La rete, la televisione, la confusione



A questo punto il dibattito sui rapporti fra Internet e la TV sta raggiungendo i luoghi del paradosso. I toni sono sereni e divertiti, per fortuna, ma se ne sentono d`ogni tipo. Il seminario moderato da Ferhan Cook (Media Play International) qui a Milia, si è presentato con un titolo ottimista: "La televisone incontra la rete: produrre contenuti per media convergenti". Dal dibattito non si può dire che siano in atto incontri e convergenze. Meglio: le strategie in campo son d`ogni tipo, le cose si fanno, ognuno è convinto di fare la cosa più in linea con il futuro e uno standard è lontano. In linea di massima è una buona situazione, così aperta e priva di cornici.

Molti discorsi stanno su una base tecnologica precisa: la possoibiltà di usare il televisore come strumento per navigare in rete, al posto del computer. E’ la web TV, già sul mercato da quasi un anno. Sono più di un miliardo gli apparecchi televisivi sparsi per il mondo. Se fossero collegati alla rete, consentendo funzioni semplici ma esaurienti per gli interessi di un largo pubblico, gli effetti sull'uso della rete sarebbero di evidente enorme portata. Ovviamente si pensa al commercio on line. Nel 1998 il 2,9% delle famiglie USA dovrebbe utilizzare la TV come accesso alla rete, ci dice un’inchiesta presentata a Milia. Le proiezioni verso il 2000 parlano di un 20%, sempre in USA. È un dato interessante, che rivela come la scelta di usare un computer è largamente prevalente per la gente. E quindi: ramo quasi-secco nell’albero evoluzionistico delle tecnologie multimediali, questa web TV? Difficile dirlo, al momento.

Sono interessate a questo mercato le aziende televisive. Altre non ci pensano nemmeno. Uno scoppiettante.
Andy Conroy, direttore di produzione della BBC Multimedia, ha intrattenuto (spesso con brillanti battute che hanno scaldato tutti i presenti all`Auditorium Debussy) di Milia. Conroy crede che le reti televisive debbano costruire web, usando il patrimonio di contenuti e immagini che la televisone produce. Ovvero: estrarre il meglio del piccolo schermo, metabolizzarlo, e metterlo sul web. Nessun trasferimento automatico: bisogna lavorare con criteri narrativi "da rete" e bisogna fare bene il lavoro di webmaster. Altre filosofie possibili – qualcosa già si vede – usano il web come accesso interattivo ad una trasmissione televisiva. Si chiede al pubblico, per esempio, di votare su qualche domanda costruita sui temi trattati in onda. Niente di nuovo, in sostanza, rispetto ai mega centralini con numero verde già attivi da tempo. Qualcosa di più consistente, invece: i rapporti fra serial di animazione e giochi interattivi; od anche fra serial filmati e giochi. In questa prospettiva si inserisce il DVD, CD Rom ad lata potenza. Dobbiamo immaginare lo scenario seguente. Sullo schermo TV appaiono le immagini del serial preferito (potrebbe essere Ercole), oppure quelle di un film come Space Jam, dove Bunny gioca a basket con Mike Jordan. Il tutto gira su un DVD che contiene, però, un`area interattiva nella quale, utilizzando le stesse scene, si può iniziare a giocare, ripetendo in prima persona la scena e magari cambiandone l`esito narrativo.

Si può essere sicuri, tuttavia, che la resa di una storia filmata si mantenga con identici livelli di gradimento e successo se trasportata in gioco interattivo?
Nascono molti dubbi. Si sottolinea il fatto che, in questi progetti, l`interattività è simultanea. Non si ha prima un film o un animazione di successo che poi diventa gioco; accade, invece, che l`utente si muove quando vuole da un territorio all`altro. Al momento nessuno si sente in possesso di criteri efficaci

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