Come Amedeo combatté contro il Booz
di Stefano Benni


(Stefano Benni, Bar Sport Duemila, Feltrinelli 1997, pp.49-57)

"Il videogame o il gioco elettronico è sicuramente una delle novità più rilevanti del settore svago e spasso del bar: la sua comparsa è pari, per importanza, a quella del biliardo, del Juke-Box e del Flipper. Ma il suo inserimento nel tessuto ludico-baristico è stato pù traumatico e la frattura epistemologica più netta." Così dice il famoso filosofo da bar René Tombolini, morto l'anno scorso in una rissa dopo una morra.
"Il videogame," prosegue Tombolini, "accentua la tendenza prevalente di questa fine secolo, e cioè lo slittamento dell'offerta di variabili tecno-aleatorie verso aree giovanili con progressiva emarginazione e musealizzazione del ludus senile."

In parole povere, si pensa sempre più a giochi per giovani, che richiedono riflessi, lucidità e dominio delle lingue, mentre agli anziani vengono riproposte sempre le vetuste bocce, stecche e carte. Se il biliardo, infatti, non ha limite di età, se il juke-box ha un apposito settore revival, e se anche un anziano può accostarsi a un flipper una volta spiegatagli la differenza tra tilt e ictus, il videogame comporta "un gap generazionale-neurologico non colmabile con un parziale adattamento al segmento simbolico". (Citiamo sempre il Tombolini.)
Ecco perché, nei bar di tutto il globo, i primi videogame ebbero accoglienza contrastata: troppo rumorosi, si diceva, anche se una videobattaglia contro gli alieni non sparge più decibel di un litigio tra giocatori di tresette o di un orgasmo di flipperista.
La verità è che i rumori elettronici erano nuovi e inquietanti, rispetto al lento brontolio e schiocco delle boccette, e alle già note scampanellate del flipper. Dal videoscatolone in fondo alla scala uscivano conati elettronici, esplosioni, gemiti, musiche arcane, e questo turbava i clienti più anziani.
C'erano casi di persone che si alzavano dalle sedie sentendosi chiamare, o fuggivano urlando "i tedeschi", o convocavano d'urgenza un'ambulanza. E soprattutto le musichette, ossessive e di non eccessiva originalità, mandavano in bestia più di un avventore. Ma a tutto ciò ci si abitua, come testimonia la storia di Amedeo, il vendicatore di Vega.

