| Intervista a Sherry Turkle |
|
(Marco Gasperetti, Computer e scuola. Guida all'insegnamento con le nuove tecnologie, pp.149-151, Apogeo 1998)
Virtuale e reale, reale e virtuale. Quasi un'ossessione nel pensiero di Sherry Turkle, sociologa e psicologa al Massachusetts Institute of Technology di Boston. Così come ricorrente nel pensiero della Turkle è il concetto di opacità. Secondo la studiosa, considerata tra le maggiori esperte mondiali dei processi sociali generati dai media, la nostra società è sempre più imperscrutabile nella profondità delle cose e visibile, quasi riflettente, in superficie. Per spiegare il concetto la Turkle usa la similitudine delle interfacce grafiche. Una volta, con i vecchi sistemi operativi l'interazione uomo-macchina era più trasparente anche se più difficile. Però chi possedeva qualche nozione tecnica poteva seguire i processi che avvenivano all'interno della macchina. Con l'avvento dei sistemi operativi a icona (Machintosh e Windows) tutto è diventato molto semplice in superficie e molto complesso in profondità. Con il mouse spostiamo cartelle e file dall'aspetto di foglietti e non ci accorgiamo dei comandi spesso complicati che impartiamo alle macchine. Con Sherry Turkle, che per Apogeo ha pubblicato La vita sullo schermo, abbiamo avuto un breve colloquio via Internet sui temi dell'educazione e della scuola. Parliamo di reale e virtuale. Nel suo libro, "La vita sullo schermo", lei spiega il concetto di opacità e lo descrive facendo una geniale similitudine con i computer e le interfacce grafiche. Crede che gli insegnanti di oggi e di domani dovranno aiutare gli studenti a districarsi nei meandri di questa società sempre più complessa e trovare la trasparenza e a distinguere realtà e virtualità? Credo sia importante che gli insegnanti aiutino gli studenti a comprendere la vera natura della simulazione. Quando uno studente "gioca" con SimCity e poi dice che "alzare le tasse porta necessariamente a delle sommosse popolari", è cruciale poter spiegare a quel bambino che questa simulazione, con le sue specifiche "regole" corrisponde a un microcosmo virtuale ma non necessariamente al mondo reale. Un altro problema riguarda la percezione da parte dei bambini del reale e del virtuale. Recentemente ho passato una vacanza-in Italia con mia figlia. Siamo stati al mare e abbiamo visto una medusa nell'acqua. A un tratto mia figlia ha gridato: "Guarda mamma, una medusa, è così bella, sembra vera!" Abbiamo riso tutti, ma c'è stato anche un po' di imbarazzo. Che cosa pensa del computer in classe? E' importante per insegnanti e studenti usare al meglio le tecnologie o cercare di creare nuovi modi di insegnare servendosi di quell'incredibile medium che è il personal computer? La cosa più importante che offrono i computer è quella di aprire le porte a una concezione costruzionista dell'educazione. In altre parole i computer riescono a far agire e costruire i bambini; e i bambini, costruendo, imparano meglio. Allo stesso tempo sono convinta che è sbagliato utilizzare le nuove tecnologie con la vecchia didattica. Internet è entrata anche a scuola con ottimi risultati. Ma ci sono anche alcuni problemi, tra i quali quello della ridondanza dell'informazione. Le notizie sono troppe, spesso false, e i ragazzi possono perdersi. Lei pensa che l'insegnante dovrà aiutare gli studenti a districarsi in questo ginepraio? Assolutamente sì, l'insegnante dovrà aiutare i ragazzi a scegliere le notizie. Quando Internet arriva a scuola, l'obiettivo più importante è quello di diventare un utente intelligente, capace di scegliere l'informazione presente sul Web. Proprio per questo abbiamo bisogno di una cultura della simulazione. Con l'introduzione delle nuove tecnologie a scuola qual è il ruolo dell'insegnante? Gli insegnanti hanno e avranno un ruolo cruciale e il computer non toglierà loro il lavoro. Anzi, la mia esperienza testimonia esattamente il contrario. Nelle classi dove si fa uso intensivo del computer vi è maggiore bisogno di insegnanti. |