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  Marzo - Aprile 02

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Tre nuove mostre nei musei di New York
Allo Jewish Museum ha aperto New York: Capital of Photography - fino al 2 settembre. Centrata sul fotogiornalismo nel 20esimo secolo, la mostra comprende 100 immagini, per lo più bianco e nero, che vanno da City of Ambition di Alfred Stieglitz del 1901 e Wall Street, New York di Paul Strand del 1915, a immagini più recenti come Misty in Sheridan Square, New York City di Nan Goldin del 1991. La rassegna è curata da Max Kozloff, fotografo e già critico di fotografia di Artforum negli anni '70.
El Museo del Barrio propone fino all'8settembre Frida Kahlo, Diego Rivera and 20th-century Mexican Art: The Jacques and Natasha Gelman Collection. La mostra offre uno spaccato dell'arte contemporanea messicana, prestando anche il fianco a qualche considerazione pettegola sui rapporti tra adulazione servile degli artisti e narcisismo dei loro mecenati, pettegolezzi originati dai ritratti della affascinante Natasha Gelman eseguiti da Kahlo, Rivera, Rufino Tamayo, Angel Zárraga e perfino David Alfaro Siqueiros.
Allo Studio Museum di Harlem è allestita fino al 23 di giungo la mostra Black Romantic: The Figurative Impulse in Contemporary African-American Art. Questa non sembra riuscire nello scopo di presentare gli artisti emergenti, ma piuttosto offre una immagine più rassicurante della realtà urbana attraverso la pittura borghese dei neri.
ArtNet Magazine 29.4.2002

I nipotini di Monet
Una mostra inaugurata alla Fondation Beyeler di Basilea mette in rapporto gli ultimi lavori del padre dell'Impressionismo francese con i lavori degli espressionisti astratti e dei videomaker contemporanei, cercando di individuare la continuità che lega artisti tanto lontani tra loro nel tempo.
L'idea di Karin Sagner-Düchting, curatrice del progetto, va aldilà dell'accomunare le opere secondo un criterio formale accostando lavori che mostrano somiglianze espressive, e cerca di proporre una interpretazione che  superi la divisione tra figurativo e astratto proposta dagli storici dell'arte.
Nella mostra, intitolata Claude Monet... jusqu'à l'impressionnisme numérique, espone, oltre a una quarantina di opere di Monet, quelle di 27 artisti astratti tra i quali Wols, Kiefer, Bazaine, Klein, Pollock e Richter, e quelle di una dozzina di videoartisti capeggiati da Angela Bulloch, Nam June Paik e Pipilotti Rist.
Liberation 29.4.2002

The Waiting Room on line
Mark Napier, artista newyorchese, offe per 1.000 dollari la possibilità di acquistare una quota di partecipazione a The Waiting Room, un'opera elettronica da lui creata che è visibile solo su Internet.
The Waiting Room è un insieme di forme grafiche generate da un software, creato da Napier, che reagisce alle azioni compiute dai visitatori del sito dove l'opera è collocata. I 1.000 dollari richiesti dall'autore sono il biglietto di ingresso per poter aver accesso al sito. Quando più persone interagiscono con l'opera contemporaneamente, l'opera reagisce alle azioni di ciascuno di essi, mostrando a tutti loro il risultato delle interazioni.
Dal punto di vista concettuale, l'opera può essere interpretata come l'equivalente grafico di una chat room.
Oltre a quella di creare un'opera d'arte, l'idea sviluppata da Napier con il suo lavoro è di trovare un modello economico percorribile per questo tipo di lavori. Tradizionalmente il valore dell'opra d'arte è stimato sulla base della sua rarità, ma questo criterio non ha alcun valore nel mondo digitale, dove è possibile creare infinite copie indistinguibili dall'originale. Per superare questo scoglio, Napier ha pensato di offrire a pagamento la possibilità di partecipare all'opera.
L'obiettivo di Napier è di vendere 50 diritti di accesso a The Waiting Room: finora tre clienti hanno accettato l'offerta.
A detta di Steve Sacks, proprietario della galleria Bitforms che ha messo in vendita l'opera, uno delle caratteristiche che più sconcerta i clienti è che l'opera non ha una forma statica, ma muta continuamente e non è possibile fissare permanentemente la combinazione grafia che essa propone in un determinato momento.
Un lavoro simile a The Waiting Room intitolato p-Soup è visibile liberamente nel sito di Napier Potatoland.org.
The New York Times 29.4.2002

Arte povera a Los Angeles
Inaugurata alla galleria Geffen Contemporary, la dipendenza del Museum of Contemporary Art a Little Tokyo, l'esposizione Zero to Infinity: Arte Povera, 1962-1972.
La mostra si presenta come le personali di 14 artisti esponenti di spicco della corrente nata negli anni '60: Giovanni Anselmo, Alighiero Boetti, Pier Paolo Calzolari, Luciano Fabro, Piero Gilardi, Jannis Kounellis, Mario Merz, Marisa Merz, Giulio Paolini, Pino Pascali, Giuseppe Penone, Michelangelo Pistoletto, Emilio Prini, e Gilberto Zorio.
Los Angles Times 29.4.2002

Alleanza Nazionale contro la Biennale di giovani autori di Torino
AN contro BIG Torino. L'opera pietra dello scandalo è stata preparata dalla artista scozzese Lyn Lowenstein. Il lavoro è composto da striscioni che l'artista ha raccolto durante le manifestazioni di piazza che si sono tenute in Europa, ed in particolare in Italia, negli ultimi 6 mesi.
"La manifestazione - dice il capogruppo di An in Regione, Ennio Galasso - è gravemente compromessa dalla presenza fra gli espositori della sinistra estrema e violenta". 
A lui risponde Michelangelo Pistoletto, curatore di BIG Torino 2002: “Parlando seriamente di arte, molte sono state le polemiche fatte in un secolo e queste continuano quando l’arte non si limita a raffigurare belle modelle o nature morte”.
KW Art 23.4.2002