Il signor Amedeo Passarini, pensionato di anni settanta, detestava ferocemente i videogame. Nei primi anni in cui fu tentata la videocolonizzazione del Bar Calimero, ne sabotò ben tre, per motivi diversi.
Il primo gioco, Pacman, emetteva una musica fastidiosa e monotona. Nonno Amedeo, che aveva un passato di elettricista, provocò un corto circuito con incendio, e diede l'allarme "al fuoco" quando del videogame non era rimasto che un rottame fumante.
Il gioco Air Battle, con bombardamenti aerei, ricordava tristemente ad Amedeo le notti trascorse nel rifugio. Fu distrutto mediante impeciatura dello schermo e dei comandi, operazione di laboriosa attuazione ma di devastante efficacia.
Riguardo al terzo gioco, Street Combat, in cui le urla dei lottatori dentro e fuori lo schermo superavano livelli da stadio, nonno Amedeo sabotò prima l'audio, poi distrusse il monitor con un'ascia da pompieri. Rimproverato dal proprietario rispose di aver agito così perché "credeva che dentro ci fosse qualcuno che si faceva male".
I ragazzini del quartiere vennero a sapere del Veccho Pazzo Distruttore di Videogiochi, e smisero di frequentare il bar. Perciò quando arrivò il nuovo gioco Space Vega Queen (la regina spaziale di Vega) nessuno si avvicinò.
Ma il destino era in agguato nelle giovani sembianze del nipote di Amedeo, Passarini Nicola di anni nove. Nicolino era il prediletto del pensionato e alla sua tenera età era già provetto in ogni attività computeristica, videoludica e internetica. Quando nonno Amedeo lo portò al bar per il gelato, notò lo sguardo bramoso rivolto a Space Vega Queen. Tanto era l'amore per il nipote che si disse disposto a pagargli una partita.
Nicolino però gli spiegò con un sospiro che quello era un videogame appassionante, ma con un difetto di fabbricazione.
- Vedi nonno, - gli disse - il gioco ha per protagonista Bileman, un ometto giallo, detto il guerriero limoncino, che è armato del mitra tarocco e della spada mandarina. L'avventura ha cinque livelli: nel primo livello bisogna attraversare la palude di Vega eliminando le rane bavose e i rospi sparamerda. E fin qui è facile. Poi si va nel deserto vegano, dove bisogna distruggere i vermi delle sabbie, i guerrieri porcosauri e il loro Re Big Pig, che va seppellito a cazzotti nella sabbia. Nel terzo livello Bileman vola nello spazio schivando gli asteroidi fino a raggiungere il pianeta dei Dodici Bananoni, che bisogna distruggere senza scivolarci sopra, sbucciandoli a spadate. Ma ecco il difficile: nel quarto livello si arriva, tra ponti sospesi e agguati di condor, alla reggia della principessa di Vega, una gran videognocca chiusa in gabbia dal malvagio Re Zamrang. Si deve scalare la montagna stregata evitando l'Orsobruco e i Macigni Musicali, per raggiungere l'ultimo livello, cioè la grotta sacra. Ma il guardiano della grotta è il grande Booz. Il Booz è un mostro verdastro, brufoloso e viscido che bisogna colpire duemilacinquecento volte in un minuto, se no ti mangia. Ma evidentemente c'è stato un errore del programmatore, perché il grande Booz può essere colpito solo duemila volte al minuto. Non c'è dito al mondo che possa premere il tasto di sparo a velocità superiore: perciò ogni giocatore si ferma al quarto livello e il povero Bileman non ha mai raggiunto l'amata principessa. Questo gioco è la vergogna della ditta che lo ha prodotto, è stato ritirato dal commercio e se ne trova qualche esemplare solo nei posti più derelitti e isolati, dove nessuno ci gioca.
Non capisco proprio cosa ci faccia qui - concluse meditabondo Nicolino.
- Mah - disse nonno Amedeo, facendo lo gnorri.
- A volte, - concluse sconsolato il bambino - anche la tecnologia sbaglia, e bisogna rassegnarsi.
- Ma l'artigianato non si arrende mai, nipote mio - disse Amedeo con una strana luce negli occhi.

Iniziò così la misteriosa trasformazione di nonno Amedeo. Un giorno il barista udì provenire dalla sala dei videogame un infernale frastuono elettronico, e trovò il pensionato che si esercitava al gioco.
- Sei pazzo! - lo ammonì il barista. - Non è roba per te.
- Mi piacciono i colori - rispose secco Amedeo.
In effetti, trovò che spiaccicare le rane bavose e i rospi sparamerda era abbastanza divertente, anche se per molti giorni non riuscì ad andare oltre il primo livello. Il barista sospettò qualcosa di strano quando lo avvertirono che Amedeo era andato in banca col libretto al portatore, e aveva ritirato un milione in monete da cinquecento.
La sera stessa Amedeo si drogò con due Fernet e scomparve nella sala, dove iniziò a pestare sui videotasti come un pianista rock. In pochi giorni era già al terzo livello, e il suo grido "te l'ho messo in culo maledetto porcosauro!" iniziò a disturbare i clienti, alcuni dei quali chiesero se non era il caso di convocare un medico.
Nonno Callisto disse che quello era sicuramente un rimbambimento con revival di eros infantile, e relativo desiderio di smanettare qualcosa.
Il rappresentante Carota disse che c'era stato un caso analogo nel Sud Italia, dove un novantenne era impazzito giocando ossessivamente a Shot the Duck (spara all'anatra) e aveva distrutto a fucilate due pollerie.
Il medico Abalone disse che non poteva continuare così, e presto il fisico di Amedeo avrebbe ceduto.
Intanto però il pensionato era già al terzo livello e sbucciava Bananoni con tale abilità che alcuni ragazzini della zona vennero ad ammirarlo. Quando poi si sparse la voce che Amedeo era già a metà della montagna stregata, e stava combattendo con l'Orsobruco, si creò un piccolo pubblico. Pubblico che assommava ormai a cinquanta minorenni, quando Amedeo si trovò per la prima volta davanti al grande Booz.
Fu un incontro drammatico: il Booz era un incrocio tra una merda di mucca e un panettone vomitato. Quando vide Amedeo sbavò oscenamente e disse con voce cavernosa:
- Di qua non passerai, terrestre!
- Lo dici tu, prepotente - disse Amedeo, che aveva grandi doti di immedesimazione.
Il combattimento durò pochi minuti, e il Booz divorò il guerriero limoncino, cioè Amedeo, senza alcuna difficoltà, lanciando una risata di scherno.
Amedeo giocò un mese intero, spendendo quasi tutta la pensione e gonfiandosi il dito, ma fu battuto ogni volta. Nicolino aveva detto il vero: per quanto veloci si potesse essere, non si poteva distruggere il Booz!

