Cinema

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  Ottobre 01

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La convivenza felice tra cinema e tv è una questione di soldi
Oggi è il cinema ad aver bisogno della tv per trovare i finanziamenti. Spiega Leo Kaneman, fondatore e direttore da sette anni di Tout Ecran festival cinematografico dedicato alle opere prodotte da, per, e con le televisioni di tutto il mondo che si tiene a Ginevra: "In Francia si è passati dal 15% di diritti d´antenna al 50% di soldi investiti nella coproduzioni: l´importante è che l´autore sia lasciato libero di esprimere, anche in tv, il suo sguardo sulle cose della vita." Per la prima volta quest'anno il festival ha ospitato un tentativo di mercato, ma, se vuol diventare davvero internazionale, "deve sottotitolare le opere presentate per lo meno in lingua inglese perché il francese sarà pure bello, ma non è altrettanto conosciuto."
La Stampa 30.10.2001

Bollywood ritorna alle origini
Esce Asoka, film storico prodotto in India che racconta le vicende del più grande imperatore indiano vissuto 2000 anni fa. Il film rappresenta una inversione di tendenza nella politica commerciale di Bollywood. Dopo aver privilegiato soggetti occidentali, i produttori indiani si sono rivolti prevalentemente al mercato interno, a causa della flessione del mercato internazionale dopo l'attentato dell'11 novembre.
BBC News 25.10.2001

Anno record per il cinema francese negli USA
Per il cinema francese il 2001 è stato un anno di ottimi incassi sul mercato USA, come non succedeva dal 1994. Sei film hanno superato il milione di dollari: Le Placard - L'apparenza inganna - di Francis Veber, ha totalizzato 6.201.649 dollari (6,95 milioni di euro); Harry, un ami qui vous veut du bien - Harry un amico vero -  di Dominik Moll, ha superato i 4 milioni di dollari (4,49 milioni di euro); La Veuve de Saint-Pierre, di Patrice Leconte, ha avuto pressappoco tanti spettatori negli Stati Uniti (602.167, per un incasso di più di 3,4 milioni di dollari,  3,81 milioni di euro) quanti in Francia (616.142). Infine, Sous le sable - Sotto la sabbia - di François Ozon, ha raccolto più di 1,3 milioni di dollari (1,46 milioni di euro).
Le Monde 25.10.2001

Hollywood riprende a produrre e sceglie il Canada
Sei settimane dopo l'attacco al WTC, Hollywood ha ripreso la sua attività produttiva. Queste, invece di scegliere come location per le riprese l'Europa o l'Australia, hanno preferito trasferte più brevi fino al vicino Canada. Vancouver e soprattutto Montréal sembrano essere state le prime scelte delle major. Questo ha suscitato l'entusiasmo degli operatori del settore in Québec, mentre invece le valutazioni dei loro colleghi di Toronto sono improntate da una prudenza maggiore.
Cyberpresse.ca 23.10.2001

Momento d'oro per il cinema di Hong Kong
Miramax ha speso 10 milioni di dollari (20 miliardi di lire) per il restauro di Iron Monkey del regista Yuen Wo Ping, assai noto in Asia per i suoi 28 film prodotti negli ultimi 20 anni, ma finora meno apprezzato in Occidente. Iron Monkey ha debuttato negli USA su 1.225 schermi lo scorso weekend, incassando 6 milioni di dollari, sesto nella classifica degli incassi assoluti e secondo in quella degli incassi per schermo. Effetto traino di La tigre e il dragone? Sì, ma non solo. Il cinema orientale certamente è artisticamente nuovo e frizzante, ma sullo sfondo si muove la negoziazione di un accordo con il governo cinese per la distribuzione dei film USA in quella nazione. Non è tutto oro quello che riluce.
Los Angeles Times 16.10.2001

Miyazaki regista di film di animazione incompreso dalla Disney
La storia di Hayao Miyazaki vale la pena di essere raccontata. Nato nell'anno di Pearl Harbor, personaggio complesso, marxista e nazionalista, è tra i maggiori registi giapponesi di film di animazione. Il suo ultimo film, Spirited Away, sta avendo un successo straordinario in Giappone, ripetendo quanto già successo con il precedente intitolato Princess Mononoke. Proprio questo è stato l'oggetto dei contrasti tra Miyazaki e la Disney, che ne aveva acquistato i diritti per gli USA. In America il film fu un fiasco: gli stessi dirigenti della Disney si accorsero, dopo averne preparato una versione doppiata in inglese, che esso era troppo "dark e moralmente complesso" per il pubblico statunitense. Il film incassò solo 2 milioni di dollari, dopo averne incassati 157 in Giappone. La ragione? Le tradizionali strategie di marketing applicate dalla Disney non potevano funzionare con questo tipo di prodotto, che invece trova un grande riscontro tra il pubblico come dimostra la dovizia di web site dedicati a Miyazaki.
Independent 12.10.2001