Play it again, Sam
Può la performance di un artista essere ripetuta?
In grande voga durante gli anni '60 e '70, le performance sono state concepite come un evento durante il quale l'artista esegue alcune azioni spesso provocatorie o pericolose, a volte ripugnanti o divertenti. 
Terminato l'evento non ne rimane che la memoria negli spettatori, le descrizioni dell'accaduto e la documentazione fotografica, che per il pubblico diventa l'icona associata alla performance.
Yves Klein che usa una modella nuda per dipingere, Jannis Kounellis che espone una dozzina di cavalli in una galleria o Carolee Schneeman che estrae dalla vagina un rotolo di carta dal quale legge sono eventi che pochi sono riusciti a vedere dal vivo, ma che molti conoscono per le foto che sono state pubblicate.
L'iniziativa della Whitechapel Gallery di Londra chiamata A Short History of Performance (Part One) è andato in direzione diversa, riproponendo sei performance classiche messe in scena dagli artisti che le avevano per la prima volta eseguite.
Carolee Scneeman, Sturad Brisley, Bernsteins e The Kipper Kids, Hermann Nitsch, Bruce McLean e Jannis Kounellis hanno proposto loro performance eseguite per la prima volta tra il 1964 e il 1977.
"Una performance sembra possa essere ripetuta alla stessa stregua di qualsiasi altri tipo di azione scenica che si svolge dal vivo - scrive l'Independent - anche se è probabilmente vero che una particolare performance può essere condotta solo da un certo artista, e quindi morirà con lui. Ma niente impedisce che essa possa essere ripetuta, se non altro per ricordarla."
A Short History of Performance (Part One) è avvenuta alla Whitechapel tra il 15 e il 21 aprile. La seconda parte è prevista nel giro di un paio di anni.
The Independent 23.4.2002

Galleria o museo?
Sempre più le gallerie d'arte londinesi assomigliano a dei musei, anzi spesso sono anche meglio. Se le gallerie erano il luogo della sperimentazione e del commercio, mentre i musei erano quello del riconoscimento e della consacrazione e della ricerca scientifica, il confine si fa sempre meno marcato tanto che le gallerie londinesi assomigliano sempre più a musei.
Ripresesi dalla crisi che aleggiava sei mesi fa, crisi culminata con la chiusura improvvisa di Anthony d'Offay, il più prestigioso mercante londinese, le gallerie d'arte si stanno espandendo occupando nuovi spazi e offrendo esposizioni nelle quali ricercano la più qualità possibile.
Per raggiungere questo obiettivo, non esitano a chiedere in prestito opere vendute in passato o in possesso di altre gallerie per il solo scopo di offrire un più completo panorama dell'artista presentato.
La ragione di questo sta non solo nella convinzione che i lavori in vendita siano più attraenti se presentati in una ambientazione stile museo, ma anche nell'impegno che i galleristi mettono nel sostenere i propri artisti, dei quali non per nulla possiedono una documentazione d'archivio introvabile in qualsiasi biblioteca.
Di conseguenza nessun appassionato d'arte si può ormai esimere da un giro settimanale nelle gallerie per vedere anni prima quello che domani sarà esposto nei musei.
London Evening Standard 23.4.2002

Duchamp all'asta a New York
Un raro set di 14 ready made di Marcel Duchamp sarà messo in vendita da Phillips, de Pury e Luxembourg a New York il 13 maggio prossimo.
Il set fa parte di una serie di riproposizioni delle opere realizzate per la prima volta tra il 1912 e il 1921 che Ducham fece in accordo con Arturo Schwartz nel 1964, scegliendo i suoi pezzi favoriti.
Il set che andrà all'asta, e che sembra essere l'ultimo completo rimasto, apparteneva a Schwartz stesso. Egli lo aveva ceduto ad una fondazione svizzera che lo ha successivamente venduto a Phillips. La casa d'aste sembra aver garantito al proprietario la cifra di 15 milioni di dollari, a prescindere dal risultato della vendita.
Telegraph 22.4.2002

La Commissione europea contro Sotheby's e Christie's
La Commissione europea sta iniziando una azione legale contro Sotheby's e Christie's per violazione della legge sulla concorrenza.
Le due case d'asta sono accusate di aver concordato le percentuali di commissione verso i clienti.
Le due case d'asta sono già state condannate negli USA per una ragione analoga.
BBC News 19.4.2002

Tutti gli artisti del faraone
Il Louvre presenta una raccolta di opere, attrezzi e diorami che documentano l'attività degli artisti e degli artigiani di Deir el-Médineh, incaricati nell'Egitto antico di scavare e decorare le tombe reali. 
Circa ottanta famiglie hanno vissuto per cinque secoli sotto la dinastia dei Ramses nel solo villaggio autorizzato sulla sponda dei morti, in pieno deserto tra la valle dei re e quella delle regine, a pochi chilometri da Luxor.
La mostra è una testimonianza unica dei sogni, delle credenze e della vita quotidiana di questa comunità, che si tramandava da padre in figlio l'arte della preparazione e decorazione delle tombe. 
Una parte importante delle informazioni sulla loro vita e sul loro lavoro vengono dal materiale ritrovato nella discarica del villaggio, scoperta a qualche decina di metri dalle case dall'archeologo francese Bernard Bruyère y découvrit tra il 1949 e il 1951.
A Parigi fino al 22 luglio 2002, la mostra farà poi tappa a Bruxelles e a Torino, presso la Fondazione Bricherasio, a partire dall'11 febbraio 2003.
Le Monde 18.4.2002

Se 3.000 vi sembrano pochi
L'installazione Les Abonnés du Téléphone di Christian Boltanski alla South London Gallery (fino al 5 maggio) non ha troppo impressionato il critico del Telegraph Richard Dorment.
Boltanski si occupa da due decadi a opere che cercano di focalizzare le tracce lasciate dagli individui nella loro esistenza. 
L'installazione che ha preparato per la galleria londinese consiste in una raccolta di 3.000 elenchi telefonici collezionati dall'artista in tutto il mondo. I volumi sono sistemati in scaffali che arredano una stanza tenuemente illuminata in modo da farla assomigliare ad una biblioteca. I visitatori che vi si addentrano sono invitati a consultare i volumi, mentre una interminabile litania proveniente da altoparlanti nascosti elenca i nomi delle 12.000 persone iscritte alle liste elettorali che vivono nel raggio di 10 minuti di cammino dalla galleria.
Boltanski è, secondo Dorment, molto abile nel trasformare oggetti ordinari in opere d'arte, ma questa installazione è, sempre secondo il giudizio del critico londinese, poco convincente, troppo grande e troppo piccola al tempo stesso. Da una parte la sua realizzazione è così elaborata da minimizzare l'idea che la sorregge; dall'altra il numero di elenchi telefonici raccolti è troppo piccolo per soverchiare veramente il visitatore. Dieci volte tanto, dice Dorment, cioè 30.000 volumi sarebbero stati ben più impressionanti ma, visto che Boltanski ritiene che questa sua installazione sia un lavoro non finito, una prossima realizzazione potrebbe risolvere la questione.
The Telegraph 17.4.2002

