Il masochismo femminile nell'uomo
di Marisa Fiumanò


Subire, sottostare, non agire sono modalità della passività. Un luogo comune attribuisce la passività alle donne e in un passato neanche troppo lontano il termine "passività" era considerato quasi un sinonimo di femminilità. Con un ulteriore slittamento nel campo dei sinonimi linguistici si passa dalla passività al masochismo, un termine entrato nel linguaggio corrente per indicare la ricerca del piacere attraverso la sofferenza fisica o morale.
Il masochismo è un argomento essenziale della comicità e della satira: dal clown da circo, ai film da torte in faccia, a Paolo Villaggio alle gustosissime strip di Altan c'è una varietà infinita di gag che mettono in scena, invariabilmente, il dolore fisico o morale. La certezza della loro efficacia conferma la tentazione masochistica che c'è in tutti e che il meccanismo del riso fa affiorare senza obbligarci a riconoscerla come nostra.
La comicità in genere mette in scena il masochismo degli uomini contrapposto al sadismo delle donne (Altan è ancora maestro in materia), il che va ricondotto al fatto che gli autori sono spesso uomini e che rappresentano i propri fantasmi: quello, ad esempio, di essere maltrattati da una donna. Nella realtà le cose sono più spesso rovesciate, almeno per quanto riguarda il subire fisicamente il dolore e la violenza.
Da un lato la satira e la comicità provocano il riso puntando sul masochismo maschile, dall'altro è raro che gli uomini si consegnino alla violenza delle donne, soprattutto se di natura fisica. Insomma il fantasma masochista è declinato al maschile e i maltrattamenti reali, invece al femminile.
Questa realtà ha un corrispettivo fantasmatico? Esiste nelle donne un motivo interno, inconscio, che asseconda i maltrattamenti fisici o morali?

Il masochismo femminile

In che senso si può parlare di masochismo femminile, cioè di quello che in genere si intende per masochismo delle donne, che consisterebbe in una "naturale" predisposizione alla passività, alla sofferenza, alla sopportazione del dolore, al sacrificio di sé, alla posposizione del proprio interesse rispetto a quello dell'altro?
Cercherò di esplorare questo nodo, punto d'intreccio di molti rapporti uomo-donna.
Nella storia della teoria psicanalitica c'è chi ha sostenuto la tesi che la sessualità femminile si fonda sul masochismo: Helen Deutsch, ad esempio, analista della prima generazione, nel sostenere questa tesi si è rivelata più realista del re, cioè di Freud, che è invece molto cauto e sottile nell'affrontare quest'argomento.
Quando, nel 1924, Freud scrive "Il problema economico del masochismo" siamo già nella seconda, grande fase di elaborazione teorica inaugurata con "Al di là del principio di piacere", posteriore cioè alla scoperta della funzione della pulsione di morte. In questa nuova prospettiva il masochismo, inteso come tendenza dell'organismo e del soggetto ad autodistruggersi, è una componente originaria, costitutiva. Ognuno, uomo o donna che sia, è assoggettato ad un masochismo che possiamo definire "fondamentale" o "originario" che è effetto della pulsione di morte.
L'universalità del masochismo fondamentale è l'elemento centrale di questo scritto di Freud che contiene anche altre tesi di sicuro interesse come la distinzione fra masochismo erogeno, femmineo e morale.
Del masochismo erogeno Freud si era già occupato in un saggio precedente e famoso, "Un bambino viene picchiato", dove descrive un fantasma, quello di vedere picchiare un bambino (dal padre o da una figura anonima). Il fantasma mette in scena una punizione che ha la funzione di occultare il masochismo erogeno infantile che è stato oggetto di rimozione; nel masochismo erogeno il piacere si mescola al dolore ed il dolore è condizione del piacere.
Il masochismo "femmineo" (correttamente la traduzione italiana non usa "femminile") viene invece rintracciato nel fantasma dell'uomo: un fantasma maschile frequente è quello di essere castrato, di subire il coito e di partorire.
Questa forma di masochismo si fonda sul masochismo primario, erogeno, e rinvia a contenuti ed esperienze infantili.
L'eccitamento libidico che si accompagna alla tensione dolorosa costituisce, secondo Freud, un meccanismo fisiologico infantile. Infatti tutti gli stadi della libido sono accompagnati dal masochismo erogeno: dalla fase orale (paura di essere divorato dal padre-animale totemico), a quella sadico-anale (desiderio di essere percosso dal padre), fino alle situazioni che caratterizzano la femminilità come subire il coito e partorire.
Qui Freud propone che i termini femmineo-infantile siano accostabili e addirittura sovrapponibili ma "femmineo", per Freud, non significa femminile; il masochismo femmineo è quello che gli uomini attribuiscono alle donne ma che fa parte del proprio fantasma. Gli uomini rigettano sulle donne il piacere masochistico che loro otterrebbero se potessero occupare il posto di una donna.
Molte analisi di uomini si arenano su questo punto che rappresenta lo scoglio della castrazione maschile. Alla difficoltà del riconoscimento della cosiddetta "invidia del pene" nella donna corrisponde nell'uomo il riconoscimento dei propri desideri passivi nei confronti del padre.
Questo riconoscimento può risultare insopportabile perché comporta la castrazione. Godere "come una donna" equivale a farsi violentare ed evirare.
La terza forma di masochismo, il masochismo morale, è dettato dal Superio ed è l'erede diretto del complesso d'Edipo; a differenza del masochismo erogeno e del masochismo femmineo, non cerca la sofferenza inflitta dal partner o dalla persona amata, ma se la procura attraverso le circostanze di vita più diverse; ubbidisce ad un bisogno inconscio di punizione dovuto ad un sentimento di colpevolezza. Il masochismo morale si presenta come desessualizzato ma, quando si accompagna al desiderio di essere picchiato dal padre, rinvia al masochismo femmineo, cioè al desiderio di avere rapporti sessuali col padre. Il masochismo morale sarebbe insomma solo una copertura di un masochismo femmineo rimosso.
Queste tre forme di masochismo non producono necessariamente una perversione, cioè quello che si intende comunemente per masochismo; non comportano l'allestimento di scenari come quelli descritti dalla penna di Sacher-Masoch. Si possono avere fantasmi masochisti senza per questo essere perversi. Il nevrotico si distingue dal perverso perché non è costretto ad agire le sue pulsioni, ma si accontenta di immaginare, si accontenta del fantasma.
Questo fantasticare rende il concetto di masochismo molto più ampio ed estensibile della perversione propriamente detta ed in misure diverse tutti i nevrotici sono potenzialmente esposti alla tentazione masochistica.
Se si intende il masochismo non nel senso dell'azione perversa ma come partecipazione al fantasma possiamo chiederci come e se le donne condividono questo fantasma che abbiamo definito essenzialmente maschile.
Quale rapporto c'è tra masochismo "femmineo" nell'uomo e masochismo delle donne, femminile? E che cosa si intende per masochismo femminile?

