I mutamenti del lavoro visti dalla rete

 
Se venti ore vi sembran poche...

Lavorare meno per lavorare tutti, trentacinque ore settimanali: così i sindacati raccolgono la sfida della società postindustriale, continuando a puntare sui lavoratori dipendenti delle aziende tradizionali. Nel frattempo, i lavoratori autonomi di seconda generazione e i lavoratori subordinati e parasubordinati delle imprese terziarizzate (quelle che producono servizi e merci immateriali, per intenderci) vivono esperienze che vanno in direzione opposta: la loro giornata lavorativa si dilata mostruosamente, colonizzando lo spazio del "tempo libero".
Che il tempo stia divenendo una risorsa scarsa, lo conferma il proliferare di siti sul Time Management, come Business Owner's Handbook che offre i suoi consigli a piccoli imprenditori, professionisti e lavoratori autonomi.
Rischiate di ritrovarvi a lavorare venti ore al giorno per sette giorni a settimana? Pensate al lavoro anche di notte? Per uscirne, occorre fissare rigidamente gli obiettivi su cui concentrare l'attenzione, non sprecare tempo in incontri non programmati e telefonate inutili, impedire che parenti, amici e vicini di casa interrompano il vostro lavoro. Insomma: se volete salvare qualche ora da dedicare a riposo, affetti e divertimento, eliminate ogni traccia di riposo, divertimento e affetti dal tempo di lavoro.
Ancora più feroci le regole dettate da Mind Tools, Time Management Skills: fissare le priorità su cui concentrarsi non basta, occorre assumere consapevolezza di quanto tempo sprechiamo.
A tale scopo, si consiglia di annotare per qualche giorno ogni nostra azione (dal "vero" lavoro allo spoglio della posta, dalla pausa caffè alle chiacchiere coi colleghi) per verificare quanto tempo dedichiamo a ognuna di esse. Questa sorta di autoanalsi taylorista dev'essere integrata da oculate abitudini alimentari (niente alcol, non ingozzarsi a mezzogiorno, ecc.) e dall'osservazione dei propri bioritmi: stabilito in quale periodo del giorno siamo più lucidi e produttivi, conviene concentrare in quelle ore le attività più importanti.

Non dissimile la filosofia di Rules for Managing Time che propone di adottare come regola aurea lo sviluppo di modelli di comportamento da trasformare in vere e proprie abitudini. Per esempio, è consigliabile abituarsi a leggere in modo selettivo: si tratti di libri, articoli di giornale o posta, bisogna leggere esclusivamente ciò che serve. E ancora: è giusto concentrarsi su un solo obiettivo importante alla volta, ma molte piccole faccende possono essere sbrigate contemporaneamente. Naturalmente è fondamentale l'ordine: un posto per ogni cosa e ogni cosa al suo posto. Infine, una quota del tempo che viene così "risparmiato", più che agli affetti e al gioco (come suggerisce il laico Business Owner's Handbook), andrebbe riservata alla meditazione e alla preghiera...

In conclusione, il connubio fra cura ossessiva dei particolari e ascetismo protestante (si parla di siti anglo americani!) spinge ad applicare criteri di valutazione economica anche ad attività che, finora, sfuggivano a questo tipo di analisi: relazioni amicali, chiacchiera, rapporti affettivi, curiosità culturale, ecc. Una ricetta che viene paradossalmente presentata come un modo per proteggere il tempo vita dall'invasione del tempo lavorativo (migliorando l'efficienza del secondo si salva il primo), e che si presume debba funzionare tanto per il lavoro autonomo quanto per quello subordinato. Di quest'ultimo, i siti citati si occupano soprattutto in relazione ai quadri d'azienda, ai quali offrono un ulteriore consiglio per migliorare la propria efficienza: delegare ai collaboratori quanti più compiti è possibile. Ma per questo argomento rinviamo il lettore alla pagina sui cambiamenti nell'organizzazione gerarchica.

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