Birra o premio?
Per molti Beck è una birra, ma a Londra in questo periodo è soprattutto lo sponsor di Beck’s Futures, il più ricco – 65.000 sterline, 105.000 euro – e il più trendy premio per l’arte contemporanea del momento, tanto da gettare un’ombra sul blasonatissimo Turner Prize che sembra essere diventato più un evento mondano che artistico, dopo la partecipazione pirotecnica di Madonna alla cerimonia di consegna dell’edizione 2001.
Le opere degli artisti selezionati per  Beck’s Future sono in mostra al Institute of  Contemporary Arts fino al 12 maggio
The Telegraph 17.4.2002

Quadro di  Malevich dichiarato patrimonio nazionale dal governo russo
Un dipinto di Kasimir Malevich, che avrebbe dovuto essere venduto a Mosca lo scorso weekend, è stato ritirato dall'asta e trasportato al Museo Hermitage di San Pietroburgo su ordine del governo russo, che lo ha dichiarato patrimonio nazionale e ne ha impedito la vendita esercitando il diritto di prelazione che la legge gli riconosce in questi casi.
Il quadro, dipinto nel 1913 su una tela quadrata di 53 cm di lato, è una delle quattro versioni di Quadro nero su fondo bianco, considerato l'opera simbolo del Suprematismo di Malevich. Mentre le altre tre esecuzioni del medesimo soggetto sono già in possesso di musei russi, questa era stata data per dispersa fino a quando la banca Inkobank non la acquistò nel 1993 dalla bis-nipote di Malevich per 320.000 dollari.
Il quadro era ritornato mercato a causa del fallimento di Inkobank avvenuto nel 1998 in seguito alla crisi monetaria che colpì la Russia in quell'anno. Secondo gli esperti, esso avrebbe dovuto raggiungere una quotazione compresa tra i 2 e i 10 milioni di dollari. Non è noto quanto il governo russo abbia sborsato per assicurarsi l'opera.
BBC News 15.4.2002

Biossido di carbonio in bombole
Damien Hirst, artista concettuale britannico le cui opere d'arte hanno spesso suscitato controversie e polemiche, ha realizzato un cubo gigante legando tra loro 441 bombole di gas, tante quante sono necessarie per contenere il biossido di carbonio - circa 15 tonnellate - prodotte dallo stesso Hirst  in un anno.
L'idea dell'artista è di rendere visibile in questo modo la produzione di gas che provocano l'effetto serra e di sensibilizzare il pubblico verso il problema.
BBC News 15.4.2002

Il Grande Slam delle Biennali
Non c'è città alla ricerca di un po' di notorietà che non abbia la sua biennale. Istanbul, Seul, Tirana sono mete di turisti dell'arte ansiosi di spingersi verso mete se possibile ancora più esotiche per vedere le opere di artisti itineranti come i professionisti dei tornei del tennis.
Financial Times 11.4.2002

Il Turner Prize si apre ai suggerimenti del pubblico
In accordo con The Guadian, la scelta degli artisti selezionati per il Turner Prize terrà conto degli artisti segnalati dai lettori del quotidiano.
The Guardian 9.4.2002

A  Bruges Jan Van Eyck, les primitifs flamands et le Sud
Nell'ambito delle attività organizzate in occasione di Bruges Capitale europea della cultura 2002 - rango che la città belga condivide con la spagnola Salamnca - è stata inaugurata una mostra sui rapporti tra i fiamminghi del 15esimo secolo e il Rinascimento italiano, riprendendo il tema di una esposizione che ebbe luogo nella stesa città cento anni fa, nel 1902.
Ma mentre la mostra di allora, organizzata nel momento dello sviluppo del simbolismo belga e dell'Art nouveau, tendeva a separare la scuola fiamminga da quella italiana, quella attuale cerca di individuare i tratti comuni, rendendo  conto della circolazione delle idee e della dimensione culturale europea che sottostava alle due.
Liberation 6.4.2002

Non-luoghi in mostra a Francoforte
I non-luoghi sono quelle aree che, come aeroporti e shopping mall non hanno una precisa caratterizzazione rispetto alla località nella quale si trovano: sono, insomma, in conseguenza della globalizzazione uguali in tutto il mondo.
La definizione di non-luogo, divulgata dall'antropologo Marc Augé, è il concetto dal quale Vanessa Joan Müller and Nicolaus Schafhausen, curatori della mostra in corso al Frankfurter Kunstverein, hanno preso le mosse per illustrare attraverso video e foto di 19 artisti la brutalità del mondo reale.
Frankfurter Allgemeine Zeitung 4.4.2002

Degas, Van Gogh, Picasso, Monet e Cezanne all'asta a Londra e Amsterdam
La collezione dell'uomo d'affari olandese Anton CR Dreesmann sarà dispersa all'asta nei prossimi giorni da Christie's in due vendite a Londra e Amsterdam.
Il valore della collezione è stimato in 15 milioni di sterline (24,2 milioni ei euro).
BBC News 3.4.2002

Chi l’ha visto d’autore
Tracey Enim aveva perso il suo gatto dalle parti di Spitalfields, nell’Est End londinese, dove vive. Per ritrovarlo ha fatto quello che molti fanno: ha attaccato un po’ ovunque degli avvisi segnalando la cosa. Il problema è stato che essi sono diventati un oggetto da collezione e si dice siano stati venduti a 1.000 euro.
La galleria che la rappresenta è rimasta sconcertata dall’accaduto: un suo esponente ha affermato che i poster non erano stati fatti per essere delle opere d’arte concettuale. Tracey Enim, uno dei più quotati giovani artisti inglesi, ha destato molto scalpore l’anno scorso esponendo in occasione della selezione per il Turner Prize un’opera consistente nel proprio letto, sfatto.
Per la cronaca, nonostante gli avvisi siano spariti in breve tempo, Docket, il gatto fuggitivo, è stato ritrovato.
BBC News 28.3.2002