Per lo Studio Ghibli ogni film è una scommessa da vincere
Studio Ghibli è la struttura produttiva di Isao Takahata e Hayo Miyazaki. Lo studio non produce altro che lungometraggi impiegando uno staff permanente di collaboratori: per questo non si può permettere un errore. Un insuccesso significherebbe la bancarotta. Spiega il presidente di Studio Ghibli, Toshio Suzuki: "Non abbiamo altra scelta che produrre progetti costosi, rischiosi e che permetto un forte ritorno. Successo commerciale e credibilità artistica si sono separati dopo l'ondata di novità degli anni '50 e '60. In qualche modo, Studio Ghibli ha perso il treno e rimane ancora legato ad un modo datato di fare i film." Ciò nonostante, sebbene i film dello studio non abbiano l'aspetto perfetto di Toy Story o di Shrek e rimangano agganciati a temi profondamente radicati nella cultura giapponese, la carta bianca che i responsabili lasciano ai creativi ha permesso il raggiungimento del successo commerciale senza venir meno ai valori artistici.
The Guardian 12.10.2001

Il sito Nausicaa.net è dedicato a raccogliere le informazioni riguardo Hayao Miyazaki, i suoi compagni di lavoro, il loro studio e le loro realizzazioni.

Come le major promuovono i film: un film lo racconta
America's Sweethearts, protagonista Julia Roberts, racconta come le major promuovono i film in uscita invitando centinaia di giornalisti ad eventi creati per l'occasione. Gary Susman, giornalista USA che si occupa di spettacolo, racconta come si svolge in realtà e di come i giornalisti sono coccolati per avere recensioni benevole.
Guardian 5.10.2001

S'affacciano nuovi registi dall'Argentina
La Ciégnaga - La palude - della regista e scrittrice argentina Lucrecia Martel, al  debutto oggi in Inghilterra, ha riscosso premi e consensi a Berlino e a Edimburgo. Martel, regista autodidatta, figlia della ventennale crisi economica che grava sull'Argentina, è emblematica di una nuova generazione di registi che, superando mille difficoltà, sta producendo film molto interessanti realizzati in grande economia. Dopo l'onda taiwanese degli anni '80, quella iraniana degli anni '90, in questo momento l'Argentina sembra essere uno di quei  luoghi privilegiati dove sboccia la creatività artistica, in questo caso anche grazie all'atmosfera di collaborazione che caratterizza i giovani cineasti.
Telegraph 4.10.2001

La Romania tenta la carta dell'industria cinematografica
L'industria cinematografica romena punta tutto sugli ospiti stranieri. Che cominciano ad arrivare numerosi. "Costiamo il venti per cento in meno degli studios di Praga, lavoriamo di più e con entusiasmo, abbiano attrezzature, artigiani e costumi, perfino un laghetto artificiale: venite a girare film da noi, vi conviene."
Il Messaggero 3.10.2001

Hollywood in stand-by. Vola il videonoleggio
Il confronto con l'anno scorso è clamoroso: il periodo autunno-inverno del 2000 è stato caratterizzato da una frenetica attività produttiva, per la paura dello sciopero degli attori e degli sceneggiatori. Ora gli studios hanno poco o nulla in produzione, in attesa di capire quali saranno gli orientamenti del pubblico. Nel frattempo questo ha cominciato a ritornare nelle sale, ma è stato soprattutto il videonoleggio a trarre vantaggio dalla situazione. Blockbuster ha incrementato gli affari del 40%. Il pubblico gradisce soprattutto film di azione.
Washington Post 3.10.2001

Hollywood alla ricerca di un buon cattivo
Mentre dopo Pearl Harbor Hollywood poté facilmente attribuire ai giapponesi il ruolo dei  cattivi, ora che l'intera nazione ha identificato nei terroristi islamici un chiaro nemico non lo può adottare per non essere accusata di fomentare la rabbia contro i musulmani.
The New York Times 3.10.2001 (*)

Come Hollywood digerirà ll'11 settembre 2001
Quattro stadi. Primo: diversione. Come Busby Berkeley ebbe successo all'epoca della Depressione, così ora la gente vorrà semplicemente pensare ad altro. Secondo: revisione. Hollywood sa come confezionare nuove storie rispettando vecchi schemi. L'eroismo degli uomini che hanno lottato contro i dirottatori dell'aeroplano caduto sulla Pennsylvania è una storia perfetta per lo schermo. Terzo: reinvenzione. Come nell'Europa del Dopoguerra dalla devastazione e dalle rovine nacque il Neorealismo - unione cinematica del realismo del documentario e dell'emotività del racconto - registi e sceneggiatori daranno al pubblico immagini di ciò che prima era inimmaginabile. Un  esempio di questo è  Welcome to Sarajevo in cui Michael Winterbottom ha catturato l'umanità nei nuovi conflitti globali. Quarto: paranoia. È lo scenario peggiore in cui, come ai  tempi della Guerra fredda, si ripercorre la strada della rappresentazione di un nemico infido e nascosto. Infine, resta da sperare che ci siano spazio e risorse anche per i produttori indipendenti, più capaci di Hollywood di rappresentare i grandi temi nella loro profondità.
The Nation 1.10.2001

 

(*) Gli articoli del New York Times sono disponibili registrandosi gratuitamente.