Come Tantalo cucinò il figlio
e lo imbandì sulla mensa degli dèi
di Luisa Biondetti


Da un nuovo Dizionario di mitologia classica, abbiamo estratto la truculenta storia del progenitore degli Atridi.
Qui, come in tutto il Dizionario, le vicende sono ricostruite attenendosi strettamente alle fonti classiche, spesso tradotte ex novo e utilmente indicate nel corpo del testo, anziché elencate alla fine.
Abbiamo aggiunto qualcosa: i testi di due riferimenti bibliografici (si possono leggere cliccando sulle sottolineature). Una specie di test per verificare come questo Dizionario funzioni da guida per ripercorrere le fonti classiche.



Tantalo
1. Figlio di Zeus e di Pluto (Pausania, II 22, 3); re della Lidia, viveva presso il monte Sipilo; padre di Niobe, di Brotea, di Pelope e, secondo alcuni, anche di Dascilo; nonno di Tieste e di Atreo; bisnonno di Agamennone e Menelao, e di Egisto.
Nell'Odissea (XI 582-92) Odisseo lo incontra negli Inferi: “Vidi Tantalo, che pene gravose soffriva ritto dentro uno stagno: l'acqua lambiva il suo mento. Pareva sempre assetato e non poteva attingere e bere: ogni volta che, bramoso di bere, quel vecchio si curvava, l'acqua risucchiata spariva, la nera terra appariva ai suoi piedi. Un dèmone la prosciugava. Alberi dall'alto fogliame gli spargevano frutti sul capo, peri e granati e meli con splendidi frutti, fichi dolcissimi e piante rigogliose d'ulivo: ma appena il vecchio tendeva le mani a sfiorarli, il vento glieli lanciava alle nuvole ombrose”.
Nell'Odissea è taciuto il motivo della punizione; autori successivi hanno dato varie spiegazioni, tutte basate su un sacrilegio compiuto da Tantalo. Si narrava che avesse rubato l'ambrosia e il nettare (cfr. Pindaro, Ol. I 54-66), che avesse rivelato i segreti degli dèi o, come si vedrà più avanti, che avesse voluto metterli alla prova imbandendo loro le carni del proprio figlio Pelope.
Apollodoro riferisce la punizione di cui parla l'Odissea e aggiunge che un masso gli incombeva sulla testa. Sui motivi della punizione dice sia che aveva svelato i segreti divini, sia che aveva distribuito l'ambrosia (Epit. 2, 1).
Un'altra colpa di Tantalo era legata a un furto commesso da Pandareo. Costui aveva rubato un cane sacro dal santuario di Zeus in Creta e l'aveva affidato a Tantalo. Quando Pandareo lo richiese, Tantalo giurò di non averlo ricevuto. Zeus li punì entrambi: per il furto tramutò Pandareo in roccia, per il falso giuramento fece sprofondare Tantalo. Cfr. Pausania, X 30, 1-2. Secondo un'altra versione, fu Ermes a chiedere a Tantalo il cane sacro, per conto di Zeus. Tantalo giurò il falso e fu punito.
Ma la colpa più grave commessa da Tantalo fu l'uccisione di Pelope. Tantalo fece a pezzi il figlio ancora bambino e, dopo averlo cucinato, lo imbandì sulla mensa degli dèi. Nessuno toccò il cibo, eccetto Demetra che, affamata, divorò una spalla. Per ordine di Zeus il corpo di Pelope fu ricomposto, la spalla mancante fu sostituita con una d'avorio e Pelope venne resuscitato.
Perché Tantalo abbia offerto le carni di Pelope è spiegato da alcuni come atto di grande devozione - a causa di una tremenda carestia Tantalo non avrebbe avuto alcun cibo da offrire agli dèi - e da altri come una sfida: Tantalo avrebbe compiuto il terribile gesto per mettere alla prova l'onniscienza degli dèi.
La stirpe di Tantalo si macchiò di orrendi delitti: Atreo scacciò il fratello Tieste da Micene, poi, saputo che il fratello era l'amante di sua moglie Erope, volle vendicarsi: fingendosi desideroso di rappacificazione, lo accolse nella reggia e gli imbandì le carni dei tre figli che Tieste aveva avuto da una Naiade. Quando Tieste ebbe mangiato, Atreo gli mostrò le teste. Tieste fuggì a Sicione e chiese all'oracolo come vendicarsi. L'oracolo rispose che l'avrebbe vendicato il figlio che sarebbe nato da lui e dalla figlia Pelopia. Tieste, senza farsi riconoscere, violentò la figlia. Costei, quando seppe che il suo violentatore era il padre, inorridita, si uccise con quella stessa spada che il figlio Egisto avrebbe poi usato per uccidere Atreo. La serie di delitti continuò con l'assassinio di Agamennone da parte del cugino Egisto e di Clitemestra, e con l'uccisione di Clitemestra e di Egisto da parte di Oreste.
Pausania (loc. cit. e V 13, 7) dice che la tomba di Tantalo si trovava sul monte Sipilo in Lidia.

2. Figlio di Niobe e di Anfione (Apollodoro, Bibl. III 4, 6).

3. Figlio di Tieste o di Brotea. Fu il primo marito di Clitemestra e venne ucciso da Agamennone (Pausania, II 22, 3; 18, 2). Secondo alcuni, Tantalo ebbe da Clitemestra un bambino, ucciso anch' egli da Agamennone. Per Igino, invece, erano Tantalo e Plistene i figli di Tieste che Atreo uccise e offrì in pasto a Tieste in un banchetto (Fab. 88, 1). Anche nel Tieste di Seneca Tantalo e Plistene sono figli di Tieste.


© Baldini & Castoldi 1997