Costruisci il tuo film: il cinema del futuro
Come ti immagini tra cinquanta anni? A partire da questa domanda fatta ai un gruppo di giovani giapponesi, l'artista Miwa Yanagi ha iniziato la sua opera di mutazione di immagini, dando espressione alle fantasie e ai desideri, e ne ha proiettato i risultai sullo schermo
Luc Courchesne, canadese, ha collocato gli spettatori al centro di una tazza da caffè gigante, sulle cui pareti sono proiettate le immagini di paesaggi che danno la sensazione di essere a migliaia di chilometri di distanza da dove si è realmente. Entrando nel paesaggio si incontrano delle indicazioni che segnalano le direzioni possibili: gli spettatori scelgono e viaggiano.
In ICinema, gli spettatori vanno alla ricerca di indizi e passaggi come archeologi alla scoperta delle meraviglie di una grotta del paleolitico guidati dal raggio luminoso della  torcia elettrica.
Interattività è la parola d'ordine del cinema del futuro, una via di  mezzo tra realtà virtuale e video-instalazione, che è stato presentato a les Cinémas du futur, mostra che si tiene al Festival Exit in corso presso la Maison des arts di Créteil. "Quello che abbiamo voluto mostrare - dice Richard Castelli, curatore della mostra - è l'interattività e l'immersione dello spettatore creando delle installazioni che si rigenerano in permanenza."
Liberation 28.3.2002

La contro-biennale in rete
Se visitate il sito www.whitneybiennial.com non troverete, come potreste legittimamente aspettarvi, la documentazione e le opere d'arte della ufficialissima Biennale d'arte americana del Whitney Museum di New York.
Niente di tutto questo. Troverete le opere di net-art, vale a dire quelle opere concepite espressamente per essere viste sulla rete, raccolte da Miltos Manetas, artista di origini greche che vive a Manhattan.
Manetas ha registrato il dominio alcuni mesi fa e lo ha usato per raccogliervi 180 opere - ben di più delle dieci presenti nel sito ufficiale della Biennale - per lo più eseguite da artisti non professionisti il più giovane dei quali ha nove anni, utilizzando soprattutto la tecnica flash. Questo ha reso le opere più snelle da scaricare rispetto a quelle della esposizione ufficiale, con grande gioia dei visitatori che on sono costretti a lunghe attese.
Infine, il sito prevede un sistema di votazione: potete esprime il vostro gradimento, e le opere meno apprezzate saranno eliminate dalla mostra.
Liberation 27.3.2002

L'unico aspetto oltraggioso di Mirroring Evil è la sua debolezza artistica
La mostra sul nazismo e l'Olocausto al Jewish Museum di New York, non è insultante, né fatua, né sensazionalistica o gratuita: l'ironia è che tutta l'arte presentata non vale una protesta, tranne che sotto il profilo artistico. Una buona parte di essa non fa male a nessuno, e questo è il vero crimine.
The Village Voice 26.3.2002

Gli americani fanno man bassa della fotografia antica francese
La vendita presso Sotheby's della collezione di fotografie del 19esimo secolo di André Jammes ha fruttato globalmente 11,8 milioni di euro. Tra i compratori, in particolare evidenza gli americani.
Liberation 25.3.2002

In vendita la Madonna di Darmstadt di Holbein il giovane
Il capolavoro del Rinascimento tedesco è messo sul mercato di Donatus, principe di Hesse.
Il suo valore potrebbe essere intorno ai 100 milioni di dollari, ma il dipinto è notificato è non potrà lasciare la Germania.
La famiglia Hesse è costretta a vendere il dipinto per pagare l'ingente tassa di successione dovuta dopo la morte di Margaret von Hesse, ultima esponente di uno dei rami della famiglia.
In Germania non esiste la possibilità, concessa in Francia e Inghilterra, di pagare le tasse attraverso la cessione di opere d'arte allo stato.
The Art Newspaper 22.3.2002

Non spetta al sindaco dire ciò che i musei devono o non devono esporre
Questa la posizione del nuovo sindaco di New York, Michael Bloomberg, in relazione alla contestata mostra Mirroring Evil in corso al Jewish Museum.
Bloomberg, che è anche vicepresidente del consiglio di amministrazione del museo, dimostra una posizione ben differente a quella che tenne Rudolph Giuliani in occasione della mostra che si tenne nel 1999 al Brooklyn Museum, in seguito alla quale l'ex-sindaco creò una commissione per verificare la decenza delle mostre finanziate con denaro pubblico.
Le Monde 21.3.2002

Forse un giorno ci rideremo sopra, se avremo avuto il coraggio di ricordare
La mostra Mirroring Evil: Nazi Imagery/Recent Art cerca un approccio non-canonico all'Olocausto.
Al canone che impone una rappresentazione dell'Olocausto senza alcuna manipolazione, per nessun motivo, ragioni artistiche incluse, la mostra al Jewish Museum di New York risponde offrendo un approccio diametralmente opposto, a volte scanzonato, che non mette la vittime al centro del discorso.
The Guardian 21.3.2002

I cadaveri possono andare in mostra
Body Worlds, la mostra allestita da Gunther von Hagens utilizzando corpi ai quali egli ha tolto la pelle con una tecnica di sua invenzione, ha ottenuto i permessi necessari per essere aperta al pubblico.
Von Hagens sostiene che la mostra ha una forte valenza educativa.
BBC News 20.3.2002 

Arte specchio del male
Ad una settimana dalla sua apertura, la mostra Mirroring Evil, Nazi Imagery and Recent Art in corso al Museo ebraico di New York non cessa di alimentare reazioni contrastanti per la crudezza e l'assenza di mediazioni con la quale 13 artisti hanno trattato il tema del nazismo.
Ciò che più desta scandalo è proprio l'obiettivo del curatore, Norman Kleeblatt, che ha focalizzato la mostra non sulle vittime dell'Olocausto, ma su i suoi autori.
Liberation 20.3.2002

Le biografie dei 13 artisti esposti in mostra, dal sito del Jewish Museum di New York

