aperta dunque una voragine nei finanziamenti che non sembra poter essere colmata dai finanziamenti pubblici.
Le alternative individuate a Beaune sono due: la concessione da parte delle banche di linee di credito agevolato - la Banca europea d'investimento ha offertola propria disponibilità - e la partecipazione alla produzione dei distributori, che in Francia agiscono in regime di quasi-monopolio, e che finora non sono obbligatoriamente impegnati sul fronte produttivo.
La vera partita, tuttavia, sembra doversi giocare a livello europeo, con la definizione dei principi per la salvaguardia della diversità culturale, tema particolarmente sentito dai francesi: Hollywood è dietro l'angolo pronta a trarre profitto dalla crisi. 
La questione non sembra di facile soluzione, perché in materia culturale le decisioni devono essere prese all'unanimità dai membri della UE: le differenze tra il modello francese - che privilegia l'intervento pubblico -  e quello anglosassone e tedesco - che si basa sull'intervento dei privati - sono tali da rendere  difficile una mediazione che faccia proprie le preoccupazioni dei cineasti dell'esagono. 
Le Monde 28.10.2002

Niente film, siamo inglesi
L'industria cinematografica inglese è in rotta: ha avuto un calo del 40%, che è seguito ad un crollo del 57% degli introiti derivanti da investimenti stranieri.
In particolare, gli investimenti dovuti a collaborazioni tra Inghilterra e USA sono caduti del 44%, mentre gli acquisti dei distributori USA forniscono quest'anno solo il 25% dei budget, mentre nel 2001 la loro quota era del 50%.
Per completare il quadro negativo, Channel 4 ha deciso di chiudere il dipartimento di produzione film a causa delle ingenti perdite.
La speranza per risalire la china è affidata al nuovo Harry Potter e al prossimo James Bond.
BBC News 25.10.2002
Gosford Park di Robert Altman

 

La crisi del sistema francese
l modello francese di finanziamento pubblico del cinema, basato sull'anticipo degli incassi, è stato messo in discussione all'inizio dell'estate quando la commissione preposta alla concessione dei finanziamenti, presieduta da Frédéric Mitterrand, ha selezionato solo 10 dei 34 progetti presentati, lasciando a bocca asciutta autori quali Jacques Rivette, Tonie Marshall, Raoul Ruiz e  Claude Miller.
In questa situazione, i produttori indipendenti faticano sempre di più a trovare risorse. Sulla situazione pesa anche il fatto che Canal+ concentra i suoi denari su film di cassetta.
Le Monde 7.10.2002

Il Festival di Marrakech alla ricerca di una identità
Non senza difficoltà il Festiva del cinema di Marrakech - svoltosi dal 18 al 22 settembre 2002 - sta cercando di affermare la sua ambizione a diventare il più importante festival cinematografico del Sud.
Tuttavia, tra i problemi che si trova ad affrontare, si è dovuto scontrare con la scarsa considerazione di cui ancora gode presso alcuni cineasti di grande prestigio - come ad esempio Scorsese all'ultimo momento ha declinato l'invito ad intervenire - oltre ad una scelta autolesionista che ha confinato le pellicole africane e arabe in una sezione particolare chiamata Cinema del Sud, separandole dalla produzione occidentale.
Liberation 24.9.2002

Isao Yukisada, vincitore con Go della Stella d'oro al festival di Marrakech
I figli crescono e le mamme invecchiano
Che Hollywood privilegiasse il pubblico dei giovani e giovanissimi non è un mistero. Il target sembra sbagliato. 
Una ricerca del Motion Picture Association of America ha rivelato che tra il 1990 and 2000 i frequentatori dei cinema di età compresa tra 16 e 20 anni sono calati dal 20% al 17% del totale. Gli spettatori della categoria 25-29 anni sono passati dal 14% al 12%. Perfino quelli della classe 12- 15 anni, che si credeva fossero la classe più corposa dopo i baby boomer, sono scesi dal 11% al 10%.
Nel frattempo, gli spettatori sopra i 40 sono aumentati, e in particolare quelli della classe 50-59 sono cresciuti dal 5% al 10% dell'audience totale.
Questa è una orribile notizia per gli studios. Non solo gli adulti sono più difficili da sedurre - preferiscono buone recensioni ad uno spot di 30 secondi in tv - e gradiscono attori e registi di nome, molto più costosi di quelli normalmente ingaggiati. Insomma: niente McDonald's, ma solo cibi da gourmet.
Los Angeles Times 24.9.2002
Clint Easwood: buon sangue non mente

