Gonzales accese le luci del piccolo ufficio e
di John Kennedy Toole

 
(John Kennedy Toole, Una banda di idioti, pp.67-73, Marcos y Marcos 1998)
Gonzales accese le luci del piccolo ufficio e attaccò la stufetta a gas vicino al tavolo; erano vent'anni che lavorava per le Manifatture Levy ed era sempre stato il primo ad arrivare in ufficio.
"Quando sono arrivato, stamani, era ancora buio" diceva sempre Gonzalez al signor Levy nelle rare occasioni in cui quest'ultimo aveva dovuto fare per forza una scappata in fabbrica.
"Forse è uscito di casa troppo presto" gli rispondeva sempre Levy.
"Stamattina ho anche incontrato il lattaio."
"Oh, la finisca, Gonzalez. Si è ricordato di prenotarmi un biglietto aereo per Chicago? C'è la partita tra i Bears e i Packer."
"Ogni mattina accendo il riscaldamento, così l'ufficio è bello caldo, quando arrivano gli altri".
"Lei spreca gas. Stia al freddo, che le fa bene."
"Mentre ero qui da solo, ho fatto due pagine del libro mastro. Ah, guardi, ho anche preso un topo vicino al distributore dell'acqua. Forse il topo pensava che non ci fosse nessuno, e così io l'ho colpito di sorpresa con il ferma carte."
"Porti via quella bestiaccia schifosa; questo posto mi deprime: per favore, telefoni per prenotarmi l'albergo il giorno del derby".
Comunque, alle Manifatture Levy gli standard erano piuttosto bassi, e bastava essere solleciti per avere una promozione. Così Gonzalez era capufficio e aveva il compito di controllare i pochi impiegati piuttosto abbacchiati che stavano sotto di lui; in realtà, non si ricordava nemmeno i loro nomi, perché sembrava che andassero e venissero quasi ogni giorno, con la sola eccezione della signorina Trixie, l'ottuagenaria aiuto-contabile che da cinquant'anni copiava cifre a casaccio nei libri mastri della Levy. Anche per strada, portava sempre la visiera verde di plastica, un gesto che veniva interpretato da Gonzalez come simbolo di lealtà verso la Levy; a volte lo portava anche la domenica alla messa, forse scambiandolo per un cappellino. Se l'era messo anche al funerale di suo fratello, dove per fortuna la cognata, più sveglia e anche leggermente più giovane, glielo aveva tolto. Era la signora Levy che non voleva a nessun costo che la signorina Trixie fosse mandata in pensione.
Gonzalez spolverò la scrivania e si mise a pensare alla felicità che il suo rapporto con la Levy gli procurava: ci rifletteva ogni mattina, quando, a quell'ora, l'ufficio era ancora freddo e popolato solamente dai topi che intrecciavano giochi frenetici fra i muri. Le navi, immerse nella foschia che cominciava a diradarsi, scivolavano sul fiume suonando la sirena, il cui suono si ripercuoteva nell'archivio rugginoso dell'ufficio. Accanto a lui, man mano che andava riscaldandosi, la stufetta a gas scricchiolava e scoppiettava. Gonzalez ascoltava inconsciamente tutti quei rumori che da vent'anni accompagnavano le prime ore della sua giornata mentre si accendeva la prima delle dieci sigarette che fumava ogni giorno. Quando l'aveva consumata fino al filtro, la spegneva nel portacenere, che subito vuotava: voleva che il signor Levy fosse colpito dalla pulizia che regnava sul suo tavolo.