Sarebbero bastati pochi ma buoni
La mostra Baroque Painting in Genoa alla National Gallery di Londra è giudicata con grande severità dal critico del Telegraph Richard Dorment.
"Sebbene ci sia un pugno di quadri bellissimi, la mostra nel suo complesso e curiosamente senza senso, con quadri scelti senza attenzione alla qualità e presentati senza rigore storico."
Telegraph 20.3.2002

Le ultime mosse di Charles Saatchi
Poche persone sono tanto influenti sul mercato dell'arte contemporanea londinese - e di conseguenza, mondiale - di Charles Saatchi. Sotto la sua ala protettrice è nato il fenomeno della young british art.
Cosa stia facendo Saatchi al momento è oggetto di attento scrutinio da parte degli addetti ai lavori per la forza con la quale egli sa indirizzare il mercato.
Al momento, sembra che  il collezionista londinese stia orientando i suoi acquisti verso la landscape art, vale a dire il paesaggio, senza riguardo al mezzo espressivo usato dagli artisti: pittura, ricamo, fotografia, installazioni. Tra i suoi favoriti, Michael Ashcroft, Ann Ryan, David Salle.
Saatchi sta inoltre terminando il trasloco dalla sua galleria dalla sede originaria situata nel nord di Londra a un nuovo spazio più centrale a Hoxton, la cui apertura è prevista per aprile. 
La sua collezione è cresciuta dai 1.500 lavori del 1997, agli attuali 3.000 pezzi, nonostante abbia venduto o donato nel corso degli ultimi anni centinaia di pezzi. Le voci lo danno sempre attivo nell'acquisto, sondando nuovi territori senza dimenticare i suoi beniamini Damien Hirst, Tracey Emin, i fratelli Jake e Dinos Chapman.
Telegraph 18.3.2002
Figures in a Landscape David Salle

 

The Gates, Project for Central Park, New York City
Forse è arrivato il momento in cui Christo e Jeanne-Claude riusciranno a realizzare uno dei loro progetti anche a New York.
La città nella quale vivono e della quale si sentono parte - "Noi non viviamo in America. Siamo di New York, Manhattan", dice di sé la coppia - non è mai stata sensibile alle loro idee e i due artisti non sono mai riusciti a trovare l'appoggio necessario per realizzarvi alcuna delle loro installazioni.
Michael R. Bloomberg, il sindaco di New York appena eletto, è stato, da privato cittadino, tra i sostenitori del progetto The Gates, Project for Central Park, New York City - idea concepita da Christo e Jeanne-Claude nel 1979.
Egli potrebbe essere ora il maggiore promotore del progetto, che consiste nel decorare il grande parco con circa 11.000 grandi cavalletti, a ciascuno è appeso un velo semitrasparente di stoffa color zafferano.
L'idea potrebbe essere parte della strategia di rilancio del turismo nella città che il sindaco ha in animo di promuovere, un evento straordinario capace di concentrare l'attenzione su New York.
Christo e Jeanne-Claude godono in questo momento di un periodo di grande popolarità grazie ad alcune mostre in Europa e negli USA che hanno ripercorso la storia delle loro opere, l'ultima delle quali è ora alla National Gallery di Washington.
The New York Times 17.3.2002
Una visione del progetto di Chiristo e Jeanne-Claude per Central Park

 

In mostra, prima della dispersione, la collezione di fotografie di Marie-Thérèse et André Jammes
La seconda vendita della straordinaria collezione che Marie-Thérèse et André Jammes hanno iniziato nel 1955, sarà tenuta a Parigi da Sotheby's giovedì e venerdì prossimi. La prima, avvenuta nel 1999 a Londra, ha fatto segnare nuovi record nei prezzi delle opere fotografiche. Altrettanto ci si attende per quella di questa settimana.
Nel frattempo, gli amanti della fotografia antica, che non hanno un patrimonio milionario, possono godersi pezzi difficilmente visibili perfino nei musei grazie alla mostra organizzata prima della dispersione alla galleria Charpentier, presso Sotheby's.
Proprio i musei potrebbero essere i più interessati all'acquisto di almeno una parte della collezione - in particolare dei fondi del pioniere della fotografia Charles Nègre (1820-1880) - ma non sembra che questo sarà facilmente possibile. Solo 13 dei 591 lotti sono stati vincolati dallo stato e non potranno uscire dalla Francia.
Tra le opere in vendita, anche una foto di Nicéphore Niepce del 1825, un autentico incunabolo della fotografia.
Liberation 16.3.2002

2,5 milioni di euro per il fondo Nègre
André Jammes aveva offerto nel 1995 il fondo Charles Nègre al Musée d'Orsay per 2,5 milioni di euro, cifra folle all'epoca, ma molto al di sotto di quanto esso spunterà alla vendita all'asta. Il museo non ha preso una decisione.
"Dopo sette anni, non ho modificato il prezzo - dice il venditore - Ho avuto una enorme pazienza. Ho 75 anni e non posso più aspettare. In effetti, tra un Gaugin e i fondi Négre, lo stato non ha esitazioni."
Le Monde 15.3.2002

Les Ramoneurs en marche, di Charles Nègre

 

Art & Economy analizza rapporto tra il mondo dell'arte e quello del business
"Una mostra colta e raffinata aperta alla Deichtorhallen di Amburgo mette in luce il significato e il ruolo - del tutto nuovi - che l'arte sta assumendo per le aziende, soprattutto come biglietto da visita prestigioso, elemento qualificante della propria immagine. Critici famosi curano per le imprese gli acquisti e la collezione permanente: quello che potrebbe essere un puro investimento, diventa un bene da esporre in un museo appositamente creato o in mostre itineranti che, girando per il mondo, svolgono il ruolo di una pubblicità continua quanto remunerativa e di alto profilo."
Il Manifesto 16.3.2002

A Maasticht vendono bene solo i Maestri antichi
Alla European Fine Art Fair gli acquirenti si sono concentrati soprattutto su autori blue chip mentre arti decorative e arte contemporanea hanno segnato il passo.
The Art Newspaper 16.3.2002

Harold Pinter pubblica una poesia sulla sua lotta contro il cancro
"Le cellule cancerogene sono quelle che hanno dimenticato come si fa a morire." Da questa frese di una infermiera del Royal Marsden Hospital prende ispirazione la poesia che Harold Pinter ha scritto per descrivere la sua battaglia contro il cancro.