Masochismo, desiderio e angoscia

A questo proposito, nei suoi "Appunti per un congresso sulla sessualità femminile" (Scritti, Einaudi), Lacan si chiede: il cosiddetto masochismo femminile non è forse un fantasma del desiderio dell'uomo?
Nel seminario del '62-'63 su "L'angoscia" (inedito) Lacan riprende la distinzione freudiana tra masochismo perverso e masochismo comune: il perverso agisce quello che nel nevrotico resta un fantasma; poi spinge le cose più avanti e mette in relazione il fantasma (in questo caso il fantasma masochista), con la teoria dell'angoscia e con la funzione del desiderio.
Il concetto lacaniano di desiderio è molto vicino a quello freudiano di pulsione e l'esplorazione del masochismo avviene analizzando la relazione tra pulsione-desiderio, angoscia e, terzo termine, il loro oggetto: nel fantasma il soggetto si collega col suo oggetto attraverso l'angoscia.

L'angoscia e il rapporto sessuale

Nello stesso seminario Lacan intreccia desiderio, godimento ed angoscia e tocca necessariamente la questione della sessualità, soprattutto la questione della sessualità maschile, cioè fallica.
A questo proposito nota molte cose interessanti: definisce l'orgasmo, ad esempio, come il massimo del godimento proprio perché si accompagna alla certezza della fine dell'angoscia. L'orgasmo viene considerato come ciò che comporta il massimo della soddisfazione non per la quantità di piacere che produce, ma perché si accompagna alla certezza che l'angoscia ha fine e che questa fine coincide con la detumescenza del pene-fallo; il fallo che viene a mancare lo scrive -phi.
-phi è un resto che rivela un'assenza, una mancanza; l'esaurirsi dell'orgasmo, dice Lacan con una bella metafora poetica, mostra un'assenza simile a quella che rivela la sabbia quando il flusso marino si ritira. Non c'è rapporto sessuale perché non c'è medium del rapporto sessuale: dovrebbe esserlo il fallo, ma ogni orgasmo mostra solo la detumescenza del dopo, il lato tra il patetico e l'angoscioso della furia del godimento. I due partner sanno dell'impossibilità di tenuta in erezione del fallo e quindi che un rapporto sessuale riuscito, in cui il fallo non ceda, non venga meno, è impossibile; è proprio questo che spinge a ripetere la prova, a reiterare lo scacco, il fallimento, l'assenza.
Quello che ha di mira il desiderio si rivela alla fine proprio il pene rammollito, non più tumescente, il fallo negativizzato, -phi, appunto.
In questo senso si prospetta un'economia psichica in cui il desiderio ha come obiettivo non la potenza fallica, ma quanto di essa resta dopo un solo attimo di splendore: un pene flaccido. E' un'economia libidica fondata sullo scarto, sulla mancanza, sull'assenza, sul venir meno dell'oggetto fallico.

