Buon sangue non mente, Viskovitz
di Alessandro Boffa

(Alessandro Boffa, Sei una bestia, Viskovitz, pp.111-115, Garzanti 1998)


"Papà, a te le cose come andavano, da piccolo?".
"L'infanzia è il periodo più bello nella vita di uno squalo, Junior. Mia madre era un gran pesce, lei sì che ha saputo nutrirmi. Naturalmente ci ho messo un po' di tempo a mandarla giù, ero così piccino, ancora in gestazione. Ho cominciato da dentro e mi son fatto strada tra gli organi più sanguigni, così non posso dire di averla conosciuta. Ricordo però che aveva un buon cuore".
"Eri figlio unico?".
"No, avevo due fratelli dallo stesso parto. ‘Visko’, mi avevano rimproverato, ‘ora chi ci educherà?’. In quei giorni non li potevo digerire. Poi, a stomaco vuoto, ho cominciato a educarli io".
"Non hai sofferto di solitudine?".
"Beh, a un certo punto ho sentito un vuoto. Ma a colmarlo ci hanno pensato gli zii, i cugini, i nonni. La famiglia ce l'ho nel sangue, Junior. Anche gli amici mi hanno aiutato a tirare avanti. Tutto è filato liscio fino all'adolescenza, direi. Poi ho avuto la mia prima remora".
"Di che tipo?".
"Del peggiore. Ne ricordo ancora il nome: Zucotic".
"Ti ha creato molti problemi?".
"Beh, sì. Sai come sono quelle bestie. Dicono di eser dei simbionti, ma in realtà sono parassiti. Ti si attaccano alla pancia con le dentature della pinna e non ti mollano più. Ma la cosa peggiore è la loro ipocrisia. Criticano ogni tuo boccone, ti riempiono di sensi di colpa. Ti raccontano la storia personale di tonni e aringhe, così quando te li mangi perdi l'entusiasmo e a loro restano più avanzi. Ho visto remore più grasse di squali, figliolo".
"Non potevi chiedere a qualcuno di togliertele?".
"Si, ma in quel periodo non avevo molti amici. E in fondo Zucotic era la mia unica compagnia. Sai, quando sei giovane, una remora esperta può perfino convincerti che ti è utile. Quando però mi ritrovai sotto la pancia anche Petrovic e Lopez, capii che era arrivato il momento di fare qualcosa e cominciai a cercare uno squalo che potesse aiutarmi. Qualcuno che volesse ricambiare un favore. Fu così che conobbi tua madre, Ljuba".
"Aveva molte remore?".
"Tante che riuscivi a vederle solo le pinne. Ma non era poco, ti assicuro. Le pettorali erano grosse come razze, quella anale flessuosa come un'alga. Anche la carenatura del peduncolo caudale si faceva guardare, ma era soprattutto l'occhio che ti colpiva, rosso e infossato nello spiracolo, cattivo come il veleno".
"Vi siete subito intesi?".
"Beh, i primi contatti furono difficili, anche perché le remore non sono stupide. Sanno riconoscere il pericolo e non ci pensano due volte a cacciarti le dentature nella cute. Pian piano nacque però una simpatia tra i miei parassiti e i suoi. E poi addirittura un affetto. Pensa che a un certo punto le mie remore facevano il comodo loro con le sue e noi lì, a sfiorarci le pinne e guardarci nell'occhio".
"Non potevi... sì, insomma..."
"Le sue remore erano soprattutto sul sesso".
"E non potevi togliergliele?".
"Certo, ma non voleva. Aveva il terrore di restare incinta".
"Già, come tutte le squale".