Amedeo scomparve dal bar. I suoi giovani fan chiedevano invano notizie. I vecchi amici supponevano che, per la delusione, non volesse vedere più nessuno. A una certa età, le sconfitte pesano.
Intanto il videogame si copriva di polvere e veniva usato per lo più come appoggio di lettura. Qualcuno cominciò a preoccuparsi dell'assenza del pensionato, ma una spedizione di controllo a casa Passarini riferì che Amedeo era stato visto entrare e uscire dal garage condominiale dopo aver effettuato acquisti presso numerosi negozi di ferramenta della zona. Dall'interno del garage venivano rumori di martello e di fresa, lampi di saldatrice e bestemmie a mezza voce. Amedeo si consolava della sconfitta cibemetica col lavoro manuale, forse riparazione e montaggio di biciclette, motocicli o affini. Inoltre aveva annunciato a Nicolino una "grossa sorpresa" entro la fine del mese. Un tandem? Un sidecar? Ma la sorpresa ci fu davvero. quando, un sabato pomeriggio, Amedeo si ripresentò al bar portando sull'Apecar un misterioso macchinario coperto da un telo. I suoi occhi brillavano di sovrumana eccitazione. Indossava un clamoroso vestito color limone, e scarpe gialle da Topolino, proprio come Bileman.
- Adesso la vedremo, - ripeteva - oh sì che la vedremo!
La notizia dell'improvviso attacco di follia del vecchio radunò subito una folla di curiosi. E davanti agli occhi di tutti, Amedeo scoprì trionfalmente la sua invenzione, annunciandola al mondo.
Si trattava del:

SUPERPICCHIOTRiVELLA

Ovvero:
Prototipo a nafta "Hot Head".
Ovvero:
Sistema Passarini-Landini-Wupperthal per ausilio meccanico ad attività ludiche manuali.
Ovvero:
Stracciaculo-di-Booz.

La macchina era così composta: un motore da trattore Landini 500 "Testa Calda" con avviamento a fiammata di gas azionante un albero a camme dotato di martelletto Wupperthal al tungsteno che Amedeo collocò perpendicolarmente al pulsante rosso del videogame, quello con cui si sparava. Tra il martelletto e il tasto c'era spazio sufficiente perché Amedeo potesse iniziare manualmente il gioco, dopo aver dato al nipote misteriose istruzioni a bassa voce.
Sotto gli occhi di una folla dapprima attonita, poi sempre più convinta, Amedeo diede inizio alla partita: il guerriero limoncino distrusse in breve tempo le rane bavose e i rospi sparamerda spiaccicandoli in diversi punti dello schermo, e accompagnando ogni omelette di batrace con un Olè!

Indi distrusse duecento vermi e altrettanti porcosauri, e conficcò nella sabbia il re Big Pig in assoluta souplesse, sorseggiando addirittura un aperitivo. Agli astanti lanciava ogni tanto degli sguardi da primadonna, come a dire "il bello deve ancora venire!"
Il terzo livello fu affrontato in un clima di tifo quasi calcistico, e i Bananoni vennero sbucciati uno dopo l'altro. Si salì al quarto livello e apparve sullo schermo la principessa di Vega, in bikini argentato e tette fosforescenti, accolta da complimenti in dialetto, in lingua e in simil-inglese. Il guerriero limoncino schivò con grande perizia i Macigni Musicali e scalò la montagna. Ed ecco che lo attendeva, all'entrata della grotta, il grande Booz.
Un fremito d'orrore percorse il pubblico, ma lo sguardo di Amedeo non tremò. Il Booz strisciò in primo piano sullo schermo con la consueta viscida arroganza. Qualcuno giura di averlo sentito dire: "Ancora qua, nonnetto del cazzo?". Il guerriero limoncino, azionato da Amedeo, si gettò contro il Booz puntando il mitra tarocco, ma il nostro reagì bombardandolo di schizzi e lapilli. Il guerriero diventava sempre più pallido e debole, e un mormorio di delusione percorreva gli spettatori, quand'ecco che avvenne il colpo di scena.
- Adesso! - urlò Amedeo, Nicolino scaldò col gas la testata del Landini provocandone l'accensione. Si udì il rumore di dodici motociclette smarmittate e una nube di fumo nero invase la sala. Il Superpicchiotrivella partì e il martelletto iniziò a percuotere il tasto del videogame a una frequenza calcolata da alcuni tra i sei e i settemila colpi al minuto.
Durante quel minuto accadde di tutto. La gente sveniva per la puzza, la calca e l'eccitazione. Il videogame vibrava, fumava e si spostava a balzi di dieci centimetri sotto l'azione del terribile Superpicchio. Amedeo urlava insulti e incitamenti, Nicolino e i suoi amici saltavano come canguri per vedere meglio. Ma più di tutti rumoreggiava il Booz, investito da una scarica di colpi tre volte superiore a quella consentita a un dito umano. Vomitava muco, ululava di rabbia, si contorceva, muggiva, finché con un urlo amplificato e udito in tutto il rione, esplose fragorosamente schizzando brandelli (dice la leggenda) fin dentro la zuccheriera del bar.
Tra gli applausi, sullo schermo, apparve la scritta:

Ultimo livello! Complimenti, hai liberato la principessa!

Mentre una pattuglia della polizia, richiamata dal frastuono, irrompeva nel bar, il guerriero limoncino abbracciava la bella di Vega e una marcia nuziale elettronica suggellava quell'amore ritenuto ormai impossibile.
- Niente di grave, capitano, - comunicò l'agente della Volante alla Centrale - nessuna rissa o rapina. Il signor Amedeo ha distrutto il Booz.
La storia non finisce qua. Mentre nel bar si stappavano bottiglie, nella sede della ditta di giochi Videoworld Cannarella Nakamura, alle due del pomeriggio (ora della California) sul computer centrale apparve la scritta: Booz destroyed.

- Impossibile - gridò il Primo Manager, e subito digitò sulla tastiera: Where?, dove?
- Videogame nr. AG 743/143, in dotazione al Bar Calimero di Silvagni Calimero, licenza comunale 7037, Italy - segnalò il computer.
Furono convocati tutti i manager dal secondo al decimo livello, oltre allo staff che aveva ideato il gioco, attualmente addetto alle pulizie.
- Ho una grande notizia! - esclamò il Primo Manager. - L'unica macchia della nostra produzione è cancellata. L'ultimo livello del gioco Regina di Vega è stato raggiunto pochi minuti fa. E quindi possibile distruggere il Booz! La nostra concorrenza dovrà smettere di umiliarci con la storia del Cesso di Vega. Anzi, lanceremo subito un nuovo slogan pubblicitario: Nakamura: difficile, non impossibile!

Saltarono tappi di birra, avvamparono sigari, si gioì e si pianse. Anche i manager, talvolta, hanno un'anima.

Pochi giorni dopo, previa telefonata di avviso, al Bar Calimero faceva la sua apparizione una limousine gialla lunga come un sottomarino, da cui scese un bikini argentato avvolgente nientemeno che la regina di Vega, alias Lola Loveboy, spogliarellista di Las Vegas scelta tra milleduecento aspiranti al ruolo. La accompagnava il Primo Manager John Nakamoto Cannarella, il quale spiegò ad Amedeo che, essendo l'unico al mondo ad aver vinto il Booz, aveva vinto un premio speciale: e cioè un week-end a Las Vegas con Lola.
Amedeo ringraziò sentitamente e si inchinò, baciando la mano alla regina. Ma nel far ciò ebbe una vertiginosa visione della sua scollatura e il cuore non resse. Quel week-end non ebbe mai luogo.
Un mese dopo il videogame fu portato via, e al suo posto venne messo un ritratto di Amedeo con la scritta:
"Amedeo Passarini, pioniere del lavoro italiano, qua uccise il terribile Booz e liberò la regina di Vega, pagando con la vita il suo ardimento. Gli amici, con indimenticato affetto, posero".
Il Superpicchiotrivella, con poche opportune modifiche, diventò un ottimo infilatappi per bottiglie.
Nicolino fu assunto a Pasadena dalla Nakamoto Cannarella, e li sta progettando il gioco Amedeo's Revenge il cui protagonista è un vecchietto che deve salire cinque piani di uffici per ritirare la pensione.
Alla fine di questo racconto, resta irrisolto il dubbio iniziale: i videogame fanno bene o male?

© Feltrinelli 1997