La questione di Wanda
di Agnese Grieco


Angelika Aurora Rümelin, nata a Graz il 14 marzo 1845, si guadagnava la vita facendo lavori di cucito e vendendo soda. Date le misere condizioni della famiglia, non aveva ricevuto una grande educazione. Anzi, commentava un critico malevolo, è difficile che le riesca di scrivere una frase grammaticalmente corretta. Angelika Aurora non era nemmeno quel che si dice una bellezza. Le fotografie ci mostrano un viso dai tratti marcati e poco spirituali, e una gran massa di capelli scuri.

Il suo destino avrebbe potuto essere quello di molte ragazze povere di fine Ottocento, che si consumano gli occhi cucendo, oppure "cadono nel peccato", con un più o meno momentaneo sollievo economico e sentimentale. Segni distintivi di Angelika erano il suo amore per la letteratura e l'essere una donna decisamente determinata.





La storia

Nella storia della letteratura Aurora Rümelin entra dalla porta di servizio, moglie e musa di Leopold von Sacher-Masoch. Finirà per rappresentare l'incarnazione del modello di donna crudele sognato dallo scrittore e ne diverrà sua carnefice, nella cornice di una vicenda matrimoniale che da un lato rigurgita del kitsch dell'epoca, dall'altro ci riporta alle tesi estreme sull'odio tra i sessi presentate da Tolstoj nella Sonata a Kreutzer. L'uomo e la donna sono ab origine fatti per non intendersi, mai.
Allo scopo di rendere giustizia al ruolo giocato di persona in questo paso doble dell'inferno matrimoniale, Aurora scriverà - a marito morto - una Confessione in piena regola, che diverrà poi un libro famoso e controverso. Sul fatto che dica la verità-tutta-la verità sussistono molti dubbi, ma la signorina Rümelin - che sposando Masoch preferisce farsi chiamare Wanda, dal nome della protagonista di Venere in pelliccia - mostra comunque di avere del talento nel narrare.
La sua storia con Sacher Masoch, all'epoca scrittore affermato e artista chiacchierato per le molte e singolari avventure galanti, era cominciata proprio attraverso una corrispondenza. Due amiche, Aurora e la signora Frischauer, ossia la giovane cucitrice e una dama della buona società, piuttosto colta e dai gusti spregiudicati, finiscono per fare una scommessa che riguarda l'ignaro Sacher Masoch.
Lo scrittore è fidanzato a una giovane attrice, con la quale, come racconta agli amici, vuole finalmente godere le ineffabili gioie del matrimonio. Aurora afferma di credere alla purezza d'animo e di intenti dello scrittore e di ben capire che un uomo, per quanto bizzarro e perverso, voglia comunque trovare il suo paradiso in una donna. La signora Frischauer invece dubita, e dichiara che Masoch per tutto è tagliato meno che per il matrimonio. Al fine di derimere la questione non resta che mettere l'uomo alla prova: la signora gli invia lettere appassionate e provocanti che poi fa leggere all'amica insieme alla risposte dello scrittore. Le risposte, in effetti, arrivano.

Utilizzando gli stilemi cari a Masoch, la signora Frischauer si presenta per via epistolare come una donna pronta a tutto pur di dominare e possedere lo scrittore. La vicenda tra i due offre anche i prticolari piccanti di un incontro fra la signora, debitamente mascherata, e Masoch. Ma il diavolo ci mette la coda e lo scrittore mostra - incauto? - una delle lettere della sua signora a un giovane amico, che, guarda caso, è il figlio della signora in questione. Il rischio è quello di uno scandalo, e per le due amiche il gioco sembre essere finito.
In realtà la vicenda di Wanda comincia proprio qui. L'amica le chiede di incontrarsi con Masoch e di farsi ridare tutte le lettere. Aurora organizza un appuntamento a cui si presenta, naturalmente, velata. Non solo otterrà le lettere, ma racconterà anche la verità allo scrittore che, affascinato dall'impudenza, dal coraggio e dall'intrigo, le chiede di poter cominciare a scrivere a lei.

Per Aurora è la grande occasione. La cucitrice giocherà così bene le sue carte da arrivare a ottenere la mano dello scrittore. Per questo mentirà sulle proprie origini, inventerà un marito dal quale per amore di Sacher Masoch dirà di essere costretta a separarsi, mostrerà all'amante la sua abilità nell'usare la frusta, millanterà una schiera di ammiratori, centellinerà i suoi baci indossando magnificamente le pellicce che lui le regala.
Qualche biografo si domanda - giustamente - come abbia fatto Sacher Masoch a bersi tutte quelle storie e, una volta saputa la verità, a non sviluppare qualche sano dubbio sui veri scopi di Wanda, a quel punto divenuta sua legittima consorte. Ma la domanda è troppo pertinente. Il rovesciamento - o meglio la continua mobilità - delle coppie bene/male, finzione/realtà, abiezione/elevazione sono le colonne del teatro masochista.

