McDoctors
La mcDonaldizzazione della medicina


Per George Ritzer (Il mondo alla McDonald’s, il Mulino 1997) il modello McDonald’s è destinato a prendere il posto della struttura burocratica che in Max Weber fu il paradigma della razionalizzazione.
I principi della ristorazione fast food si stanno imponendo anche nella scuola, nel mondo del lavoro, nei viaggi, nell’organizzazione del tempo libero, nella famiglia, nella politica - in ogni settore della società.
Anche nella medicina, che si sarebbe portati a ritenere estranea a questa corsa all’efficienza.
Ecco la descrizione dell’istituto di microchirurgia oculare di Mosca (da “Time”, 1985).

Sotto molti aspetti la scena fa pensare a una qualsiasi fabbrica moderna. Un nastro scorre silenziosamente per cinque postazioni di lavoro, fermandosi periodicamente per poi ripartire. Ogni postazione è occupata da un addetto provvisto di maschera e camice sterili. Gli operatori hanno a disposizione tre minuti per eseguire il proprio compito prima che il nastro trasportatore torni a muoversi. Riescono a completare 20 pezzi ogni ora.
In questa catena di montaggio, però, quasi tutto è inusuale: gli addetti sono chirurghi oculistici, e il nastro trasporta esseri umani adagiati su barelle. Ecco qui ... dove i metodi di produzione di Henry Ford vengono applicati alla pratica medica ... una “fabbrica clinica per la produzione di individui con buona vista”.


Catene di montaggio di questo genere non sono ancora la norma nel mondo della medicina, ma secondo George Ritzer nei prossimi anni diventeranno sempre più comuni.
Per ora negli Stati Uniti l’esempio migliore dell’influsso della mcdonaldizzazione sulla pratica medica è lo sviluppo di centri chirurgici o di pronto soccorso walk in / walk out, definiti anche McDoctors o Docs-in-the-box.
Ciascuno di questi centri si occupa solo di un limitato numero di problemi di modesta entità, ma con una grande efficienza. Le strutture McDoctors sono “più efficienti degli ambulatori medici, perché, per dirne una, non sono organizzate per fornire quel genere di attenzione di carattere personale (e perciò inefficiente) che i pazienti si aspettano dal loro medico privato”.

Mania dell’efficienza fine a se stessa? Andiamo... La salute è un business, per chi vi investe. Ed è un costo da minimizzare per lo Stato, nella misura in cui permane un suo impegno nell’assistenza sanitaria.
Negli Stati Uniti, ci dice Ritzer, ci sono società di capitali, come Humana e Hospital Corporation of America, interessate alla medicina in quanto occasione di profitto. E “nello sforzo di aumentare al massimo gli utili queste istituzioni e i loro dirigenti cercano di rendere le procedure quanto più possibile efficienti”.
Ma la pressione per la riduzione dei costi proviene anche da parte del Governo e delle società assicurative. E lo strumento è il sistema dei rimborsi previsionali adottato da alcune compagnie assicurative e dal Governo, attraverso Medicare (Il Fondo assicurativo statale per il ricovero in ospedale degli anziani). Con i rimborsi previsionali, “a una certa diagnosi, indipendentemente dal periodo di ricovero del paziente, corrisponde il versamento agli ospedali di una data cifra prefissata”.
“Questo sistema va a sostituire quello in uso finora per il quale lo stato pagava qualsiasi cifra ‘ragionevole’ venisse messa in conto. La conseguenza è che, dal momento che tranquilli soggiorni in ospedale e lunghe terapie non hanno più una copertura economica, il personale medico viene spinto a sveltire le procedure. Siccome le cifre pagate sono fisse, è interesse dello stesso personale ospedaliero rendere il più possibile efficiente il flusso di entrata e uscita dei pazienti.”
Così molte analisi cliniche e molti interventi chirurgici diventano superflui, per alcuni interventi ci si rivolge ai McDoctors... e via privatizzando, pardon, mcdonaldizzando.