Accanto al suo, c'era il tavolo a tiretto della signorina Trixie: dai cassetti, spuntavano vecchi giornali e in un angolo, in mezzo alla polvere, era stato inserito un pezzo di cartone tra una gamba e il pavimento, in modo che il tavolo non zoppicasse. Sulla sedia della signorina Trixie, c'era un sacchetto di carta marrone pieno di avanzi di stoffa insieme a un gomitolo di spago. Sulla scrivania, c'erano mozziconi di sigaretta: questo era un mistero che Gonzalez non era mai riuscito a risolvere, perché la signorina Trixie non fumava; glielo aveva anche domandato un paio di volte, ottenendo delle risposte vaghe: sembrava che la signorina Trixie avesse qualcosa di magnetico: attirava tutti i rifiuti dell'ufficio, e quando qualcuno perdeva la penna, gli occhiali, il portafoglio o l'accendino, poteva essere sicuro di ritrovarlo sulla scrivania della signorina Trixie. Inoltre, lei custodiva gelosamente gli elenchi telefonici, ammucchiandoli disordinatamente in un cassetto.
Gonzalez stava appunto cercando il tampone per i timbri fra le cose della signorina Trixie, quando la porta dell'ufficio si aprì ed entrò la signorina Trixie in persona, trascinando le scarpette da ginnastica sul parquet. Aveva in mano un altro sacchetto di carta che sembrava contenere altri scampoli di stoffa e un altro gomitolo di spago, oltre al tampone per timbri che spuntava fuori . Erano due o tre anni che la signorina Trixie si portava dietro quei sacchetti misteriosi, e a volte in ufficio ne aveva anche tre o quattro, ma non aveva mai svelato a cosa servissero o a chi fossero destinati.
"Buon giorno, signorina Trixie" disse Gonzalez in tono effervescente. "Come va stamani?"
"Eh? Oh, salve, Gomez" disse debolmente la signorina Trixie, e scappò verso la toilette delle signore, con una virata improvvisa. La signorina Trixie non riusciva mai a stare perfettamente dritta: con il pavimento non formava mai un angolo di novanta gradi. Gonzalez approfittò della momentanea assenza della signorina Trixie per riprendersi il suo tampone; toccandolo, senti che era ricoperto di una sostanza che dall'odore sembrava grasso di maiale. Mentre lo ripuliva, si chiese quanti impiegati si sarebbero presentati al lavoro quel giorno. L'anno prima, quando ancora la ditta non aveva concesso un aumento mensile di cinque dollari, gli era capitato di ritrovarsi solo con la signorina Trixie; spesso gli impiegati si licenziavano senza nemmeno darsi la pena di comunicarlo a Gonzalez. Questa era una vera e propria fonte di preoccupazione, poiché lo induceva a sorvegliare la porta pieno di speranza dopo l'arrivo della signorina Trixie, specialmente ora che la fabbrica doveva cominciare a spedire gli articoli primaverili ed estivi. Il fatto era che lui aveva disperatamente bisogno di aiuto in ufficio.
Gonzalez scorse una visiera verde fuori dalla porta. Forse la signorina Trixie era uscita dall'edificio e ora rientrava dalla porta principale? Non era nuova a queste cose. Una volta era andata alla toilette delle signore la mattina e la sera tardi Gonzalez l'aveva ritrovata in magazzino, addormentata su una catasta di merce. In quel momento la porta si apri, e Gonzalez si trovò di fronte l'essere umano più grosso che avesse mai visto, che si tolse il berretto verde mettendo in mostra una capigliatura fitta e scura, impomatata di brillantina stile anni Venti. Quando si sbottonò il cappotto, a Gonzalez balzarono all'occhio i cuscinetti di grasso strizzati nella camicia bianca attillata che veniva divisa a metà da una cravatta a fiorami; sembrava che quel tipo si fosse impomatato con la brillantina anche i baffi, che erano lucidi e umidi. E poi c'erano quegli incredibili occhi blu e gialli venati di rosa pallido. Gonzalez pregò quasi a voce alta che quel tizio fosse venuto per farsi assumere. Era impressionato e sopraffatto da quell'apparizione.