Wanda e Leopold

Se questo matrimonio era un esperimento in corpore vili - intendo con ciò il corpo mistico dei due coniugi e non certo un riferimento alle origini plebee della sposa - non si dà, all'interno del gioco, un momento in cui si rivelano gli intenti, in cui si assiste allo smascheramento. Questo non vuol dire che il gioco duri in eterno. Come la fine di Venere in pelliccia è l'ammissione dell'impossibilità dell'utopia masochista, dell'educazione maschile e femminile, e della finzione letteraria nella vita, così la fine del matrimonio tra Wanda e Sacher Masoch ribadisce l'inconciliabilità dei sessi e la loro profonda inimicizia. Di nuovo, materia per un racconto morale. Alla fine Wanda troverà, come nella Venere in pelliccia, il suo Greco nella persona di Armand, uomo che la ama rispettandola , dice lei, e tradirà senza ritegno il marito fino a che il matrimonio finisce tra incartamenti di avvocati, debiti, minacce e tristezza. Chi si fa picchiare merita di essere picchiato, commenta il Severin-Masoch di Venere in pelliccia, come nelle Baccanti, finita la commedia ciò che rimane sulla scena è il cadavere scempiato di Penteo. Il che non vuol dire che la commedia non debba essere perpetrata, rimessa in scena. Il tutto sempre narrato secondo le categorie di Sacher- Masoch, che forse non erano proprio le stesse della sua Aurora-Wanda.

La questione di Wanda

Qui si nasconde la questione più interessante, la vera questione di Wanda. Se nel masochismo c'è una forte istanza pedagogica, e chi va educato è sia l'uomo sia la donna, se la metafora è quella di una messa in scena della dialettica tra natura e cultura, nella quale la natura - l'animale - sta dalla parte del femminile e la cultura - sublimazione e penitenza - dalla parte del maschile, che cosa può dire in questo contesto una donna intelligente? Una donna che ha capito davvero come stanno le cose, una aufgeklärte Frau (parola che ci riporta un certo profumo di Aufklärung)?
La risposta non è semplice. E neppure è chiaro dove la si possa andare a cercare. Nei racconti che Wanda scrive in stile masochista - e concediamole di essere lei, la vera autrice, anche se forse aiutata dal marito - una cosa è invece chiara: Wanda opera degli spostamenti non banali all'interno del teatro masochista. Ad esempio parte più di una volta dalla constatazione di una condizione di infelicità femminile all'interno del matrimonio. La Donna Divorziata o la Venere in pelliccia - giovane vedova amata in prime nozze da un uomo estremamente raffinato -, cioè donne libere, ricche e capaci di autodeterminarsi, sono modelli di Leopold von Sacher Masoch, non di Wanda, icone da utilizzare per un'ulteriore sublimazione del maschio e animalizzazione della donna.
Wanda parla piuttosto di donne umiliate da matrimoni ingiusti e dal dovere coniugale. Il suo sguardo sembra essere, pur nei clichées incipriati dell'epoca, politico e sociologico, oggettivo . Dobbiamo crederle? Nella storia della letteratura al femminile potremmo avvicinarla a un'altra moglie illustre, Veza Canetti, che ritorna spesso sul tema di come la donna di fatto non sia per nulla libera di divenire un animale feroce, ma sia costretta a essere parente prossima dell'animale in vendita nel mercato sociale del sesso e della famiglia. Di cosa stiamo parlando? Forse della società austriaca più o meno ossessionata dal sesso e in attesa di Freud e di Groddeck?
Molte eroine dei racconti di Wanda patiscono la situazione di orrore quotidiano coniugale e quindi si vendicano. Non sono crudeli per libera scelta, ma diventano crudeli per vendetta e costrizione. Spostamento non marginale all'interno della cornice creata dal maestro. E chi ha mai detto che la natura sia di per sé crudele? Il vero sogno delle eroine di Wanda sembra essere quello di poter dire, una buona volta, l'ultima parola. Al di là del bene e del male. Uccidendo, se è il caso, lo spasimante che crede di poterle ottenere come trofeo, una volta vincitore di un duello con il rivale. In questo senso la scrittrice Aurora-Wanda si mostra così di aperte vedute da narrare nel racconto Il Club delle donne crudeli, come perfino all'uomo sia concessa la possibilità ultima di dire di no, di provare l'esercizio della scuola masochista per poi sottrarsi. L'ossessione di Wanda è quella di evitare la ripetizione, la reificazione, quella sorta di morte e trasformazione in immagine che tanto piace al marito Masoch.
Nella sua Confessione rimprovera a Masoch scrittore di essersi ripetuto, di essere stato attratto da una figura di donna per poi divenirne schiavo. Del resto nessuno meglio di Wanda ha sentito il lato ridicolo - e non ironico o umoristico - della pelliccia di ermellino e della frusta, il trasformarsi dell'orpello in peso. La trasgressione per Wanda deve andare davvero contro la forma e contro la legge. Se questo significa un'affermazione della natura e dell'animale, secondo il modello caro a Masoch, lo è però verso la libertà di un animale intelligente. Con tutti i rischi del caso, quelli di un animale intelligente, che si rivela, invece, un animale mediamente acculturato.
Wanda era comunque attratta da ideali piccolo-borghesi, mentre il marito aveva un sensibilità per il rito e forse una visione della filosofia della storia e della natura più lucida? Probabile. Sta di fatto che vicino alla morte Sacher Masoch sembra sognare tolstojane comunità anticapitaliste, mentre Wanda sembra pronta, ripulita dagli orpelli, a testimoniare nelle fila più classiche del femminismo.