Raccontare l'anima
di Sandro d'Alessandro


Un libro di psicologia, non un manualetto usa e getta, e oltretutto di un autore ritenuto "raffinato", è stato per numerose settimane in testa alla lista dei best seller negli Stati Uniti, tra la fine del 1996 e l'inizio del 1997. Ora arriva in Italia. E' Il codice dell'anima. Carattere, vocazione, destino di James Hillman (Adelphi).

Quasi quattrocentomila copie vendute in America. Il successo è cominciato dopo l'apparizione di James Hillman nel popolare talk-show di Oprah Winfrey, un programma che incrementa costantemente i suoi elevatissimi indici di gradimento, secondo Neilsen, e che pare essere una vera e propria fabbrica di best seller. Considerata l'inarrestabile ascesa del talk-show, "It's not hard to guess what every author's fervent wish is", concludeva Daisy Maryles nella rubrica "behind the bestsellers" sul Publishers Weekly.

In Italia un celebre conduttore di talk-show ha preso il posto di Beniamino Placido al Salone del Libro di Torino. E' una sfida. Dovrebbe riguardare le vendite medie dei libri, però, che sono basse. Per la fabbricazione di improbabili best-seller a Costanzo bastava il teatrino.

A Hillman invece non bastava il successo raggiunto con i suoi libri precedenti. Non si capisce infatti perché "uno psicologo geniale e immaginoso come James Hillman" - così lo definisce Pietro Citati sulla Repubblica - dovesse essere tanto stimato in ristrette cerchie di junghiani e in poco più ampie cerchie di lettori attenti, ma fosse così poco letto. Relativamente, s'intende, ma che cosa si può leggere di più illuminante e coinciso sulla masturbazione, per esempio, del suo Saggio su Pan? Lettori? Certamente meno di quelli settimanali di un qualsiasi rotocalco che qua e là furbescamente tratta di sesso, con inchiestine e pareri di esperti in quattro chiacchiere, in Italia come in America.

Dunque, ben venuto e buona fortuna al Codice dell'anima, anche in Italia. Libro di facile lettura, scritto bene e ben tradotto (da Adriana Bottini), pieno di cose giuste, che dovrebbero alzare la domanda del pubblico verso la psicologia, altrove dette da Hillman in modo più esoterico. Qui, benché si chiami in causa Platone, ci si riferisca all'anima o destino individuale con il termine greco daimon, e se ne mostri l'esistenza non attraverso difficili casi clinici ma ricorrendo alle vite di divi quali Judy Garland, John Lennon, Quentin Tarantino e Woody Allen, di figuri quali Hitler, i serial killer, Richard Nixon e Henry Kissinger, di difficile a un primo livello non c'è nulla. A cominciare dall'esposizione del tema, che anzi è popolare: quella vaga "sensazione che esiste un motivo per cui la mia persona, che è unica e irripetibile, è al mondo, e che esistono cose alle quali mi devo dedicare al di là del quotidiano e che al quotidiano conferiscono la sua ragion d'essere". Insomma, "tutti, presto o tardi, abbiamo avuto la sensazione che qualcosa ci chiamasse a percorrere una certa strada". Niente di male nel captare una domanda diffusa nelle forme in cui giunge comunemente all'espressione. Niente di male a costruire metafore un po' gnostiche un po' new age mediante le quali guidare in una sapiente esplorazione della psiche. Susan Jacoby sul New York Times (settembre 1996) se la prende a torto con le metafore di Hillman. A suo merito però l'aver citato, in opposizione a Hillman quanto all'uso delle metafore angeliche, Il libro del riso e dell'oblio di Kundera, che è veramente bello, forse il suo più bello.

Ma se tutti hanno una strada, un destino, un'anima, un angelo, "esiste un angelo mediocre? Una vocazione alla mediocrità?" Bella domanda. Si possono dare risposte diverse. Questa per esempio: "Per molti la vocazione è di tenere accesa la lampada sotto il moggio, di porsi al servizio della via di mezzo, di restare in mezzo alla truppa. E' la vocazione all'armonia dell'uomo", aggiunge a sorpresa Hillman. "E si rifiuta di identificare l'individualità con l'eccentricità. La vocazione accompagna la vita e la guida in maniera impercettibile e in forme meno vistose di quelle a cui si assiste nelle figure esemplari presentate in questo libro. Siamo tutti chiamati; lasciamo perdere gli eletti."
Questa è di tutte le risposte alla questione dell'angelo mediocre quella che più interessa a Hillman, "perché assume la mediocrità come una forma di vocazione e nello stesso tempo la ridefinisce radicalmente, liberandola dalle norme statistiche e sociologiche". In questo modo forse si ottiene anche di "smascherare la mentalità della vittima", che è scopo dichiarato del libro. Ma le vittime, statistiche e sociologiche, si accontenterebbero di sapere che "il daimon dà importanza a tutti, non soltanto ai VIP"?

Verso la fine del libro, Hillman riporta la domanda rivoltagli in riva al Lago Maggiore da Gilles Quispel, studioso della gnosi, tra una boccata di pipa e l'altra: "Come fa lei, Hillman, a seguire Platone e contemporaneamente la democrazia?"
Altra bella domanda. Alla quale l'affascinante viaggio nel Codice dell'anima non dà una risposta convincente. Forse perché non c'è, né per Hillman né per altri. Ma forse non è nemmeno tanto importante che non ci sia.

 

Hillman su Internet

Il sito è Worldmind. Nella sezione delle Interviews. Fino a qualche tempo fa c'era una lunga intervista registrata alla fine del 1995. Nell'intervista che vi proponiamo, registrata alla fine del 1996 e diffusa da "Futurist Radio Hour" nell'area della baia di San Francisco, Hillman parla del Codice dell'anima.

L'indirizzo cui collegarsi è il seguente:
http://www.worldmind.com/Cannon/Culture/Interviews/hillman2.html