Signor Presidente,
duecento anni fa il movimento per l'abolizione della schiavitù aveva già solide radici nel mio paese. A nostra vergogna, ci vollero tre generazioni - e una lunga e sanguinosa guerra civile - ma nel 1865 il flagello della schiavitù ebbe fine nel nostro paese come nella maggior parte del mondo.

Eppure, per quanto inconcepibile, esistono ancora nazioni in cui sopravvive questa pratica abominevole. Mi riferisco soprattutto al Sudan. Benché la legge sudanese proibisca la schiavitù, il governo fa ben poco per fermarla. Sembra anzi che la schiavitù e le forme di lavoro coatto siano in aumento in questo paese, che il commercio di schiavi sia ancora vivo e che donne e bambini delle regioni del sud vengano venduti al nord come servi, braccianti o concubine.

E' incredibile, ma lo scorso maggio due reporter americani acquistarono davvero dei bambini e, nel restituirli alle loro famiglie, rivelarono quanto fosse spaventosamente facile il traffico.

[…] Anche la Mauritania ha una lunga tradizione nel tollerare la schiavitù, anche se non la pratica con lo stesso fanatismo del Sudan, né arriva agli stessi gradi di violenza. Nondimeno, non dovrebbe esistere nemmeno la forma più blanda di schiavitù. E' una delle peggiori violazioni dei diritti umani.

[…] Se la schiavitù vera e propria è sparita in quasi tutte le nazioni del mondo, esistono tuttavia un numero allarmante di pratiche affini. Una delle più riprovevoli è il traffico di donne e ragazze a fini sessuali. La responsabilità di questa pratica ripugnante, molto diffusa in alcuni paesi del sud e sudest asiatico, ma in crescita ovunque, non è ristretta a coloro che esercitano il traffico. Sono colpevoli anche coloro che praticano il turismo sessuale.

[…]Un'altra violazione dei diritti umani particolarmente odiosa è la vendita di bambini. Benché tali episodi nascano spesso dall'estrema povertà dei genitori, si tratta pur sempre di pratiche che non possono essere tollerate alla fine del XX secolo. L'unica risposta si può trovare nell'educazione e nello sviluppo, e nel fermo impegno delle nazioni in cui avvengono tali fatti, a porvi fine.

[…] Robert Loftis, delegato Usa, tratto dall'intervento fatto alla Commissione dei Diritti Umani delle Nazioni Unite, il 25 marzo 1997.

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