Ignatius si trovò all'intemo di uno degli uffici più squallidi che avesse mai visto. Le lampadine che pendevano dal soffitto macchiato mandavano una luce debole e giallastra che si rifletteva sul pavimento sconnesso. Alcuni vecchi schedari dividevano il locale in tanti piccoli scompartimenti, ciascuno con una scrivania dipinta di arancione. Attraverso i vetri sporchi si godeva una triste visuale sul molo di Poland Avenue, la Capitaneria, il Mississippi e, in lontananza, i bacini di carenaggio e i tetti di Algiers al di là del fiume. Una signora anziana entrò in quel momento nell'ufficio zoppicando e andò a inciampare in uno schedario. L'atmosfera che regnava in quel posto ricordò a Ignatius quella di camera sua e, pieno di gioia, senti che anche la sua valvola era d'accordo, e lo dimostrava aprendosi. Ignatius pregò quasi ad alta voce che lo assumessero. Era impressionato e sopraffatto da quel luogo.
"Sì?" gli disse l'uomo seduto alla scrivania immacolata con tono vivace.
"Oh, scusi, pensavo di dovermi rivolgere alla signora" disse Ignatius con voce stentorea, rendendosi conto che quell'uomo era l'unica nota stonata in tutto l'ufficio. "Sono venuto per quell'inserzione sul giornale".
"Ah, sì, ma quale delle due?" disse l'uomo pieno di entusiasmo. "Ne abbiamo messe due, una per una donna e una che richiede invece un impiegato maschio".
"E lei a quale pensa che mi stia riferendo?" urlò Ignatius.
"Oh" disse Gonzalez, confuso. "Mi scusi, ero distratto. Comunque, il sesso non c'entra; lei può fare sia l'uno che l'altro lavoro: a me il sesso non interessa".
"Be', non ne parliamo più" disse Ignatius. Aveva notato che la signora anziana, dal suo tavolo assentiva: di certo li dentro si poteva lavorare ottimamente.
"Si accomodi, prego. Signorina Trixie, prenda il cappotto e il cappello del signore e li sistemi nell'attaccapanni riservato agli impiegati. Lei deve sentirsi come a casa sua, qui alla Levy".
"Ma ancora non ho fatto il colloquio".
"Certo, certo. Sono sicuro che ci metteremo d'accordo. Signorina Trixie, signorina Trixie!"
"Eh?" gridò la signorina Trixie, urtando il portacenere stracolmo, che finì sul pavimento.
"Venga, dia a me". Ignatius gli diede il cappotto, ma quando Gonzalez allungò la mano per prendergli il berretto, gli assestò uno schiaffo. "Ma che bella cravatta! Ormai non ne fanno più così".
"Era di mio padre, che è morto".
"Oh, mi dispiace" disse Gonzalez riponendo il cappotto in uno stipetto metallico, in cui Ignatius intravide un sacchetto simile ai due che stavano sulla scrivania della signorina Trixie. "A proposito, le presento la signorina Trixie, una delle nostre impiegate più anziane. Vedrà, le piacerà".
La signorina Trixie si era addormentata con la testa appoggiata tra i giornali sul tavolo.
"Sì" disse la signorina Trixie alla fine, con un sospiro. "Ah, è lei, Gomez. E' già ora di andar via?"
"Signorina Trixie, le presento un nuovo collaboratore".
"Bel giovane" disse, puntando gli occhi acquosi su Ignatius. "Si vede che è ben nutrito".
"La signorina Trixie è con noi da cinquant'anni e questo dovrebbe darle un'idea di quanta soddisfazione si abbia lavorando per la Levy. La signorina Trixie ha lavorato con il padre dell'attuale proprietario, un vecchio gentiluomo molto fine".
"Sì, una persona fine" disse la signorina Trixie, che non se lo ricordava affatto. "Mi trattava bene; aveva sempre una parola gentile per tutti".
"Grazie" disse in fretta Gonzalez, come un presentatore che tenta di far terminare un numero fallito miseramente.
"Mi hanno detto che la ditta per Pasqua offre un prosciutto cotto" disse la signorina Trixie a Ignatius. "Spero proprio che sia vero. Il Giorno del Ringraziamento non ci hanno regalato il tacchino".