Hanno dimenticato come morire, 
            così prolungano la loro vita assassina
[...]
Lo voglio vedere morto il mio tumore
Un tumore che ha dimenticato di morire
E cerca di uccidere me al suo posto

A Pinter, 71 anni, è stato diagnosticato un tumore all'esofago nelle scorse settimane.
The Telegraph 15.3.2002
Clicca sulla foto per leggere la poesia pubblicata dal Guardian

"È la rabbia per la condizione del mio popolo ad avermi spinto a cantare"
Mari Boine è una Sami, originaria di un villaggio nell'estremo nord della Norvegia. 
I Sami sono la popolazione che noi chiamiamo Lapponi - nome che essi rifiutano perché è quello loro dato dagli invasori coloniali la cui etimologia nasconde un significato dispregiativo. I Sami sono da secoli una popolazione nomade, che quindi non ha mai conosciuto il concetto di confine, il cui territorio è oggi diviso tra 4 stati: NOrvegia, Svezia, Finlandia e Russia.
A partire dal 1978, Mari Boine ha deciso di usare la canzone per esprimere le ragioni del popolo Sami di fronte alla pressione economica e culturale del sud più sviluppato. Ha inciso il suo primo disco nel 1989 e quest'anno è uscito il suo settimo album, inciso in collaborazione con il pianista jazz norvegese Bugge Wesseltoft, nel quale si apre alla musica elettronica pur senza tradire la tradizione popolare.
Mari Boine è in concerto a Parigi il 15 marzo. "Mi piace Parigi - dice Mari - perché ti dà la possibilità di essere anonima. Questo si adatta alla figlia timida di una terra selvaggia che io sono."
Le Monde 14.3.2002

Per saperne di più sul popolo Sami, visita questo sito.

Mari Boine

 

La corte d'appello USA riapre il caso riguardate la violazione delle leggi anti-trust da parte di Sotheby's e Chrisie's
Se Sotheby's e Chrisie's credevano di essersi ormai lasciata alle spalle le perdite  conseguenti al giudizio emesso contro di loro per violazione delle leggi anti-trust, si sono sbagliate di grosso.
Nel 2000, le due case d'asta sono state condannate a pagare 512 milioni di dollari per aver truffato compratori e venditori accordandosi per mantenere artificialmente alte le loro commissioni. Questa multa riguardava le transazioni avvenute negli USA.
Ora, la corte d'appello USA ha accolto un ricorso dei clienti che sono stati truffati nelle vendite avvenute sulle piazze fuori dagli Stati uniti, ritenendo che esse abbiano avuto una influenza determinante sul commercio interno agli States.
Questo riapre dunque il caso.
È la prima volta che la legge anti-trust americana viene estesa anche ad operazioni compiute fuori dai confini nazionali.
Dato che la cifra di affari che le due case d'asta hanno fuori dagli Stati uniti è circa equivalente a quella domestica, è da prevedere che ad esse sarà comminata una multa simile a quella precedente.
Financial Times 14.3.2002

Sotheby's alza le commissioni per pareggiare i conti
Dopo un 2000 disastroso nel quale Sotheby's ha segnato un passivo di 190 milioni di dollari a causa della condanna per truffa subita dal suo presidente, il bilancio 2001 segna ancora rosso con un passivo di 42 milioni di dollari. Le vendite sono calate da 1,9 miliardi di dollari a solo 1,6 miliardi, con una perdita negli USA del 22% e dell'8% in Europa.
Per fare fronte a questa situazione la casa d'aste ha alzato le commissioni di vendita. Finora esse erano del 19,5% fino a 100.000 dollari e del 10% sopra questa cifra; ora sono del 20% fino a 15.000 dollari, del 15% sull'85% della parte successiva, e del 10% sul rimanente.
Secondo Bill Ruprecht, dirigente della società, il 2002 si sta annunciando migliore dell'anno precedente.
The Guardian 14.3.2002

Fuoco purificatore
Per chi non lo conoscesse, Marc Marnie è uno dei più straordinari fotografi di musicisti, soprattutto di jazzisti. Per 25 anni ha fotografato artisti quali Miles Davis, Dizzy Gillespie, James Brown, Nico, Siouxsie Sioux ed è stato il fotografo ufficiale di Stéphane Grappelli.
Nel gennaio 2000 Royal Concert Hall di Glasgow gli aveva dedicato una mostra personale, la prima retrospettiva del suo lavoro, commissionata da festival Celtic Connections.
La mostra ebbe un grande successo di critica ma, due giorni dopo l'apertura, tutte le foto furono sequestrate dalla polizia su mandato del Comune di Edimburgo, come garanzia del pagamento delle tasse arretrate dovute da Marc. Il fotografo ammise il debito, che ammontava a 8.000 sterline (13.300 euro), ma fece presente che il valore delle foto, vendute a 350 sterline l'una, era di 50.000 sterline. Tuttavia l'ufficiale giudiziario non volle riconoscere loro alcun valore.
Da allora sono iniziati due anni di passione per Marc Marnie, durante i quali egli ha cercato di pagare i suoi debiti, riuscendoci solo ipotecando la casa.
Nel frattempo, le foto erano state sequestrate e depositate in un luogo tenuto segreto. Quanto finalmente esse sono state restituite al proprietario, le loro condizioni erano disastrose perché per molti mesi erano state accatastate senza cura in una cantina umida.
In conclusione, Marc Marnie ha restaurato le foto come a potuto e poi le ha nuovamente esposte a Edimburgo. Esse rimarranno in mostra fino al 26 marzo, dopo di che il mese prossimo egli darà loro fuoco pubblicamente, distruggendo con un questo gesto catartico il suo lavoro.
Guardian 13.3.2002

La Polizia italiana visita la fiera di Maastricht
La Polizia italiana ha visitato la European Fine Art Fair di Maastricht alla ricerca di opere esportate illegalmente dall'Italia.
The New York Times 13.3.2002

