Se invece di andare in chiesa, fossimo andati da un notaio...
di Wanda von Sacher-Masoch



(da Wanda von Sacher-Masoch, Le mie confessioni, Adelphi Edizioni 1977, Traduzione di Gisèle Bartoli con la collaborazione di Claudia Beltramo Ceppi, pp.384-385)

Se, quando Sacher-Masoch e io decidemmo di sposarci, invece di andare in chiesa, fossimo andati da un notaio, come fanno le persone che vogliono dare forma legale a un contratto, e se gli avessimo spiegato ciò che volevamo essere l'uno per l'altra, a quali condizioni volevamo rimanere insieme oppure separarci, in quale modo ci saremmo separati, all'occorrenza, per causare il minor danno possibile a noi e ai nostri figli, e quale sarebbe dovuta essere in questo caso la mia situazione e quella dei bambini, mi sarebbero stati risparmiati non solo la stupida e ridicola commedia del matrimonio religioso ma anche la procedura crudele e ripugnante del divorzio giudiziario.
E non è tutto.

Un contratto notarile avrebbe assicurato il mio avvenire e quello dei miei figli meglio di quanto non l'abbiano fatto lo Stato e la Chiesa. Non avrebbe permesso all'uomo a cui io avevo sacrificato dieci anni, i migliori nella vita di una donna, e al quale avevo dato dei figli, e per il quale avevo sopportato e fatto ciò che mai avrei fatto per me stessa, non gli avrebbe permesso, dicevo, di voltarmi le spalle come si fa con una cosa usata e di non preoccuparsi neppure per un attimo dell'avvenire mio e di mio figlio.

Perché il movimento femminile non interviene qui, perché non va alla radice del male, perché non spazza via questa vecchia istituzione putrefatta che è il matrimonio, così contraria alle nostre idee e ai nostri sentimenti moderni, o se non può spazzarla via, perché non l'ignora?

Finché le donne non avranno il coraggio di regolare, senza l'intervento dello Stato o della Chiesa, ciò che riguarda loro soltanto nel loro rapporto con l'uomo, esse non saranno libere. Qualsiasi cosa questo movimento abbia prodotto o produca ancora, non sarà duraturo, perché esso tende a far uscire la donna dalla sfera che le è propria e che le è stata destinata dalla natura, e perché nulla di ciò che è contrario alla natura può durare e rendere felice.

Io spero e mi auguro che venga il giorno in cui le donne riconosceranno che la natura ha messo in mano loro il potere più alto e più nobile: quello di essere madri ed educatrici, e che se finora non hanno trovato nel loro focolare domestico la felicità che speravano, la colpa è soltanto loro, perché non hanno avuto coscienza del loro potere o non hanno saputo servirsene, perché non hanno pensato che dei loro figli dovevano fare dei futuri mariti.

© 1977 Adelphi Editore S.p.A. Milano