 

Comperare, comperare, comperare!
Questo l'ordine dato dalle case di distribuzione di medie dimensioni - come la Miramax, la Fox Searchlight o United Artists -  ai propri rappresentanti al Festival di Toronto: poiché esso ha la fama di scopritore di nuovi autori, titoli e volti in tutto il mondo questi sono stati spediti a vedere almeno 7-8 film al giorno. Di conseguenza, lunghe code all'entrata dei cinema e proiezioni sovraffollate.
Il Manifesto 19.9.2002

Film ripuliti: i registi protestano
Hollywood si schiera contro le catene di videonoleggio che offrono versioni ripulite dei film e contro i produttori di software che tolgono dai film su DVD dalle scene più controverse.
"Non si tratta di un artista che si lamenta del fatto che qualcuno osa manomettere il suo capolavoro.  Qui si tratta sostanzialmente della messa in discussione della diritto alla creatività e se chiunque ha il diritto a cambiare un'opera e a metterla in vendita" dice Jay D. Roth, direttore del Directors Guild of America.
The New York Times 19.9.2002

1,3 miliardi di spettatori che fanno gola a Hollywood
In questo momento, niente suscita maggiore interesse a Hollywood della Cina. Con 1,3 miliardi di persone con solo 5.000 schermi cinematografici - nel nord America, un quarto degli abitanti ha a disposizione schermi sei volte tanto - la Cina appare a Hollywood come una riserva naturale del Polo sud a una compagnia petrolifera: enorme, non sfruttata e potenzialmente ricca.
Ma la loro possibilità di fare enormi profitti è minata dall'invasione di DVD illegali nelle case cinesi: spesso i film sono disponibili agli angoli delle strade di Pechino lo stesso giorno della loro premiere a New York. 
Questo, insieme alla difficoltà della burocrazia cinese a rapportarsi con l'approccio occidentale all'intrattenimento - ad esempio in Cina non esiste un sistema di classificazione dei film in base al contenuto e , tanto meno, la censura - trattengono le corporte dell'entertainment da effettuare massicci investimenti in multiplex.
The New York Times 18.9.2002

 

Cinema globale, creatività locale
Sempre più spesso è impossibile identificare con precisione un film con la nazione nella  quale è stato prodotto.
Un esempio: in Ararat di Atom Egoyan un regista franco-armeno va in Canada per fare un film in lingua inglese sul genocidio degli Armeni perpetrato dai Turchi. Il cast di Ararat comprende diversi canadesi anglofoni, un canadese francofono e un americano. Il regista è un cittadino canadese nato in Egitto e con un passato negli USA.
I filmaker indipendenti, nel tentativo di mantenere la loro autonomia da Hollywood, sempre di più cercano i finanziamenti per le loro opere girando per il mondo, copiando in questo la stessa pratica messa in atto dall'industria cinematografica maggiore.
D'altro lato, sempre più spesso registi non americani cercano di inserire nelle loro opere star del cinema internazionale allo scopo di rendere il loro prodotto più facilmente vendibile.
La questione sembra dunque capire se sia possibile sostenere la creatività locale, ancorata ad una precisa identità culturale, in una realtà di mercato sempre più globale.
Toronto Star 14.9.2002
Un fotogramma da Ararat

 

Studi cinematografici nella Highland? Forse che sì, forse che no
Duro giudizio negativo del produttore cinematografico Lord David Puttnam sulla costruzione di studi cinematografici vicino a Inverness, nel nord della Scozia.
Secondo Puttnam, il progetto è destinato a fallire a causa della enormità degli investimenti necessari per tenere il passo con l'evoluzione delle tecnologie produttive. Il cambiamento è così rapido che anche gli studi di Londra faticano a sostenere l'enorme investimento necessario per rimanere competitivi sul mercato.
Gli studi scozzesi sono parte di un progetto di sviluppo il cui budget totale è di circa 32 milioni di euro. I lavori di costruzione inizieranno alla fine del mese, e i primi impianti saranno operativi per la primavera 2003.
The Scotsman 7.9.2002