"Comunque a un certo punto ruppi gli indugi e gliele divorai. Lei ricambiò, e nacque un grande amore. Liberi da ogni freno, la nostra passione divenne furibonda, Junior. Ci amavamo nel corpo squartato dei cetacei, tra la polpa delle nostre prede. Solo addentando la carne altrui potevamo evitare di divorarci a vicenda, capisci? In ogni fondale portavamo scandalo e devastazione, amore e morte, lussuria e lutti. Naturalmente non potevamo pretendere che su di noi non restasse neppure un graffio. Così, un giorno, nell'acqua la concentrazione del suo sangue fu più alta di quella dei suoi ormoni. E a quel punto ho dovuto mandarla giù. E stato mentre la spolpavo che ho visto sporgere la tua testina. Profondo oceano! Mi hai fatto proprio tenerezza. La tua pinna dorsale era poco più di una squama. Sei nato prematuro, Junior, anche per questo sei venuto fuori così handicappato".
"Ma io non sono handicappato, papà".
"Sì che lo sei. Ed è colpa mia. Non dev'essere bello per un piccolo vedere il padre sbranare la madre, e non lasciargliene neppure un boccone. Odio, senso di colpa, paura... alla fine ci si riduce come te. Si cresce senza cattiveria, senza voglia di sangue. Prima ti ho visto giocherellare con quel merluzzo, perché non l’hai ucciso?".
"Mi era simpatico, papà".
"Vedi...".
"Ci sarà pure un modo di campare senza far del male al prossimo".
"Certo, campare a mie spese. Come una maledettissima remora! Maledizione, ti ho già spiegato che non c'è niente che faccia più bene del male. Qui l'unica critica che capiscono è la nostra, quella dei denti. Siamo noi che facciamo funzionare questo fottuto oceano, è chiaro? Immagina cosa succederebbe se a ogni incapace fosse permesso di viverci senza essere divorato".
"Forse nuoteremmo tutti più rilassati, forse impareremmo a rispettarci". "Il rispetto te lo devi guadagnare, ragazzino, anche quello di un'aringa. Loro lo sanno che li uccidiamo per il loro bene, per questo ci rispettano".
"Ma...".
"Ma nessuno rispetta te, Junior. Guardati attorno: i tonni e le cernie, se la ridono. Parli come una remora, ti comporti come una remora, te ne stai lì aggrappato alla mia pinna. Stai diventando un parassita, maledizione! L'altro giorno, quando quella tipa mi ha chiesto ‘Vuoi che te lo tolga?’, cosa credi che abbia provato? Suo figlio ha la tua età e ha già divorato cinque o sei baby-sitter, ti rendi conto? Non può continuare così. Non se il nostro nome è Viskovitz".
"E' che ho altri interessi, papi".
"Già, trastullarti coi pesci palla e i cavallucci marini. Collezionare diatomee. Sentimi bene: stasera a cena ci sarà Lara con le figlie. Non farmi fare brutte figure, come l'altra volta con quei trichechi, o ieri sera con quei pescatori".
"Perché, che ho fatto?".
"Hai più di trecento denti, Junior. Non te li ho dati per farci sorrisetti scemi. Te lo ripeto ancora una volta: a pranzo, non è che uno si rivolge tutto compunto a chi gli sta vicino e chiede: ‘Scusi, mi passa quel naufrago?’. Uno abbranca e sbrana, squarta e distrugge, strappa la roba dalle fauci degli altri e morde pure loro, sono stato chiaro?".
"Anche i commensali?".
"E' naturale. Ad esempio, stasera sarebbe carino che tu squartassi almeno una di quelle bambine".
"Ma sono le figlie dell'invitata!".
"Certo, idiota. Si porta sempre qualcosa per contribuire alla cena, è cortese... Guarda, eccole che arrivano, mi raccomando, le buone maniere... Ciao, Lara! Salve, ragazze!".
"Ciao, Visko. E questo sarebbe il figliolo, vero? Bene, bene... Uh, uh, uh! Sono quelli i tonni di cui mi parlavi? Oh, Visko, non dovevi... tonni argentati... che rarità!".
"Sì, Lara. Forza, ragazzi, non lasciamoceli scappare!".
Aaargh. Gnarl. Chop. Growl. Uhi. Slash. Gasp. Squash. Yum.

"Grazie, Junior, per la bella serata. Tuo padre è stato delizioso".
"Anche vostra madre non era male. Buonanotte, ragazze".

© Garzanti 1998