Orrido o istruttivo?
Dopo aver attratto 8 milioni di persone in tutto il mondo, dal Giappone alla Germania, sta per approdare a Londra la mostra Body Worlds allestita da Gunther von Hagens, ed è scandalo prima ancora dell'apertura.
La ragione sta nel fatto che l'esposizione  del professor von Hagens è basata sulla presentazione dell'anatomia del corpo umano attraverso l'esibizione di corpi veri, dai quali egli a tolto la pelle grazie ad una particolare tecnica di sua invenzione.
Von Hagens ha spiegato che il suo intento è di istruire il pubblico. A detta del professore, dopo la visita il 60% del pubblico ha deciso di condurre una vita più sana.
Alcuni parlamentari hanno manifestato la loro opposizione all'allestimento della mostra.
BBC News 13.3.2002

10 giorni per decidere se si potrà aprire Body Worlds a Londra
Jeremy Metters, ispettore reale di anatomia (sic), ha a disposizione 10 giorni per decidere se le 175 parti di corpi umani e i 25 corpi interi che compongono la mostra Body Worlds potranno essere esposti alla Atlantis Gallery a partire dal 23 marzo.
Nel frattempo, l'autore della stessa, Gunther von Hagens, ha invitato gli amanti dell'arte inglesi a donare i loro corpi per le future edizioni dell'iniziativa.
The Guardian 12.3.2002

 

Droit de suite e IVA sulle importazioni frenano il mercato europeo, ma non tutti sono d'accordo
Secondo uno studio intitolato Le marché de l'art européen en 2002, e presentato alla  European Fine Art Fair di Maastricht da David Kusin, già conservatore del Metropolitan Museum of Art di New York e ora titolare di una società di ricerca con sede a Dallas, regolamentazione esagerata e fiscalità esosa sono i fattori che limitano il mercato dell'arte in Europa. Secondo le rilevazioni che egli ha prodotto nel rapporto, il mercato europeo delle belle arti ha subito un calo del 7,2% a vantaggio di quello americano.
A parere di Kusin, la regolamentazione vigente in Europa spingerebbe gli acquirenti europei a regolare le transazioni altrove, cercando il maggiore beneficio economico possibile.
In particolare, il ricercatore USA mette sotto accusa il droit de suite - vale a dire la norma secondo la quale all'artista o ai suoi eredi spetta una compensazione per l'aumento del valore dell'opera quando questa viene commerciata - e l'IVA sulle importazioni nella Comunità europea, che colpisce indiscriminatamente merci e opere d'arte, spingendo molti compratori a lasciarle fuori dall'Europa.
Situazione dunque negativa? Non sembra che le cose stiano così come il rapporto le dipinge. 
Innazi tutto, il settore delle belle arti ha un notevole peso economico: esso dà lavoro a 73.000 addetti distribuiti in 28.600 imprese, con una ricaduta sull'impiego di altre 61.000 persone nell'indotto, esclusi gli addetti al turismo culturale.
A sentire gli operatori, sembrerebbe poi che dopo il dicembre 2001 i compratori stiano abbandonando la piazze USA per l'Europa. Secondo François Curiel, già direttore di Christie's, i dati del rapporto non sono aggiornati. "In febbraio 2002 a Londra Christie's ha venduto per 100 milioni di dollari. Il 70% degli acquirenti erano europei."
Sotto accusa la metodologia della ricerca, in particolare per quanto riguarda le cifre, difficili da stimare in un mercato nel quale molte transazioni avvengono in modo privato. Secondo Laure de Beauvau-Craon, presidente di Sotheby's France, i dati delle vendite pubbliche, gli unici attendibili, mostrano che il mercato delle belle arti ha avuto uno spostamento dagli USA all'Europa: nel 1998 il primo contava per il 53,46%, ma nel 2001 esso era solo al 47,93%.
Le Monde 11.3.2002

Printemps des poètes: poesia in piazza
Quarta edizione per la manifestazione Printemps des poètes che, analogamente a la Fête de la musique che si tiene in giugno, porta la poesia nelle strade di Francia, grazie alla collaborazione di autori, editori, attori.
Le Brigate d'intervento poetico colpiranno improvvisamente senza preavviso nei luoghi pubblici, nelle scuole, prima degli spettacoli nei teatri. Tra le iniziative previste, un corso di poesia per i dipendenti del ministero delle finanze e la Maratona Victor Hugo, nell'occasione del bicentenario della sua nascita. Personalità e gente comune si alterneranno ininterrottamente dall'11 al 17 marzo nella recitazione delle sue opere poetiche.
Nell'edizione 2001 sono stati organizzati 8.000 performance poetiche.
Le Monde 11.3.2002

Visita il sito di Printemps des poètes.

 

Rinascimento afgano
Ringraziando i liberatori, la comunità artistica afgana riemerge dal sottosuolo ridando spazio e vitalità alla creazione. Ogni artista ha una storia da raccontare su come è sopravvissuto alla censura e all'oscurantismo dei Talebani. Musei, televisione, poesia, arti visive e cinema sono in pieno fermento per recuperare le testimonianze dell'identità culturale afgana e per dare al paese un futuro.
"La cultura afgana è stata distrutta molte volte. Da Alessandro il Grande. Dagli Inglesi. Nel 13esimo secolo Genghis Khan attaccò Herat e uccise tutta la popolazione. Sedici persone erano fuori città per diversi motivi. Tornarono per trovare che la città non esisteva più. Prima piansero, poi decisero di ricostruirla, e erano solo in 16. Harat risorse dalla ceneri. Noi lo faremo ancora" dice Makhtoum Rahim intervistato da Andrew solomon.
The New York Times 10.3.2002

I gossip di Louisa
Louisa Buck è una sorta di Marta Marzotto del mondo dell'arte contemporanea londinese. Grande conoscitrice dei personaggi che lo animano e grande frequentatrice delle opening che contano, ha scritto Moving Targets, un vademecum e who is who dell'arte contemporanea britannica. La Tate Gallery ha guarda caso pubblicato la seconda edizione aggiornata del volume.
Su The Art Newspaper Louisa Buck rende conto degli ultimi avvenimenti, vernissage della mostra di Andy Worhol alla Tate in testa. Ça va sans dire.
The Art Newspaper 9.3.2002

Trovato uno studio di Gauguin finora sconosciuto
Un olio su carta du Gauguin delle dimensioni di 33,5 x 47,5 cm è stato trovato a Douai da Patrick Declerck. L'attribuzione è stata eseguita sulla base della scritta autografa di Mette Gauguin, sua moglie, apposta sul retro che attesta: "cette étude a été faite par Paul Gauguin en 1876 à Paris."
In realtà, l'opera potrebbe essere più facilmente del 1875, cioè precedente a Pont roulant au bord de la Seine, quadro per il quale l'olio ritrovato sembra essere uno studio preparatorio.
Le Figaro 8.3.2002