L'impero dei sensi

Vediamo ora perché la presenza dell'angoscia anche nel più riuscito dei rapporti sessuali (quello in cui il desiderio si intreccia col piacere dando come risultato il godimento), la sua meccanica e il suo rapporto con l'oggetto, interessano la questione del masochismo.
Mi aiuto con un film, universalmente riconosciuto come un capolavoro, molto efficace per dare forma e colore a quanto dico: "L'impero dei sensi". La storia è facilmente riassumibile perché non ci sono molti avvenimenti; si tratta dell'incontro fra una giovane ex-prostituta ed il suo padrone che si rivela ben presto come una passione assoluta che non smette di cercare di esaurirsi ed esaudirsi nella sessualità.
Il ritmo incalzante ed angoscioso del film è dovuto all'assenza di pause fra un rapporto e l'altro ed alla necessità, per la donna, di produrre nell'uomo un'eterna erezione e, nell'uomo, di assecondare il suo desiderio. Mano a mano che la storia si serra il mondo intorno si ritira, anche nel senso letterale: chiunque abbia accesso alla stanza dove i due amanti si sono rifugiati, viene respinto; anche se viene per motivi essenziali, ad esempio per recare del cibo.
Con la sua terribile carica di angoscia, con i suoi reiterati tentativi di unione sessuale sempre falliti e perciò obbligati a ripetersi all'infinito, il film è una splendida esemplificazione dell'intreccio fra angoscia, desiderio, godimento e tratto masochistico del rapporto sessuale.
La questione del masochismo sarebbe incomprensibile senza una messa a punto della triade desiderio-godimento-angoscia e del loro rapporto con quell'oggetto-scarto che il desiderio contorna, cioè con l'oggetto "a".
Ne "L'impero dei sensi" il masochismo è, proprio come dice Freud, "femmineo", cioè lo si coglie soprattutto dalla parte dell'uomo: è lui che subisce le imposizioni della donna; lei è regina e trionfante ed è lui a farsi oggetto del suo godimento, a godere del godimento che le procura, ad essere il suo oggetto, il suo strumento, fino alla morte.
Non è un caso che si tratti di un film giapponese, ambientato in una cultura che celebra la passività silenziosa delle donne; questo fa risaltare ancora di più il ribaltamento delle posizioni e dei ruoli sessuali.
E' un film angoscioso che accelera la sua intensità man mano che fa presentire l'irrimediabilità della fine e lo spettatore è trascinato nell'impossibilità di un arresto del dramma. La storia e l'angoscia che l'accompagna possono terminare solo con una soluzione catastrofica: lasciando dei resti, in questo caso i cadaveri dei due amanti.
Il film illustra molto bene il concetto di Freud di "masochismo femmineo" nell'uomo ma al tempo stesso anche la tesi di Lacan che ciò che ha di mira il desiderio nell'economia fallica è un resto, ciò che resta di un'erezione e che ha funzione di oggetto "a". Il protagonista maschile vuole farsi oggetto scarto del desiderio della sua partner, si identifica col suo godimento, cede passivamente ad ogni suo capriccio pur di mantenere quel posto di oggetto assoluto di Lei.
Lei gode della castrazione di lui fino alla sua forma estrema, la morte per strangolamento. La donna strangola l'amante per procurarsi il massimo del godimento.
La passività di lui è una passività attiva, una servitù volontaria, una determinazione ad occupare senza esitazione il posto di strumento del godimento del partner.
Come non concordare con il dubbio di Lacan che il masochismo femminile sia un fantasma del desiderio maschile, che insomma l'uomo proietti sulla donna il proprio desiderio di farsi oggetto-scarto del desiderio dell'Altro? Il regista dell'"Impero dei sensi" lo dice a chiare lettere.
Le figure del masochismo maschile si incontrano nell'arte, nella letteratura, nel cinema, ma più raramente nella realtà. Nella realtà sono le donne a subire la violenza degli uomini ed il loro dominio. A meno di non considerare masochismo femmineo nell'uomo il chinare il capo nella quotidianità, il cedere allo strapotere femminile tra le mura domestiche, il lasciare all'arbitrio della moglie la gestione di cose e persone, il mettersi insomma nel ruolo del padre umiliato che tanti analizzanti lamentano di aver avuto.
In questi casi è la donna, come si dice, a portare i pantaloni, cioè ad avere una posizione fallica e l'omosessualità rimossa del marito viene assecondata senza dichiararsi.
In genere è più frequente che siano le donne a comportarsi da masochiste, che si prestino ad incarnare il fantasma del desiderio maschile e che la loro "perversione" masochista sia una risposta alla richiesta maschile di impersonare il loro fantasma.