Cinema americano: una bella lezione di democrazia
Dice Dario Fo, a Venezia per la presentazione del cartone animato Johan Padan a la descoverta de le Americhe realizzato da Giulio Cingoli: "Per me resta la rassegna più importante, anche più di Cannes, per la sua qualità altissima. Di qui sono passati i maggiori autori europei, qui si è scoperto il cinema cinese e l’iraniano. Insomma, tutto quello che non sfonda negli Stati Uniti. Quella americana è una cultura molto chiusa, autosufficiente in tutto, cinema compreso. Anche se è un cinema splendido, un esempio di libertà e coraggio. Negli Usa i film sono sempre serviti a parlare dei loro problemi, a denunciare le loro malefatte. Una bella lezione di democrazia."
Corriere della sera 6.9.2002
Dario Fo

 

In attesa di Toronto
Apre martedì prossimo il Festival di Toronto, il più importante insieme a Cannes, Venezia e al Sundance, durante il quale saranno presentate produzioni provenienti da più di 50 paesi.
Sono annunciati, tra gli altri, i debutti dei film di Dustin Hoffman e Denzel Washington, mentre è prevista la presenza di Michelle Pfeiffer, Sigourney Weaver, Antonio Banderas, Juliette Binoche, John Cusack e Ralph Fiennes.
Il festival sarà aperto dalla proiezione del controverso Ararat di Athom Egoyan, già presentato a Cannes: il film racconta il massacro degli Armeni tra il 1915 e il 1923 ad opera degli Ottomani turchi .
BBC News 5.9.2002
Atom Egoyan
Urbani promette ma non convince
Ieri a Venezia al convegno Sole 24 Ore-Anica sul nuovo assetto legislativo del settore, il ministro della cultura Giuliano Urbani ha preannunciato le nuove regole sul finanziamento pubblico al cinema.
L'obiettivo del ministro, noto da tempo, è una razionalizzazione dei finanziamenti pubblici che "oggi incidono troppo" sul cinema italiano, attivando nuove risorse dal mercato attraverso l'incontro tra cinema e finanza. 
Il sistema di assegnazione dei contributi farà ricorso ad una forma di reference system che consentirà maggiori automatismi nell'assegnazione dei contributi statali. Saranno premianti i successi passati, sia commerciali che artistici, e verranno introdotti criteri di scelta più oggettivi. Ciò non significa tuttavia, ha garantito il ministro, che verranno "privilegiati in maniera esclusiva i prodotti di grande mercato."
Saranno ovviamente previste forme di tutela per gli esordienti e già in tempi brevi dovrebbe partire la Borsa delle sceneggiature, un'anticipazione di fondi da parte dello Stato a quei giovani autori che hanno storie da raccontare e nessuno che li sostenga.
È previsto anche un potenziamento delle esportazioni con il supporto di piccole strutture di servizio molto agili e ben introdotte sui mercati di sbocco più interessanti.
Tuttavia tra gli addetti ai lavori, ieri traspariva un po' di delusione. Ci si attendevano tempi più brevi e qualche chiarimento in più sui singoli provvedimenti; inoltre secondo alcuni questa situazione di attesa rischia di paralizzare ancora di più il settore, in un momento di grande debolezza dovuto al forte rallentamento degli acquisti dei diritti tv.
Il Sole 24 Ore 3.9.2002

Era una azienda ora è un'impresa
Si tratta di Cinecittà, trasformata grazie alla cura del suo presidente Luigi Abete in uno studio di produzione cinematografica prossimo alla quotazione in borsa.
"Si è conclusa - ha detto Urbani - la prima fase della privatizzazione, durata tre anni e concretizzata con investimenti per oltre 20 milioni di euro: ora c'è un'impresa, prima c'era un'azienda. L'impresa è un'azienda che ha come riferimento il mercato e un bilancio economico e sociale positivo."
La Stampa 3.9.2002

Giuliano Urbani