Donne al lavoro
Oggi in Italia


Le donne italiane sono entrate nel mondo del lavoro, è così già da molti anni. Ma se poche sono le ricerche che si occupano di questo dal punto di vista dei numeri, ancor meno sono le ricerche che analizzano i percorsi e i metodi di ingresso, il rapporto tra gli studi fatti e la professione, gli elementi di soddisfazione e insoddisfazione professionale. Esistono molti studi settoriali, o in ambiti geograficamente limitati. La ricerca, condotta da Abacus e coordinata da Roberto Biorcio dell'Università degli Studi di Milano e da Donatella Barberis e Paola Marcialis della Società Le Quattro Ghinee, ci sembra offrire diversi spunti di riflessione, proprio perché indaga il lavoro femminile sul territorio nazionale.
Qualche parola sulle metodologie: è stato effettuato un sondaggio telefonico su un campione casuale stratificato, di 1.116 donne occupate, secondo due criteri, uno territoriale -aree ISTAT Nord-Ovest, Nord-Est, Centro, Sud e Isole-, e uno descrittivo, l'individuazione di 12 aree professionali.
La ricerca nasce all'interno del sito Donna al Lavoro, destinato a donne in cerca di occupazione, e le 12 aree professionali sono un riferimento permanente per le utenti, dove collocare le proprie esperienze passate e i propri obiettivi professionali futuri. I risultati della ricerca consentono un raffronto tra le proprie esigenze e aspettative e la realtà del lavoro femminile in Italia.
 
Rimandiamo per i dati analitici al sito Donna al Lavoro, mentre possiamo qui prendere in esame alcuni dati generali, che descrivono il lavoro femminile anche in termini qualitativi.

Soddisfazione per il lavoro attuale

Le intervistate si dichiarano molto soddisfatte del lavoro attuale per l'ambiente di lavoro e le relazioni personali (38,2%), la sicurezza del posto di lavoro (36,1%), la possibilità di esprimere le proprie capacità (33,2%), i contenuti del lavoro (32,5%), gli orari e i tempi (31,9%), il pari trattamento tra uomini e donne (30,8). Scostamenti interessanti si notano prendendo in esame le differenti risposte date dalle lavoratrici indipendenti (19,1% del campione), rispetto alle dipendenti.
Per l'ambiente di lavoro si passa dal 44,4% delle indipendenti al 36,6% delle dipendenti. Per l'espressione delle proprie capacità, il 44,4% delle indipendenti è molto soddisfatta, contro il 30,5% delle dipendenti. Mentre riguardo alla sicurezza del posto di lavoro una maggiore soddisfazione è prevedibile tra le lavoratrici dipendenti, (38,4% contro il 28,2% tra le indipendenti), una certa sorpresa può destare lo scostamento di percentuale sui tempi e gli orari: sono maggiormente soddisfatte le lavoratrici dipendenti (32,5%) che quelle indipendenti (29,6%). Forse anche nel mondo del lavoro autonomo femminile si sta verificando il "prolungamento della giornata lavorativa" descritto nel libro Il lavoro autonomo di seconda generazione a cura di S.Bologna e A.Fumagalli (Feltrinelli).
Scarsa invece la soddisfazione per il livello di reddito: solo il 9 % delle intervistate è molto soddisfatta, con una punta del 15,3% tra le lavoratrici autonome.

Le forme di lavoro

Nel campione di intervistate predomina la forma di lavoro dipendente, 78,9%, rispetto a quello indipendente (19,1%). E il tipo di lavoro predominante sembra essere quello continuativo, 87,6% delle intervistate, contro quello temporaneo (5,1%) e saltuario (6,8%).

La scolarità

Per il tipo di metodologia utilizzata nel corso dell'indagine, la scolarità risulta essere in generale più alta del dato nazionale: il 42,2% delle intervistate ha fatto la scuola dell'obbligo, il 42,9% ha un diploma di scuola media superiore, il 14,9% la laurea. Ma il titolo non sembra avere un rapporto sostanziale con la professione, poiché il 39,8% risponde "sì" alla domanda La professione attuale è in rapporto con il suo titolo di studio?, contro un 13,4% di intervistate che risponde "in parte" e un 46,8% che risponde in modo negativo. A riprova di questo solo il 25% delle intervistate indica il titolo di studio come molto importante per il lavoro, e il 30,5% come molto importante per la ricerca del lavoro.
L'inadeguatezza da più parti rilevata dei percorsi di studio in rapporto al mondo del lavoro sembra dunque trovare anche in questa indagine una conferma. La diffusione della scolarizzazione tra le donne deve quindi essere integrata da altre competenze e dalla valorizzazione di altre capacità, per poter entrare nel mondo del lavoro e ottenere buoni risultati professionali. Del resto le intervistate lo segnalano, evidenziando come molto importanti per l'attività professionale le esperienze e le competenze acquisite fuori dal percorso scolastico(66,6%) e le capacità comunicative e relazionali (57,7%).

I percorsi di accesso al lavoro

Qualche parola infine sui percorsi per arrivare al lavoro. Il fattore più importante per la ricerca del lavoro sembra essere l'iniziativa personale e la tenacia nella ricerca, segnalata dal 39,2% delle intervistate, seguito dall'aver gestito un buon colloquio di selezione, (17,4%), dall'aiuto di parenti, amici e conoscenti (10,4%), dalla capacità di autopromozione (9,1%). Le strade che hanno avuto successo sono la partecipazione a un concorso pubblico, indicata dal 25,2% delle intervistate, la diffusione di voce di ricerca di lavoro (15,3%), l'iniziativa individuale negli ambienti professionali di riferiomento (10,8%), l'invio del curriculum (8,8%). Iniziative collettive, partecipazione a corsi di formazione con tirocinio in azienda, iscrizione al collocamento, supporto di strutture di orientamento risultano in questo quadro strade poco praticate.