Un masochismo "come se"

Resta da capire perché le donne sono così compiacenti e perché si presterebbero a tanto. Qual è il loro tornaconto nella vicenda visto che il loro, se la nostra tesi regge, è un masochismo in prestito, un masochismo per procura.
Senza sottoscrivere la tesi del masochismo femminile, ma per comprendere perché le donne si comportano "come se" fossero masochiste, bisogna scandagliare il rapporto delle donne col desiderio e l'angoscia che attribuiscono all'Altro (cioè alla persona che per loro riveste questo ruolo, il partner o chi altro).
Più che essere masochiste le donne corrono il rischio di cadere nel masochismo perché sono troppo interessate (e dipendenti) dal desiderio dell'Altro. Essere troppo occupate da ciò che l'altro desidera, da quello che lo fa godere e (a causa dell'intreccio di cui abbiamo detto prima tra godimento, desiderio e angoscia) da ciò che provoca la sua angoscia, le pone in una posizione di dipendenza di carattere masochista.
Le donne si interrogano sul godimento dell'Altro e, nel farlo, rinviano il problema del proprio.
Il fatto di essere così tanto occupate di questo ha, evidentemente, una ragione, un tornaconto personale: credere di poter riuscire ad occupare un posto di oggetto (a), cioè un posto elettivo nel desiderio dell'uomo; cercare di sapere ciò che l'altro desidera serve, indirettamente, ad individuare il posto dell'oggetto del suo desiderio.
L'angoscia in quanto punta del desiderio, in quanto segnale del suo culmine è perciò in questo processo estremamente interessante perché rivela il desiderio dell'Altro. In questo senso si può dire che le donne hanno di mira l'angoscia dell'Altro perché nell'angoscia si rivela qualcosa che le interessa molto.
La cosiddetta passività femminile indica questa posizione rispetto all'Altro, una posizione di oggetto "a" che, paradossalmente, richiede una grande energia per essere occupata. Le donne con tendenza masochista si prendono un po' troppo per l'oggetto "a" dell'uomo.
Le donne partecipano del fantasma perverso, ne sono tentate e può capitare che si prestino anche ad agirlo se incontrano, ad esempio, un vero sadico piuttosto che un nevrotico animato da fantasmi sadici.
Il culmine dell'angoscia coincide col momento in cui l'oggetto cade, e questo come ho detto prima, è quello che avviene nel rapporto sessuale un attimo dopo l'orgasmo: il pene diventa flaccido; l'angoscia si acquieta per un attimo quando compare l'oggetto a, il pene molle. Ma una donna che cade sotto i colpi di un uomo violento può impersonare proprio un oggetto fallico che si affloscia.
La scena di un corpo che si affloscia al suolo sotto i colpi dell'ira (e dell'angoscia) di un uomo ha un'indubbia presa immaginaria tant'è che capita di vederla rappresentata con grande frequenza al cinema, ad esempio. E' una sequenza che traduce una scena fantasmatica in cui lo spettatore si identifica in genere con la vittima, cioè con quest'oggetto umiliato ma così potente da generare la violenza irrefrenabile di un uomo.
La violenza, col suo carico di eccitazione orgastica e di piacere ottenuto per vie sostitutive e perverse, produce un alleggerimento dell'angoscia e in molte coppie funziona come l'unico modo di agire una forma di sessualità, una specie di medium per arrivare all'altro, per obbligarlo a manifestarsi, a costo di farlo esplodere.

Le coppie sado-masochiste

Un esito frequente dei rapporti di coppia violenti e sadomasochisti sono i segni che restano sul corpo: lividi o ferite, tracce di qualcosa. Non è affatto infrequente che vengano esibite, mostrate, oppure nascoste come una prova segreta d'amore. Hanno un po' la funzione delle stimmate dei cristiani, sono le tracce del godimento di un Dio sadico ma sono, proprio come le stimmate, il segno di un'elezione, di una predilezione, di un riconoscimento, di un'appartenenza.
Optare per questa forma di sessualità masochista significa rinunciare alla propria; prendersi per l'oggetto, maltrattato, malato, rifiutato, del partner fa restare in una posizione di ripiegamento narcisistico che rinuncia alla ricerca, alla domanda su di sé.
Il masochismo è una forma di sessualità alienata che può essere comunque una strada percorsa dalle donne accanto a quella della sessualità fallica, che partecipa di quella dell'uomo.
Ce n'è poi una terza, più difficile, complessa, che richiede più rischio, invenzione, impegno della propria soggettività e che ogni donna deve cercare da sola e per sé. Una sessualità né fallica, né masochista: femminile (non femminea) ma singolare ed unica. Una sessualità inventata da ognuna e perciò, necessariamente, fantasiosa ed inventiva.