Da allora non passò giorno senza che io frustassi mio marito...
di Wanda von Sacher-Masoch



(da Wanda von Sacher-Masoch, Le mie confessioni, Adelphi Edizioni 1977, Traduzione di Gisèle Bartoli con la collaborazione di Claudia Beltramo Ceppi, pp.109-112)

Due recensioni che ci avevano mandato mi diedero da pensare. Una era apparsa nei "Débats" ed era firmata da Asher, che allora era il critico letterario di quel giornale.
L'altra proveniva dalla Germania, ma non ricordo né il nome del giornale, né quello del critico che scrisse l'articolo.
La recensione apparsa nei "Débats" era così lusinghiera che Leopold si spaventò per così dire della sua stessa gioia. (...)
La recensione tedesca era meno lusinghiera, ma più esauriente, e vi si sentiva un caldo e sincero interesse per il talento di Sacher-Masoch.

Questo articolo mi lasciò sovrappensiero perché esprimeva un concetto che io stessa avevo già pensato, senza osare parlarne con Leopold: le donne dei suoi racconti incominciavano ad assomigliarsi terribilmente; per quanto interessanti fossero, a lungo andare stancavano, e Sacher-Masoch correva il rischio di diventare monotono. Egli doveva liberarsi di quel tipo di donna cancellandola dalla sua stessa vita, sbarazzandosene in un modo o nell'altro, affinché non potesse più comparire nei suoi libri. Quando la gioia causata dall'articolo dei "Débats" si fu un po' calmata, gli chiesi che cosa pensasse della recensione tedesca. L'aveva vista solo di sfuggita. Adesso la rilesse con attenzione, e anche lui divenne pensieroso.
"Tutto ciò che dice quest'uomo è vero" disse finalmente. "Sbaglia soltanto su un punto - quello più importante. Se nella mia vita quella donna esistesse, come crede lui, non esisterebbe nei miei libri. Vi si inserisce sempre di nuovo perché ho la testa piena di lei. Non appena tento di descrivere una donna, è lei che mi si ripresenta alla mente; mio malgrado devo descrivere sempre lei, e una volta che ho incominciato, mi prende come un'ebbrezza e non posso fermarmi prima di averla descritta in tutta la sua demoniaca bellezza... Che questo finisca per stancare chi legge, lo temo spesso anch'io, ma che cosa posso farci?".
"Eppure hai avuto donne di quel genere nella tua vita".
"Intendi dire la P...?".
"Lei e anche altre".
"Ah! tutte avrebbero voluto essere così, ma erano troppo deboli per riuscirci".
"E' naturale. Come puoi sperare di trovare nella realtà una creatura simile in tutto a quella della tua fantasia? Chiedi troppo. Non dovresti compromettere in questo modo il tuo valore di scrittore. L'articolo tedesco ti avverte benevolmente: attento! nel tuo interesse, cerca di comprenderlo e non aspettare che ti venga lo stesso rimprovero anche dalla Francia. Tu tieni all'ammirazione dei francesi ed è in Francia che vedi il tuo avvenire; pensa alla posta in gioco; deciditi e butta a mare una volta per tutte 'l'ideale cattivo' ".
Lui mi guardò molto seriamente.
"Hai ragione. Devo rinunciavi a ogni costo. Ma tu potresti aiutarmi molto".
"In che modo?".
"Indossando pellicce e maneggiando la frusta".
"Ma io le indosso, le pellicce!".
"Sì, ma non vuoi prendere confidenza con la frusta. La posta in gioco, il nostro stesso avvenire, dovrebbe premerti quanto a me. Se io compio un sacrificio, puoi farne uno anche tu. Per me essere maltrattato da mia moglie costituisce una vera voluttà. Ebbene, maltrattami, e io ti prometto su quello che c'è di più sacro, ti do la mia parola d'onore che d'ora in poi nei miei libri non compariranno più donne crudeli. Accetti?".
Non pensai a lungo. Se manteneva la parola, cosa di cui non dubitavo, tutto sarebbe andato per il meglio.
Da allora non passò giorno senza che io frustassi mio marito, senza che fossi costretta a provargli che mantenevo seriamente l mia promessa. All'inizio ciò mi costò un grande sforzo; ma a poco a poco mi abituai, benché lo facessi sempre a malincuore e costretta dalle circostanze. Vedendo che mi ero adattata ai suoi desideri, egli liberò la sua inventiva per rendere la cosa più dolorosa possibile. Si fece fabbricare delle fruste apposite, tra cui uno knut a sei code cosparso di chiodi appuntiti.
Ma anche lui mantenne la sua promessa e da allora, nei suoi libri, non trattò più di pellicce, né di fruste, né di crudeltà.

© 1977 Adelphi Editore S.p.A. Milano