La Repubblica (4.2.1998)

Il cyberspazio, ovvero il luogo che non esiste. Meglio: il posto che non è da nessuna parte. Un "erewhon", insomma. Un paese sconosciuto dove tutto, a partire dal nome (anagramma di "no-where"), va al rovescio. Perché, cosa hanno in comune i cantieri di Berlino con i dilemmi morali del caso Di Bella? O i racconti di Michel Tournier con le canzoni di De André? Dagli androidi di Philip K. Dick al dibattito sulla fecondazione artificiale; dalle luci e le tinte di Kandinsky all'"Isola dei senza colore" di Oliver Sacks, tutto è ben riunito in "nessunluogo": l'ultima rivista di cultura on line a cura di Sandro D'Alessandro (ex direttore editoriale della Feltrinelli) e Federico Pedrocchi (presidente di TiConUno, società di produzione, formazione e consulenza nel campo multimediale, ed editore dell'iniziativa). Un progetto che, ispirato alle ossessioni e i paradossi del caustico Samuel Butler, lo scrittore inglese autore del romanzo fantastico "Erewhon", propone un affascinante viaggio tra percorsi davvero insoliti.

Avete voglia di vagare per la Rete e di curiosare tra le idee e le immagini, come dentro un'enorme libreria, in cerca di ciò che può interessarvi di più? Per i cyberlettori non ci sono, all'orizzonte, catene montuose da valicare come per l'intraprendente Higgs del romanzo: ma porte virtuali da spalancare, cassetti in cui frugare, persino nuvole in cui immergersi con la stessa voglia di lasciarsi sorprendere. Un clic su una sezione, su una cornice o su un'immagine e parte il rimpiattino ipertestuale. Testi, musica, foto. E, ripensando ambiti, concetti, proposte, si finisce per bordeggiare tra le materie più diverse.

Le pagine di "Erewhon" stupiscono non solo per queste fuoriscite che conducono a linee collaterali e inattese, ma anche dal punto di vista grafico: pagine essenziali ma eleganti. E, soprattutto, efficaci. Tutto è lieve, suggerito, discreto. E se la materia evidenziata è poca, quella potenziale offre una miriade di approfondimenti. "Circa un migliaio di cartelle, se la rivista fosse stampata", ci dice l'editore. Destinate, oltretutto, ad aumentare nel tempo. Perché come ogni vera rivista on line, "Erewhon", al suo numero zero, è in costante formazione.

Ma come tenere il conto delle varie uscite? Quale sarà la periodicità degli aggiornamenti? Domande inadeguate per pubblicazioni su Internet. "Perché ghiacciare la Rete? Per un'esigenza di ordine? Per consentire di collezionare i numeri arretrati?". Originale la soluzione: la numerazione seguirà l'andamento dell'orologio: numero zero, zero e un quarto, zero e mezzo, zero e tre quarti e così via. Fino alla completa apertura del primo caleidoscopio. E così via. Cogliendo, magari, gli spunti che verranno dai cybernauti.

Chi sono i lettori di "Erewhon"? Per D'Alessandro, il direttore, "c'è un pubblico di nicchia, rappresentato dai cultori e gli specialisti in determinate materie, ma anche di semplici curiosi, che vogliono comunque essere informati". Perché, aggiunge Pedrocchi, "la rivista copre due livelli: il primo destinato a un pubblico più ampio, corrispondente, più o meno, ai lettori di un quotidiano; il secondo, invece, rivolto a chi ha interessi specialistici. Per il quale vengono sfruttate le potenzialità e le specificità della Rete". O addirittura sperimentate strategie contrarie alle prescrizioni sulle pubblicazioni on line. Come quelle sulla brevità dei testi: "Se un testo è lungo e faccio fatica a leggerlo tutto a video, vedo se mi interessa. Se sì, lo stampo e lo leggo su carta".

Sono in arrivo novità nel campo scientifico e artistico, racconti e interviste a scrittori, come la riproposizione di una chiacchierata con Jorge Amado. E ulteriori spunti di conversazione, di parole-suoni, parole-concetti. Insomma, in attesa di imbatterci sempre meno in una Rete di soap opera, evviva questa rivista che propone, tradotta in bit, la sola sfida che conti: quella delle relazioni verbali tra le persone.

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