"Anno dopo anno, la signorina Trixie ha assistito a tutte le vicissitudini della Levy" disse il capufficio, mentre l'anziana aiuto-contabile stava ancora balbettando qualcosa a proposito del tacchino.
"Sono anni che aspetto di andare in pensione, ma ogni volta è sempre la stessa storia: mi dicono che devo lavorare ancora per un anno. Ti spremono come un limone" ansimò la signorina Trixie. Poi, dimenticandosi della pensione, soggiunse: "Quel tacchino mi avrebbe fatto comodo".
Si mise a frugare in uno dei sacchetti.
"Se la sente di cominciare a lavorare oggi stesso?" chiese Gonzalez a Ignatius.
"Mi sembra che dobbiamo ancora discutere il trattamento economico e cose del genere. Non è così che si fa?" chiese Ignatius in tono condiscendente.
"Benissimo: in breve, si tratta di lavoro d'archivio, perché è proprio in questo campo che abbiamo bisogno di personale; lo stipendio è di sessanta dollari. Le assenze per malattia o altro vengono detratte".
"A dire il vero, mi aspettavo un trattamento migliore". Ignatius lo disse con l'aria di chi si sente enormemente importante. "Ho una valvola che funziona in modo anomalo e che mi costringe spesso a rimanere a letto. Già ci sono altre ditte che mi vorrebbero, e prima devo valutare bene queste altre offerte".
"Consideri" gli disse confidenzialmente il capufficio "che la signorina Trixie guadagna solo quaranta dollari la settimana, e vorrà ammettere che quella donna ha ben più anzianità di lei".
"Mi sembra anche ridotta maluccio" disse Ignatius guardando la signorina Trixie che aveva sparso sul tavolo il contenuto del sacchetto e stava frugando fra gli scampoli di stoffa. "Non dovrebbe essere già in pensione?"
"Sssttt" fece Gonzalez con un sibilo. "E' la signora Levy che non vuole mandarla in pensione. Pensa che sia meglio che la signorina Trixie faccia qualcosa per sentirsi attiva. La signorina Levy è una persona colta e brillante e ha frequentato un corso di psicologia per corrispondenza". Poi Gonzalez lasciò cadere il discorso. "Ora, per tornare a noi, le assicuro che lei è proprio fortunato a cominciare con lo stipendio che le ho detto. Vede, cercare di assumere gente nuova, giovane, fa parte di un piano ben preciso previsto dalla Levy. Sfortunatamente. la signorina Trixie fu assunta quando ancora non si parlava di tale piano, che non ha valore retroattivo e quindi non può riguardare il suo caso".
"Mi spiace deluderla, signore, ma penso sinceramente che lo stipendio non sia adeguato. C'è un magnate del petrolio che mi offre migliaia di dollari nella speranza di convincermi a farmi assumere come suo segretario personale. Attualmente, sono indeciso se accettare la visione materialistica che quell'uomo ha delle cose, ma penso che finirò col dirgli di sì".
"Inoltre la ditta concede venti cent al giorno come rimborso-trasporti" disse Gonzalez con tono di supplica.
"Ah, be', questo cambia tutto" concesse Ignatius. "Vuol dire che accetterò temporaneamente il lavoro. Devo ammettere che il 'Piano-Levy' mi piace". "Benone!" disse Gonzalez di getto. "Vedrà che l'ambiente le piacerà, vero signorina Trixie?"
La signorina Trixie era troppo presa dai suoi scampoli per rispondere.
"Però mi sembra strano che ancora non mi abbiate chiesto come mi chiamo" disse Ignatius sbuffando.
"Oh, santo cielo, me ne sono completamente dimenticato. Bene, allora, come si chiama?"
Quel giorno si fece vivo anche un altro collaboratore dell'ufficio, lo stenografo; un'impiegata telefonò per dire che si licenziava e da quel momento si sarebbe affidata all'assistenza pubblica. Gli altri non si degnarono nemmeno di avvertire.

© Marcos y Marcos 1998