Londra capitale dell'arte contemporanea? Sembra proprio di sì.
Alla Royal Academy la grande mostra intitolata Paris. Capital of the Arts. 1900-1968, "un resoconto fascinoso e pieno di spunti su quello che è stato forse il più grande centro propulsivo della creatività europea del secolo appena trascorso"; alla National Portrait Gallery una mostra che celebra i cento anni del Times Literary Supplement, e una dedicata a Mario Testino, fotografo peruviano del mondo della moda e dello star-system; alla White Chapel Gallery mostra di Nan Goldin intitolata Devil's Playground, con foto accumulate in quasi trent'anni di lavoro per testimoniare la vita, la gioia, il dolore, la nascita e la morte; alla Tate Modern mostra dedicata a Andy Warhol.
La Stampa 6.3.2002

Surrealisti al Centre Pompidou
In mostra a Parigi pittura e ready made del movimento guidato da André Breton. Contrariamente a quanto possa fare supporre il titolo, un po' banale, della mostra - La Révolution surréaliste - scelto dal curatore Werner Spies, storico dell'arte specialista di Max Ernst e già direttore del Musée national d'art moderne, essa raccoglie una collezione di opere di grande interesse del periodo tra il 1919 - anno in cui Breton e Soupault concepiscono Champs magnétiques, prime applicazioni della scrittura automatica - e il 1945, anno dell'occupazione tedesca. 
In mostra opere di Breton, Dali, Ernt, Picasso, Tanguy, Miro, de Chirico, Duchamp, Meret Oppenheim, che Spies, vero conoscitore della materia, ha saputo ottenere da musei di New York, Düsseldorf e Madrid, oltre che dacollezionisti privati.
Le Monde 6.3.2002

Perché Sgarbi se la prende tanto?
Scrive il giornale australiano a proposito della diatriba tra Sgarbi, Bernabè e Hughes: "Un aspetto sorprendente di tutto questo è che solo un mese fa Sgarbi ha spinto a dimissione anticipate il precedente presidente della Biennale in modo da insediare Bernabè, già manager della Telecom. Un aspetto ulteriormente sorprendente è che solo il consiglio di amministrazione può nominare i direttori di sezione."
"Paolo Costa, sindaco di Venezia di centro sinistra e vice presidente della Biennale, dice che Sgarbi ha dato fuoco alle polveri perché può solo dare suggerimenti sulla nomina dei direttori. L'eccessiva impazienza di Sgarbi - dice Costa - sta danneggiando la Biennale."
The Age 5.3.2002

Robert Hughes rinuncia alla direzione della Biennale arti visive. Sgarbi striglia Bernabè
Commentando la decisione del critico australiano, il sottosegretario Vittorio Sgarbi ha puntato l'indice su possibili errori da parte del Presidente della Biennale di Venezia.
"L'indecisione da parte di Bernabè è stata grande - aggiunge il sottosegretario che aveva fortemente sostenuto il critico australiano - Bernabè non ha mai detto che Hughes non andava bene, ha semplicemente parlato di malattia, di soldi. Non amo chi gioca a scarica barile e non voglio che lo 'smacco' dell'attesa di Hughes ricada su di noi"
Kw Art 4.3.2002

"La vita è troppo corta per perdere tempo con gli indecisi"
Questo il caustico commento di Rodert Hugues a spiegazione del suo rifiuto dell'offerta di dirigere la Biennale arti visive 2003. A suo parere, la Biennale è in uno stato di confusione tale da chiedersi se sarà mai organizzata. Egli lamenta la mancanza di decisioni sull'attribuzione delle responsabilità e sulle linee guida della manifestazione.
New York Post 28.2.2002

Per chi sono le Biennali?
Nel 2002 sono previste almeno 17 Biennali in 15 nazioni. L'anno passato sono state 16.
La proliferazione delle mostre Biennali di arte contemporanea sta iniziando ad essere motivo di riflessione.
Una tendenza che sembra ormai assodata è il tentativo di usare le Biennali come uno strumento di marketing delle città. In questo senso vanno interpretati gli avvicendamenti al vertice della Biennale di Venezia, ora sottoposta ad un più stretto controllo politico.
Tuttavia la loro organizzazione non sembra sfuggita dalla mani dei curatori, anzi. Il partito dei curatori ha molto potere nell'indirizzarne il gusto, e sembra  farlo proponendo indistintamente ovunque nel mondo i medesimi prodotti della ricerca artistica: di conseguenza spesso gli stessi artisti sono onnipresenti, causando una percepibile uniformità delle esposizioni.
The New York Times 3.3.2002

Alla Whitney Biennal of American Art massimo ecumenismo espressivo
"Il curatore Lawrence Rinder, in forza allo staff del Whitney Museum, conferma l’apertura ad artisti non necessariamente nati o residenti negli Usa, e rimarca l’attenzione riservata alla multimedialità: la Biennale, giunta al suo settantunesimo appuntamento, si avvale di settori riservati alla Video-art (a cura di Chrissie Iles), alla Internet-art (con progetti selezionati da Christiane Paul) e alla Sound e Performance art, con opere scelte da Debra Singer."
Tuttavia, se le nuove tecnologie occupano una parte di rilievo nella mostra, uno spazio significativo è stato riservato alla pittura, meno gettonata di questi tempi.
Il Giornale dell'arte 1.3.2002

The European Fine Art Fair a Maastricht si apre all'arte contemporanea
La fiera, ampliata rispetto alla passata edizione sia nella durata - 1 giorno in più - che nel numero degli espositori - 9 matricole -, è aperta dall'8 al 17 marzo 2002.
"La XV Fiera di Maastricht si distingue per una presenza più forte nel contemporaneo: sono 32, su un totale di 201 partecipanti, gli espositori nella sezione «Arte Moderna», con un’offerta che dai «soliti» impressionisti e Picasso, arriva ad Arp, Baselitz, Calder, Gilbert & George, Naum Gabo o Mapplethorpe."
Il Giornale dell'arte 1.3.2002