|
|
|||||||
|
|||||||
|
Cultura solo a stelle e strisce? L'exception
culturelle franco-française est morte L' affermazione - più o meno traducibile con "La specificità culturale francese è morta" - fatta da Messier in occasione dell'acquisto della divisione Entertainment di USA Networks per 10,5 miliardi di dollari. Era da tempo che Messier cercava il modo di sbarcare nelle case degli americani. La cosa gli è riuscita con un investimento colossale che ha spostato verso il mercato USA l'asse degli interessi della società francese. La mossa non ha solo messo in allarme il cinema francese - che è finanziato abbondantemente da Canal +, network televisivo via satellite proprietà di Vivendi - ma ha dato una nuova spinta al dibattito sulla difesa delle identità culturali dallo strapotere della industria culturale americana. Il tema è particolarmente sentito dalle comunità di lingua francese: Francia - e Canada per merito soprattutto dal Quebec francofono dove le questioni concernenti l'identità culturale sono particolarmente sentite - sono sostenitori dal 1981 della necessità di proteggere la produzione culturale locale attraverso il sostegno finanziario pubblico alla produzione. Da François Mitterrand a Jacques Chirac i politici francesi sono stati sempre in prima linea nel sottolineare il valore di una politica a difesa della diversità culturale. Questo atteggiamento è ovviamente osteggiato dagli USA. Per contrastare sul piano dei principi i sostenitori del liberismo in questo settore, Francia e Canada si sono fatti portavoce nelle riunioni della Organizzazione mondiale del commercio della necessità di differenziare i prodotti culturali dalle altre merci, attribuendo loro uno statuto speciale. Solo grazie a questo riconoscimento gli stati aderenti all'OMC possono adottare misure per il sostegno della produzione nazionale come il finanziamento pubblico, senza per questo violare gli accordi di garanzia della libera concorrenza. Questo statuto speciale è appunto la exception culturelle data per morta da Messier. La reazione di condanna dei politici - senza riguardo all'orientamento politico di destra o sinistra - e degli operatori culturali francesi è stata praticamente unanime. A partire dal 2000 il cinema d'oltralpe ha vissuto una stagione di successi come non se ne era vista da tempo: film francesi, prodotti anche grazie alla ricchezza di mezzi messa a disposizione dall'impegno di Canal +, hanno conquistato importanti posizioni nella classifica degli incassi in Europa e negli USA. Nel 2001, sei film francesi hanno superato il milione di dollari di incasso negli USA: Le Placard - L'apparenza inganna - di Francis Veber; Harry, un ami qui vous veut du bien - Harry un amico vero - di Dominik Moll; La Veuve de Saint-Pierre, di Patrice Leconte; Sous le sable - Sotto la sabbia - di François Ozon. Le Fabuleux Destin d'Amélie Poulain ha avuto 8 milioni di spettatori in Francia e 9 all'estero. 19 film francesi hanno auto più di 1 milione di spettatori stranieri. Nel 2001 sono stati prodotti in Francia 200 film, contro i 171 dell'anno precedente. Il modello di finanziamento della produzione si basa su una tassa sui biglietti versata ai produttori e sull'obbligo per le televisioni di partecipare alle produzioni nazionali ed europee. Il cinema francese ha così saputo uscire dall'opposizione cinema hollywoodiano - cinema d'autore, proponendo nuove storie ed un uso sapiente degli strumenti del marketing che sono piaciuti al pubblico. Il ruolo che Vivendi ha avuto nel determinare la rinascita del cinema francese è stato fondamentale. Canal + acquista il 90% della produzione francese per la diffusione dovendo soddisfare la condizione di legge di trasmettere almeno il 40% di prodotti nazionali. Questo accordo scade nel 2004. Cosa accadrà in seguito? Messier ha già messo le mani avanti. Vivendi non può continuare a essere il maggiore finanziatore privato dei film dell'esagono, ha detto, chiamando in causa le altre reti televisive francesi. Si comprende dunque che il repentino spostamento oltreoceano del baricentro delle attività commerciali del maggiore finanziatore privato abbia suscitato grande apprensione: sono in gioco non solo il principio astratto che sancisce la libertà della creazione artistica e il diritto alla diversità, ma anche ben più concreti e sostanziosi interessi economici. Alla questione non è estranea all'Italia. Ad esempio: uno dei rimproveri del Governo alla direzione di Alberto Barbera della Mostra del cinema di Venezia è stato per il suo antiamericanismo. Non a caso, Robert Hughes, critico di Time Magazine, è in predicato per la direzione della manifestazione. Le segnalazioni su questo argomento sono contenute in:
|
|||||||
|
|
|||||||