I mutamenti del lavoro visti dalla rete
 
Telelavoratori di tutta la Rete unitevi

La diffusione del telelavoro, il numero e la qualità di interventi istituzionali che si propongono di sostenerlo e l'esistenza o meno di strumenti associativi dei telelavoratori, costituiscono indici significativi dell'evoluzione in senso postfordista d'una determinata economia, come conferma una pagina che ospita la traduzione italiana d'uno studio inglese su Telelavoro e disabili.
Si tratta di un'analisi intrapresa nel 1992-93 da Management Technology Associates, su commissione del Dipartimento del Commercio e dell'Industria britannico. Per quanto non recentissimo, lo studio rivela un'impostazione strategica avanzata, indicando obiettivi come: fornire ai disabili servizi migliori a costi più bassi, ridurne la dipendenza dal sostegno pubblico, offrire loro la possibilità di dare un contributo all'economia del Paese e di emanciparsi dal sussidio di invalidità svolgendo attività remunerate di telelavoro (in particolare, si raccomanda di dotarli delle risorse tecnologiche, conoscitive e finanziarie per avviare attività imprenditoriali autonome). In altre parole, il progetto intreccia la riforma del Welfare con lo sviluppo di forme di cooperazione fra lavoratori autonomi di seconda generazione (il modello è studiato per i disabili, ma appare applicabile ad altri soggetti).
Quest'ottica avanzata non stupisce, visto che la Gran Bretagna, assieme alla Francia, è all'avanguardia in Europa con una quota del 7% di telelavoratori sulla popolazione attiva, mentre la media europea è del 5% e quella italiana (anche se i telelavoratori sono quasi triplicati dal 94 al 97) scende a poco più del 2%. Questi dati sono forniti da un quaderno del Sole 24 Ore che ospita anche un'intervista a Paola Manacorda, membro dell'Authorithy per le telecomunicazioni, la quale cita, fra i motivi della scarsa diffusione del telelavoro in Italia, l'arretratezza d'una cultura manageriale abituata a pensare per controlli e non per obiettivi, al contrario di quella statunitense, dove i lavori sono organizzati per compiti e c'è maggior spazio per la delega al lavoratore.



Cosa si fa a livello istituzionale per superare tale arretratezza? Nello stesso quaderno, sono disponibili materiali relativi ad alcuni disegni di legge sul telelavoro. Non conforta apprendere che quello più vicino al traguardo limita il proprio ambito di applicazione ai telelavoratori subordinati o parasubordinati, escludendo gli autonomi. A conferma di quanto diceva Aldo Bonomi nella sua intervista ad erewhon: in Italia forze politiche ed organizzazioni sindacali privilegiano gli interessi del lavoro dipendente, rispetto a quelli d'un lavoro autonomo che, ad eccezione delle aree tecnologicamente avanzate, si presenta spesso sotto forma di decentramento selvaggio e di supersfruttamento.



Esistono segnali d'un impegno dei telelavoratori italiani ad associarsi per rappresentare i propri interessi? Per ora, la Rete offre solo alcuni servizi. Bibliografie, documenti, programmi e testi relativi a seminari e convegni, informazioni su leggi e regolamenti, sono disponibili sul primo Web italiano (nato nel 96) interamente dedicato al telelavoro: Telelavoro Italia. A questo indirizzo http://www.ecn.org/crypto/law/t-acc.htm si trovano i testi degli accordi aziendali Saritel, Italtel, Seat, Dun&Bradstreet, Telecom, Digital, Caridata, Enpacl, Zanussi, Università di Pisa, Intersind, Commercio. Il sito Lavorinrete ha selezionato una serie di link che consentono d'accedere a risorse sul telelavoro, e ospita un "album" di telelavoratori (con relativi indirizzi, curriculum e competenze professionali) articolato per regioni.
Interessante (anche se non si occupa specificamente di telelavoro) ci è sembrato il sito La Città delle Opportunità, creato da Imprenditorialità Giovanile (società che opera nel campo dello sviluppo locale con particolare attenzione alla creazione e al sostegno di piccole imprese e alla sperimentazione di nuove politiche di formazione e lavoro). Segnaliamo due pagine che rappresentano altrettanti esempi d'uso intelligente di Internet come mezzo per promuovere la costituzione di reti associative fra lavoratori autonomi: Il laboratorio delle idee permette a chi desidera avviare un'attività di confrontare il suo progetto con cento di idee di business e con le storie di chi già de l'ha fatta, mentre la Fiera delle Opportunità presenta duecento casi di progetti imprenditoriali concretizzati grazie alla Legge 44/86.

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